Juve e Inter lassù, a braccetto

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Il campionato inizia a prendere forma. L’Inter aveva compiuto il suo dovere mercoledì sera schiantando il Napoli dopo pochi minuti, ieri sera la Jue ha agguantato il pareggio nel finale, garantendosi così quel punto utile per raggiungere l’Inter a 13 in testa alla classifica. Come pronosticato, Genoa-Juventus è stata una partita da 1X2. I padroni di casa per larghi tratti del match hanno giocato bene (non è una novità, soprattutto a Marassi), ma alla fine le occasioni migliori sono capitate sui piedi e sulle teste dei bianconeri. Piedi e teste molto imprecise, sia chiaro. E così, dopo un inizio ottimo ed il gol di Iaquinta, la Juve ha giocato di rimessa, arginando il Genoa, ma cercando però anche il raddoppio. Secondo le voci della vigilia, Ferrara avrebbe dovuto abiurare il rombo a favore del 4-4-2 in linea. Non lo ha fatto e così, in pratica, ha regalato le fasce all’avversario, che non a caso ha rimontato con due gol di testa splendidi di Mesto e Crespo su due cross perfetti, ma effettuati in completa tranquillità. Come al solito, però, la Juve ha tirato fuori il carattere e soprattutto il suo bomber storico, quel Trezeguet che, quando c’è una palla vagante in area, di solito la butta dentro. Detto, fatto. 2-2, un punto ciascuno alla fine di una bella partita che poteva finire con qualsiasi risultato. Ottimo l’arbitraggio all’inglese: questa nuova tendenza adottata dai direttori di gara me gusta, parecchio.

Juve, segnali positivi

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Credo che la Lazio disputerà una grande stagione: senza i suoi quattro uomini migliori (gli “ammutinati” Pandev e Ledesma, più Zarate e Rocchi) è riuscita per larghi tratti della partita a mettere sotto la Juventus, giocando a ritmi altissimi e meritando, a conti fatti, anche più di un pareggio. Al di là del gol annullato, perchè di gol annullato non si può parlare, visto che l’arbitro ha fischiato molto prima che Mauri tirasse in porta: classico “fallo di confusione”. Ma credo anche che per la Juventus questo possa essere l’anno buono, perchè vincere così le partite può essere un segnale. I bianconeri, forse, ha patito in modo particolare la fatica causata dagli impegni delle nazionali: Camoranesi, ad esempio, è stato inguardabile e Melo non ha dato costanza al suo gioco, spesso messo in mezzo da Baronio (un grande giocatore sprecato) e Matuzalem. Discreto invece l’esordio di Grosso, anche se in qualche cross fatto ha ricordato pericolosamente Molinaro. Sull’altra fascia bianconera ha esordito ed in pratica deciso la partita Caceres: decisamente meglio in fase d’attacco che in quella difensiva, visto che diverse volte è andato in affanno su Kolarov, il migliore dei suoi insieme a Foggia, che ogni volta riusciva a saltare l’uomo. Lazio più compatta, Juve più lunga e con i reparti troppo lontani tra di loro: Diego non girava ed è uscito (15 giorni fermo), Amauri ha fatto il solito lavoro sporco, mentre Trezeguet, troppo isolato, al di là della rete è riuscito a farsi vedere pochissimo. In ogni caso, una vittoria importante per la Juve, che dopo tre giornate è a punteggio pieno, con due trasferte vittoriose a Roma ed un solo gol al passivo. L’Inter è avvisata e il Milan, nel frattempo, è già a -5.

C’è chi sta peggio di noi

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Lippi non sta attraversando il suo periodo più brillante sulla panchina dell’Italia, ma in giro per il mondo c’è gente che se la passa peggio di lui. Già detto di Maradona e della sua Argentina “suonata” dal Brasile, dalla Francia arrivano indiscrezioni interessanti. I galletti sono secondi nel girone di qualificazione alle spalle della Serbia, alla quale andranno a far visita nel prossimo turno. Ma i problemi, più che in classifica, sono dentro lo spogliatoio. Domenech, secondo Le Parisien, avrebbe duramente criticato i suoi giocatori dopo il pareggio con la Romania: fin qua nulla di strano, dopotutto è il lavoro del commissario tecnico spronare la squadra. Peccato che, in pratica, i giocatori si siano ammutinati. Capo della “rivolta”, il senatore e miglior realizzatore di sempre Thierry Henry, che avrebbe accusato il tecnico di non sapere mettere la squadra in campo, di non essere chiaro negli allenamenti e sulla tattica, situazione mai vista nei suoi dodici anni in Nazionale. Henry ha già smentito, ma già circolano i nomi degli eredi: Houllier e Boghossian, magari insieme (mah…). Ad ogni modo, che Domenech non fosse una volpe si sapeva: tra le tante colpe, fare le convocazione basandosi sui segni zodiacali non è certo indice di grande lungimiranza. D’altra parte, perché questo ex difensore ruvido e baffuto (all’epoca) sia diventato l’allenatore della Francia rimane un mistero: non è stato un giocatore particolarmente vincente, ha vestito solo otto volte la casacca della Nazionale e, da tecnico, aveva prima speso cinque anni al Lione e poi ben undici alla guida dell’Under 21, senza, sia chiaro, vincere nulla, nonostante il fatto che la Francia, negli anni successivi, avrebbe poi vinto Coppa del Mondo e Campionati Europei. Insomma, tutto il mondo è paese. Ma noi per ora siamo messi un po’ meglio.

Leo: primo derby, prime crepe

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Sarà la prossima concorrenza di Eto’o, fatto sta che Milito è partito bene: anche se è calcio d’agosto, fare due reti al Milan deve essere sempre un piacere. Il derby di Boston ha già messo in evidenza alcune lacune rossonere, soprattutto dal punto di vista numerico. “Ci serve una rosa piu’ ampia -ha dichiarato Leonardo - basta vedere i cambi fatti dall’Inter rispetto ai nostri“. In particolare l’allenatore vorrebbe un difensore ed una punta, ma ha già capito che, con tutta probabilità, dovrà aspettare ancora un bel po’ per avere eventualmente a disposizione questi elementi: ”‘Ci manca concretezza sulle fasce e abbiamo bisogno di qualcosa in avanti. Huntelaar? Se dovessimo trovare le possibilita’ di investire, quello e’ un giocatore che si puo’ tenere in considerazione. Ma i conti si potranno fare solo alla fine. Il mercato chiude il 31 agosto”. Sì, vero, ma il campionato inizia il 23. Cioè tra quattro settimane, in cui sarebbe meglio comprare, allenare ed inserire in squadra i nuovi acquisti, così da evitare la partenza ad handicap della scorsa stagione. Ma di soldi ce ne sono sempre meno, ed ogni obiettivo sembra essere irraggiungibile, mentre l’Inter, paradossalmente, con i soldi incassati dalla cessione di Ibrahimovic potrebbe comprarsi contemporaneamente Huntelaar, Luis Fabiano e Trezeguet…

Alex a vita

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Stavolta nessuna telenovela, nessun muso lungo, nessuna indiscrezione, nessun dubbio. Del Piero aveva il contratto in scadenza tra un anno e gli è stato rinnovato fino al 2011, a quanto pare sulle cifre del vecchio accordo, cioè qualcosa in più di tre milioni di euro. Evidentemente in corso Ferraris hanno davvero un tesoretto niente male, perchè un rinnovo così facile per Del Piero non me lo ricordo. Ad ogni modo, non c’era nessun rischio che il capitano bianconero lasciasse la Juventus: a 35 anni ormai non può avere mercato, a meno che per mercato non si intenda gli Stati Uniti o gli Emirati Arabi. E non credo che Del Piero avrebbe avuto bisogno di fare quel tipo di esperienza. Bianconero a vita, dunque, fino al 2011 ma, secondo me, anche dopo. Credo che giocherà fino al 2012, giusto in tempo per giocare una stagione nel nuovo stadio. Per quanto sia un estimatore di Del Piero (sono un tifoso bianconero), l’ultima annata è stata in chiaroscuro: dopo un inizio sontuoso Alex è calato alla distanza, anche se ha chiuso comunque il campionato con 13 reti e la stagione con 21 realizzazione complessive. Sarebbe l’ora di pensare al suo erede: non credo possa essere Giovinco, può esserlo Diego nel numero di maglia ma è un tipo di giocatore diverso. La società quest’anno ha preferito investire in altri ruoli e ha scelto di non affiancare a Del Piero un giocatore dalle caratteristiche simili capace di metterlo in ombra. Ma tutto potrebbe cambiare tra un anno: 2010, l’anno di Cassano in bianconero?

Il tempo di Melo

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Allora era vero che la Juventus avrebbe fatto un altro grosso investimento: il prossimo acquisto è infatti Felipe Melo, in arrivo dalla Fiorentina che incassa 20 milioni in contanti e Marchionni, valutato 5. In totale, il valore del centrocampista brasiliano stabilito dalla clausola rescissoria: 25 milioni. Un’enormità per la Fiorentina, che appena un anno fa lo aveva prelevato dall’Almeria per poco più di 8, ma anche per la Juventus, che adesso dovrà fare il resto del suo mercato a costo zero. Sempre che ci sia un resto del mercato: a questo punto l’unico innesto potrebbe essere un terziono sinistro, l’unica strada percorribile sarebbe Grosso, se il Lione, dissanguato dall’affare Lisandro Lopez (24 milioni) lo svincolerà pur di liberarsi dell’ingaggio. Dopo aver sedotto D’Agostino, la Juve ha scelto di comprare pagandolo molto di più Felipe Melo: evidentemente i dirigenti bianconeri hanno ritenuto 25 milioni per lui una cifra congrua e 20 per l’udinese no. Il che ci può stare: Melo è titolare nel Brasile, D’Agostino ha esordito con l’Italia in un’amichevole. Il secondo è però un regista puro, cosa che non è il primo, anche se è indubbiamente più dotato tecnicamente di qualsiasi altro mediano sulla piazza. Un po’ meno qualità, insomma, ma più forza fisica e credo ne servirà, per reggere Diego più due punte. Forse, con Melo, la Juve potrà anche azzardare un Camoranesi nel rombo, ma fossi in Ferrara partirei con Sissoko-Melo-Marchisio. In ogni caso, il brasiliano stuzzica interessanti variazioni sul tema, con la possibilità di giocare anche con il 4-2-3-1, con lui in coppia con Sissoko davanti alla difesa: una diga niente male. La Juve ha quindi imparato dai propri errori: spendere di più per spendere meno. Inutile comprare mezzi giocatori come Poulsen (che tuttavia non credo sia la signorina che si è vista), Almiron e Tiago, meglio fare un acquisto pesante ed essere a posto sul serio. Quei soldi potevano essere spesi in modo diverso? Sì, magari in un centrale come Mexes, ma ho l’impressione che per ordini dall’alto (leggasi Lippi) certe cose non si possano fare. Ad ogni modo, adesso la Juve ha davvero un centrocampo coi fiocchi.

Nelle mani di Ferrara

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“Per la Juventus si tratta di una scelta autorevole e pienamente adeguata agli obiettivi e alla tradizione della società. Un uomo legato alla Juventus e alla sua storia di successi, un allenatore giovane, che in questi anni ha maturato esperienza manageriale all’interno della società e una visione internazionale del calcio grazie al lavoro all’interno dello staff tecnico della Nazionale campione del mondo”. Parole tratte da un comunicato della Juventus. Tutto vero. Ineccepibile. Come bandiera in panchina, avrei visto meglio Conte. Su Ferrara non ci si può pronunciare: è un’incognita. Nessuno può dire come sia da allenatore, anche se lui pare avere le idee chiare:  “Il mio calcio è fatto di grande movimento, elevata qualità tecnica e condizione fisica sufficiente a reggere fino alla fine della stagione. Quest’ultimo aspetto è molto importante e lo curerò in maniera particolare, perché vogliamo giocatori che garantiscano continuità. Se poi la squadra si diverte a giocare, il possesso palla per più tempo possibile è la strada giusta. Non è facile farlo in Italia, ma vorrei proprio una squadra che sappia giocare con moduli diversi, ma che sia affamata quando la palla non ce l’ha e allo stesso tempo cattiva quando la palla ce l’ha“. Le parole sono belle, mettere tutto sul campo sarà un po’ più difficile. Quello che non mi convince è più che altro un fatto: la Juventus sta operando a mio avviso molto bene sul mercato, c’è una grande voglia di far bene, di lottare davvero per vincere, e poi la squadra viene messa in mano ad un allenatore alla sua prima esperienza in panchina… mettiamola così: se Ferrara fosse da tecnico un terzo di quello che è stato da calciatore, la Juve avrebbe fatto centro.

Tutti alla Juve?

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Avanti il prossimo, tanto la Juve il prossimo anno giocherà con il 2-3-5… passata in secondo piano l’opzione-Cassano (forse proprio perchè in arrivo c’è Lippi?), adesso sono candidati per giocare in bianconero Pandev e Quagliarella. Anzi, pare che ci siano in entrambi i casi trattative avviate e il macedone avrebbe anche rifiutato il rinnovo proposto da Lotito. Però si è proposto anche Salvio, il nuovo fenomeno argentino che farebbe carte false per arrivare alla corte della Vecchia Signora. Anche qua, ovviamente, ci sarebbe già l’offerta della Juve. Considerando che l’unico elemento dell’attacco dato per partente è Trezeguet, il prossimo anno, là davanti, ci sarebbe troppo traffico. Più verosimilmente, tra tutti ne sbarcherà a Torino solo uno. Ora come ora il più vicino sembra Pandev. Personalmente, a questo punto, sarei più stuzzicato da Quagliarella: è italiano e sa giocare da prima punta, cosa che alla Juventus potrebbe fare più comodo. Cassano entrerebbe in competizione obbligata con Del Piero: per quello, basta Giovinco. Pandev sta giocando su buoni livelli da qualche anno ormai, ma non mi convince del tutto, soprattutto dal punto di vista caratteriale. Poi, se partisse anche Iaquinta, di sicuro gli acquisti sarebbero due, quindi chissà… In ogni caso, nell’attacco dell’anno prossimo la Juve non avrà nemmeno un elemento in grado di garantire una ventina di reti. E questo, direi, non è positivo.

Ranieri via subito

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Sia chiaro: i risultati non erano da esonero. In due anni, i primi in A dopo il purgatorio della B, Ranieri ha tenuto la Juventus costantemente in zona Champions League e quest’anno, in Europa, nella fase a gironi i bianconeri si sono anche tolti lo sfizio di battere due volte il Real Madrid. Però aveva perso lo spogliatoio, e lo spogliatoio non lo riprendi in un’estate comprando tre giocatori al posto di tre che magari sono stufi di te. Non è il risultato, perchè è normale arrivare terzi, ci sta. Anche quarti al limite, la stagione l’hanno fallita il Milan e la Roma, mica la Juve. Però è come si arriva a certi risultati. La squadra ha mollato, non c’è da tempo. Recentemente, le uniche partite decenti si sono viste contro Inter e Milan, quando era impossible non trovare stimoli. Per il resto, atteggiamento da scapoli contro ammogliati, fuorigioco a centrocampo, gambe molli e troppe scene isteriche in campo. E poi formazioni sbagliate e sostituzioni mai azzeccate. Senza considerare la miriade di infortuni e gli errori fatti in sede di mercato. Società complice, certo, ma questo non scagiona il tecnico. Che i dirigenti non siano il top, è chiaro. Chissà che non ci sia anche ai piani alti un rimpasto. Nel frattempo, ecco una svolta più in basso. Le colpe non sono tutte di Ranieri, anzi, ma visto che non si possono cambiare una decina di giocatori in una volta… Inoltre era nell’aria, si sapeva, meglio così. La Juve deve vincere assolutamente le ultime due partite, la Fiorentina è lì, minacciosa. Due turni per Ferrara, ma l’impressione è che più che altro fosse necessario togliere Ranieri dal suo posto. La nuova era comincia, insomma, prima del previsto. In attesa di Spalletti.

Diego, il prezzo è giusto

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E così, dopo Cannavaro, la Juventus ha messo a segno il primo grande acquisto del prossimo calciomercato: Diego. Manca solo l’ufficialità, ma anche Cobolli Gigli ha ammesso l’affare. Le cifre sono importanti: 25 milioni al Werder Brema, 3,5 all’anno al giocatore per cinque stagioni. Diego è giovane, ha 24 anni, ha già una discreta esperienza internazionale e ha fatto bene in Bundesliga, campionato dal quale la Serie A ha sempre attinto con ottimi risultati. E’ brasiliano, brevilineo ma non “leggerino”, e il suo acquisto costringerà la Juve ad un cambio di modulo: si tratta di un trequartista classico, anche se in Italia potrebbe giocare seconda punta, un po’ come accadde a Kakà. Al di là di chi sarà sulla panchina ianconera la prossima stagione, il modulo ideale per esaltare le sue caratteristiche è il 4-3-1-2. Con Diego libero di svariare sul fronte offensivo, alle sue spalle dovranno agire dei ruvidi centrocampisti, elemento di cui la Juve abbonda. Difficile rivedere il 4-4-2, ma visto l’addio certo di Nedved e quello probabile di Camoranesi, tanto valeva cambiare direttamente modulo. Altri colpi? Servirebbero un terzino sinistro in grado, oltre a difendere, di fare cross per le punte, soprattutto adesso che verosimilmente non ci sarà più un centrocampista di fascia sinistra, e una punta in sostituzione di Trezeguet, dato per partente. Torniamo ai numeri di questa operazione: 25 milioni sono tanti, in fondo Diego ha fatto bene al Werder Brema, ma non si può ancora considerare un top-player. Certo, il prezzo si è alzato, perchè si è messo di mezzo anche il Bayern Monaco. In più Secco e Blanc, inutile nasconderlo, non sono dei grandi uomini mercato. Però, in tempi recenti, alla Juve si sono visti affari peggiori, e, dopo le prestazioni di Coppa Uefa, il prezzo ci può stare.