Il calcio non ha perso

Filed under: Nazionale, Pallonate by: Matteo Innocenti

Perchè quello che è successo ieri sera a Genova c’entra come me con la fisica nucleare, tutto qua. Assalto al pullman della Serbia, reti tagliate, vetrate rotte, bengala in campo, minacce, insulti, bandiere bruciate ed infine botte alla polizia come se piovesse. C’era una partita di calcio in mezzo a tutto questo o, meglio, ci sarebbe dovuta essere, ma i serbi arrivati a Marassi sono tutt’altro che tifosi di calcio. Basta poco per capirlo: la loro Nazionale adesso va verso il 3-0 a tavolino e a pesanti sanzioni. Peccato per Stankovic e soci, perchè pagheranno loro e tutti i tifosi per nefandezze compiuti da degli imbecilli che hanno in testa solo la violenza. Mi correggo: non si tratta di imbecilli, ma di veri e propri criminali, magari paramilitari provenienti dalle frange più oltranziste del nazionalismo serbo. C’è chi li definisce ultras: io preferisco cerebrolesi. La situazione, poi, poteva essere gestita meglio: innanzitutto facendo adeguati controlli al’entrata ma, si sa, siamo pur sempre in Italia. Poi, il tira e molla dell’Uefa, ridicolo. Come pensavano di poter giocare e per quali motivi di ordine pubblico hanno rimandato la decisione così a lungo? Serviva l’arbitro per capire che non era il caso di giocare? Peccato, perchè così facendo è stata data questa soddisfazione a quel branco di delinquenti, ma non si poteva fare altrimenti. O forse sì: almeno una bella spruzzata con gli idranti ci stava tutta. I giocatori serbi potevano poi evitare certi gesti sotto il settore ospiti. Mentre sto scrivendo a Genova ci sono scontri fuori dallo stadio: dieci i feriti, per ora. Uno è un carabiniere: per lui trauma cranico. Non è bello da dire, ma a questo punto spero che gli altri siano tutti serbi. E che non si tratti di qualche graffio.

Il ragazzo si farà?

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Fratello di Balotelli, con Lavezzi come idolo. Se buon sangue non mente e lo spirito di emulazione conta qualcosa, c’è il rischio che venga fuori un tamarro indolente e capriccioso. Enock Balotelli, fratello minore del più famoso Mario, volato in Inghilterra e già infortunato, sosterrà un provino con la Primavera del Napoli. “Il mio sogno è vestire la casacca del Napoli - ha detto il giovane virgulto - Spero di fare bene e di convincere la società azzurra. Anche Mario mi ha parlato molto bene di Napoli dicendomi che sarebbe la città giusta per me“. Insomma, come dichiarazioni sono già quelle classiche: il suo sogno è giocare nel Napoli, ma per ora si è limitato al meno blasonato Carpenedolo e lo vorrebbe il Sorrento, si dice. Ma i partenopei avrebbero la precedenza, com’è giusto che sia.SuperMario fa il tifo per il fratellino, che appunto si chiama Enock e non Luigi (questa è pessima, lo so). Insomma, scherzi a parte, Balotelli senior a Manchester, di blu vestito (blu fiordaliso, consultando wikipedia), Balotelli junior a Napoli, con la casacca azzurra (che sarebbe più celeste, a dire il vero): il colore sarebbe simile, per il talento, ripassare più tardi. Se si somigliassero anche in questo, per in Napoli di sicuro non sarebbe male.

Mai dire mai

Filed under: Pallonate by: Matteo Innocenti

Il segreto di Pulcinella: non è che Leonardo abbia lasciato la panchina del Milan perchè sedotto da sirene brasiliane o perchè si vedeva meglio con altre vesti più “dirigenziali”. No, lo ha fatto per “ragioni di incompatibilità di carattere e di stile con Berlusconi“. Insomma, la grande famiglia rossonera, quella in cui tutti si vogliono bene, forse non è quella che il padrone di casa vuole dipingere. D’altra parte a Berlusconi piace fare la formazione e si è sempre sentito un allenatore mancato: non a caso, sta già provando a farla anche ad Allegri, che già alla prima conferenza stampa era passato, per così dire, in secondo piano. Ed era quella della sua presentazione. Leonardo intanto si guarda in giro: con la squadra che aveva ha raccolto il massimo. A differenza di Ferrara, anche lui messo sulla panchina di una grande a digiuno di esperienza di allenatore, almeno non ha fatto disastri e sogna di poter lavorare in Inghilterra. E all’Inter? Leonardo ha chiosato con il più classico dei “mai dire mai”: prima Inter e Milan si scambiavano brocchi (anche Brocchi, e comunque l’Inter ogni tanto ci metteva dentro uno forte), poi i rossoneri si sono dedicati a vecchie bandiere finite, fino all’approdo di Ibrahimovic al Milan di Ibrahimovic, uno che può fare la differenza. L’Inter potrebbe un giorno vendicarsi con Leonardo e chissà, dicono, che prima ancora non lo faccia con Kakà, proprio per gentile concessione di un ex, Mourinho, che invece al Milan non ci andrà mai, essendo troppo innamorato, ha detto, della famiglia Moratti. Ma vuoi mettere con quella Berlusconi?

E’ una Juvetta

Filed under: Europa League by: Matteo Innocenti

Ok, prendere un gol del genere al minuto novantadue fa male e finire la partita 3-2 avrebbe cambiato qualcosa per la Juventus, soprattutto la classifica del girone. Ma la sostanza, quella che conta, sarebbe stata la stessa: ovvero che anche ieri sera la squadra ha offerto una prestazione sconsolante. Perchè la Juve non può andare sotto di due reti contro il Lech Poznan e, allo stesso modo, non può pareggiarci 3-3 in casa. Una Juve vera, ma questa, più che altro, è una “Juvetta”. I tempi cupi, per i tifosi bianconeri, sembrano ancora all’inizio e di lavoro da fare ce n’è ancora tanto, forse troppo. Quest’anno sono state gettate le basi per avere un 4-4-2 decente tra un paio di stagioni, perchè della squadra attualmente titolare darei fiducia a 4-5 elementi al massimo. In ottica futura, dico. E tra di loro non ci sarà Del Piero per ovvie ragioni anagrafiche, anche se il capitano è ancora il miglior elemento della rosa, e questo dovrebbe far preoccupare. Comunque, come ho sentito dire ieri sera in tv, quando la Juventus viene attaccata dà sempre la sensazione di aver paura: c’è sempre nell’aria l’odore di pericolo in arrivo e, a forza di pensar male, spesso ci si azzecca. Ogni palla messa dentro, anche la più innocua, diventa bollente e molto spesso viene fuori la frittata. Il contrario di quando attacca: in quel caso, l’occasione da gol è l’eccezione e non la regola. Il Lech Poznan sarà qualitativamente inferiore, ma almeno ha la mentalità vincente, visto che si tratta della squadra campione di Polonia. La Juventus, invece, è un’accozzaglia di giocatori impauriti: Delneri dovrà lavorare su questo, sempre che arrivi al panettone.

Diamoci un taglio

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C’è poco da fare, l’ottimo Sepp Blatter è uno che ama far parlare di sè. Le sue decisoioni sono state spesso discutibili, e non potrebbe essere altrimenti, considerando che da dodici anni è in numero uno della Fifa e non di un’associazione, diciamo, di limitato interesse. La sua ossessione è, da sempre, quella di rendere il gioco del calcio più veloce, più emozionante, più spettacolare. Eliminare i tempi morti, insomma, e non annoiare mai gli spettatori, che altrimenti potrebbero, evidentemente, cambiare canale ed andarsi a vedere l’Nba. Quando era Segretario della Fifa furono introdotti i tre punti per la vittoria ed in effetti credo cheil numero dei noiosi 0-0 sia nel tempo diminuito. Anche negare ai portieri la possibilità di prendere la palla con le mani dopo un retropassaggio di piede in effetti ha velocizzato il gioco ed eliminato certe meline che, per motivi anagrafici, non ho davvero potuto godermi a dovere. Nel tempo, poi, Blatter si è dilettato con i tempi supplementari: prima con il golden goal, che poi è diventato silver, adesso, invece, li vorrebbe eliminare per passare direttamente ai rigori. Per quanto riguarda golden e silver gol, beh, il calcio non è la pallavolo: c’è un tempo stabilito per segnare più gol degli altri. Mica deve vincere chi segna per primo. La proposta di eliminare i tempi supplementari, invece, non è senza fondamento: vero, non sarebbe mai esistita Italia-Germania, ma eventi del genere sono davvero l’eccezione. In fondo, novanta minuti sono un tempo abbastanza lungo per decidersi a superare l’avversario, c’è per forza bisogno di un’altra mezzora? Secondo me no. E lo dico io, che quando guardo una partita vorrei non finisse mai…

Un lampo nella pioggia

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Rimarrò sempre dell’opinione che se un portiere si fa infilare sul suo palo da una punizione calciata da 35 metri è sempre colpa sua. Se metti la barriera devi stare poi dall’altra parte della porta, sennò succede che fai il mezzo passo e uno come Del Piero ti frega. Ma d’altra parte stiamo parlando del portiere degli Shamrock Rovers, con tutto il rispetto possibile per la squadra irlandese. Onore agli avversari della Juventus, che hanno onorato una partita che oggettivamente aveva poco da dire, aiutati da un clima che ha fatto temere la sospensione della gara. Più pallanuoto che calcio nel primo tempo, quasi calcio nel secondo, dove effettivamente si è vista di più la differenza tra le due squadre. Bene Del Piero, decisivo, ancora fuori dal gioco Diego, che è e sarà sempre meno attaccante del capitano. Amauri ha lottato, ma stavolta non ha segnato: comunque è stato tra i migliori. Per quanto riguarda le fasce laterali, che saranno il vero ago della bilancia della stagione bianconera, sottotono Pepe, che sembra avere un bel cross, meglio Lanzafame, se non altro più volenteroso. Il suo problema è che non cerca mai il fondo, ma tende sempre ad accentrarsi. Come avrebbe fatto Giovinco, insomma, ceduto in prestito proprio al Parma, da dove arriva Lanzafame. Adesso per la Juventus c’è lo Sturm Graz: aumenta la difficoltà dell’impegno, meglio così.

Pratica archiviata

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OK, ho sbagliato, pensavo che gli Shamrock Rovers fossero una squadra paragonabile ad una che in Italia fa una bassa Serie B. In realtà somigliano di più ad una da Serie D. Comunque, dopo la sciagurata annata 2009/10, meglio non fidarsi di nessuno, mai. Nel calcio tutto è possibile, anche che la Juventus faccia una stagione come quella passata. Dunque, bene così, 2-0 e qualificazione già certa. Non che nel doppio scontro ci fossero dubbi su chi si sarebbe qualificato, ma così la partita di ritorno sarà un allenamento, che in fase di preparazione non fa mai male. Qualcosa di buono c’è davvero, in qusto risultato, ed è la buona mole di gioco sviluppata sulle fasce, da Pepe in particolare, che sembra anche in discreto crossatore. La palla in mezzo per il 2-0 l’ha messa Motta: manna per Amauri, che ha nel gioco aereo il suo unico vero punto forte, quello in cui è davvero tra i primi in Italia. L’avversario non era dei più temibili, vero, non aveva a che fare con Samuel, Terry o Vidic, però ha già segnato quasi un terzo delle reti dell’anno passato. Certo, ripartire con Amauri titolare non sarebbe certo il massimo, dopo il fallimento della sua seconda stagione in bianconero. Ma se continuasse come è partito, magari chiuderei un occhio. Ma rimango dell’opinione che la Juve abbia davvero bisogno di un grande centravanti.

Pugno duro

Filed under: Pallonate by: Matteo Innocenti

All’Uefa inizia una nuova era, quella del Fair Play finanziario. La prima squadra a subirne le conseguenze è il Mallorca, ufficialmente escluso dalla prossima Europa League. 60 milioni di deficit e pagamenti sospesi: intollerabile. Fuori i maiorchini, dentro il Villareal. La parola chiave è “pareggio di bilancio”: secondo il regolamento ufficiale prevede che un club non possa spendere più denaro di quanto ne guadagni. Questa dovrebbe essere la norma, ma raramente è stato così. In più, sarà tenuto in considerazione il debito accumulato e il monte ingaggio, ed inoltre tutte le scadenze di pagamento dovranno essere rispettate. Le misure entraranno in vigore gradualmente, ma intanto ecco la prima vittima: il Mallorca essenzialmente paga per la sospensione dei pagamenti, oltre al debito accumulato. Come sempre, però, ci si deve lamentare: lo ha fatto Laudrup, l’attuale allenatore, che appresa la sentenza l’ha bollata come ”ingiusta e che punisce meriti ottenuti sul campo“. E la società ha già fatto sapere che farà ricorso ”a qualsiasi livello”. Peccato: si invocano sempre regole più severe, ma quando si rimane vittime di queste regole, allora si contestano. Tutto il mondo è paese, eppure, come ha spiegato Platini, si tratta di una norma che “non punisce i club, ma li protegge“. Ma non capiscono.

Saranno i colori sociali…

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Me ne rendo conto solo adesso, ed in realtà mi sembra strano. Come quando incontri una persona per la prima volta e ti dà la sensazione di conoscerla da sempre. Non che abbia mai provato questa sensazione, ma tant’è, era solo per dire. Sto parlando del Cesena: spulciando su wikipedia, ho scoperto che mancava  dalla massima Serie (eh sì, è stato promosso in A, per chi non lo sapesse) dal 1991. Ergo, in pratica io il Cesena l’ho sempre visto in B, o peggio. Eppure mi sembra di conoscerlo bene, sarà per i colori sociali “amici”, o per il fatto che la romagna è un feudo juventino e che la mia squadra ha disputato diverse amichevoli al “Manuzzi”, stadio-gioiellino dove ho visto la Juventus in trasferta l’anno della B con un 2-2 sofferto. Ah, ecco forse il motivo di tanta simpatia per il Cesena: le riproduzioni degli album Panini dal 1961 in poi, che una quindicina di anni fa L’Unità dava in allegato: con dieci stagioni in A tra il 1973 e il 1991, i romagnoli erano una presenza piuttosto frequente. Raggiunserò anche la Coppa Uefa, nel 1976, ma furono subito eliminati dal Magdeburgo. Ah, che calcio che mi sono perso. Celebrato degnamente questo ritorno in A, il campionato di Serie B, è bene dirlo, l’ha vinto il Lecce. Molto bene, sono contento anche in questo caso: i derby pugliese col Bari è sempre motivo di grande interesse. Perfetto, ora datemi il Toro.

Stadi nuovi, comunque.

Filed under: Pallonate by: Matteo Innocenti

C’era qualche dubbio sul fatto che la corsa all’Europeo del 2016 sarebbe stata vinta dalla Francia? Diciamocela tutta: no. Con Platini presidente Uefa, i transalpini erano in una botte di ferro. In più, hanno anche calato l’asso-Sarkozy. Così, bye bye Euro 2016 e forse gran parte dei progetti riguardanti gli ammodernamenti degli stadi già esistenti o direttamente la costruzione di nuovi impianti. La candidatura italiana non ha nemmeno superato il primo sbarramento: in pratica, ci ha battuti anche la Turchia, superata poi dalla Francia al ballottaggio per appena un voto, 7 a 6. Il sospetto, però, è che si tratti anche del classico “contentino”: in fondo, la Turchia era alla terza candidatura consecutiva. Forse ci riproverà per il 2020, o forse da quelle parti si saranno stufati. Sarebbe stato suggestivo giocare in Cappadocia, peccato. L’Italia si trova di fronte all’ennesima bocciatura, che però brucia meno rispetto alla precedente, quando vinse la candidatura congiunta di Polonia e Ucraina, scelta discutibile, per usare un eufemismo. Ok promuovere il calcio ovunque, coinvolgere tutti, aprirsi a nuovi orizzonti, ma il 2012 si avvicina e c’è ancora tanto da fare. Brucia meno stavolta, perchè c’era un avversario fortissimo, una corazzata che partiva con i favori del pronostico e con qualche santo in Paradiso. In più, non si è ben capito quale dovesse essere il ruolo fondamentale di Maldini in tutto questo. Tanto fumo e poco arrosto, direi. Ma gli stadi italiani sono da rifare. Europeo o no, è l’ora di darsi una mossa.