Diego saluta

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Se sapesse allenare sarebbe un grande allenatore. Scherzi ed espressioni lapalissiane a parte, Diego Armando Maradona non è più il commissario tecnico della “sua” Argentina. La notizia era nell’aria, ed è stata ufficializzata da un portavoce della federcalcio di Buenos Aires, secondo il quale “non c’erano le condizioni”. per il rinnovo del contratto. Non si capisce bene se non ci fossero da parte di Maradona o da quella della federazione. Fatto sta che si è chiusa un’avventura piuttosto turbolenta, sicuramente non anonima, esattamente come ci si poteva aspettare, tra clamorose sconfitte, vittorie sofferte, esclusioni eccellenti, polemiche, giocate da ricordare ed un Mondiale da cui l’Argentina è uscita troppo presto e soprattutto malamente. Il materiale umano era eccellente, l’attacco, in particolare, era sontuoso: ma a calcio si gioca in undici e forse Diego se l’è dimenticato. Forse, quando era in campo, non gli è mai importato chi fossero gli altri: Maradona più altri dieci, tanto bastava a far preoccupare gli avversari. E dire che a disposizione aveva il suo unico potenziale erede, quel Messi che però dal punto di vista caratteriale non è ancora da Pallone d’Oro, e chissà se mai lo sarà. Non è detto che un grande giocatore diventi un grande tecnico: Maradona è l’esempio classico e non credo che riproverà a cimentarsi in panchina, di sicuro non al di fuori della sua Argentina. Che, comunque vada, vorrà per sempre bene al suo numero 10 più celebre. E poi, dando un’occhiata alla foto qui sopra, tutto questo può considerarsi un successo.

Puyolè

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Bene: primo Mondiale in Africa, finale inedita, vincitore al primo trionfo in questa competizione. La Spagna ha meritato la finale? Non si arriva in fondo per caso, quindi la risposta è sì. Anche se la parte della “rivelazione” l’aveva recitata la Germania (se così si può definire una squadra che molto spesso arriva in fondo): gente che arrivava da campionati deludenti ma capace di trasformarsi durante il Mondiale, nuovi talenti in rampa di lancio, onesti mestieranti del pallone, giocatori dalle origini più svariate. Contro Inghilterra e Argentina era bastato, eccome. Contro la Spagna no: le Furie Rosse hanno avuto la meglio sulla Giovine Germania. 1-0, risultato ormai classico per una squadra che una rete riesce a farla, e che difficlmente poi la prende. Anche perchè, gli spagnoli sono ottimi palleggiatori capaci di tenere palla per buona parte della partita: non è certo facile creare occasioni buone per chi se li trova di fronte. Onore alla squadra di Del Bosque, tecnico che, in pratica, non ha potuto finora schierare Fernando Torres, almeno quello vero. In compenso segna Villa, e lo fa quasi solo lui: solo Iniesta e ieri sera Puyol lo hanno imitato. Domenica la sfida finale tra Spagna e Olanda: favorita la prima, ma per me vince la seconda. La butto lì. D’altra parte, nelle possibilità dell’Olanda io ci ho sempre creduto.

Olanda non per caso

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Pronostico rispettato: l’Olanda è con merito la prima finalista di questo Mondiale. Se ad aspettarla ci sarà la Spagna, non reciterà la parte della favorita, se invece dovesse avere la meglio la Germania, allora sarebbe davvero una partita da 1X2. Ad ogni modo, onore all’Uruguay, squadra che finalmente ha onorato il proprio blasone dopo anni, anzi decenni, di vacche magre. Merito di Tabarez, ma non solo: nella Celeste vista in questo torneo c’è qualche elemento che meriterebbe palcoscenici più prestigiosi con la squadra di club. I talenti olandesi, invece, già vestono casacche importanti e questo può essere il segreto delle fortune degli arancioni. Inter, Bayern Monaco, Arsenal e Liverpool: quando durante l’anno giochi con certe squadre per determinati obiettivi, affronti un Mondiale con più serenità. All’Italia questo non poteva accadere… Ad ogni modo, stasera c’è l’altra semifinale: si potrebbe giungere ad una finale inedita, quella tra Spagna ed Olanda, ed a quel punto sarà inedito per forza di cose anche il vincitore. E tutto questo si aggiunge al fatto che per la prima volta sarà sicuramente una squadra europea a trionfare lontano dal Vecchio Continente. Ovviamente aAnche se in finale arrivasse la Germania, forse la vera sorpresa, almeno tra le grandi, di questo Mondiale. Che forse non sarà ricordato come il più belo di sempre, anzi, ma che almeno non è stato avaro di sorprese.

Non è uno sport per idioti

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Non credo che l’ottimo Sneijder abbia davvero definito Maradona e Dunga degli “idioti”: da cervello del centrocampo dell’Olanda e dell’Olanda, si suppone che il giocatore in questione non manchi di materia grigia. Ed è sicuramente così. I tecnici che guidavano rispettivamente Argentina e Brasile in questo Mondiale forse non saranno dei maghi della panchina ma proprio idioti non saranno. Comunque, in finale ci può andare l’Olanda del ben più anonimo Bert van Marwijk. Il ct in questione non ha l’estrosità del Pibe de Oro nè i vestiti pessimi dell’ex centrocampista di Pisa, Fiorentina e Pescara, ma ha creato un’Olanda solida, come mai si era vista prima. Di talenti ce ne sono, soprattutto in avanti, e pur senza davvero incantare mai la finale è lì, ad un passo. I tulipani ogni tanto si prendono dele pause, anche lungo un tempo, come contro il Brasile, ma quando al lavoro oscuro degli operai segue la fiammata del giocatore di talento, allora possono essere guai per tutti. Nella partita di oggi l’Olanda parte con i favori del pronostico e se devo dire la mia, sono d’accordo. L’Uruguay ha fatto bene, certo, però si trova in semifinale per un calcio di rigore sbagliato ad un  secondo dalla fine. Nel calcio ci vuole fortuna, più che in altri sport, soprattutto in questi tipi di competizione, in cui un episodio favorevole può cambiare il destino. Se succede, che sia  Uruguay, altrimenti, per me la prima finalista è l’Olanda. Ad ogni modo, un francobollo di terra fertile di talento calcistico si giocherà il Mondiale. Non l’avrebbe detto nessuno appena un mese fa.

Non è una sorpresa

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E così, una tra Olanda e Uruguay arriverà in finale. Sinceramente, me lo aspettavo prima dei quarti e sono contento che siano queste due squadre a giocarsi l’accesso alla partita decisiva di questo Mondiale. I sudamericani non sono belli da vedere, però in questa competizione si sono dimostrati una squadra solida. In più, anche la fortuna sembra tifare Uruguay: l’espulsione di Suarez è, conti alla mano, il miglior rosso speso di sempre. Pazienza per il Ghana, rimane comunque, la consapevolezza di avere certi elementi da cui ripartire, anche se la strada verso la vittoria finale di una squadra africana sembra ancora lunghissima. L’altro quarto ha visto l’Olanda far fuori il Brasile: risultato a sorpresa per molti, ma forse non è proprio così. L’Olanda è una squadra che vince anche se non è bella come al solito, che si è qualificata al Mondiale vincendo tutte le partite delle qualificazionie e che nel girone ha fatto nove punti su nove. E poi, ha un reparto d’attacco di assoluto livello: Robben-Sneijder-Van Persie e Kuyt non li hanno tutti. Noi sicuramente no, tanto per dire. E nemmeno il Brasile, visto che ha messo in campo il gemello scarso di Kakà. E poi i verdeoro ha in mezzo il grandissimo Felipe Melo: nel primo tempo inventa una verticalizzazione da manuale del calcio, nel secondo contribuisce alla prima rete olandese e poi si fa espellere calpestando Robben. Un mito.

Villa, che guai per il Paraguay

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Credo che tutti si aspettassero uno spettacolo migliore dalla partita di ieri sera. In teoria, di fronte c’erano due delle nazionali più abituate al gioco a terra, al possesso palla. Una ha fatto la sua solita partita, l’altra si è arroccata dietro, come se fosse stata l’Italia. La prima, ovviamente, è stata la Spagna, l’altra il Portogallo. Nessuna colpa per Queiroz, però: credo abbia fatto tutto sommato la scelta giusta, perchè ha cercato di non regalare il centrocampo agli avversari, di solito capaci di appropriarsene lo stesso. Comunque, i lusitani hanno anche impensierito qualche volta Casillas, anche se il grosso delle azioni si è vista dalla parte opposta. Sontuoso Villa, al di là della rete: quell’uomo è una minaccia costante. Per la sua carriera, peccato sia arrivato incomprensibilmente in un top team solo adesso. Deludente Fernando Torres, pallida controfigura del giocatore che tutti conosciamo, ma almeno lui stava male. Bocciato senza attenuanti invece Cristiano Ronaldo, che non è andato oltre un paio di punizioni da distanza siderale. Da punta, poi, la palla non l’ha proprio vista, ma se lo deve fare lui quel ruolo, per il Portogallo non è un buon segno. D’altra parte, la miglior punta lusitana che io ricordi è stata Nuno Gomes, e non dico altro. Ma si sapeva. Si sapeva anche che la Spagna quest’anno partiva da favorita: dietro l’angolo-Paraguay c’è già la semifinale.

Orrori arbitrali

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Certe cose te le puoi aspettare quando a decidere le tue sorti è un arbitro guatemalteco, oppure Ovrebo. Non quando a dirigere la gara hai Rosetti & Co. Ed invece Ayroldi, stavolta, ha toppato clamorosamente: tra Tevez e la porta non c’era proprio nessuno. Non un giocatore, figuriamoci due. Fuorigioco clamorosamente solare e altrettanto clamorosamente non visto. Interminabili quei momenti di attesa, e quel conciliabolo, prima che Rosetti si avviasse verso centrocampo. Ok, probabilmente il Messico non avrebbe retto alla forza d’urto dell’Argentina, però questo non c’entra. Questo quarto di finale è stato deciso, in parte, da un grave errore arbitrale. Anche l’altra squadra che ha passato il turno e che guarda caso si troverà di fronte l’Argentina, cioè la Germania, ha goduto di una svista altrettanto clamorosa: il tiro di Lampard era dentro, ma era dentro di un bel pezzo. Per la serie “corsi e ricorsi storici”… Sarebbe stato il 2-2, e qua, davvero, sospetto che avremmo assistito ad un’altra partita, se non altro per il fattore psicologico a favore dell’Inghilterra. Invece nulla e nel finale la Germania addirittura dilaga in contropiede. Inglesi fermi, sulle gambe, è il tramonto di una generazione che sembrava promettere tanto e che non ha vinto nulla. Lampard, Terry, Gerrard, Cole (entrambi), Ferdinand, Carragher e perchè no, anche Barry e Carrick. Oltre a Owen, quello che doveva essere il più forte e che invece si è perso per primo. Chi di loro andrà al prossimo Mondiale, lo farà da “vecchietto”. E’ rimasto solo Rooney, dietro di lui il diluvio.

Tutti a scommettere!

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Adesso sappiamo come saranno gli ottavi di fnale: ce ne sono alcuni di gran lusso, tra rivalità storiche e territoriali, mentre ci sono anche partite dall’esito scontato, o con protagonisti poco quotati. Fatto sta che una tra Corea del Sud, Stati Uniti, Uruguay e Ghana andrà in semifinale, e sarà comunque una manna per chi supererà ottavi e poi quarti di finale da quella parte del tabellone. Ma passerei ai pronostici, che come sempre non azzeccherò: tra Uruguay e Corea del Sud il cuore mi dice Celeste, e voglio dargli ragione. Stati Uniti-Ghana la vedo francamente come una partita indecifrabile, però credo nella crescita del movimento a stelle e strisce, dunque voto per Donovan e compagni. Tra Germania e Inghilterra il cuore mi dice la seconda, ma stavolta cambio e dico Germania, che nel complesso è più squadra. Olanda-Slovacchia sembra l’ottavo di finale dall’esito più scontato e non credo che dopo averci fatto fuori Hamsik e soci riusciranno a fare lo stesso con i tulipani: Olanda, tutta la vita. Anche su Brasile-Cile pochi dubbi: avanti i verdeoro, così come l’Argentina contro il Messico. Tra Paraguay e Giappone non saprei, ma scelgo i sudamericani. Dunque, secondo il mio pronostico, quattro delle otto squadre ai quarti verranno dall’America Latina… Manca una partita, il derby iberico, che andrà alla Spagna. Che però poi non vincerà il Mondiale. La butto lì. Ma siccome non ne indovino mai una, a Madrid potrebbero anche già iniziare a fare i caroselli.

C’era una volta

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C’era una volta una squadra che aveva il miglior portiere del mondo, un difensore centrale insuperabile, due terzini che mangiavano le fasce, un mediano che catturava centinaia di palloni, un regista in grado di inventare gioco in ogni occasione e un centravanti che per buttarlo giù lo dovevi prendere a spallate, se ci riuscivi. Quella squadra regalò alla nazione una gioia immensa. Si muoveva come un blocco unico ed in un mese intero subì solo due gol. In quel gruppo, poi, segnavano tutti. Quella squadra oggi non c’è più. C’è chi ha abbandonato quella maglia, c’è chi è invecchiato, c’è chi si è perso per strada. Chi è venuto dopo ha avuto più paura, ha avuto le gambe deboli, o per timore o per fatica. Non ci sono più stati gli occhi della tigre, non correva più nessuno, e se succedeva, erano corse a vuoto. Fermi, in attesa che qualcosa succedesse, e disattenti, anche nelle occasioni in cui in controllo della situazione sembrava più facile. L’uomo che li metteva in campo, poi, sembrava avere sempre le idee troppo confuse, quando pochi anni prima riusciva ad azzeccare ogni mossa. Andavano sempre in svantaggio, quelli nuovi. A volte recuperavano, ma non riuscivano mai a vincere: eppure, erano più forti di quelli che avevano davanti. Sembravano tirar fuori energie nascoste, ma solo quando ormai era troppo tardi. Gettarono al vento facili occasioni, e così arrivarono ultimi. Tornarono a casa, a capo chino, consapevoli di non aver onorato quei colori che portavano addosso.

Ottavo di lusso

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La Germania non brilla, il Ghana nemmeno e dunque come primi passano i tedeschi che, forse, ne avrebbero anche fatto a meno. Passi come primo e rimani fregato. Eh sì, perchè il tabellone adesso prevedere un ottavo di lusso tra Inghilterra e Germania. Affascinante, non c’è che dire: dovessi azzardare un pronostico, proprio io che non ne azzecco mai uno, punterei sui tedeschi. Se non altro, hanno dimostrato di avere un gioco, cosa che gli inglesi ancora non hanno fatto. Forse lo fanno di proposito, per tenere un basso profilo, ma dubito. Capello, comunque, è riuscito a centrare l’obiettivo minimo dopo aver sudato freddo, anche se i sudditi della regina si aspettano il colpo grosso. Sarà dura, ma un po’ faccio il tifo per loro. L’altro ottavo deciso oggi sarà quello tra Ghana e Stati Uniti: chi passerà, avrà davvero fatto qualcosa di storico. Oltreoceano stanno iniziando ad apprezzare questo sport bislacco che è amato ovunque, anche se per loro rimarrà, giustamente, soccer anzichè football. Donovan e soci sono una squadra fisica, cosa che si può decisamente dire anche dei ghanesi, unica squadra africana rimasta ancora in corsa. Nonostante evidenti limiti tecnici, possono sognare di entrare tra le migliori otto del mondo. In fondo, un intero continente farà un po’ il tifo per loro.