Due conferenze stampa ieri, due autentici one-man-show. Berlusconi ha letteralmente oscurato il nuovo allenatore del Milan Allegri: in pratica, ha parlato solo lui. Non è mancato ovviamente il solito ritornello della squadra più titolata al mondo, come se i titoli e le coppe nazionali non contassero… ma vabbè, ci manca solo il badge apposito. La sparata più grossa, però, l’ha fatta parlando di Ronaldinho, che ha definito “il giocatore più forte mai esistito”. Non della storia del Milan, o della sua presidenza, che già sarebbe grave. Della storia del calcio! Con buona pace dei vari Pelè, Maradona, Cruyff, Di Stefano, Platini, Eusebio, Puskas,
Van Basten… e di tutti gli altri. Ha poi lasciato intendere che si è già consultato con Allegri sulla futura posizione in campo di Ronaldinho: traducendo, anche questa volta la formazione la vorrà fare lui. L’altro show di giornata è stato quello di Totti, che qualche cosa buona l’ha detta. Ha risposto alla Lega così: “Non rispondo a gente che non canta nemmeno l’inno nazionale”. Ci ha messo dentro l’invidia, come se fosse obbligatorio essere invidiosi della romanità, ma vabbè. A proposito di inno, è tornato sulla mancata convocazione da parte di Lippi per il Mondiale. Esclusione sacrosanta, a mio avviso, nonostante lui avesse dato la sua disponibilità. E se chiamasse Prandelli? “Lo saluterei volentieri e basta. Se ero vecchio l’anno scorso figuriamoci quest’anno…”. Al Mondiale ci sarebbe andato, ma le prossime saranno qualificazioni agli europei…
Il calcio si deve rinnovare, lo devono fare soprattutto le squadre, se vogliono immettere nuova linfa vitale. Il calcio succhia energia, più si è giovani, più si corre. Ci sono però senatori che non vogliono mollare il posto, e ci si aggrappano con tutte le loro forze rimaste. Ognuno fa il suo gioco, per carità. Per un Del Piero al diciottesimo ritiro juventino, c’è chi come Gattuso ha capito di aver fatto il suo tempo e cerca nuovi stimoli all’estero, dopo essere emigrato in tenera età in cerca di fortuna. C’è uno Zanetti che all’Inter è fina
lmente davvero leader e che alla veneranda età di 37 anni si è tolto lo sfizio della coppa più bella e si ripropone come uomo tuttofare, e c’è un Totti che continua ad essere allo stesso tempo l’uomo in più, ma anche il fardello di una Roma che prima o poi dovrà fare a meno di lui. Ci sono però due grandi campioni nati nel 1977 che hanno fatto due scelte che mi hanno messo un poì di tristezza, calcisticamente parlando. Sono Henry e Raul, due che hanno scritto la storia di due club, Arsenal e Real Madrid, che saranno loro per sempre grati. Il francese è già emigrato negli States, per giocare a New York, nei Red Bulls: traducendo, andrà a fare ferie ben pagate in America. Lo spagnolo, invece, abbandonerà (ma non è ancora ufficiale) la sua Madrid per la grigia e triste Gelsenkirchen. Lo aspetta lo Schalke 04: i romantici non l’avrebbero mai detto. Vederlo con un’altra maglia dopo 16 anni in blanco sarà proprio triste. Non che un declino con la stessa maglia addosso seduto in panchina sia più bello, ma io un Del Piero negli Stati Uniti non lo accetterei mai. Col mal di schiena, col bastone, ma alla Juve.
Finalmente l’Italia è sbarcata, o meglio atterrata in Sudafrica. Un viaggetto niente male verso sud, fatto all’ultimo minuto. Ok, non ci saranno problemi di fuso orario, però potevano andare verso al sede dei prossimi Mondiali un po’ prima. L’Italia non arriva da favorita, nonostante sia campione in carica: come fatto notare da Abete, non è la prima volta che succede. Vero, però se andiamo a scorrere la formazione dell’82 o del 2006 delle belle differenze ci sono. Quella del Mundial, beh, era composta da giocatori che hanno scritto la storia del calcio italiano e,
per buona parte di loro, anche dei rispettivi club. Anche in quella del 2006 c’erano individualità migliori, o almeno più giovani: una squadra meno “mitica”, forse, ma comunque di livello. Del Piero, Totti, una quinta/sesta punta come Inzaghi, un Toni devastante… adesso siamo stati dietro al ballottaggio tra Quagliarella, Rossi e Borriello. Pazienza: gli uomini sono questi, non è colpa di nessuno. Giusto portarsi dietro Pirlo in queste condizioni? Come ho già scritto, non credo che ormai si tratti di un giocatore imprescindibile, ma se Lippi lo ritiene tale, beh, allora lo porti. Tanto, spero riusciremo a superare il girone anche senza di lui. In fondo, ai Mondiali se ne portano 23, ma mica tutti giocano. Meglio portare uno mezzo rotto sperando di recuperarlo e farlo giocare, piuttosto che usare una riserva che non vedrà mai il campo.
Adriano, il colosso che a venti anni doveva spaccare il mondo e che poi si è perso tra gravi lutti, notti brave, fiumi di alcol, saudade e chissà cosa, tornerà in Italia. Non all’Inter, la squadra che lo aveva scoperto quando era ancora un carneade in Brasile e con cui si era svelato al mondo in un’afosa notte madrilena grazie ad una sassata all’incrocio. Aveva appena 19 anni: diventò giocatore vero prima a Firenze e poi a Parma, prima
di tornare a Milano. Doveva essere l’imperatore, si trasformò in un re senza corona da spedire in esilio. Il soprannome ovviamente gli è rimasto e a casa sua è tornato ad essere un giocatore vero sul campo. Cioè, quando ci si è presentato, almeno. Di nuovo goleador, non ha mai rinunciato alle sue compagnie pericolose, quelle di quando era ragazzo. Eh sì, perchè Adriano, dentro quel corpo smisurato e sotto quei muscoli da culturista, è ancora un bambino, nonostante le ventotto primavere. Se è in giornata, è capace di far fuori a spallate chi trova sulla sua strada e di sparare bordate terrificanti. Se è in nottata, può anche non presentarsi agli allenamenti. Il che si può fare in Brasile, ma qua, da noi, proprio no. Non andrà all’Inter, dicevo: si vestirà di giallorosso, classico acquisto della Roma. Un giocatore d’attacco, di buona fama, magari in cerca di rilancio. Carew, Mido, Nonda, Giuly, Wilhelmsson, Julio Baptista, Toni. Ora Adriano: l’Imperatore, a Roma, dovrebbe trovarsi bene.
Nessuna novità, diceva Lippi. E invece qualcosa di interessante è successo. Niente Miccoli (che si è anche fatto male, tanto per zittire ogni polemica), Cassano (che tanto tra poco si sposa) e Balotelli (che è giovane e farà i tre Mondiali successivi). No, la novità è un po’ più piccola. No, nemmeno Totti o Toni. Lippi ha fatto fuori Legrottaglie per far posto ad una punta in più, quel Giuseppe Rossi reduce da una stagione non
esattamente esaltante in Spagna, di sicuro la peggiore da quando gioca nel Villareal. Il ct si porterà in Sudafrica gente più duttile, tra i difensori, ma anche tra i centrocampisti: un Palombo qualsiasi, per dire, può fare tranquillamente le veci di Legrottaglie. Per il resto, i nomi sono purtroppo quelli: sembra davvero una delle Nazionali più “ordinarie” di sempre, e non partrà certo tra le favorite. Quelle sono ben altre: su tutte la Spagna, ma occhio anche all’Inghilterra e alla Francia. Ovviamente temibili le sudamericane: leggetevi il reparto avanzato che potrà schierare Maradona e immaginatevi il Cannavaro versione 2010… certo, lasciare a casa Cambiasso non è una grande mossa, ed anche per il Brasile Dunga ci ha messo del suo. Tornando a Legrottaglie, ha già detto che Dio lo aiuterà a superare anche questa prova. E, comunque, io sono sicuro che una bestemmia l’ha tirata.
Meno male che era ormai un trofeo minore. La Coppa Italia è la coppa nazionale più sfigata e meno considerata di tutte, ma ha vissuto una finale ad altissima tensione. Che adesso, però, sembra scendere per lasciare spazio all’amarezza. Tra le cose elencate ieri mancava la bellissima esultanza di Chivu, campione di
eleganza. Ma torniamo alla querelle Totti-Balotelli: intanto analizziamo la posizione di Supermario, malmenato e, a quanto pare, insultato pesantemente: “Sì sì, mi ha detto negro di m…“. Così dice la punta nerazzurra ed il fatto è che, secondo la sua versione, non si sarebbe meritato questi insulti da Totti, visto che gli avrebbe solo detto: “Basta con i calci, non fare il bambino e giochiamo a pallone. Questo è quello che gli ho detto. Nulla di più. E’ stato lui a fare il resto…“. Però, magnanimo, il buon Mario dice anche di perdonare Totti, se il capitano giallorosso ammette di essere contro il razzismo. Come potrebbe avere dell’astio nei confronti del romanista, dopo che ha svelato la sua triste condizione: “E’ vero, ho sbagliato: ma la cosa brutta è che al gol di Parma tutti ti chiamano, passano tre giorni e ti ritrovi solo con gli amici di sempre“. Poverino, davvero.
Dopo aver fallito l’appuntamento estivo con il primo trofeo stagionale, ovvero la Supercoppa andata alla Lazio, l’Inter si aggiudica la Coppa Italia superando la Roma con un gol del solito Milito. Già domenica, poi, la possibilità di bissare con lo scudetto, in caso di vittoria e di un contemporaneo passo falso dei giallorossi contro il Cagliari. Poi, ovviamente, il grande appuntamento del 22 maggio. Tornando indietro, ieri sera si è vista almeno una cosa bellissima, la rete di Milito, ma tante brutte: Materazzi che simula botte tremende non ricevute (un uomo di quella stazza per rotolarsi a terra in quel modo dovrebbe veramente aver preso.
.. una testata da Zidane), provocazioni continue, spintarelle, mezze risse, ma, soprattutto, l’espulsione di Totti per quel calcione a Balotelli. Dico la verità: adesso inizio a fare anche un po’ il tifo per il povero Mario. Come ha detto il capitano della Roma, “sul campo non si riescono sempre ad ignorare offese così pesanti, alcune personali e altre dirette ad infangare una città ed un intero popolo. Soprattutto poi quando questi continui e costanti insulti provengono sempre dalla stessa persona, che fa della provocazione sistematica il suo biglietto da visita”, ma cosa vuol dire rincorrere Balotelli per tirargli un calcio da dietro in quel modo? E’ assurdo, vergognoso. Le provocazioni sono fatte per quello, per dare fastidio, bisogna anche essere bravi a sopportare e, magari, rispondere con i fatti. Ma c’è chi cade dalle nuvole: in Rai, ad esempio, si sono dichiarati stupiti perchè “un campione della caratura e della correttezza di Totti” aveva fatto quel gesto (o giù di lì). Giusto, perchè lo sputo a Poulsen o lo schiaffo a Colonnese li aveva tirati qualcun’altro.
In effetti, nessuna sorpresa. Tra vecchie glorie in declino, giocatori modesti, fantasisti fatti fuori, oriundi non chiamati, tra i convocati per lo stage alla Borghesiana c’è chi ci si aspettava ci fosse e manca chi non aveva nessuna speranza. Tranne De Rossi, impegnato nella finale di Coppa Italia: tra i romanisti non penso
che Lippi chiamerà per il Mondiale nè Totti nè Toni. De Sanctis-Sirigu: il ballottaggio per il terzo portiere è questo e io virerei sul sardo. In difesa vedo pericolante Bocchetti, in netto calo. In realtà vedo “male” tutti gli juventini tranne Chiellini, ma sto parlando in chiave-convocazione. Il ballottaggio per la fascia destra tra Maggio e Cassani, poi, potrebbe sorridere al palermitano, più difensivo. Nove centrocampisti chiamati, più De Rossi certo. Quanti ne “farà fuori” Lippi? In teoria tre: la logica dice 3 portieri, 8 difensori, 7 centrocampisti e 5 punte. In ogni caso, via Candreva, che ha buoni numeri ma che alla Juve non gioca, e credo anche Cossu. A rischio anche Pepe (anche se lascerei in Italia Camoranesi): non credo che Lippi si voglia privare di Palombo. Forse questo potrebbe giovare a Maggio, in grado di coprire tutta la fascia. E in attacco? Ballottaggio Borriello-Quagliarella: non ha fatto una grande stagione, ma porterei il napoletano. Una certezza, almeno: al Mondiale non ci sarà Amauri. Meno male.
Allora, vediamo un po’… il campionato è stato falsato? No, credo proprio di no. L’Inter è forte ed avrebbe potuto vincere lo stesso contro la Lazio. Diciamo che comunque sarebbero tutte supposizioni. Certo, l’ambiente era un po’ strano, però otto anni fa tutto andò contro ogni pronostico. Ok, là ci fu chi si “ribellò”, come Poborsky, ma anche Muslera c’ha messo del suo. Ricevere minacce dalla curva certamente non è stato
uno stimolo verso l’impegno per i giocatori della Lazio: bastava far giocare le partite in contemporanea. Adesso tutti insieme vengono disputati solo gli incontri degli ultimi due turni: che senso ha? Nessuno, ma da ora in poi sarà sempre peggio. Certo, magari la Lazio avrebbe perso comunque, anche con la vittoria dell’Atalanta, ma certe situazioni andrebbero evitate. Non arriverei a definire la possibile vittoria tricolore dell’Inter “una vergogna”, come ha fatto la Sensi: la Roma il campionato l’ha buttato via con la Sampdoria, tutto qua. Anzi, aveva fatto anche troppo arrivando fino al primo posto. Tuttavia, in generale, non c’è niente di anormale nel “gufare” contro gli acerrimi rivali: chi è tifoso può capire. Il 22 maggio, ad esempio, non tiferò certo Inter. In più, basta lamentarsi della nostrà mentalità: tutto il mondo è paese, anche a Liverpool tifavano un po’ Chelsea. Il Manchester United non vincerà la Premier League un po’ anche grazie all’assist di Gerrard per Drogba: splendido, davvero.
Un po’ dispiace non aver assistito allo spettacolo offerto dall’amichevole tra Italia e Camerun ieri sera, ma mi sono concesso una serata a teatro. Niente locandiere o malati immaginari, semplicemente un esilarante oretta e mezza in compagnia di Luttazzi. Dunga fa fuori Pato e Ronaldinho e dice che è finito il tempo degli
esperimenti. Lippi, invece, continua a farli e credo senza motivo. Che senso ha chiamare gente che tanto in Sudafrica non ci andrà mai e provare nuove soluzioni tattiche altamente improbabili? Avrà ragione lui, d’altra parte Lippi è campione del mondo in carica Forse il ct ha già la lista dei 23 e l’ha messa lì, nel cassetto del comodino accanto al letto. Oppure no, forse è ancora davvero indeciso su chi portare. In generale, la formazione lui l’ha già fatta: rimangono da decidere i posti che non faranno la differenza, in pratica gli Oddo e Barone di turno. La sensazione è che, in ogni caso, faremo poca strada: non c’è Cassano o Balotelli che tenga, gli altri sono più forti. La Spagna ha tutto, noi abbiamo il portiere, un difensore centrale (perchè l’altro buono vuole stare a casa), un bel centrocampo e un centravanti che può fare la sua porca figura. L’Inghilterra, per dire, ha un “undici” titolare da primo posto: speriamo che a qualcuno venga il raffreddore. Per non parlare dell’Argentina, che può rovinarsi solo per le scelte del suo allenatore. Se arriviamo ai quarti abbiamo fatto tanto.
