Il gol dell’addio

Filed under: Calciomercato by: Matteo Innocenti

Il calcio d’agosto, mi ripeto, va preso per quello che è. Cioè per qualcosa che non conta nulla, che non dà punti, è giusto il tempo degli esperimenti. Tuttavia, per la Juventus la stagione non parte bene: l’auspicato “triplete” accesso all’Europa League-Trofeo Tim-Trofeo Berlusconi è già saltato. Tuttavia, qualcosa di buono si è visto: Diego è sembrato esattamente il giocatore che servirebbe accanto ad una punta di peso, ovvero uno che parte qualche metro dietro e che si inserisce per concludere. Con un Del Piero ormai più incicivo sui calci piazzati che con palla in movimento, la Juventus avrebbe bisogno di uhn giocatore così come del pane, anche considerando la mancanza di un vero regista, peccato che Diego continuerà la sua carriera in Germania. Marotta nicchia, dice che non ci sono i presupposti per la cessione: traducendo, ballano ancora un paio di milioni. Ma quando le differenze sono queste, alla fine gli affari vanno in porto. Peccato, perchè la qualità c’era. Come quella di Ronaldinho, in sovrappeso, forse, ma con i piedi che sono rimasti quelli del 2005. Perchè nel calcio di oggi si può correre tanto, si può essere dei nerboruti mestieranti del pallone, ma le partite, poi, te le fanno vincere i talenti. Sneijder non è un watusso, eppure quella palla ieri sera sembrava telecomandata. Ma Delneri lassù preferisce due torri. Contento lui…

Un lampo nella pioggia

Filed under: Europa League by: Matteo Innocenti

Rimarrò sempre dell’opinione che se un portiere si fa infilare sul suo palo da una punizione calciata da 35 metri è sempre colpa sua. Se metti la barriera devi stare poi dall’altra parte della porta, sennò succede che fai il mezzo passo e uno come Del Piero ti frega. Ma d’altra parte stiamo parlando del portiere degli Shamrock Rovers, con tutto il rispetto possibile per la squadra irlandese. Onore agli avversari della Juventus, che hanno onorato una partita che oggettivamente aveva poco da dire, aiutati da un clima che ha fatto temere la sospensione della gara. Più pallanuoto che calcio nel primo tempo, quasi calcio nel secondo, dove effettivamente si è vista di più la differenza tra le due squadre. Bene Del Piero, decisivo, ancora fuori dal gioco Diego, che è e sarà sempre meno attaccante del capitano. Amauri ha lottato, ma stavolta non ha segnato: comunque è stato tra i migliori. Per quanto riguarda le fasce laterali, che saranno il vero ago della bilancia della stagione bianconera, sottotono Pepe, che sembra avere un bel cross, meglio Lanzafame, se non altro più volenteroso. Il suo problema è che non cerca mai il fondo, ma tende sempre ad accentrarsi. Come avrebbe fatto Giovinco, insomma, ceduto in prestito proprio al Parma, da dove arriva Lanzafame. Adesso per la Juventus c’è lo Sturm Graz: aumenta la difficoltà dell’impegno, meglio così.

Cominciamo bene

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Quando si dice che la salute è tutto. Alla Juventus cambiano i giocatori, cambia la dirigenza, ma da quel punto di vista è sempre la stessa musica. Musica decisamente pessima: si sono già infortunati Manninger e Iaquinta. Se quello del portiere austriaco, destinato ad essere secondo e poi terzo con Buffon (operatosi per non farsi male mai più), è uno stop che non preoccupa, lo fa decisamente di più quello dell’attaccante, perchè dopo un anno passato in infermeria ha ricominciato la stagione allo stesso modo. Un infortunio di Iaquinta non dovrebbe essere grave per una squadra come la Juve, se fosse una Juve vera: ma questa è ancora in costruzione e non è detto che in avanti arrivi qualcuno. Questa squadra è destinata a fare (purtroppo) grande affidamento su Iaquinta e non è un buon segno in generale, se parte rotto è ancora peggio. Nei primi giorni di ritiro si era fatto male anche Del Piero, ma è stata una cosa da poco. Si trovava a Pinzolo. Iaquinta, invece, ha avvertito il riacutizzarsi di un problema patito al Mondiale mentre si allenava a Vinovo: l’ennesimo indizio che Capello, quando lì non voleva stare, forse non aveva tutti i torti. Chi ben comincia è a metà dell’opera: ecco, per questa Juve l’inizio è già in leggera salita.

Basterebbe mezzo Trezeguet

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In attesa della finale dei Mondiali, uno sguardo al calciomercato. Non che stia succedendo molto, anzi. L’Inter sta bene com’è e valuta la possibilità di cedere (a malincuore, suppongo) Balotelli, mentre ormai sembra poter trattenere Maicon in nerazzurro. Il Milan vive un periodo di austerity e si è limitato, per ora, alle acquisizioni di Yepes e Amelia. La Roma è dietro a beghe societarie, la Fiorentina è ferma, il Palermo pensa a vendere, la Sampdoria, nonostante l’impegno della Champions League non si sta rinforzando. Le vere rivoluzioni, per adesso, sono state in panchina. L’unica società che si sta muovendo è la Juventus, per forza di cose: dopo la sciagurata stagione 2009/10 urgono interventi. A Torino, per ora a Pinzolo, sono arrivati onesti giocatori, non campioni. Ma d’altra parte il calcio non è scienza esatta: a volte pensi di esserti messo in casa un fuoriclasse strapagato e poi ti rendi conto di aver toppato. L’età media si sta abbassando, quello è certo. Si abbasserà ancora di più quando sarà ceduto Trezeguet: dieci anni in bianconero, dieci anni di gol, con due ultime stagioni da dimenticare. Ma la punta vista fino al 2008 è stata di assoluto livello e non a caso il franco-argentino è lo straniero più prolifico della gloriosa storia juventina. Completo, ambidestro, letale di testa ed eccezionale in acrobazia, con un fiuto del gol infallibile. Questo è stato Trezeguet. Per ripartire, alla Juve basterebbe uno forte la metà di lui. Ma dove andrà? Le ultime voci lo vogliono a Napoli: da tifoso bianconero mi metterebbe tristezza vederlo in Italia con un’altra maglia, però in quella piazza lo vedrei davvero bene. Tra età avanzata ed ingaggio pesante, stavolta è davvero giunto il momento dell’addio. Napoli, Argentina, Francia, Inghilterra, Spagna, Emirati Arabi: ovunque andrai, David, buona fortuna. E grazie di tutto.

Da Bogliasco con amore

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La nuova Juventus non ci comporta da Agnelli…no e si dimostra subito aggressiva provando a mordere il biscione: il club bianconero ha chiesto ufficialmente la revoca dello scudetto 2006, assegnato all’Inter dopo Calciopoli. Netta dunque la rottura col recente passato: il mansueto Cobolli Gigli sembra davvero preistoria. Gli antichi romani se ne stavano buoni grazie alla formula magica “panem et circenses”: questa sembra la classica mossa per accaparrarsi il favore dei tifosi, delusi da un’annata che è andata al di là di ogni più nefasta previsione. Sarebbe un po’ il “circenses”: inutile, utile per scaldare le folle. Ma c’è un po’ di sostanza? C’è un po’ di “panem”? La questione-allenatore è ancora in alto mare: Benitez tentennza, Prandelli sarebbe il successore di Lippi. Il nome nuovo è Delneri, soluzione che non mi entusiasma, per così dire. Ma comunque sembra del “panem” ci sia, visto che dal Cda è uscito il nome del nuovo direttore generale: sarà Marotta, uno che fa le nozze con i fichi secchi e che alla Juve le potrà fare con vivande più assortite. Con lui arriverà a Torino anche Paratici, attualmente capo degli osservatori blucerchiato. Servirà: perchè non è tanto un male comprare un bidone, ma lo è pagarlo caro. Non si capisce come mai fara anche il ds, ma questo è un altro discorso. Il contabile Blanc tornerà a fare il suo lavoro, Bettega, invece, tornerà a casa. Probabilmente insieme a Secco, però ognuno nella sua.

Oscena anche la Juve che verrà

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Aiuto. Non bastavano le prestazioni sportive al di sotto delle aspettative, diciamo così. Nessuno sembra che voglia venire ad allenare la Juve l’anno prossimo, anche se a questo proprio non ci credo. Analizziamo però i fattori prettamente estetici: facciamo schifo, però almeno dovremmo cercare di farlo con stile. Ed invece no: stamattina leggo la Gazzetta dello Sport e apprendo che “in questi giorni la società deve comunicare alla Nike il marchio da applicare sulle nuove maglie, che avranno le strisce zigrinate”. Via i trattori, ecco probabilmente l’agenzia di scommesse BetClic, che pare però voglia pagare poco. Giustamente, dico io: avere lo sponsor su quella maglia non è che di questi tempi sia motivo di vanto. Eh vabbè, formalità. La vera perplessità è per le strisce zigrinate: le immagine che appaiono digitando “maglia juventus strisce zigrinate” sono agghiaccianti, per non parlare delle anticipazioni sulla divisa di riserva. A questo punto, cambiamo anche il nome della squadra, vi prego. Sono cose da prendere con le molle, vero, però non si sa mai. A proposito di nomi, poi, circola una voce che vorrebbe che l’azienda candidata a dare il nome al nuovo stadio fosse la Conad, che ha già acquistato le aree commerciali. Ottimo, una Juve con quella maglia che gioca alla Conad Arena. Svegliatemi a settembre del 2011.

Vergogna

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Stasera la Juventus ha probabilmente raggiunto il punto più basso della sua storia. 113 anni buttati nel cesso al Craven Cottage. Almeno lo ha fatto in uno scenario tipicamente british: dal punto di vista geografico poteva capitare di peggio. Che schifo. Mai vista una roba del genere: in vantaggio di un gol dopo una manciata di minuti, al Fulham servivano quattro reti, senza subirne, per passare il turno. Fantascienza? Per questa Juve no: è capace di realizzare tutti i sogni di chi tifa contro di lei e di far incazzare chi sta dalla sua parte. In pochi giorni sono state compiute delle nefandezze impensabili. Da 3-0 a 3-3 col Siena, poi la disfatta di Londra. I giocatori forse non hanno capito cosa vuol dire vestire quella maglia, e meno male che ieri sera avevano quella “golden”. Portare addosso quelle strisce verticali bianche e nere significa molto: difendere una storia gloriosa, portare rispetto ai milioni di tifosi che pagano per vedere le partite e per andare al ritiro d’estate, onorare il ricordo di tanti campioni che hanno reso grande questo club. E invece no, niente di tutto questo. In campo ci va gente finita da tempo, giocatori senza palle o pedatori semplicemente troppo scarsi anche per la B. Non c’è Zaccheroni che tenga: questa squadra è da rifare, così non si va da nessuna parte, nemmeno l’anno prossimo. Questa è la stagione più disgraziata di sempre, o almeno è così da quando ho “tatuato” il bianconero sulla pelle e nel cuore: ma non si abbandona la barca che affonda. La si tiene stretta, ancora di più, magari disprezzando un po’ di più l’equipaggio.

Buona l’andata

Filed under: Europa League by: Matteo Innocenti

Quando ad andare a segno sono i difensori, ci sono due possibilità. O c’è da essere contenti, visto che tutti possono fare gol, oppure da preoccuparsi, vista la scarsa propensione alla rete degli attaccanti. Direi che nel caso della Juventus vista ieri sera siamo davanti al primo caso. Legrottaglie bravo e puntuale nello stacco, Zebina capace di tirare fuori qualcosa che non ha mai fatto in carriera e che mai ripeterà. Peccato per quella palla finita in rete in modo a dir poco rocambolesco quando invece sarebbe andata verso la bandierina del calcio d’angolo. A mia parziale consolazione, il fatto che per le statistiche la paternità del gol vada a Etuhu mi gratifica: è uno che ero solito comprare a bassissimo costo a Football Manager quando giocava nel Preston. Bene la Juve nel primo tempo, anche grazie alla pochezza del Fulham, forte forse come il Livorno, e solito secondo tempo fatto di passaggi sbagliati, confusione, gambe in riserva. Almeno una frazione di gioco di buon livello s’è vista, non lamentiamoci troppo. L’Europa League, per quest’anno, è la dimensioen della Juve: portarla a casa non sarebbe affatto male. Torno al punto di partenza: ma le punte hanno segnato o no ieri sera? Per me no, visto che sul tiro di Trezeguet c’è stata una deviazione di Salihamidzic. E’ così? Il tempo mi darà ragione…

Gerontofilia

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La querelle-Lanzafame non ha portato a esiti positivi. La Juventus non riporterà a Torino il prodotto del suo vivaio, che preferisce fare panchina al Parma piuttosto che in bianconero. In effetti, ora come ora, non è che tra le due situazioni ci sia tutta questa differenza. Vice-Camoranesi, punta di riserva: non dico che non potesse essere utile, ma non è certo con lui che la Juve avrebbe risolto i suoi problemi. Numericamente avrebbe aiutato, tutto qui. Ma non era il caso di scatenare un caso del genere, con il Parma indignato per una questione riguardante un giocatore che con tutti gli effettivi avrebbe riscaldato la panchina. Ora, a quanto si dice in giro, la dirigenza bianconera avrebbe messo gli occhi su Crespo, un giovane che si farà. Scherzi a parte, l’argentino è una punta che avrei sempre voluto vedere alla Juventus, quindi nel mio piccolo potrei anche essere contento. L’argentino mi piace da sempre: è completo, in carriera ha sempre segnato ed è uno che non si risparmia. Peccato per un dettaglio, ovvero il fatto che siamo appena entrati nel 2010. Del Piero-Trezeguet-Crespo: un attacco atomico dieci anni fa, uno molto buono un lustro fa, se ci mettiamo dentro anche uno Iaquinta che stava per entrare nel giro azzurro e un Amauri in rampa di lancio al Chievo.

La Vecchia Signora zoppica già

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Inutile nasconderlo, perchè ormai è chiaro: la Juventus ha dei grossi problemi. La sconfitta di Palermo, la prima stagionale, è arrivata alla nona partita ufficiale, ma è stato solo un caso. I bianconeri avevano già vacillato in coppa e in campionato avevano raccolto più di quanto avessero meritato. La Juve, per ora, non ha un gioco e soffre molto quello degli altri, soprattutto se prodotto ad alta velocità. A Genova c’era stata l’impennata d’orgoglio finale, a Monaco erano stati imprecisi i bavaresi, ieri sera, invece, la difesa bianconera è stata continuamente infilata dagli attaccanti del Palermo. Come se non bastasse, nemmeno la tattica del fuorigioco è capace di dare sicurezze: bello l’inserimento di Simplicio, ma Chiellini (comunque tra i migliori) e soci hanno dormito. Il punteggio, tra l’altro, poteva essere ben più largo per il Palermo: per i rosanero è stata una serata sicuramente da ricordare. Dovranno invece dimenticare al più presto il Barbera i bianconeri, e Ferrara ha il dovere, da ora in poi, di dimostrare se davvero può allenare la Juve. Alcune scelte tattiche non hanno convinto: su tutte togliere Diego per De Ceglie e il 4-4-2 poi subito abiurato. Non che il brasiliano avesse giocato bene (e questa inizia a essere un’abitudine preoccupante), ma aveva appena preso una traversa ed è stato pur sempre l’acquisto di punta del mercato. Adesso c’è la sosta: l’occasione giusta per Ferrara, che deve provare a guarire la Vecchia Signora, già in affanno dopo una manciata di gare.