Fischi per lui

Filed under: Pallonate by: Matteo Innocenti

Ma come si può rovinare la festa a tutti in questo modo? Certo, fosse per il resto della ciurma, l’ammutinato Balotelli non avrebbe avuto motivo di esprimere il suo disagio. Eppure il buon Mario non perde occasione per far parlare (male) di sè. Non voglio star qua a far processi, anche perchè credo che Balotelli stia diventando indifendibile: da quando il calcio esiste sono stati fischiati migliaia di giocatori, in pochi reagiscono sistematicamente come lui. Il sospetto, ormai più che fondato, è che lo faccia di proposito: se ne vuole andare dall’Inter, tutto qua. Mettersi contro tutto e tutti faciliterebbe il trasferimento, e credo che anche Raiola ci stia mettendo del suo: ha appena accusato Materazzi, che bel clima. Peccato per l’Inter, che sembra perderà un talento grandissimo, peccato per Balotelli, che invece di zittire tutti a suon di gol se ne andrà tra i fischi, peccato per il campionato italiano, che vedrà andar via un bel giocatore. Questo perchè spero che almeno Moratti non lo venda al Milan: sarebbe troppo anche per lui. A volte lo hanno fischiato perchè nero e italiano, altre lo hanno fatto solo perchè i tifosi hanno il diritto di farlo. Martedì non aveva senso dare del figlio di buona donna a tutti: bastava un dito sulle labbra, come fanno tutti. Invece no, lui vuole esagerare, ma questo è un cane che si morde la coda: ti fischiano, rispondi così, ti fischieranno ancora di più. La cosa brutta è che almeno Adriano beveva e si è rovinato così, lui lo fa da sobrio. Dicono lo voglia il Barcelona, adesso: comunque vada, andrà all’estero. E l’Inter lo venderà, senza guadagnarci cifre esorbitanti: in fondo, fuori dall’Italia, Balotelli è una riserva ventenne dell’Inter con la testa calda. Per l’Inter, oltre al danno, la beffa.

L’Inter annusa la finale

Filed under: Champions League by: Matteo Innocenti

No, l’Inter non ha scritto la storia come si augurava certa stampa sportiva ieri. Però ha vinto contro quella che all’unanimità è considerata la migliore squadra del mondo. Il fatto che lo sia, tuttavia, non esclude il fatto che a volte possa giocare male. E’ successo ieri sera, ed una notevole parte del merito va all’Inter: se sei capace di far aggirare Messi a 30 metri dalla porta, la colpa è della Pulce, sì, ma anche un po’ tua. I nerazzurri sono andati subito sotto, ma nel primo tempo hanno sostanzialmente fatto loro la partita. Nella seconda frazione hanno trovato due reti e poi hanno subito il logico forcing finale blaugrana. La vittoria nerazzurra è, onesto parere, meritata. Tuttavia due gol di differenza mi sembrano troppi: c’è un rigore solare negato al Barcelona per un fallo su Dani Alves, e il possibile 3-2 finale avrebbe aumentato le chances del Barcelona. Per me, adesso dico Inter in finale al 70% : è probabile che incassi una o più reti in Catalogna, ma lo è anche che ne segni una. Soprattutto se gioca con la grinta vista ieri sera. Il Barcelona è sembrata una squadra normale: con un metro quadrato a disposizione, i piccoletti di Guardiola diventano delle schegge impazzite: con nerboruti orchi in marcatura, liberarsi diventa difficile, anche se ti chiami Messi. In più, in attacco i catalani mi sembrano peggiorati rispetto all’anno passato: Ibra segna la metà di Eto’o e si sbatte meno, Pedro è un’onesto attaccante, ma l’Henry 2008/09 era un’altra cosa. Se poi viene meno anche l’apporto di Iniesta, allora contro certe squadre possono iniziare i dolori. L’Inter ha fatto la partita quasi perfetta (con festa rovinata dallo show di Balotelli), per il ritorno dovrà togliere il “quasi”.

Tutti in fondo che si canta

Filed under: Champions League, Serie A by: Matteo Innocenti

Ieri il Livorno ha fatto un grandissimo passo verso la retrocessione. A dire il vero è il “coronamento” di un cammino lungo e tortuoso, fatto di esoneri, polemiche e di una rosa oggettivamente inadeguata per la categoria. Il compagno Lucarelli, non me ne voglia, ormai è un grande ex attaccante, Tavano, invece, praticamente non è mai pervenuto. Dei giocatori labronici non so chi sia da A, ma l’impressione è che si potrebbero contare sulle dita di una mano. Il Livorno mi era simpatico, peccato. Ma diamoci una dimensione internazionale. In questo clima da “The day after tomorrow”, ci pensa un vulcano islandese a mettere in crisi gli spostamenti in tutta Europa. Al punto che il Barcelona, di scena martedì a Milano contro l’Inter, sta facendo il viaggio in pullman. Si fermeranno in quel di Cannes, notte in Costa Azzurra e poi verso la Lombardia per la semifinale di andata. Una cosa d’altri tempi, quando ci si spostava per la strada e non con l’aereo, un tragitto che tra l’altro ho fatto diverse volte, seppur arrivando in Toscana. Una volta con la scuola, due per le vacanze estive. Io, però, più modestamente nel viaggio mi sono fermato a Montpellier e ad Arles. Chissà, magari il Barcelona si fermerà nelle stazioni di servizio e come tanti improvviserà una partita nel parcheggio tra una Rustichella e un Camogli.

Quanto conta la testa

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

Rabbia e poco altro nel derby d’Italia. Parte bene, ma dopo 6 minuti da Barcelona, la Juventus si affievolisce e, dall’espulsione di Sissoko, in pratica si spenge arroccandosi dietro cercando, a quel punto, solo di arginare le mareggiate nerazzurre. L’Inter prima si divora un paio di gol, poi trova la rete con una grande giocata di Maicon. In parità numerica, la Juve dà la sensazione di potercela fare, ma la capacità di vincere dipende anche dalla capacità di capire quando si possono fare certe cose. Ingenuo Sissoko: immagino che fare un’entrata del genere sulla linea del fallo laterale quando hai già un giallo a carico non sia l’ideale se si vuole dare una mano alla squadra. D’altra parte lui è così, si sa: d’altra parte, se avesse più autocontrollo sarebbe il mediano più forte del mondo e non giocherebbe nella Juve (di oggi)… Insomma, fuori Sissoko, l’Inter trova spazi, le prova tutte per non segnare, ma alla fine vince, e si riprende la testa della classifica, almeno fino a domani.Per la Juventus, invece, la quasi certezza dell’addio alla Champions League: peccato per i soldi, solo per quelli. Avere solo una competizione, invece, non potrebbe che giocare ad una squadra che, rosa alla mano, anche l’anno prossimo potrebbe avere difficoltà a reggere una stagione su due fronti. Mancherà il contante? Ecco qualche cessione eccellente: difficile piazzare Melo e Diego (che comunque non venderei), l’indiziato numero uno è Buffon. Un po’ fragile e 32enne, vero, però mi dispiacerebbe molto, perchè si tratta di uno dei pochi che ha sempre dimostrato di tenere alla maglia bianconera. Chi vivrà vedrà.

Milan quasi fuori

Filed under: Champions League by: Matteo Innocenti

Il Milan inciampa sul terreno che di solito gli è più congeniale, ovvero quello europeo. Rossoneri in palla ma poco concreti, Manchester United spietato. Sintesi sommaria ma direi sufficiente della partita. Il Milan non sarà più quello di qualche partita fa, ma non avrebbe assolutamente meritato la sconfitta. Per passare ai rossoneri servirà una vittoria con due gol di scarto, eventualità già difficile in ogni sfida europea, figuriamoci all’Old Trafford. La differenza tra il Milan e lo United sta nelle amnesie che hanno colto la difesa schierata da Leonardo: a volte te le puoi permettere, ma non se l’avversario ha come centravanti Rooney, soprattutto il Rooney 2009/2010. Un giocatore che non vive più all’ombra di Cristiano Ronaldo e che, dopo anni in cui correva, si sbatteva e segnava sì, ma con cifre da buona punta, in questa stagione tiene medie da fuoriclasse assoluto. Dei campi da calcio e non dei banconi dei pub, come il fisico suggerirebbe. Questo inglese grassoccio è, ora come ora, uno dei migliori giocatori del pianeta, non sarà bello da vedere, ma la butta dentro come pochi. Dida lo sa e anche la difesa rossonera dovrà tenerlo a memoria, se il Milan vorrà provare a ribaltare il risultato al ritorno.

Lucio a San Siro

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Gran bel colpo dell’Inter, che ha acquistato a costo zero (o a 5 milioni? Ancora non si è capito, ma rimane un affare) Lucio, difensore centrale del Bayern Monaco e capitano del Brasile. 31 anni, la stessa età di Ricardo Carvalho, ma ho la sensazione che sia più integro del portoghese. Vecchio? In realtà no, negli ultimi anni le carriere dei calciatori si sono allungate, dunque un paio o forse tre stagioni di livello le può garantire. La difesa dell’Inter appare adesso eccellente: Maicon-Lucio-Samuel-Santon, con Chivu riserva di lusso, pronto ad occupare un posto in fascia sinistra o al centro. Stupisce tuttavia la facilità con cui il Bayern Monaco si è disfatto del suo difensore, liberandolo a costo zero pur di liberarsi del suo ingaggio: ok, non era gradito al nuovo tecnico Van Gaal, ma forse avrebbero potuto monetizzare, almeno un minimo. E invece no: buon per l’Inter. Abbandonata dunque la pista Carvalho, per formare la squadra chiesta da Mourinho manca solo il trequartista, che può ancora essere Deco, am che, secondo le ultime voci, potrebbe anche diventare Hleb, il bielorusso che all’Arsenal aveva fatto bene ma che al Barcelona, arrivato proprio per sostituire Deco, non ha mai trovato spazio con continuità. Non un fenomeno, vero, ma a 32 anni nemmeno il brasiliano naturalizzato portoghese è più il giocatore ammirato al Porto e in Catalogna. In ogni caso, lo Special One non ha ancora la squadra dei suoi sogni, ma manca solo un tassello.

Real Kakà

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Un vero peccato per il calcio italiano il fatto che Kakà, stavolta, se ne andrà davvero. Questo non farà che aumentare ancora il distacco tra la Serie A e i due campionati che adesso ci sono superiori per giro d’affari, spettatori e risultati sportivi, cioè Premier League e Liga. Insomma, per i tifosi del Milan purtroppo gli arabi rimangono un miraggio: di soldi ce ne sono sempre meno, Berlusconi lo sa, Galliani idem, il Real pagherà molto Kakà (sui 10 milioni annui più vari benefit) e la società rossonera incasserà una cifra vicina ai 70 milioni. Reinvestiti sul mercato, certo, permetterebbero di comprare due o tre elementi di sicuro valore, anche se sarà difficile dimenticare Kakà, uno che senza dubbio è nella top 5 dei giocatori d’attacco di tutto il mondo. Chi sarebbero gli altri quattro? Messi, C.Ronaldo, Ibrahimovic e uno a piacere tra Torres, Eto’o, Ribery, Benzema o chi per loro. Il fuoriclasse di Brasilia è insostituibile e il nuovo Milan dovrà dunque lavorare di fantasia. A questo punto non capisco come i rossoneri si siano potuti far scappare Gourcouff, che avrebbe fatto comodo… Il nuovo Milan brasiliano di Leonardo, ironia della sorte, partirà senza il verdeoro più rappresentativo. Una doppia delusione per i tifosi: quel giocatore che hanno amato e che a gennaio sventolava la sua maglia dalla finestra di casa, mandando baci e battendosi il petto, era rimasto a Milano solo perchè non gli interessava andare al Manchester City. Ma d’altra parte anche i giocatori sono uomini e dopo sei anni è forse normale voler cambiare, soprattutto se il tuo datore di lavoro ti coprirà d’oro e di nome fa Real Madrid. Un saluto a Kakà e un “in bocca al lupo” al Milan, ne avrà bisogno.

Se questi sono tifosi…

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Tornando a domenica, ma come si fa? Come si può, se davvero si è tifosi del Milan, criticare Paolo Maldini? Chi lo ha fischiato non ha avuto rispetto della sua squadra del cuore, perchè Maldini è il Milan. Più di 900 partite ufficiali in rossonero, ed un palmares incredibile: con lui in campo i rossoneri hanno vinto , in pratica, metà dei trofei vinti in totale nella loro storia. 25 anni nella rosa del Milan, abnegazione, classe, corsa, carisma, è stato un esempio per tutti, anche per i non milanisti. E allora, come si può fischiare e criticare un giocatore del genere, soprattutto nel giorno dell’addio al suo stadio? Si sa, le logiche ultras sono strane. D’altra parte La Fossa dei leoni è stata costretta a scogliersi perchè qualcuno di loro si era rivolto alla Digos, che ci si può aspettare? Io Maldini l’ho sempre visto in campo, da quando ho iniziato a seguire il calcio, nel Milan c’è sempre stato, prima a sinistra, poi al centro. Ovviamente, non ne ho visto gli albori della carriera, quando esordì nemmeno sedicenne, ho potuto purtroppo vederne il lento ma inesorabile declino: ecco, l’unica “colpa” che si può imputare a Maldini è stato il fatto che si poteva ritirare un po’ prima. Non dico che tutti dovrebbero fare come Platini e mollare a 32 anni, ma arrivare a 41 può essere rischioso, considerando il proprio passato fenomenale. Oggi, a 41 anni, Maldini è un giocatore normale, ma per tre lustri è stato uno dei più forti del mondo. A livello personale ha vinto tutto, gli è mancata solo una grande soddisfazione con la Nazionale. In ogni caso, un giocatore nella leggenda del calcio.

Inter, festa rimandata

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Almeno i nerazzurri potranno festeggiare la vittoria davanti ai propri tifosi. A Verona non si vede una bella Inter: in vantaggio due volte, si fa agganciare dal Chievo mai domo. Tuttavia il Milan non riuscirà ad impensierire i nerazzurri, che, dopo il posticipo di lusso conservano ben sette punti di vantaggio sui rivali. Milan-Juve, infatti, finisce 1-1. Partita forse al di sotto delle attese, sostanzialmente equilibrata, vede i rossoneri in vantaggio con Seedorf, bestia nera della Vecchia Signora, e l’immediato pareggio di Iaquinta, il più in forma dell’attacco bianconero. Salvata la faccia, Ranieri a questo punto terminerà la stagione sulla panchina della Juve, che però non sa ancora se terminerà il campionato terza o quarta: dietro, a sole tre lungheze, c’è la Fiorentina, che vince 2-0 a Catania una partita fondamentale, visto il contemporaneo brutto pareggio del Genoa a Bergamo. Tre punti è adesso anche la distanza che separa i viola e i rossoblu: un margine non eccezionale, ma che a sole tre giornate dalla fine può rivelarsi incolmabile. Per la corsa alla Coppa Uefa, o meglio alla Europe League, la Roma, che prima va sotto 2-0 a Cagliari, alla fine riesce a fare un piccolo passo avanti, perchè riesce ad agguntare i sardi sul 2-2 e, approfittando della sconfitta del Palermo a Siena, guadagna un punto sui rosanero e mantiene a distanza glu uomini di Allegri. Corsa salvezza: il Napoli onora il campionato andando a pareggiare con il Lecce in Salento, mentre lo spareggio Torino-Bologna termina 1-1 (entrambe le reti su rigore), la Reggina, invece cade a Genova contro la Samp per 5-0. Già salvo il Chievo, possono ancora sperare tutte di rimanere in Serie A: tra i calabresi, ultimi, ed il Toro, quartultimo, ci sono appena quattro punti.

Volata pepata

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E adesso il Milan che può fare? Crederci sul serio? Oppure mantenere un low profile, visti i sette punti di distacco, le cinque partite da giocare ed il calendario più difficile dell’Inter? Certo, come ha detto Berlusconi nel suo fluente inglese, “Wait and see”, ma le speranze, è bene dirlo, sono poche. certo è che di pepe, nel mezzo, ce n’è un bel po’, al di là di come andrà a finire questa (si fa per dire) volata. Eh sì, perchè già in passato Mourinho non ha risparmiato frecciate al suo collega Ancelotti, adesso, invece, ci si mettono pure i capi, cioè il Premier e Moratti. Berlusconi fa giustamente notare che, senza quel gol di mano di Adriano nel derby magari adesso le cose sarebbero diverse (non che il Milan avrebbe vinto automaticamente, sia chiaro), Moratti, stizzito ma sempre disponibile davanti ai microfoni, invita la società rossonera a fare la conta dei rigore che ha avuto. In effetti il Milan ha goduto di 12 rigori a favore (4 contro), di cui alcuni, come il secondo di domenica, magari non esattamente solare, ma l’Inter, che ne ha tirati 4, non ne ha avuti contro nessuno. Inoltre, nonostante le recenti lamentele di Mourinho (anche in Coppa Italia, ingiustificate), non si può certo dire che l’Inter non abbia ricevuto qualche aiuto, seppur in buona fede. Insomma, non per essere di parte, ma questo stile-Inter lascia un po’ a desiderare.