Tutto da rifare

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

Non lo avrei mai detto, ma questa Juventus è riuscita a farmi vivere meglio le sconfitte. Ieri sera, al gol di Gattuso, ho provato un senso di indifferenza e questo non mi era mai capitato. Indifferenza, come se a prenderlo non fosse stata la mia squadra, ma un’altra. Dopo Calciopoli mi ero, se possibile, affezionato ancora di più a quei colori per i quali tifavo da una quindicina d’anni. La risalita, l’entusiasmo per un paio di ottimi campionati con Ranieri, terminati con il terzo e secondo posto, fino all’anno scorso, quando ero sempre stato vicino alla squadra, nonostante tutto. Ma adesso si sta superando ogni limite. Perchè ci si barrica dietro ad un progetto che non c’è e a scuse che non stanno nè in cielo nè in terra, quando è chiaro che è stato sbagliato tutto dall’inizio, soprattutto sul mercato. Vero, il gol del Milan è arrivato grazie ad una orribile scarpata su cui Buffon non ha fatto il Buffon, ma conta poco. Giusto che in Europa ci vada chi merita. L’Udinese, che fa un grandissimo lavoro di scouting, la Lazio, che spende poco o lo fa solo quando ne vale la pena (vedi Hernanes), il Napoli, che con undici uomini contati riesce ad essere terzo… chiunque, tranne la Juve. Che non ha una, e dico una, nota di merito. Nessuno corre, nessuno lotta, nessuno tira in porta, nemmeno. Clamoroso ieri sera, ma zero conclusioni nello specchio si erano già viste (o, meglio, non si erano viste) anche a Lecce.

Fatto Secco

Filed under: Pallonate by: Matteo Innocenti

Intervista passata sotto silenzio ma interessantissima quella ad Alessio Secco apparsa su La Stampa. In pratica, l’ex direttore sportivo della Juventus avrebbe concluso grandi operazioni in entrata, poi andate in fumo per colpe non sue, e non avrebbe mai fallito in quelle andate poi in porto. A suo dire, la società bianconera aveva preso Mascherano a gennaio del 2007: in pratica, quando il centrocampista argentino giocava (poco) nel West Ham, prima del suo trasferimento al Liverpool. Grande, grandissimo colpo per la B, ed anche per la A, pensando ai due presi l’estate seguente: Tiago-Almiron, la coppia meno vista insieme nella storia del calcio. Insomma, Mascherano non sarebbe arrivato perchè la proprietà del suo cartellino era un mix di società e privati e questo andava contro al codice etico juventino, mentre per lo stesso codice etico vanno benissimo, per dire, Andrade. Secco aveva poi chiuso per Cassano, ma per qualcuno non era maturato. E Poulsen? I soldi per Xabi Alonso c’erano, fu proprio una scelta, non una necessità. Bene, ma anche qua Secco scarica la responsabilità sul fatto che le decisione fu collegiale. Per lui, anche la gestione di Calciopoli poteva essere stata migliore. Ma anche qua ovviamente non ha colpe. Insomma, Secco avrebbe fatto grandissimi acquisti, però poi qualcun altro ha sempre messo i bastoni tra le ruote. Aveva anche preso Gianpaolo prima che la società scegliesse Ferrara… Un grandissimo dirigente, allora, peccato che non contasse nulla e che non abbia mai fatto contare abbastanza la sua parola. Secco si è lamentato del fatto che dopo un rapporto di tredici anni è stato allontanato senza nemmeno un “grazie”. Si, appunto, ma “grazie” di cosa? Prima addetto stampa, poi team manager, poi direttore sportivo: mi sa che è lui a doverlo dire.

Basterebbe mezzo Trezeguet

Filed under: Calciomercato by: Matteo Innocenti

In attesa della finale dei Mondiali, uno sguardo al calciomercato. Non che stia succedendo molto, anzi. L’Inter sta bene com’è e valuta la possibilità di cedere (a malincuore, suppongo) Balotelli, mentre ormai sembra poter trattenere Maicon in nerazzurro. Il Milan vive un periodo di austerity e si è limitato, per ora, alle acquisizioni di Yepes e Amelia. La Roma è dietro a beghe societarie, la Fiorentina è ferma, il Palermo pensa a vendere, la Sampdoria, nonostante l’impegno della Champions League non si sta rinforzando. Le vere rivoluzioni, per adesso, sono state in panchina. L’unica società che si sta muovendo è la Juventus, per forza di cose: dopo la sciagurata stagione 2009/10 urgono interventi. A Torino, per ora a Pinzolo, sono arrivati onesti giocatori, non campioni. Ma d’altra parte il calcio non è scienza esatta: a volte pensi di esserti messo in casa un fuoriclasse strapagato e poi ti rendi conto di aver toppato. L’età media si sta abbassando, quello è certo. Si abbasserà ancora di più quando sarà ceduto Trezeguet: dieci anni in bianconero, dieci anni di gol, con due ultime stagioni da dimenticare. Ma la punta vista fino al 2008 è stata di assoluto livello e non a caso il franco-argentino è lo straniero più prolifico della gloriosa storia juventina. Completo, ambidestro, letale di testa ed eccezionale in acrobazia, con un fiuto del gol infallibile. Questo è stato Trezeguet. Per ripartire, alla Juve basterebbe uno forte la metà di lui. Ma dove andrà? Le ultime voci lo vogliono a Napoli: da tifoso bianconero mi metterebbe tristezza vederlo in Italia con un’altra maglia, però in quella piazza lo vedrei davvero bene. Tra età avanzata ed ingaggio pesante, stavolta è davvero giunto il momento dell’addio. Napoli, Argentina, Francia, Inghilterra, Spagna, Emirati Arabi: ovunque andrai, David, buona fortuna. E grazie di tutto.

Oscena anche la Juve che verrà

Filed under: Pallonate by: Matteo Innocenti

Aiuto. Non bastavano le prestazioni sportive al di sotto delle aspettative, diciamo così. Nessuno sembra che voglia venire ad allenare la Juve l’anno prossimo, anche se a questo proprio non ci credo. Analizziamo però i fattori prettamente estetici: facciamo schifo, però almeno dovremmo cercare di farlo con stile. Ed invece no: stamattina leggo la Gazzetta dello Sport e apprendo che “in questi giorni la società deve comunicare alla Nike il marchio da applicare sulle nuove maglie, che avranno le strisce zigrinate”. Via i trattori, ecco probabilmente l’agenzia di scommesse BetClic, che pare però voglia pagare poco. Giustamente, dico io: avere lo sponsor su quella maglia non è che di questi tempi sia motivo di vanto. Eh vabbè, formalità. La vera perplessità è per le strisce zigrinate: le immagine che appaiono digitando “maglia juventus strisce zigrinate” sono agghiaccianti, per non parlare delle anticipazioni sulla divisa di riserva. A questo punto, cambiamo anche il nome della squadra, vi prego. Sono cose da prendere con le molle, vero, però non si sa mai. A proposito di nomi, poi, circola una voce che vorrebbe che l’azienda candidata a dare il nome al nuovo stadio fosse la Conad, che ha già acquistato le aree commerciali. Ottimo, una Juve con quella maglia che gioca alla Conad Arena. Svegliatemi a settembre del 2011.

Zac! E la Juve tagliò Ciro

Filed under: Calciomercato, Coppa Italia by: Matteo Innocenti

Nel momento in cui inizio a scrivere ho appena appreso che Zaccheroni è a Torino e non sembra che sia là per visitare la Mole. E’ atteso a minuti l’annuncio ufficiale: sarà lui l’allenatore che traghetterà la Juventus fino alla fine della stagione. Uno vale l’altro, sia chiaro: il buon Zac andava di moda quando Del Piero aveva le basette da tamarro, Gentile ha vissuto i suoi momenti più gloriosi quando ringhiava attorno ai malleoli del Pibe e in panchina è stato uno dei peggiori allenatori dell’Under 21. Ferrara già prima di ieri sera era un “dead man walking”: il suo destino già segnato e solo novanta minuti (salvo recuperi e supplementari) all’esonero. Chissà, forse se avesse vinto avrebbero anche avuto il coraggio di tenerlo, ma anche ieri sera c’ha messo del suo, non facendo nessun cambio di fronte ad un’Inter arrembante nel finale. Una piccola riflessione sulla partita: i nerazzurri possono recriminare per un rigore solare non concesso, però Balotelli è stato vergognoso, visto che si è prodotto in una serie di simulazioni e lamentele interminabili. Poi ha fatto gol e bravo, bene, bis, applausi. Eh vabbè. Ora in casa bianconera è il turno di Zaccheroni, uno che, tra l’altro, ha sempre basato le sue fortune su moduli che alla Juve non potrà mai usare. Avanti così.

Torna a casa Paolucci

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Alla fine, niente Crespo in bianconero. Invece dell’attempato (massimo rispetto per lui, eh) argentino arriva un prodotto del vivaio bianconero, che ormai da ex promessa si sta trasformando in un mediocre giocatore di Serie A dal minutaggio trascurabile. No, non è Lanzafame, bensì Paolucci. 24 anni, ha sempre giocato nella massima serie, non è mai andato in doppia cifra, ma tra Ascoli e Catania ha fatto due buone annate, mentre tra Udinese, Atalanta e Siena ne ha persa almeno una e mezza. Nota positiva il fatto che la dirigenza non l’ha pagato 3,5 milioni come sembrava che dovesse fare, visto che è arrivato in prestito, rimanendo in comproprietà tra Siena e Juventus. Sul sito ufficiale dei bianconeri (quelli di Torino) ecco come viene presentato il nuovo semiacquisto: “Punta potente e tecnica, dotato di buona velocità e di un ottimo fiuto del gol finora da professionista ha collezionato settantanove presenze, realizzando quindici reti. Paolucci già oggi si allenerà con i nuovi compagni e sarà già a disposizione per la trasferta di Verona”. Insomma numeri importanti. Ironia a parte, di soldi immagino non ce ne siano molti, i dirigenti non è che siano delle volpi e magari servirà contante per un centrocampista. Sempre che la Juve non faccia tornare a casa qualcun’altro buon prospetto proveniente dal settore giovanile. Ma credo che Milanetto ormai sia tutto del Genoa.

Gerontofilia

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La querelle-Lanzafame non ha portato a esiti positivi. La Juventus non riporterà a Torino il prodotto del suo vivaio, che preferisce fare panchina al Parma piuttosto che in bianconero. In effetti, ora come ora, non è che tra le due situazioni ci sia tutta questa differenza. Vice-Camoranesi, punta di riserva: non dico che non potesse essere utile, ma non è certo con lui che la Juve avrebbe risolto i suoi problemi. Numericamente avrebbe aiutato, tutto qui. Ma non era il caso di scatenare un caso del genere, con il Parma indignato per una questione riguardante un giocatore che con tutti gli effettivi avrebbe riscaldato la panchina. Ora, a quanto si dice in giro, la dirigenza bianconera avrebbe messo gli occhi su Crespo, un giovane che si farà. Scherzi a parte, l’argentino è una punta che avrei sempre voluto vedere alla Juventus, quindi nel mio piccolo potrei anche essere contento. L’argentino mi piace da sempre: è completo, in carriera ha sempre segnato ed è uno che non si risparmia. Peccato per un dettaglio, ovvero il fatto che siamo appena entrati nel 2010. Del Piero-Trezeguet-Crespo: un attacco atomico dieci anni fa, uno molto buono un lustro fa, se ci mettiamo dentro anche uno Iaquinta che stava per entrare nel giro azzurro e un Amauri in rampa di lancio al Chievo.

Non torna a casa Lippi

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Marcello Lippi smentisce tutti sul so futuro post-Mondiale: per lui niente Juventus e, soprattutto, non è lui che fin dall’estate decide per conto di altri.“Non sono un burattinaio. Sembra che dietro tutto quello che succede alla Juve ci sia la mia ombra. Non è così. Ferrara? Quando mi hanno chiesto cosa ne pensavo ho detto che per me era predisposto a fare l’allenatore. Aveva personalità, carisma, idee chiare e conosceva l’ambiente”. Quindi solo consigliere. Ha dato anche il suo parere positivo su Cannavaro e Grosso ma qua, in fin dei conti, non gli si può imputare molto: sono due suoi uomini, che parere doveva dare? E anche se in declino, sono arrivati per un tozzo di pane (con i prezzi che corrono…). Perchè sconsigliare certi acquisti? In più saranno tra i convocati per il Mondiale, meglio vederli impiegati in Italia e alla Juve… Dove però non andrà dopo il Mondiale:”Quello che farò non lo so. Io ho detto un miliardo di volte che non tornerò alla Juventus né a fare l’allenatore né il direttore tecnico”. Io non ci credo per niente: tutti gli indizi portano a lui, e magari vorrei che ci tornasse come allenatore, altro che direttore tecnico. Chissà, forse ha cambiato idea, per la serie “col cavolo (per così dire) che torno alla Juve”. Di sicuro ci sarà di nuovo Bettega. Dubito che cambierà qualcosa.

La Juve è Blanc…onera

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L’ufficialità arriva dall’alto, direttamente da John Elkann. Blanc è il nuovo presidente della Juventus. Cobolli Gigli, dopo tre anni e in cui ha rappresentato la società nel suo periodo più buio, dopo aver fatto da “balia” al francese, abile manager ma digiuno di calcio e di lingua italiana, lascia dunque la presidenza. Era nell’aria, ma si dice che non l’abbia presa benissimo, fatto sta che “…sarà Blanc il presidente esecutivo, che riassume tutte le cariche. Il nuovo riassetto non è una novità, ma è un nuovo passo verso un assetto più competitivo. Voglio ringraziare Cobolli Gigli per questi tre anni molto difficili, in cui ha dato tanto. Grazie al suo lavoro, potrà assumere altri incarichi in futuro”. Il ruolo di Blanc sarà quello che in passato ha svolot, con successo, Boniperti, mentre Cobolli, più che altro, faceva un ruolo di rappresentanza. Continuerà ad esercitare i suoi poteri Secco, mentre niente da fare, ancora, per l’arrivo in bianconero di Marotta. Tra un anno, inoltre, probabile, anzi scontato, l’inserimento nella dirigenza di Lippi, magari come “collante” tra società e squadra. Questo è quello che sta accadendo attorno alla Juventus fuori dal campo: almeno là qualcosa si muove, perchè durante le partite i giocatori, invece, sono un po’ fermi. La maggior parte di loro, tra l’altro, non potrà nemmeno riposarsi durante la sosta: quasi certo un nuovo impiego di un blocco bianconero nelle partite dell’Italia…

Spalletti, decisione tardiva

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Quattro anni alla Roma, due Coppe Italia e una Supercoppa ma, soprattutto, un calcio godibilissimo che ha incantato in Italia e anche fuori per almeno un paio di stagioni. Da ieri, però, Spalletti non è più l’allenatore dei giallorossi, visto che ha rassegnato le dimissioni, immediatamente accettate dalla società, che ha virato sul romano doc Ranieri. Il rapporto tra la Roma e Spalletti era in effetti logoro, e il suo addio era nell’aria: nonostante una partenza ottima in Europa League, in campionato i giallorossi sono ancora a zero punti e con sei reti incassate dopo due partite. Ma c’è, ovviamente, dell’altro. tempo fa Spalletti, sedotto dalle sterline del Chelsea, stava per volare a Londra, ma alla fine, legatissimo all’ambiente, decise di rimanere. Quest’estate era stato fatto il suo nome per panchine prestigiose, quella della Juve su tutte, ma alla fine il tecnico toscano non si era mosso. Nonostante alcune voci, tra l’altro, lo volessero allo Zenit. Era rimasto a Roma, convinto che, nonostante l’annunciato ridimensionamento, la squadra che aveva a disposizione fosse competitiva. In effetti, almeno nei titolari, la Roma è una discreta squadra, solo i ricambi a non essere esaltanti. ceduto Aquilani, forse Spalletti si aspettava qualche acquisto, ed invece nulla: quando poi, durante l’ultima giornata di campionato, si è visto recapitare un quarto portiere già infortunato ed una giovane promessa di rientro dall’Inghilterra, ha deciso che era giunto il tempo di mollare la spugna. Peccato per lui che in questa stagione non potrà allenare in A, avendo già guidato la Roma in due partite: col senno di poi sarebbe stato più opportuno mollare prima, se non altro pe rnon bruciarsi la possibilità di sedersi su qualche panchina importante… al suo posto Ranieri: su un loro scambio di panchina, ironia della sorte, si era già parlato verso la fine della stagione scorsa.  Previsione quasi azzeccata.