Se prima guardavo all’Atletico Madrid con simpatia (i cugini sfigati del Real, ma con una divisa meravigliosa, etc etc…), tra qualche giorno spero di poter avere per loro un occhio di riguardo, se non una passione sfrenata. Pare, infatti, che il club di Madrid sia interessato ad acquisire le prestazioni sportive di Molinaro. Sempre che le sue siano prestazioni sportive e non goffe imitazioni di esse. Per adesso in prestito, m
a con diritto di riscatto. Alla fine, lo ammetto, mi sono accanito anche troppo con Molinaro ed in effetti non è che lui abbia qualche colpa nella recente crisi della Juventus. Anzi, mi si potrebbe far notare che con lui titolare che correva sulla fascia, nelle passate stagioni, i bianconeri non avevano mai passato un periodo così buio. In più, oltre al fatto che adesso gioca poco, non è che chi ha preso il suo posto stia brillando, anzi: Grosso sembra lui travestito da… Grosso e De Ceglie è scomparso dalla circolazione. Molinaro non sbaglia una diagonale, ma non azzecca nemmeno mai un cross: ergo, non dovrebbe far parte della rosa bianconera. Riuscire a darlo via forse non sarà molto, ma almeno è una presa di coscienza del fatto che certi giocatori non sono da Juve, tutto qua. Pensandoci, le vie del calcio sono davvero infinite: un terzino che dovrebbe avere nella Lega Pro il suo habitat naturale prima si fa due anni da titolare nella Juventus e poi riesce ad attirare le attenzioni di altri club piuttosto prestigiosi. Io vorrei sapere sulle basi di cosa, che partite o dvd hanno visto i dirigenti e l’allenatore dell’Atletico Madrid… tra l’altro, girava voce che i colchoneros volessero, oltre a Molinaro, anche Tiago. Fantascienza. A questo punto, allora, mettiamoci anche Grygera, così magari, visto che ci siamo, ci danno Aguero…
Se Ribery a giugno andrà al Real Madrid, il suo amicone Luca Toni è già arrivato a Trigoria ed ha iniziato la sua vita in giallorosso, presenta ai tifosi della Roma come nemmeno l’Ibrahimovic più ispirato avrebbe fatto: “Sono strafelice di essere qua, da quando ho avuto problemi al Bayern il mio desiderio era di venire alla
Roma“. Solo alla Roma, insomma, di cui era stratifoso da bambino, magari. Toniha scelto come numero il 30, quello che aveva a Firenze, quando riusciva a segnare in ogni modo e con continuità incredibile, sforando quota 30 segnature nel 2005/06, la stagione che portò al Mondiale. A Roma ritrova tre compagni che facevano parte della spedizione in Germania: “Sono pronto a mettermi a disposizione della squadra per centrare gli obiettivi dando il mio contributo e cercando di segnare il più possibile. Mi sento da un mese con Totti, De Rossi e Perrotta che mi hanno fatto sentire l’affetto e la fiducia di cui ho bisogno“. Toni cercherà di riconquistare il posto in Nazionale, De Rossi ce l’ha di sicuro, Perrotta è fuori dai giochi, mentre Totti, a quanto pare, se decidesse di tornare in azzurro avrebbe le porte spalancate. A proposito, gustosissima la querelle Zarate-Totti, in cui entrambi hanno dato dimostrazione di grande signorilità. Magari ne parliamo nei prossimi giorni…
Si muove l’Inter, che già domani potrebbe annunciare l’acquisto di Pandev, interviene sul mercato la Roma, che riporta in Italia Toni, lo fa anche il Milan, che è fortemente interessato a Jovanovic, attaccante dello Standard Liegi. Poco noto al grande pubblico, visto che ha sempre giocato nella periferia del calcio, tra Serbia, Ucraina, Rus
sia e Belgio, è tuttavia nel giro della Nazionale serba ormai da più di due anni. Non è di primissimo pelo, visto che è un classe ‘81, però calcisticamente si puà considerare giovanissimo ed ancora integro e riposato, visto che in pratica gioca stabilmente dal 2006, dato che precedentemente, tra Ucraina e Russia, il campo lo aveva visto col binocolo (12 presenze in tre anni). In Belgio ha trovato la sua dimensione ideale, ma la Serie A non è esattamente la Jupiler League. Un buon acquisto? Di sicuro non si tratta di un fenomeno, sia chiaro, però è anche vero che si svincola a giugno. Dunque, o arriva a fine stagione gratis, oppure per “pochi” euro adesso. Sempre che non si intrometta qualcun’altro, ad esempio il Liverpool, che lo sta corteggiando. Tra l’altro, per fare spazio a Jovanovic, extracomunitario, il Milan dovrebbe prima cedere in prestito il giovane ghanese Adiyah, appena arrivato: per lui pare ci sia già il Livorno. Curiosità: Jovanovic, di nome, fa… Milan.
Sembra proprio che tornerà in Italia. La Roma, a quanto pare, è vicinissima all’ingaggio di Toni, a cui pagherà, appunto, “solamente” lo stipendio fino a giugno… cioè circa 3 milioni di euro. La Roma giocherà dunque con la coppia Totti-Toni. Fossimo nel 2006, chapeau. Peccato che siano passati quasi quattro an
ni e che il primo, seppur regolarmente a rete, sia ormai acciaccato molto spesso e il secondo abbia trascorso questa prima parte della stagione in tribuna o tra gli Amatori del Bayern Monaco. Ranieri voleva una prima punta forte fisicamente e a questo punto la avrà. Toni desiderava tornare in Italia ed anche lui sarà accontentato. Tutti felici, dunque. Magari un po’ meno Vucinic, che troverà, si presume, meno spazio, o Julio Baptista, dato comunque in partenza. Il calcio è davvero strano, pensiamoci un po’. Sono passati poco più di due anni da quando Toni sbarca in Baviera, forte di una valanga di reti segnate in Italia e di un Mondiale vinto proprio in Germania l’estate precedente. La prima stagione bavarese è semplicemente strepitosa: 39 reti in 46 partite, una media assurda. Toni è uno degli attaccanti più forti e desiderati del mondo. Gli dedicano perfino una specie di rap ed è la star dell’Oktoberfest. Poi il secondo anno meno brillante, ma comunque soddisfacente dal punto di vista realizzativo nonostante gli infortuni, ma con un Bayern uscito presto dalla Champions League e superato dal Wolfsburg in campionato. Poi l’arrivo di Van Gaal e Toni diventa un paria, uno da far giocare con gli Amatori e da sbolognare così, gratis, tanto per toglierselo dalle balle. Buon Natale, Toni.
Muscoli di seta… Camoranesi adesso rischia di saltare il Mondiale sudafricano. Il centrocampista della Juventus si è infortunato sabato sera nella gara persa di Bari: non si tratta, come poteva sembrare, di una semplice botta, ma di qualcosa di molto serio. Il muscolo si è infatti lesionato e per riportarlo alla normalità occorreranno tra i due ai
tre mesi. Si va quindi a marzo, come minimo. Innanzitutto è un peccato per la Juve, il cui gioco già dipende in maniera consistente dalle lune (a volte storte) dell’oriundo, senza considerare il fatto che un altro elemento come Sissoko è sempre rotto e che avrà anche la Coppa d’Africa. In nazionale Camoranesi è altrettanto importante, se non altro per il modulo che Lippi potrebbe avere in testa, anche se forse non ha mai brillato come nelle sue più fulgide giornate bianconere. Forse perchè fa anche molto lavoro sporco. La Juventus probabilmente non tornerà sul mercato per sostituirlo direttamente: d’altra parte il suo impiego nel rombo è di per sè già una forzatura, seppur utile e piacevole. Sarebbe meglio, a questo punto, cercare un creatore di gioco, un regista vero. Se dovesse saltare il Mondiale, tuttavia, non si cruccino i sessanta milioni di tifosi (e commissari tecnici) italiani: Lippi schiererà Pepe titolare fisso.
Sarà che le mummie, come aveva detto Lippi, potevano slegare le bende, ma quando si è davvero troppo mummie la cosa si fa difficile. Peggio di così non si poteva fare: primo tempo semplicemente imbarazzante da parte dell’Italia e seconda frazione migliore, ma solo per un calo fisiologico dei verdeoro. La formazione, prevedeva un centrocampo di piedi buoni, ma l’esperimento è durato il tempo di prendere tre reti. La difesa è stata per larghi tratti inguardabile, sia nei centrali che sulle f
asce: Cannavaro e Chiellini troppo spesso hanno dovuto fronteggiare i rapidissimi attaccanti brasiliani, lanciati verso Buffon come saette, Zambrotta non è quello del 2006, Dossena invece temo che sia esattamente quello di stasera. La Juve, modesto parere, farebbe meglio a concentrarsi su Grosso. L’attacco è stata la vera delusione, in ogni suo interprete della formazione iniziale: Toni macchinoso, gemello scarso di quello di un paio di stagioni fa, Iaquinta non pervenuto, Camoranesi che si è fatto vedere solo nel secondo tempo. Hanno fatto molto meglio i subentrati come Gilardino, almeno un po’ più mobile di Toni, Pepe, almeno volenteroso, e soprattutto Rossi, che con un paio di bordate ha scaldato i guanti a Julio Cesar. E’ lui l’unica nota positiva di questa spedizione sudafricana. Nessun dramma, ma rumorosi campanelli d’allarme in vista del Mondiale: sarà meglio che Lippi trovi una formazione-tipo ed insista su quella, facendo magari chiarezza in attacco, perchè ora come ora Rossi deve giocare. Ultima nota: inutile portare Santon se poi lo si tiene in panchina, tanto valeva lasciarlo a Casiraghi.
Sottovalutato da tutti, l’Egitto ci ha invece castigato mettendoci in serie difficoltà per la qualificazione alla semifinale. Ora, non che vincere la Confederations Cup sia questione di vita o di morte, sia chiaro, ma uscendo non faremmo certo una gran figura: in fondo, siamo i campioni del Mondo in carica. Il fatto è che mi sembra che nel gruppo azzurro manchi la condizione fisica, cosa che invece non manca agli egiziani, in grado tra l’altro anche di costruire piacevoli trame di gioco. Da noi il calcio di quelle latitudini è, in pratica, sconosciuto, se si escludono le meteore Mido, Said e, soprattutto, Emam, che arrivò in Italia ad
Udine come “lo Zico delle Piramidi”, o forse Baggio, non ricordo (nda: questo articolo è modificato. Ringrazio Lorenzo Mantelli per la preziosa collaborazione, visto che avevo confuso Emam con Ramzi, anche lui transitato da Udine ma marocchino). Eppure l’Egitto, oltre ad aver in pratica pareggiato col Brasile, ha vinto le ultime due edizioni della Coppa D’Africa e suppongo non per caso. Fare meglio delle varie Nigeria, Camerun, Costa D’Avorio, Senegal, e Ghana è quantomeno sintomo di un movimento calcistico di tutto rispetto. Però ciò non toglie che l’Italia potesse e dovesse fare di più. Le occasioni da gol non sono mancate, ma spesso sono arrivate da palle lunghe: la manovra è stata spesso troppo lenta e macchinosa, in particolare Pirlo, modello moviola e insolitamente impreciso. In difesa, poi, la coppia Cannavaro-Chiellini è stata a tratti imbarazzante, e questo per la Juve 2009/2010 non è certo un bel segnale. E’ mancata anche la spinta dei terzini, in particolare da parte di Zambrotta: tanto valeva mettere dentro Santon. In attacco, ho condiviso la scelta di Lippi di schierare inizialmente tre punte di movimento, veloci ed interscambiabili, anche se alla fine questo non ha portato a grandi risultati. Adesso la qualificazione è difficile: bisogna fare meglio dell’Egitto o, in alternativa, superare il Brasile con due reti di scarto. Difficile, ma non si sa mai.
Io sono, nel calcio, una persona molto legata alle tradizioni. Da tifoso bianconero, ancora adesso guardo con malcelato sdegno al nuovo logo della Juventus e a inserti e numeri gialli. Per esempio, ma potrei continuare con la gioia per la maglia di riserva rosa, l’apprezzamento per le maglie celebrative come quella granata dell’Arsenal, Milan e Inter del centenario… Ma le divise che ha l’Italia in questa Confederations Cu
p quanto sono brutte? Che poi non sono brutte nemmeno le magliette, in realtà. E’ il colore dei pantaloncini e dei calzettoni che proprio è inguardabile. Ma, detto questo, qualche riflessione sulla partita: Rossi va fatto giocare. E’ uno che salta l’uomo, ha un gran tiro ed è funzionale al modulo che ormai Lippi ha scelto. Iaquinta sempre prezioso, ma meglio all’ala destra anzichè a sinistra: si è fatto preferire a Camoranesi, fuori forma come sempre quest’anno, ma a valori assoluti schiererei sempre l’oriundo. A centrocampo bene così, bene anche Montolivo, ma ipotizzare il contemporaneo impiego di Pirlo, De Rossi e del viola sarebbe troppa grazia: Gattuso servirà. In difesa a tratti si è ballato perchè paradossalmente la coppia Legrottaglie-Chiellini non è sembrata particolarmente affiatata, ma si è visto un discreto Grosso, quasi in versione Germania 2006. Le indicazioni, insomma, sono buone, adesso c’è l’Egitto, che ieri ha messo paura al Brasile.
Qualche riflessione a freddo sull’amichevole con il Brasile di martedì sera. Per stare in nazionale ci vogliono gli attributi. Montolivo per ora li tiene nascosti, almeno in azzurro. Poi, non ci si può presentare, nemmeno in amichevole, con Pepe. Non scherziamo, per favore, va bene, c’è il discorso degli equilibri di squadra, forse se lo starà pure meritando, ma potrà giocare contro San Marino, Andorra o la Moldova, non contro il Br
asile. E che Brasile, poi. Calcio alla massima potenza, dal punto di vista tecnico, ma anche atletico: la prima azione splendida, sporcata da una deviazione di Legrottaglie, ma comunque notevole. Il secondo gol ha visto un addormentato Pirlo perdere una palla la limite dell’aria e un Robinho che ha tenuto in scacco l’intera difesa prima di segnare. Buffon, tra l’altro, non è davvero più lui, ma anche lo stesso Pirlo ha giocato a ritmi più bassi del solito, Toni non segna più, Di Natale soffre cronicamente i grandi palcoscenici. Almeno Rossi ha fatto vedere qualcosa e i due esterni Zambrotta e Grosso hanno disputato una partita di livello. L’Italia non ha scuse, è stata una brutta prestazione: molle, impaurita, sottotono, l’Italia dell’estate del 2006 è davvero lontana. Ma, è bene dirlo, il match di ieri non dava nè tre punti nè una qualificazione, si giocava per la gloria. Forse ci servono gli stimoli. Speriamo sia così.
Per l’attacco della Roma, in questi giorni, è stato fatto più volte il nome di Lukas Podolski. Classe ‘85, esordì giovanissimo in un Colonia che retrocesse nonostante le sue 10 reti. Nella stagione successiva, nel 2004/05, segnò 24 gol nella Zweite Liga riportando la sua squadra in A e guadagnandosi la chiamata in nazionale. Un’altra discreta stagione in Bundesliga e poi la chiamata del Bayern Monaco, la squadra dei sogni per ogni calciatore tedesco. In forza ai bavaresi nel 2006, non è mai riuscito a diventare titolare fisso, giocando poco e segnando ancora meno. Negli ultimi due anni poi, con gli arrivi di Toni e Klose, il suo minutaggio è ulteriormente diminuito. Ormai è un attaccante da una ventina di presenze e 4-5 gol a stagione. Uno spreco ed un vero peccato, visti i numeri degli esordi e visto il suo talento. Che, ironia della sorte, ha s
empre dimostrato in Nazionale, nonostante Podolski sia polacco di nascita. A soli 23 anni, ha già collezionato 60 presenze condite da ben 31 reti: insomma, cifre da vero bomber. Ma, come già detto, al Bayern Monaco non trova spazio, e il prossimo anno potrebbe essere anche peggio, visto che la società bavarese starebbe per ufficializzare l’arrivo a parametro zero di Ivica Olic. Per l’attaccante di origine polacca, l’estate del 2009 potrebbe essere quella giusta per un trasloco. La Roma, a mio avviso, potrebbe essere un approdo ideale, considerando anche il fatto che Podolski può giocare benissimo come trequartista, come ha dimostrato in Nazionale. Dotato di fisico, buona tecnica e di un gran tiro, con esperienza internazionale e soli 24 anni di età, potrebbe essere il vero affare del calciomercato estivo, se non si accaserà prima, come si sente in giro, all’Amburgo o al Colonia. E sarebbe un peccato, perché Podolski meriterebbe ben altri palcoscenici. La cifra per portarlo via da Monaco non è eccessiva e si aggira sui 10 milioni di euro, soldi che, al momento, la Roma non può però permettersi, ma che non spaventerebbero altre squadre. In tempo di crisi, insomma, Podolski sarebbe un investimento su cui puntare.
