Avrei preso l’altro

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Uno dei momenti più belli del calcio, a mio avviso, è quando di quello giocato non ce n’è: il mercato. Quello di ripoarazione ha preso il via e c’è chi ha già fatto delle operazioni. Prendiamo la Juventus, ad esempio: non si può dire che abbia fallito il mercato estivo, però ha diversi esuberi e dopo il cambio di modulo operato da Conte si ritrova con la coperta corta in certi ruoli. Dovrebbe arrivare Caceres e forse anche Pizarro: due ottimi ricambi, con il primo che potrebbe anche candidarsi ad un posto da titolare. Queste sono operazioni sensate, l’arrivo di Borriello un po’ meno. Prenderà il posto di Toni, Amauri e Iaquinta: tre che non hanno mai giocato. Ce n’era bisogno? L’affare è low cost, va detto, ma anche low quality, per quanto mi riguarda. Si tratta di un giocatore che non aggiunge niente al reparto avanzato a disposizione di Conte. Già non gioca Quagliarella: adesso gli spazi là davanti diventeranno ancora più angusti. Occhio a possibili malumori. Rimanendo al giro delle punte, in attesa di Tevez e della possibile partenza di Pato (due affari che sembrano decisamente collegati), Gilardino ha lasciato la Fiorentina e si è accasato al Genoa. Non che in viola potesse sognare chissà che cosa, ma mi sembra un altro passo indietro. In pratica, a nemmeno 30 anni il miglior attaccante italiano della sua generazione ha tirato i remi in barca. Non è mai stato un fenomeno Gilardino, ma non si segnano 140 me passa gol in A per caso: ecco, allo stesso prezzo fossi stata la Juventus al limite avrei preso lui. Si muoverà meno, ma la butta dentro un po’ di più rispetto a Borriello. Che alla stessa età ne ha fatti quasi 100 in meno.

La musica non cambia

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La Juventus continua a rimanere in vetta, ma allo stesso tempo il Milan tiene il passo. Pare proprio che la prossima scudettata uscirà da questo duello. Oppure c’è da dare credito a Udinese e Lazio? O, addirittura, potrà reinserirsi nella lotta tricolore anche questa Inter in netta ripresa? Difficile, ma le partite sono tante: per un piazzamento-Champions c’è da considerarla. Per il resto, si vedrà. Mi preme piuttosto dare uno sguardo indietro, nella colonna di destra, dove si trova la Fiorentina. Già, proprio la squadra dei Della Valle, quelli del tavolo della pace (utilissimo), quelli del terzo tempo (durato un mese, forse meno), quelli, più che altro, del progetto. Anzi, Progetto. Mihajlovic non c’è più, proprio come voleva la curva, eppure i viola rimangono laggiù. C’è chi è rimasto ma è scontento, c’è chi è rimasto ma le cui prestazioni si notano più in discoteca che in campo, c’è Boruc che non vale metà Frey, c’è una squadra modesta, va detto, che sta rendendo anche meno del previsto. Al massimo la Fiorentina poteva ambire ad un piazzamento in Europa League: di questo passo farà bene a guardarsi indietro. Delio Rossi non è un mago e il problema non era Mihajlovic: i tifosi volevano il bel gioco, ma adesso servirebbero punti. Ma almeno i Della Valle hanno fatto contenti i tifosi: sono partiti con un allenatore di cui non erano convinti, ingaggiando poi quello che piaceva a chi va allo stadio. Che sarebbe comunque arrivato nel 2012. Bel progetto. Anzi, Progetto. Scusate.

Tenetevi i tre milioni

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Tevez cerca di dare il buon esempio in tempi di crisi e si taglia lo stipendio. D’altra parte lo fa per approdare in Italia dove, si sa, la crisi c’è, e di brutto. L’affare si farà, mancano i dettagli. Tevez è di fatto un giocatore del Milan, che sostituisce così Cassano con un giocatore che a mio avviso gli è superiore, anche se non stiamo parlando di un fuoriclasse. Il Milan l’uomo in grado di spostare gli equilibri ce l’ha già e si chiama Ibrahimovic. Ma Tevez darà il suo contributo: se non altro arriverà a Milano ben riposato. Lider maximo nei primi Manchester City degli sceicchi, aveva incantato nei primi due anni, poi qualcosa si è rotto. Prima voleva tornare in Argentina, poi ci ha ripensato, alla fine è finito fuori squadra anche perché Mancini poteva fare a meno di lui. Ad Allegri invece farà molto comodo, sempre che non ricada nel solito vizietto di spaccare lo spogliatoio (e magari anche qualcos’altro). Quello del Milan è l’ambiente giusto per redimersi, si sa. Cassano si era calmato, Robinho balla e canta, sì, ma solo con Pato e Boateng. Ronaldinho si annoiava così tanto che se n’è tornato in Brasile. Insomma, tranne clamorose soprese Tevez se ne starà buono e darà il suo contributo. Con lui, pochi discorsi, il Milan è tornato in pole per lo scudetto, stavolta senza discussioni. In attacco fa davvero paura. E non è una battuta, anche se lo sembra.

L’intoccabile

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Premessa: la cosa più bella del weekend calcistico l’ha fatta in quel di Catania Ibarbo, che con un gol tirato fuori dal cilindro ha regalato tre punti d’oro al suo Cagliari. La potenza esplosiva c’è, ci sta anche che non sia male tecnicamente. Mi dà l’idea di non essere uno che si mangia troppi gol davanti al portiere ma il guizzo ce l’ha e magari il ragazzo si farà. Si è fatto ormai invece Marchisio, sempre più decisivo per le sorti della Juventus, che ha goduto anche di un rigore inventato nel match contro il Cesena (ma va detto anche che, ad onor del vero, i romagnoli dovevano essere in 10 già da tempo) e che ha riconquistato la vetta dove si erano appollaite Milan e Udinese. Per gli uomini di Conte il prossimo impegno sarà contro la Roma. Ecco, appunto, un pensiero per i giallorossi: in tv e sui giornali Luis Enrique è difeso ad oltranza ma ho il sospetto che ciò accada solo perché arriva da Barcellona. Viene visto come l’alfiere iberico del bel calcio in un paese che odia il possesso palla ma che adora il gioco di rimessa. Sono contro gli esoneri dopo una manciata di partite, ma se un tecnico sta facendo male, che lo si dica. Può darsi che la sua Roma giochi bene e che l’abbia fatto anche a Firenze (a dir eil vero nelle sintesi non ho visto un solo tiro in porta ma vabbè…), ma è tornata a casa con tre reti sul groppone. In più, per quanto tra i giallorossi ci siano giocatori di valore, sembra che la squadra sia stata fatta un po’ a caso, con diversi doppioni e qualche ruolo scoperto. Ma forse sono io che mi sbaglio. O magari, semplicemente, in tutto questo Luis Enrique non c’entra.

SP7

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Cose che un anno fa non sarebbero mai state pronosticabili: Krasic è ormai nella storia della Juventus (nel senso che di lui ormai si parla al passato), mentre Pepe ha il posto fisso. Dell’umoralità del serbo ho scritto già, nel frattempo il suo procuratore lo sta dirottando all’estero e Conte non sembra credere per niente in lui. Pepe, invece, si è guadagnato i galloni da titolare in virtù della sua disciplina tattica e del suo spirito di abnegazione. C’è riuscito anche perché la concorrenza non era irresistibile: detto di Krasic, Elia è un altro bocciato, Estigarribia è da ultimi venti minuti e Giaccherini è oggettivamente mediocre, il peggiore dell’intero lotto. Ma Pepe ci ha anche messo qualche gol e giocate interessanti. Sia chiaro, non è Robben ed è inferiore ad un Krasic in giornata-sì, probabilmente avrà un calo a breve, ma al momento è davvero un giocatore prezioso per la Juventus, ed è anche grazie al suo rendimento attuale che la squadra scende sempre in campo con il 4-3-3. Per questo, credo che Prandelli dovrebbe portarlo all’Europeo. Ad oggi è l’unico che potrebbe permettere al ct una variazione sul tema rispetto al solito 4-3-1-2. E’ un’ala e in Italia non c’è nessun fenomeno in quel ruolo: c’è Pepe, facciamocene una ragione. Ma mica deve partire titolare anche in azzurro.

Le regole del gioco

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Siamo arrivati al punto da vedere una sconfitta di misura contro il Barcellona come un risultato di cui essere soddisfatti. Facendo una sintesi mi pare che le cose stiano esattamente così. E non mi piace, non mi piace nemmeno se sono juventino e non milanista. Non mi piace, essenzialmente, perché anche Messi e compagni, nonostante i campionati e le coppe vinte, hanno due gambe e due braccia come tutti gli altri. Di “marziani” in campo ce n’era uno, proprio lui, e mettiamoci anche Xavi. Intendo giocatori che saranno ricordati per sempre come grandissimi nella storia del calcio. Tutti gli altri erano ottimi o buoni giocatori, che però hanno avuto ieri sera, e di solito ce l’hanno sempre, la capacità di trovarsi ad occhi chiusi. Servono i piedi, vero, ma a quei livelli non dovrebbe essere quello il problema. Serve sicurezza nei propri mezzi, serve tanta corsa e coordinazione tra i reparti. Cose che non sono innate, a differenza del talento: ci si lavora su nel tempo. Il gioco del Barcellona si basa su un dato di fatto e su una regola da rispettare. Finchè hanno palla loro gli altri non segnano. Questa la certezza. La regola invece, dice di passare la palla se si è pressati e di guadagnare metri se invece non lo si è. Se ci pensate sono cose in grado di fare anche gli essere umani. Detto ciò, per battere la squadra di Guardiola non è necessario rispondere con la stessa moneta. Si può anche giocare di rimessa, facendo le barricate o alzando la palla. Ma lo si deve fare bene, in blocco. Ecco perché una sconfitta contro il Barcellona deve rimanere pur sempre una sconfitta.

Italietta

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Stavolta niente SuperMario, niente Pazzini, niente di niente. E anche poco Uruguay, a dire il vero. Tuttavia, ai sudamericani è bastato quel gol ad inizio partita per vincere una partita dalla quale era lecito aspettarsi un po’ di più. Perché si trattava di un test importante per i ragazzi di Prandelli: non bisogna dimenticare che, ad oggi, l’Uruguay può essere considerata una delle Nazionali più forti del globo (e davanti non poteva contare su diversi elementi di spicco). Ecco, questa Italia è sembrata intimorita ed incapace di reagire di fronte ad una squadra di livello e ben messa in campo. Contro la Polonia era bastato un ottimo Balotelli, contro certi avversari serve altro. Agli Europei manca ancora molto in termini di mesi, vero, ma di test ne sono rimasti pochi e gli uomini a disposizione sono questi, c’è poco da fare. Se la luce di Pirlo si spegne, l’Italia resta al buio, tanto per dire. Osvaldo sembra poca cosa e, nel complesso, la nostra Nazionale non dispone di fuoriclasse. Quelli ce l’hanno gli altri, non noi. Le cose cambiano, ma non è solo un male nostro, va detto: pensiamo alla Francia, alle prese con un ricambio generazionale pari al nostro. Le favorite sono altre ma, forse, per noi è meglio così. Partiamo a fari spenti e poi chissà, mai dire mai.

Mario, diventa Super!

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Leggo di una Nazionale di centravanti, senza fantasisti o comunque seconde punte, viste le forzate indisponibilità di Rossi e Cassano. Tra l’altro i due ci saranno in Polonia e Ucraina? Entrambi potrebbero farcela, starà poi a Prandelli decidere sulle loro convocazioni. Certo, se pensiamo che in pratica tutte le qualificazioni sono state fatte con loro due lassù, c’è da credere che il ct quei posti li terrà prenotati per loro fino all’ultimo. Tuttavia credo che quello che leggo in giro non sia del tutto vero, perché l’Italia ha comunque una seconda punta di livello, sempre che ci sia con la testa. O almeno sono io che lo vedo così, più lontano dalla porta: mi sto riferendo a Balotelli. Ormai siamo arrivati alla resa dei conti: out Rossi e Cassano, Mario ha l’occasione per dimostrare davvero chi è. Arriverà agli Europei da quasi 22enne, giusto in tempo per decidere cosa essere: un clamoroso bluff o un grande campione. Ancora alla ricerca del primo gol azzurro, Balotelli i numero li ha, a volte lo frega la testa, ma con un fisico del genere e con i piedi raffinati che si ritrova dovrà prendersi la Nazionale sulla spalle, almeno negli ultimi trenta metri. Anche perché è impossibile che nel frattempo vengano fuori nuove soluzioni: gli uomini di Prandelli sono questi, con buona pace di Di Natale, suppongo.

Avanti un altro

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In questa Italia in crisi sembra esserci un mercato del lavoro mai saturo, nel quale in tanti riescono a trovare occupazione. Quello dell’allenatore di calcio. Inizio a perdere il conto delle panchine saltate in Serie A: la Fiorentina ha da poco esonerato Mihajlovic per prendere Delio Rossi ed è da poco ufficiale l’ultima di Cellino, ossia l’allontanamento di Ficcadenti. Al suo posto dovrebbe tornare a Cagliari Ballardini, che diventerebbe così il terzo tecnico dei rossoblù nel giro di pochi mesi, perché non bisogna dimenticare che prima dell’inizio del campionato l’allenatore dei sardi era Donadoni, sostuito appunto da Ficcadenti. Torniamo a Firenze: Mihajlovic aveva le ore contate a causa di una classifica non esaltante (frutto anche di una rosa non esaltante, appunto) e di un feeling mai nato con la curva. Delio Rossi già da tempo era il maggior indiziato alla sua sostituzione ed in effetti il pronostico è stato rispettato. Ma potrà fare grandi cose? Per avere usccesso gli basterà non farsi odiare. Non era odiato Ficcadenti, che io sappia, e non gli sono bastati 13 punti in dieci partite  per evitare l’esonero. Insomma, non mi sembrava certo un ruolino di marcia da esonero. Qualcuno mi spieghi il motivo di queste panchine scorrevoli: nessuno ci riuscirà, perché non ce n’è nemmeno uno valido. A meno che, almeno in Sardegna, Cellino non abbia voluto allungare su Zamparini, per adesso a quota due allenatori.

Scende la pioggia

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Niente big match per la Juventus a Napoli. Con la squadra di Mazzarri un po’ affaticata dopo la trasferta di Monaco in Champions League presumo che nessuno, da quelle parti, ne sia particolarmente dispiaciuto. Ma mettiamo da parte la dietrologia, anche se mi piace, e nemmeno poco. Niente partita nemmeno per l’Inter, che dunque non può far altro che rimanere ancorata al fondo classifica. Lassù, invece, continuano ad andare a passo spedito Milan, Lazio e Udinese, grazie alle vittorie ottenute rispettivamente contro Catania, Parma e Siena. Già, il Milan, la squadra che a detta di quasi tutti rimane la grande favorita per lo scudetto. Anche senza Cassano, evidentemente. Inutile ricordare quello che è capitato all’attaccante rossonero, lo sanno tutti. E gli siamo vicini: vero, sarebbe stato meglio rompersi una gamba. Ma il Milan una punta l’avrebbe presa comunque: le ultime voci vogliono Maxi Lopez in arrivo a Milanello, ma rimangono in corsa anche Amauri (a Torino ci sperano, e nemmeno poco), e forse anche Quagliarella (e sarebbe un gravissimo errore da parte della Juventus). Gira anche il nome di Drogba, in declino ma senza dubbio buono per una mezza stagione. Ma la voce più assurda non è per gennaio, bensì per l’estate prossima: Del Piero dirà addio alla Juve (o meglio glielo faranno dire) e potrebbe accasarsi al Milan. Impossibile che accada. Ma d’altra parte vedere il Capitano con un’altra maglia sarà assurdo comunque.