Curioso che io fossi nella redazione di Sky Sport 24 e che non abbia visto la finale di Champions League. Curioso per voi, forse. Fatto sta che me la sono vista a pezzi, e senza sorprese, visto che con l’audio in differita grazie alle urla degli altri già sapevo che Pedro, Rooney, Messi e Villa avrebbero segnato. Eh vabbè, tanto la finale che non mi perderò sarà quella del prossimo anno, quando in campo ci sarà la Juventus. Detto questo, mi pare di aver capito che il Barcelona abbia vinto con merito, con il solito possesso palla ch
e sfianca gli avversari. Il pronostico diceva Barca e così è stato: oggettivamente il Manchester United è inferiore, ma a volte la sorpresa c’è, e lo so bene (Monaco di Baviera, 1997, vi dice niente?). Il Barcelona ha il suo tipico stile di gioco e quando arriva qualcuno non funzionale al massimo, il meccanismo si inceppa. E l’unica soluzione è bloccarli arroccandosi dietro, come l’Inter l’anno scorso, e senza qualche aiutino arbitrale forse non sarebbe bastato. Quando c’è chi corre, gioca a palla bassa ed è forte tecnicamente, sono arrivate tre Champions League in sei stagioni, e non solo, ovviamente. A proposito di meccanismi: Ibrahimovic non faceva al caso loro, e lo hanno venduto. Le due squadre che se ne sono liberate, l’anno successivo hanno trionfato in Europa. Mi sa che Galliani lo sta già vendendo al Real Madrid: per la decima coppa, se sono furbi, ai Blancos basterà aspettare fino al 2013. Due anni, che sarà mai?
Come punizione, scenderà in campo. Di solito succede il contrario, ma la Community Shield, ovvero la Supercoppa inglese, è considerata poco più che un fastidio. Dunque, Wayne Rooney tra i titolari nonostante abbia solamente una settimana di allenamenti nelle gambe. Sono sicuro che per uno come lui, abituato a dare sempre il 100%, giocare non sarà certo un problema, anzi. In più, l’avversario, il Chelsea, è tra i più
stimolanti. Ma cosa avrebbe fatto infuriare Sir Alex Ferguson? Il fatto che Rooney sia stato paparazzato fuori da una discoteca di Manchester alle 5.30, con una sigaretta in bocca mentre pisciava contro un muro, gonfio di vodka. Rooney, non il muro. Niente di particolare, insomma, a parte lo scarso senso civico che però hanno tutti i giovani: ci si dimentica che Rooney, nonostante la faccia, ha appena 25 anni. Certo, poteva evitare almeno di farsi fotografare in certi atteggiamenti, ma il fatto che avesse tirato tardi fino alle 5.30 non è certo grave. Forse Ferguson si è alterato visto quello che è appena successo ad Anderson, vivo per miracolo dopo uno spaventoso incidente in auto. Ad ogni modo, in casa Manchester United, il famoso “hairdryer traitment” brevettato da Sir Alex è sempre in gran voga. Nel calcio inglese certe tradizioni sono dure a morire.
Certe cose te le puoi aspettare quando a decidere le tue sorti è un arbitro guatemalteco, oppure Ovrebo. Non quando a dirigere la gara hai Rosetti & Co. Ed invece Ayroldi, stavolta, ha toppato clamorosamente: tra Tevez e la porta non c’era proprio nessuno. Non un giocatore, figuriamoci due. Fuorigioco clamorosamente solare e altrettanto clamorosamente non visto. Interminabili quei momenti di attesa, e quel conciliabolo, prima che
Rosetti si avviasse verso centrocampo. Ok, probabilmente il Messico non avrebbe retto alla forza d’urto dell’Argentina, però questo non c’entra. Questo quarto di finale è stato deciso, in parte, da un grave errore arbitrale. Anche l’altra squadra che ha passato il turno e che guarda caso si troverà di fronte l’Argentina, cioè la Germania, ha goduto di una svista altrettanto clamorosa: il tiro di Lampard era dentro, ma era dentro di un bel pezzo. Per la serie “corsi e ricorsi storici”… Sarebbe stato il 2-2, e qua, davvero, sospetto che avremmo assistito ad un’altra partita, se non altro per il fattore psicologico a favore dell’Inghilterra. Invece nulla e nel finale la Germania addirittura dilaga in contropiede. Inglesi fermi, sulle gambe, è il tramonto di una generazione che sembrava promettere tanto e che non ha vinto nulla. Lampard, Terry, Gerrard, Cole (entrambi), Ferdinand, Carragher e perchè no, anche Barry e Carrick. Oltre a Owen, quello che doveva essere il più forte e che invece si è perso per primo. Chi di loro andrà al prossimo Mondiale, lo farà da “vecchietto”. E’ rimasto solo Rooney, dietro di lui il diluvio.
Capello non è mai stato un allenatore che ha basato le sue fortune sul calcio spettacolo. Ha vinto molto, ma solo alla guida di squadre attrezzate per vincere. L’Inghilterra che si è presentata a questo Mondiale era partita tra le favorite, anche se a dire il vero come selezione non si discosta molto dalle versioni 2006 e 2008… Comunque, quella vista ieri sera contro l’Algeria è stata un’Inghilterra pessima, addirittura terrificante
per mancanza di gioco e lentezza dell’azione. Il pareggio contro gli Stati Uniti non era un caso, e sembra oro colato dopo la prestazione degli americani contro la Slovenia, veloce e pieno di spettacolo. Questa Inghilterra è davvero da rivedere, di sicuro avere quella statua di Heskey lassù non aiuta, ma in generale gli uomini di Capello giocano peggio della Juventus 2009/10. Gioca bene, come ho già detto, la nazionale Usa, ma lo fa anche la Slovenia, per me la vera rivelazione di questo Mondiale. Questo girone si sta rivelando più complesso del previsto e potrebbe riservare qualche gustosa sorpresa. L’ha fatto di sicuro la prima partita di ieri, che ha visto la Serbia domare quella Germania che aveva impressionato tutti all’esordio contro l’Australia. Sempre che si trattasse della stessa squadra, perchè non sembrava proprio… Unica nota stonata nello splendido pomeriggio serbo, un altro rigore per un assurdo fallo di mano. Ma lo sanno che non è il Mondiale di volley, vero?
Ieri lo show si è visto più in panchina che in campo. Maradona, superbo giocatore, non avrà la stessa stoffa da allenatore, ma almeno è pittoresco. Una parola per tutti, una protesta continua, così improbabile con il completo da far quasi tenerezza. I suoi tifosi lo adorano, ci mancherebbe, lui lo sa e ci gioca un po’. Cosa ci ha detto il campo? Innanzitutto che la Corea del Sud è una squadra in grado di mettere in crisi chiunque,
soprattutto una formazione lenta e senza idee come la Grecia versione 2010. Certo, non che quella campione d’Europa nel 2004 esprimesse calcio-champagne, ma almeno era solida e si affidava alle capocciate di un Charisteas mai tornato su quei livelli. L’Argentina, dicevo. L’albiceleste ha un attacco atomico, ma a togliere le castagne dal fuoco ci ha pensato Heinze, un difensore. Polveri bagnate che potevano portare ad un pareggio, se le punte nigeriane fossero state degne di questo nome. Comunque, rosa alla mano, l’Argentina è tra le favorite. Rosa alla mano lo sarebbe anche l’Inghilterra, soprattutto considerando l’allenatore. Che però ha a che fare con due problemi non da poco: il portiere ed un degno partner di Rooney. Heskey ha sempre segnato poco: come se l’Italia avesse portato, che ne so, Plasmati. Ok, non che la realtà sia molto diversa… Comunque, Heskey è uno che vorrei con me in una gara di tiro alla fune, ma se dovessi scegliere uno con cui fare coppia in attacco, mi sa che cercherei altrove. Per quanto riguarda l’annoso problema del portiere, l’Inghilterrà si trova a rimpiangere “Calamity” James. E non serve dire altro.
Il bello del calcio, ma vallo a dire ai tifosi che ieri sera riempivano l’Old Trafford. Il teatro dei sogni, sì, ma per il Bayern Monaco. Nell’arco dei 180 minuti direi che gli inglesi avrebbero meritato di passare il turno, eppure ci sono riusciti i bavaresi, mai domi e tenaci fino all’ultimo, di tipico temperamento teutonico, anche
se di tedeschi in campo ce n’erano il giusto. Fatto sta che l’altra semifinale sarà Bayern Monaco-Lione. Niente di scandaloso, per carità, però vedere nemmeno un’inglese tra le prima quattro fa un certo effetto. Forse positivo per il calcio italiano: dopo tanto piangerci addosso, scopriamo che possiamo far meglio di chi idolatriamo troppo spesso. Il Manchester United si sta giocando l’ennesima Premier League, vero, ma se guardiamo la squadra schierata da Ferguson, beh, mi sembra una buona squadra o poco più. Tolto quel fenomeno di Rooney e la coppia dei centrali di difesa, ci sono onesti mestieranti, talenti cui fa difetto la costanza, giovani forti ma senza esperienza, pallidi sostituti dei talenti che furono. Nulla di scandaloso se è passato il Bayern Monaco: se gli undici titolari stanno bene, i bavaresi fanno paura, sul serio. Chi, in Europa, può schierare una coppia di ali come Ribery e Robben? Nessuno. Se il francese sembra l’ombra di sè stesso, in Champions League sta facendo faville l’olandese. L’ho già detto, ma amo ripetermi: se questo sta bene, è devastante come Cristiano Ronaldo.
Il Milan inciampa sul terreno che di solito gli è più congeniale, ovvero quello europeo. Rossoneri in palla ma poco concreti, Manchester United spietato. Sintesi sommaria ma direi sufficiente della partita. Il Milan non
sarà più quello di qualche partita fa, ma non avrebbe assolutamente meritato la sconfitta. Per passare ai rossoneri servirà una vittoria con due gol di scarto, eventualità già difficile in ogni sfida europea, figuriamoci all’Old Trafford. La differenza tra il Milan e lo United sta nelle amnesie che hanno colto la difesa schierata da Leonardo: a volte te le puoi permettere, ma non se l’avversario ha come centravanti Rooney, soprattutto il Rooney 2009/2010. Un giocatore che non vive più all’ombra di Cristiano Ronaldo e che, dopo anni in cui correva, si sbatteva e segnava sì, ma con cifre da buona punta, in questa stagione tiene medie da fuoriclasse assoluto. Dei campi da calcio e non dei banconi dei pub, come il fisico suggerirebbe. Questo inglese grassoccio è, ora come ora, uno dei migliori giocatori del pianeta, non sarà bello da vedere, ma la butta dentro come pochi. Dida lo sa e anche la difesa rossonera dovrà tenerlo a memoria, se il Milan vorrà provare a ribaltare il risultato al ritorno.
Non è stata una bella partita: da due protagoniste del genere era lecito aspettarsi qualcosa in più. Però era una finale ed è normale che lo spettacolo sia stato sacrificato a favore della disciplina tattica. Il gol di Eto’o dopo dieci minuti poteva però far pensare ad una reazione veemente del Manchester United, che invece è stato per tutta la partita inferiore al Barcelona. Non ha brillato nemmeno Cristiano Ronaldo, Pallone d’Oro in carica, che nella serata di Roma ha idealmente consegnato il titolo a Messi, già suo erede ann
unciato ed autore della rete che ha chiuso la gara. Peraltro con un colpo di testa splendido, da centravanti vero e non, in teoria, nelle corde di chi deve la sua fortuna ad un mancino maradoniano. Era la finale più attesa, e forse è giusto che se la siano aggiudicata i catalani: più belli, più tecnici, più spettacolari. Le due squadre, in realtà, praticano un calcio simile, fatto di possesso palla, velocità e gioco a terra in cui il lancio lungo è sempre l’ultima delle soluzioni. Più tecnico il Barcelona, più “operaio” lo United: forse non è un caso che, per larghi tratti di gara, le due squadre si siano annullate. I Red Devils, però, hanno pagato il fatto di non avere, tra le loro mille risorse, un centravanti di spessore, un rapace: non a caso il match per i blaugrana si è messo subito in discesa grazie ad una zampata di Eto’o. Dunque, l’esordiente Guardiola in questa stagione ha portato in Catalogna Liga e Champions League, ma è anche vero che, appena presa la patente, ha potuto subito guidare una fuoriserie. Ma non si adagi sugli allori: da quel vecchietto che sedeva sull’altra panchina all’Olimpico, beh, c’è sempre da imparare.
In Champions League, dopo le semifinali di andata, è tutto ancora in bilico, sicuramente una cosa positiva per gli amanti del calcio. In due partite si è visto un solo gol, ma non mancano comunque spunti interessanti. Intanto quell’Armada Invencible (per via della rete facile) del Barcelona è stata bloccata 0-0 tra le mura amiche dal Chelsea catenacciaro messo in campo da Hiddink. Tattica esemplare, da vero stratega: tornare dal Camp Nou senza subire gol non è da tutti. Ma se l’avesse fatta una squ
adra italiana la partita dei Blues, chissà come avrebbero gettato fango (eufemismo) sul nostro calcio certi giornali d’Europa… Ieri sera c’è stato invece lo scontro tutto inglese tra il Manchester United e l’Arsenal: giusta vittoria della truppa di Ferguson ai danni dei Gunners, ma solo per 1-0 e, con tutti i campioni in campo, ad opera del meno nobile dei pedatori in rosso, cioè O’Shea. Risultato che lascia ancora tutto in gioco, anche se l’Arsenal visto ieri sembra la meno attrezzata per la vittoria finale: tanto possesso palla, gioco a terra, ma Adebayor troppo solo, lassù, tra Ferdinand e Vidic. Complice un evanescente Walcott ed un Fabregas sottotono, i Gunners non sono mai stati pericolosi e devono ringraziare Almunia e la traversa se per il ritorno hanno ancora possibilità. Tra i Red Devils, eccezionale Rooney, uno che potrebbe fare il centravanti vero ovunque e che invece nel Manchester United sgroppa sulla fascia come il più umile dei terzini e si produce in tackle come il più rude dei mediani. Questo pur essendo sempre pericoloso in area, sia chiaro. Chapeau.
