Al giro di boa la Juventus è prima. Imbattuta sebbene non imbattibile, ha fatto un punto in più del Milan, tre più dell’Udinese e sei dell’Inter. La squadra che diventerà campione alla fine uscirà da questo quartetto, che per realismo riduco ad un terzetto, perché l’Udinese è forte e collaudata ma non abbastanza da reggere fino in fondo. Per adesso in testa c’è la Juventus, vivace e battagliera com’era da giocatore Conte, ma che deve sempre girare a mille per funzionare e che sbaglia troppi gol. Dal mercato non arriverà un bomber di quelli
che stravolgono la squadra e cercherà di far tesoro di Borriello e di altri che daranno una mano a rimpolpare gli altri reparti. Su quel tipo di punta c’era il Milan, che però Tevez al momento non lo ha. C’è Maxi Lopez virtualmente rossonero ma non è proprio la stessa cosa e se la Juve è di Conte, il Milan è di Ibrahimovic come non mai. Ma di lui e di nessun altro e questo potrebbe penalizzarlo. L’anno passato lui, Pato e Robinho ne misero dentro 14 a testa. Oggi Robinho non vede la porta, Pato intravede a malapena il campo e con lo svedese non si prende. La Juventus dipende dallo stato di forma, il Milan da quello di Ibra e un raffreddore se lo può prendere anche lui. Non è poco. Rimane l’Inter, un po’ staccata ma viva, nonostante tutto. Il filotto è di quelli buoni ma prima o poi i nerazzurri freneranno, però nel frattempo sono usciti dal tunnel. Grazie a Ranieri e al suo gioco elementare, non bello da vedere ma efficace. Milito è rinato: adesso c’è da rimettere in campo Sneijder e questo paradossalmente potrebbe essere un problema. Manca una settimana di mercato e poi ne sapremo di più.
Chi l’avrebbe mai detto che l’Inter sarebbe rientrata nella corsa-scudetto? O meglio, chi avrebbe pronosticato che sarebbe successo così presto? Troppo tardi per poter vincere il platonico titolo di campione d’inverno, ma abbastanza presto per sognare di ricucirsi il tricolore sulla maglietta. A dargli una mano ci ha pensato Abate, che come era già successo in passato ha consegnato a Milito una palla gol che il Principe, va det
to, è stato bravissimo a capitalizzare. E così, l’Inter si ritrova a cinque lunghezze dal Milan e a sei dalla Juventus capolista solitaria. Non è stato un bel derby, sia chiaro. Il Milan ha fatto la partita ma senza pungere abbastanza, l’Inter, invece, ha puntato a difendersi bene, concedendo poco e ripartendo. Non a caso la rete è arrivata in contropiede: Ranieri non farà un gioco bellissimo e non è una sorpresa, ma è il tipo di allenatore di cui i nerazzurri avevano bisogno dopo la gestione Gasperini. Rose alla mano il Milan tutto sommato si fa preferire, ma quando schieri Emanuelson trequartista non dai l’impressione di essere una corazzata. Adesso il derby si sposta di nuovo sul mercato: Tevez piace ancora ad entrambi i club a cui farebbe comodo. Tra l’altro, ad aver bisogno di un attaccante di livello sarebbe la Juventus ma qua, davvero, siamo fuori budget.
Non me ne vogliano le squadre impegnate in questa domenica di campionato, ma il grosso era stato fatto di sabato. Tre anticipi con in campo tutte le più serie candidate alla vittoria finale: mi perdoni l’Udinese, ma non credo ce la possa fare. Le altre, invece, ce la possono fare ancora tutte. Anche l’Inter che adesso ha tre
squadre dietro e sedici davanti? Non lo so, a dire il vero. Come rosa direi di sì, ma come squadra mi viene da rispondere il contrario. Ieri sera ha giocato con buon ritmo ed intensità una ventina di minuti, ma in vantaggio poi è passata la Juventus, che poi dal 2-1 ha sostanzialmente controllato il match divorandosi le occasioni per chiuderlo. Ranieri ha molto su cui lavorare e il tempo, checché ne dica, inizia a stringere. Bene, benissimo invece la Juve: più squadra, capace di soffrire e di giocare di rimessa quando serviva, anche se fatica ancora troppo nel trovare la rete. I tre punti raccolti a Milano in classifica risultano solo tre, ma in realtà valgono almeno il doppio. Come quelli che porta via il Milan da Roma: belli i giallorossi, concreti i rossoneri. Che sembrano aver svoltato dopo l’indecente primo tempo di Lecce: chissà se non si fosse scatenato Boateng… Ma con i se e i ma non si va da nessuna parte. Nemmeno con la prestazione offerta dal Napoli a Catania, però. I partenopei iniziano a soffrire il doppio impegno. Adesso ci sono il Bayern Monaco e la Juventus: due partite che diranno molto sul reale potenziale del Napoli, ma non solo sul suo.
Uno dei motivi per cui il calcio è lo sport più popolare del mondo credo risieda nella sua imprevedibilità. In una sfida tra una squadra Nba ed una del nostro campionato non ci sarebbe mai sfida, ed ovviamente mi riferisco al basket. Invece nel calcio può succedere di tutto, sia a livello di squadra che di singoli. In particolare mi riferisco alla tripletta messa a segno da Nocerino ieri sera. Premetto una cosa: non si tratta di
un ruvido mediano con i piedi alla Gattuso, tutt’altro. L’ho visto giocare per un anno intero nella Juventus e ancora non mi capacito di come lo si possa essere inserito nell’affare che portò Amauri a Torino. Lui si definisce un interno di centrocampo: continuo più a vederlo come un mastino, ma capace di dare del “tu” al pallone. Però tre reti sono un evento raro per una punta, figuriamoci pe runo come lui. Ed invece, come a voler imitare Boateng, contro il Parma il buon Nocerino ha messo la palla in rete ben tre volte. Come se un onesto cestista da quattro o cinque punti nelle mani trovasse la partita perfetta e mettesse a segno, boh, diciamo quaranta punti. Non succede mai. Nel calcio invece può accadere. I love this game.
Quattro sconfitte in sei partite, un allenatore già saltato e il suo sostituto che non riesce a far cambiare passo alla squadra. Sembra il cammino di un club che deve lottare per salvarsi (e che non sarebbe in media per farlo, se la quota è sempre a 40 punti) ed invece è l’inizio di campionato dell’Inter. Via Gasperini, dentro Ranieri: un rivoluzionario per un reazionario, ma la musica è sempre la stessa: i nerazzurri arrancano, soffrono con tutti gli avversari e riescono a perdere con chiunque. Se è vero che in testa non si viaggia a
mille all’ora, è anche vero che, di questo passo l’Inter rischia di rimanere troppo indietro per poi poter sognare la rimonta, una volta acquisito un passo regolare. Sempre che arrivi, perché questa squadra sembra davvero pazza, come vuole la famosa canzoncina cantata da Zanetti e compagni. Fatto sta che pare di essere tornati agli anni più bui della gestione morattiana, a una decina di anni fa o giù di lì. E, se gli orfani di Mourinho non si contano nemmeno, adesso iniziano a venire fuori anche quelli di Benitez, presumo. Mentre scrivo sono in campo anche Milan e Napoli: i rossoneri devono provare a rialzare la testa dopo la batosta di Torino e il Napoli, invece, proverà a dimostrare ancora una volta di poter essere in corsa per quel triangolino di stoffa cucito per ora sul petto del Milan. Se le cose all’Inter non cambiano, i nerazzurri dovranno invece iniziare a pensare al 2013…
E così, anche questo campionato volge al termine. Mi verrebbe da dire per fortuna, ma sotto sotto mi dispiace sempre un po’. Perchè, anche se questa stagione per la mia squadra del cuore è stata disastrosa, alla fine ci aspetta un’estate vuota, senza competizioni internazionali, almeno per quanto riguarda l’Italia. Non sarà però vuota del tutto, questa estate, perchè la riempiranno le mille voci di mercato e poi, com
e ho già scritto, alla fine tutto si risolverà verso la fine di agosto. Quando chi deve vendere farà gli sconti e chi dovrà comprare per forza si farà prendere dalla smania di farlo e butterà via un po’ di soldi. Con una squadra di fronte all’ennesima rifondazione, la Juventus sarà di nuovo al centro delle trattative: forse non mi annoierò del tutto e potrò fare come gli interisti di una volta. Potrò sognare sotto l’ombrellone, sempre che vada al mare, e potrò farlo immaginandomi tricolori e coppe varie che come l’anno scorso e l’anno prima non sono arrivati. Tranne clamorose sorprese, infatti, saremo davanti all’ennesima stagione di transizione, in attesa che, a forza di fare e disfare, ne venga fuori qualcosa di buono. Va dato atto alla dirigenza bianconera, o almeno all’ex dirigenza, di aver mantenuto una promessa: sarebbero serviti cinque anni per tornare alla normalità. Grazie al Milan, però.
Questa giornata di campionato ha in pratica assegnato lo scudetto al Milan. Oggettivamente, non sembrava il turno ideale per emettere una sentenza del genere, ed invece quel meraviglioso sport che è il calcio ci ha regalato l’ennesima sorpresa. Perchè le partite vanno giocate, sempre. Tutto liscio per il Milan che, va detto, si trovava davanti una Sampdoria vittima delle sue paure (e, in nottata, dei suoi tifosi, che tristezza), adesso risucchiata verso la B. L’Inter, invece, ha continuato il suo periodo nero andando a perdere anche a Parma. Ma il risultato più sensazionale, quello che h
a consegnato il tricolore al Milan, è stata la vittoria dell’Udinese a Napoli. I partenopei dovevano vincere per poter continuare a sognare lo scudetto e rendere perfetta una stagione che comunque rimarrà memorabile. Davanti avevano una squadra d’alta classifica, che però non poteva contare sui suoi due assi Di Natale e Sanchez. Sembrava tutto scritto: bianconeri senza speranza. Ed invece no, perchè evidentemente l’Udinese è un meccanismo che può incepparsi, ogni tanto, ma che quando non lo fa rasenta la perfezione e che sfrutta al massimo le capacità dei propri elementi. Curioso, tra l’altro, che a condannare il Napoli siano stati Inler e Denis: il primo potrebbe essere uno dei colpi del mercato estivo dei partenopei, mentre invece il secondo ha già giocato all’ombra del Vesuvio ed ha segnato il classico gol dell’ex. Il Milan ringrazia sentitamente.
Ieri sera l’Inter ha vinto il campionato. Mancano un paio di mesi alla fine della stagione, ma sarei pronto a scommetterci: tra poche ore il vantaggio del Milan sui nerazzurri dovrebbe essere ulteriormente diminuito. La strada verso lo scudetto per la squadra di Leonardo appare sempre meno in salita, per non dire in discesa. C’è quel derby da giocare, derby lungo, visto che è già partito da tempo, da quando giocatori, dirigenti e allenatori hanno cerchiato di rosso la data sul calendario. L’impressione è che se prima di ieri l’Inter doveva vincerlo, adesso potrebbe essere sufficiente non perderlo. Questo perchè il Milan appare in flessione
evidente, mentre chi insegue appare più in palla, nonostante abbia ancora impegni in Europa, ma non proibitivi. La squadra che ha perso ieri sera a Palermo non ha dato l’impressione di essere da scudetto: una volta subito il gol, non c’è stata reazione, non c’è stata quella rabbia che bisognerebbe mettere in campo in queste occasioni . Sebbene Ibrahimovic non trovi la porta su azione da molto tempo, il Milan dipende ancora troppo da lui, e questo non è un bene. Pato ha corso tanto ma a vuoto e Cassano in novanta minuti più recupero non ha saltato l’uomo una volta. Così i rossoneri non possono che rallentare e nel frattempo, dagli specchietti vede già chi ha in mente il sorpasso.
Quanto ci si può mordere le mani per una partita di pallone? Non ne ho idea, ma sono sicuro che a Monaco adesso lo stanno facendo. Perchè partire da un 1-0 in trasferta ed uscire a causa di una sconfitta per 3-2 in casa non è cosa che si digerisce facilmente, anche se davanti avevi l’Inter, proprio la stessa squadra che meno di un anno prima ti aveva battuto in una finale secca per 2-0. L’Inter, già l’unica italiana r
imasta in corsa, se non altro per il fattore-calendario, è anche quella che ha fatto più strada. Adesso sono rimaste in otto, e tra le “pescabili” di Champions League c’è anche qualche bel materasso, diciamo così. Anche se nel calcio di sicuro c’è poco. Tornando all’incontro di ieri sera, forse i nerazzurri sono più competitivi dei bavaresi: lo dice la passata stagione, lo dice questa, che vede l’Inter ancora in corsa per lo scudetto e il Bayern Monaco attardato in Bundesliga. Ci sta, per carità. Però ci stava anche di chiudere prima il match dell’Allianz Arena, tra occasioni clamorose fallite e contropiedi sciupati. Ma questo è il calcio: oggi leggo di una pazza Inter: qualsiasi cosa faccia, è pazza. Eh vabbè, ma rimango convinto che ieri sera la squadra pazza, tra le due, sia stata quella tedesca.
L’Inter si prepara alla trasferta di Monaco consapevole che per vincere la battaglia dell’Allianz Arena servirà una grande prestazione da parte di tutti. I tedeschi partono con il vantaggio dell’1-0 in trasferta: a certi livelli, ribaltare il risultato ha i connotati dell’impresa. All’andata ha deciso Gomez, attaccante legnoso che in questa stagione sta segnando con continuità, per passare il turno l’Inter si
affida al suo goleador principe, Eto’o. Il Principe, quello vero, cioè Milito, sta vivendo la sua peggior stagione da quando è approdato in Europa e non ci sarà, ma d’altra parte è dallo scorso maggio, da quella finale proprio contro il Bayern Monaco, che è in pratica scomparso. Ribery e Robben: nessuno nel globo può schierare una coppia di esterni così. L’Inter dovrà stare attenta a contenerli, ma dovrà anche attaccare con decisione, se non vorrà fare la fine del Milan, incapace di segnare in 180 e più minuti contro il Tottenham. Non sarà facile e Leonardo lo sa. In un modo o nell’altro, l’esito della partita di stasera dirà molto sul resto della stagione e non è retorica: il Milan è fuori dalla Champions League e punterà tutto sul campionato. Con un’Inter ancora in corsa, al bivio le due squadre prenderebbero direzioni diverse. Tricolore per il Milan, tentativo di bis europeo per l’Inter.
