E adesso il Milan che può fare? Crederci sul serio? Oppure mantenere un low profile, visti i sette punti di distacco, le cinque partite da giocare ed il calendario più difficile dell’Inter? Certo, come ha detto Berlusconi nel suo fluente inglese, “Wait and see”, ma le speranze, è bene dirlo, sono poche. certo è che di pepe, nel mezzo, ce n’è un bel po’, al di là di come andrà a finire questa (si fa per dire) volata. Eh sì, pe
rchè già in passato Mourinho non ha risparmiato frecciate al suo collega Ancelotti, adesso, invece, ci si mettono pure i capi, cioè il Premier e Moratti. Berlusconi fa giustamente notare che, senza quel gol di mano di Adriano nel derby magari adesso le cose sarebbero diverse (non che il Milan avrebbe vinto automaticamente, sia chiaro), Moratti, stizzito ma sempre disponibile davanti ai microfoni, invita la società rossonera a fare la conta dei rigore che ha avuto. In effetti il Milan ha goduto di 12 rigori a favore (4 contro), di cui alcuni, come il secondo di domenica, magari non esattamente solare, ma l’Inter, che ne ha tirati 4, non ne ha avuti contro nessuno. Inoltre, nonostante le recenti lamentele di Mourinho (anche in Coppa Italia, ingiustificate), non si può certo dire che l’Inter non abbia ricevuto qualche aiuto, seppur in buona fede. Insomma, non per essere di parte, ma questo stile-Inter lascia un po’ a desiderare.
In settimana si era fatto desiderare, dicendo che aveva dei dubbi se rimanere o no all’Inter. Adesso, quantomeno, farà a meno delle sue amletiche questioni. Mourinho lo ha tagliato fuori, giustamente, dalla sua squadra del futuro, come immagino avrà fatto Moratti, a meno che non sia stato colpito da un altro attacco di “recobite”, e come so hanno già deciso in cuor loro i tifosi, esasperati dal comportmento indegno di un professionista (si fa per dire) strapagato. Invece di dire: “Grazie Moratti per avermi sopportato tutti questi anni nonostante i miei comportamenti, voglio rimane
re all’Inter per dimostrare chi sono e per riconoscxenza rinnovo il mio contratto dimezzandomelo“, ha pure messo in discussione la sua permanenza a Milano. Ecco, questo dubbio non c’è più. Adesso se ne andrà, si, ma dove? Chi se lo prende adesso? Vabbè che le vie del calcio sono strane ed infinite, ma dubito che lo vorranno in Spagna o Inghilterra. Agli sceicchi fa gola un po’ tutto, ma c’è un limite a tutto. Con quell’ingaggio poi… Chissà. Adriano è senza ombra di dubbio il più grosso (in tutti i sensi) talento sprecato che ho mai visto. Ha alcune attenuanti che conosciamo, ma quanta gente ha gli stessi problemi e va a a lavorare per 1.000 o meno euro al mese senza lamentarsi? Ecco, forse Adriano fa così perchè può permetterselo e, invece di dimostare la sua riconoscenza vesro chi l’ha reso ricco, preferisce stare a far festa tra i malavitosi delle favelas. Rivalutato Cassano: il Pibe de Bari, al confronto, sembra un’educanda.
Non vorrei sembrare antinterista o filojuventino, questo blog è neutrale, sia chiaro. Ci sono diverse cose che non mi vanno a genio nella Serie A: come sfrutta i cambi Ranieri o l’atteggiamento di Cobolli Gigli, il “Progetto” della Fiorentina, il vittimismo di Spalletti, il ritornello del club-più-titolato-al-mondo del Milan, i presidenti mangia-allenatori. Se c’è da sparare, lo faccio… Mourinho è stato espulso durante Inter-Fiorentina, non è andato tra l’altro negli spogliatoi o in tribuna, ma in un pertugio accanto alla panchina; adirato, ha r
ilasciato interviste solo a Inter Channel: ”Con questo carattere, questa voglia, questo spirito questa squadra finirà sicuramente per vincere il campionato”. Quindi non con zero tituli. In compenso ha mandato dai giornalisti il fido Beppoe Baresi, che mi ha stupito sul serio: “Non si è capito perché l’arbitro l’abbia espulso, decisione un po’ affrettata perché non ha insultato nessuno. Era nervoso? Sicuramente vari episodi sono stati a senso unico, specie le ammonizioni, e noi ci siamo un po’ arrabbiati, ma non credo che Josè abbia fatto niente di particolare”. No, davvero, non scherziamo. Il primo gol di Ibrahimovic è stato viziato da tre mezze irregolarità e Santon era da espulsione con, magari successiva squalifica. L’arbitro forse ha esagerato, cadendo nel reato di lesa maestà, evidentemente. Questo vittimismo proprio no, Mourinho mi piace, più come personaggio che come tecnico, ma mi piace. Però stavolta, in casa nerazzurra, hanno un po’ esagerato.
Nell’anticipo serale di sabato ho ammirato un talento non comune: Pato. Questo ragazzo non ha nemmeno venti anni, ma gioca da veterano. Rapidissimo, sempre in movimento, attacca gli spazi come pochi e, giocando da solo davanti, ha tenuto in apprensione un’intera difesa, segnando, tra l’altro, una rete meravigliosa. C’è poco da dire, il Milan un anno fa lo ha pagato profumat
amente, ma l’investimento, adesso, pare più che giustificato. Pato ha davanti una carriera luminosa, e la spenderà sui palcoscenici più prestigiosi d’Europa e del Mondo. Ha segnato una ventina di gol in un anno solare, niente male per un tipo che ha da poco l’età da patente. E’ una prima punta, o almeno adesso gioca in quel ruolo, a occhio e croce, se avesse accanto una punta vera e potesse partire da lontano, sarebbe ancora più devastante. E’, senza dubbio, l’89 più forte del mondo, niente a che vedere con il suo coetaneo Jovetic, troppo timido e spaesato. Forse sarà stato San Siro, forse la responsabilità di dover sostituire Mutu, fatto sta che se vuoi far carriera e lottare per grandi obiettivi, devi essere capace di fare a spallate. Il montenegrino, per tutto questo, è ancora acerbo, Pato no. E per una dozzina di anni, salvo clamorose sorprese, sarà tra i migliori del mondo.
Il campionato è vivo, più vivo che mai. Al giro di boa l’Inter, che cade fragorosamente a Bergamo, conserva solo tre punti di vantaggio sulla Juventus e dietro, staccato di si lunghezze, si fa nuovamente minaccioso anche il Milan. Partiamo dai nerazzurri. Evidentemente il lavoro svolto nel ritiro invernale è stato pesante, forse programmato verso la sfida contro il Manchester United. Forse è così, forse le avversarie hanno iniziato a capire l’Inter e il
suo allenatore, Mourinho. Scesa in campo molle, senza idee e senza gamba, ha subito tre reti nella prima mezz’ora senza vedere palla, come se i nerazzurri di Milano fossero uno sparring partner e quelli di Bergamo Cassius Clay. Mourinho è ancora in testa, ma se ci vuole rimanere dovrà inventarsi qualcosa di nuovo, cercando, magari, di dare una precisa identità alla sua squadra. Giornata tutto sommato positiva per la Juventus che riesce a rosicchiare un altro punto ai diretti rivali pareggiando nel posticipo serale con la Lazio in trasferta. Gara vivace, a tratti spettacolare. Un tempo a testa, il primo ai laziali, il secondo ai bianconeri: risultato giusto e, vista l’emergenza in difesa, un punto d’oro per gli uomini di Ranieri. Si avvicina all’Inter anche il Milan, che sabato sera ha battuto la Fiorentina da trasferta con un gioiello di Pato nella partita dell’addio (chissà) di Kakà. Commozione, lacrime, uno stadio tutto per il brasiliano numero 22. Il campionato è vivo, è bello, ma senza di lui, senza dubbio, sarebbe più povero (a differenza del Milan).
Nella vita, a volte, vorremmo che niente cambiasse, specie quando c’è in ballo un grande amore. E, quando ci si lascia, spesso si spera di ricomporre i cocci e di ritrovarsi, un giorno, di nuovo insieme e ricominciare tutto con la stessa passione dei primi tempi. Anche nel calcio è così. Ci sono giocatori che fanno innamorare le curve dei tifosi ma che poi, a un certo punto della loro carriera, per un motivo o per un altro, decidono di prendere un’altra strada. Shevchenko, di sicuro, nei suoi sette anni al Milan si è fatto amare come pochi altri. Arrivò nel 1999, dopo che a lui si era interessata mezza Europa grazie alle sue prodezze in Champions League nell’attacco di una più che discreta Dinamo Kiev. In rossonero rimase fino al 2006, vincendo uno scudetto e una Champions League, ma
soprattutto segnando 173 reti in 296 presenze: il secondo realizzatore di sempre del Milan dopo Nordahl. Poi, il tanto temuto ed annunciato addio all’Italia. Era già qualche estate che Abramovich ci provava e nel 2006 Shevchenko cedette alle sue lusinghe. Se ne andò al Chelsea, coperto di sterline, con la scusa della scuola di inglese per il figlio Jordan. Ma a Londra lo aspettava Mourinho. O meglio, non se lo aspettava, perché gli fu imposto dal padrone russo. Fatto sta che Shevchenko in Inghilterra ha passato due stagioni da comprimario ed in evidente conflitto con il tecnico portoghese. Nella scorsa estate, l’operazione-nostalgia: Berlusconi decide di riportarlo a Milano e in pratica “scavalca” sia Galliani che Braida, per non parlare di Ancelotti che, in pratica come Mourinho, si ritrova in casa un giocatore non richiesto, dal nome pesante ma che, soprattutto, è solo l’ombra del campione che aveva infiammato San Siro per sette anni. Adesso si fanno sempre più insistenti le sue voci di un trasferimento alla Sampdoria, che già si era interessata a lui la scorsa estate. Una piazza per rinascere, ma soprattutto per giocare, forse per sparare le ultime cartucce di una carriera comunque straordinaria. In rossonero non gioca, non segna e vederlo ammuffire in panchina, anche se non è più il campione di prima, non fa certo piacere. Il Milan ci ha provato, ma le minestre riscaldate, si sa, nel calcio funzionano raramente.
