Il Milan va all-in

Filed under: Champions League, Serie A by: Matteo Innocenti

Il Milan si gioca tutto nelle prossime due partite: stasera è impegnata nell’anticipo (ancora più anticipo del solito) contro l’Udinese. Forse servirà a poco anche una vittoria, giusto per provare a superare la Roma e a mettere un po’ di paura ad un’Inter che pare ormai troppo lontana e sicura di mantenere lo scudetto cucito sulle maglie. Poi, martedì, i rossoneri sono impegnati nella supersfida di Champions League contro il Manchester United. Il Diavolo contro i Diavoli Rossi: difficile che dopo l’andata qualcuno sia sicuro di rimanere all’inferno. Ad ogni modo, in campionato gioca stasera, così da avere un giorno in più di riposo rispetto ai canonici tre: che sia nelle ventiquattro ore mancanti il segreto del successo italiano?. Basterà questo a fare una bella figura con il Manchester? Chissà. Nel frattempo sarebbe importante fare punti con l’Udinese. Dicono che giocherà Huntelaar e che probabilmente farà qualche minuto Pato. Una buona notizia, soprattutto in vista della Champions. Spazio poi a Mancini: Beckham si riposerà in vista della sfida alla sua ex squadra, mentre Ronaldinho sembra intoccabile, nonostante il calo di forma e di giocate accusato nelle ultime partite. L’Udinese non disputando il campionato che si aspettava ed arranca nei bassifondi della classifica, sull’orlo del baratro. A Milano non va per essere la vittima sacrificale: chissà che il pensiero stupendo europeo del Milan non le dia una mano…

Accolto a braccia aperte

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«Non ho capito proprio perché l’abbiamo preso . E’ un altro trequartista quando a noi magari serve qualcuno che finalizza il gioco. È fermo da due anni, non sono stato d’accordo con il suo acquisto e l’ho detto anche a Galliani». Boom. Mancini sarà contentissimo: è appena arrivato al Milan e Berlusconi ha già detto che non condivide il suo acquisto. Però l’ha voluto fortissimamente Leonardo e magari non solo perchè è brasiliano. Mancini non è esattamente una pippa, anche se negli ultimi due anni non lo ha certo dimostrato. Prima almeno una mezza stagione a ritmo ridotto alla Roma, poi un 2008/09 all’Inter nelle vesti di bidone di lusso a braccetto con Quaresma ed il rapido naufragio del sogno Mourinhiano del 4-3-3, fino a quest’anno, in cui il campo lo ha visto col binocolo. Ora avrà occasione di vederlo, spera, più spesso quel terreno di gioco, visto che cambia casacca, ma non città e stadio. Negli scambi tra Inter e Milan i rossoneri di solito ci guadagnano: stavolta ad Appiano Gentile non è arrivato nessuno, ma dalle parti di Milanello sperano che la regola continui a valere. Se in forma, Mancini è un ottimo giocatori con diversi gol nei piedi e fascia sulla trequarti è il suo habitat naturale. Quelle zone sono cruciali per il gioco di Leonardo, che in effetti non aveva a disposizione grandi alternative. Berlusconi avrebbe preferito un finalizzatore: Huntelaar si sta dimostrando un tipo da Eredivisie e Borriello non ha sul Premier l’appeal che di solito esercita su modelle e showgirl. Ma per il ruolo di centravanti il Milan si sta comunque muovendo: per l’estate è pronto un nuovo assalto a Dzeko.

Ride Ronaldinho, ride il Milan

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

Allora è vero che non era finito e che può essere ancora determinante. Io al Ronaldinho brocco non ho mai creduto, a dire il vero. Ci vorrebbe più memoria sportiva. Gli erano bastati due anni bui per essere dimenticato, ma nel 2006 era considerato il più forte giocatore del Mondo, di sicuro il più spettacolare. A Barcelona aveva steccato solo l’ultima stagione, anche per colpa degli infortuni. Prima, giocate spettacolari e una media-gol da attaccante vero. In pratica, un videogioco in carne ed ossa. Il suo arrivo al Milan nell’estate del 2008 aveva sollevato molte perplessità, di sicuro il suo abbigliamento non lo aveva aiutato. Kakà gli faceva ombra, questo è poco ma sicuro, ed ora che il brasiliano buono (lui è sicuramente il brutto, per il cattivo si vedrà) se n’è andato a Madrid, Ronaldinho è libero di giocare, anche grazie al modulo che Leonardo ha scelto d’accordo con i giocatori, si dice. Roba da Democrazia Corinthiana, quasi. Il Milan corre veloce, l’Inter è lì e vede i rossoneri dallo specchietto. Nella settimana che porterà al derby non mancheranno le polemiche, che sono già iniziate per la questione dei recuperi. Stracittadina da vincere, così come il recupero: il Milan pensa già da primo della classe. Gioca bene e nessuno si risparmia: oltre al Gaucho, infatti, il simbolo di questa rinascita rossonera è Borriello, un altro da lode. Si sbatte, fa a sportellate, corre, ci crede, si procura un rigore e trova il tempo per un gol da cineteca. L’Inter è avvisata.

Chi sale, chi scende

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

Non che ci fossero realmente dei dubbi sul fatto che fosse la Juve la sola possibile anti-Inter. Però almeno stavolta lo ha dimostrato e lo ha fatto in maniera netta e decisa contro una squadra che fino a ieri la precedeva in classifica. D’altra parte prima o poi i bianconeri dovevano iniziare a giocare e a correre: la mini crisi in cui erano incappati era destinata a finire. Ora come ora, con Marchisio e Del Piero fuori e con Sissoko recuperato, è questo, cioè il 4-2-3-1, il modulo giusto per la Juve. Camoranesi-Diego-Giovinco a sfogare la loro tecnica e Amauri o Trezeguetsi liberi di fare quello per cui sono nati, cioè la prima punta da area di rigore. Se la Juve è la nota lieta di questa giornata, brutte prestazioni per Fiorentina e Roma. I viola stanno buttando via il buon inizio di stagione e non sembrano capaci di reggere tre punte di ruolo, mentre i giallorossi, alla terza sconfitta consecutiva, continuano a denunciare i limiti di una rosa corta e di una condizione psico-fisica approssimativa. Non si spiegano in altro modo due gol subiti in fotocopia e un attacco, soprattutto Vucinic, che non sa più pungere. Butta via due punti il Milan, che si fa rimontare per la legge del contrappasso a Napoli, dove finisce 2-2 grazie a due reti in piena zona-Mazzarri. E così, in zona Champions, invece dei rossoneri, ci arriva il Parma, nemmeno fossimo negli anni ‘90…

Calcio pulito

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Gioco pulito, ecco quello che ci vuole. Non sto parlando del caso-Cannavaro, perchè a quanto pare è scaturito tutto da una lettera smarrita. In fondo, se si fosse trattato di doping, presumo che la Juventusa non avrebbe inviato al Coni la documentazione, seppur incompleta. Ad ogni modo, il giocatore ne esce pulito e senza fastidi post-puntura, mentre la Juventus potrebbe essere multata. Ma il calcio pulito a cui mi riferisco è quello che ha proposto il vicepresidente della Fifa, Jack Warner, per combattere le simulazioni in area di rigore. “Un giocatore che simula deve restare per 10 minuti fuori dal gioco. E’ disonesto. La gente paga per vedere una partita di calcio, non una recita di attori”. Parole sante, tuttavia non ci potrebbe mai essere la certezza della simulazione, a meno che non si introduca la prova tv all’istante. Piuttosto, sarebbe giusto far stare fuori dal campo per un tot di tempo chi rantola per terra dopo un contrasto. Non dico 10, ma 5 minuti potrebbero essere una misura giusta: chi ha davvero subito una brutta botta avrebbe il tempo per recuperare, chi invece ha intenzione di simulare o di guadagnare minuti credo che rinuncerebbe. Purtroppo credo che rimarrà un sogno, anche se in questa stagione si sta intravedendo una positiva virata verso un arbitraggio all’inglese, cosa che mi piace molto.

Sarà Fatal Bergamo?

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Dopo le campagne europee, riecco la Serie A. La Sampdoria vuol continuare a correre: l’avversario di domani è il Parma, dunque il sogno di rimanere lassù da soli per i blucerchiati è più che legittimo. Difficile ovviamente che questa situazione possa rimanere così a lungo: con ogni probabilità lo scudetto sarà una lotta a due. La Juventus, seconda in classifica, va a Palermo, di sicuro non si tratta di un impegno facile, soprattutto se arriva dopo la dispendiosa trasferta di Monaco. Da quanto ricordo, poi, a Palermo la Juve non è mai passata facilmente, anzi. Cerca i tre punti anche l’Inter, che ospita a San Siro l’Udinese del super bomber Di Natale. Già otto centri per lui, ma se la difesa nerazzurra è riuscita a bloccare sullo 0-0 il Barcelona… a proposito, ennesima polemica di Mourinho in conferenza stampa, con annessa stoccatina alla Juve nell’ambito del discorso sulle sette partite senza vittorie in Europa. Questo ci porta dritti al Milan: a Bergamo Leonardo rischia sul serio la panchina. Chi al suo posto se sbaglia anche contro l’Atalanta. Van Basten? Galli? Costacurta? Fatto sta che Galliani in Lega è apparso quantomai serio e pensieroso. Rischia ancora Donadoni contro la Roma: le sette giornate di De Laurentis scadono domenica. Insomma, giornata senza big match, ma che potrebbe influire molto sul resto del campionato.

Perde terreno solo il Milan

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La terza giornata di campionato non fa altro che confermare quello che avevano detto le prime due: la Juve si conferma una squadra solida, con tutte le credenziali per vincere lo scudetto, l’Inter una formazione che ha operato bene sul mercato e che gioca ancora il ruolo di favorita, mentre il Milan, invece, è una compagine umorale e troppo legata alle lune dei suoi giocatori.  In testa, insieme alla Juventus, a sorpresa ci sono le due genovesi: il Genoa sommerge di gol il Napoli (4-1) e dà continuità a quello di buono che aveva fatto la passata stagione, la Sampdoria, invece, corsara a Bergamo, è la vera rivelazione del campionato e dimostra di non essere solo la coppia Cassano-Pazzini. Tornando al Genoa, disastroso il Napoli, che prima va in vantaggio, “stranamente” con Hamsik, ma che poi si fa rimontare e superare nettamente dai rossoblu. Ai piani alti, una Fiorentina non eccezionale ma volenterosa supera il Cagliari 1-0 grazie al primo gol in campionato di Gilardino, mentre mette in cascina i primi punti la nuova Roma di Ranieri. Su un campo tradizionalmente ostico, i giallorosso disputano in effetti una partita tutt’altro che memorabile, andando in svantaggio a causa del gol di Maccarone, che si beve Mexes, il peggiore in campo. Ma il calcio è strano, ed è proprio lui a segnare il pareggio, poi Riise con una bomba su punizione completa l’opera. Ma la sensazione è che Ranieri debba lavorare parecchio per poter far bene. Un applauso infine a Di Natale, che realizza un tripletta col Catania e che, dopo sole tre giornate, ha già messo a segno sei reti. Complimenti!

Il capolavoro di Mourinho

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Di fronte alla prima delle “coalizzate” Mourinho ha compiuto la sua impresa più bella da quando allena in Italia. Vincere un derby è già un piacere, farlo con quattro reti dopo una settimana di polemiche (più create da lui che da altri, ad onor del vero) deve essere da estasi. In più, l’Inter ha giocato davvero bene, esprimendo esattamente il gioco perfetto per gli interpreti messi in campo. Gioco veloce e palla a terra, gran movimento e scambi nello stretto: così facendo i nerazzurri hanno realizzato due reti (sontuosi gli assit di Milito), quando è stata scelta la palla lunga Eto’o ha bruciato la difesa del Milan procurandosi un rigore ed infine l’Inter ha giocato anche la carta della botta da fuori: se Sneijder, ottimo all’esordio, c’è andato vicino, Stankovic ha fatto centro. Lezione di calcio, sorpasso e Milan con cinque reti al passivo dopo due turni: come bilancio non c’è male. Per i rossoneri una serata davvero storta: sono stati in partita solo per il primo quarto d’ora. Complice anche la “follia” di Gattuso e un’incomprensione al momento del suo cambio, poi ritardato, dal 2-0 per l’Inter è stata poco più che accademia. Per Leonardo una dura lezione sul campo, ma non solo di tattica: ha sbagliato nella gestione dei suoi uomini, cosa che un allenatore di una grande squadra non dovrebbe fare. E ora, dopo i trionfalismi per la vittoria di Siena, è già buio, e c’è bisogno, al più presto, di riscatto.

Pato col Diavolo

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E se Berlusconi avesse ragione? Se fosse davvero Ronaldinho l’uomo in grado di prendere il Milan per mano e portarlo in alto? Se bastasse una rondine per far primavera, potrei subito dare ragione al Premier… invece ci andrei cauto. La prestazione del Gaucho è stata positiva, ha avuto dei lampi eccezinali, tra cui ovviamente i due assist per Pato e Flamini, ma si trattava pur sempre della prima partita di campionato (squadre ancora imballate, situazione da work in progress) e l’avversario era, con tutto il rispetto, il Siena. Chi sembra sul serio poter prendere il posto di Kakà nel cuore dei tifosi rossoneri è, senza dubbio stavolta, Pato. Ieri due reti, dopo le 9 in mezza stagione nel 2007/2008 e le 15 della scorsa annata fanno già 26 in 55 presenze, numeri impressionanti, se si considera che non ha ancora compiuto 20 anni. Deve agire vicino alla porta, c’è poco da fare, e il posizionamento di Ronaldinho dietro le punte non potrà che giovargli: in ogni caso stiamo parlando di uno che diventerà un grandissimo del calcio mondiale. Detto del Milan, ieri ha giocato anche la Fiorentina: 1-1 a Bologna, reti di Mutu e Osvaldo che, ironia della sorte, da quando era a Bologna non aveva ancora trovato il gol: lo ha fatto contro la sua ex squadra. D’altra parte è una delle leggi non scritte del calcio, quella del gol dell’ex, dico. Oggi il resto delle partite: l’Inter anticipa alle 18.

Indicazioni berlusconiane

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Non riesco credere che l’abbia davvero detto, o almeno che l’abbia detto credendoci. Ecco cosa ha dichiarato ai microfoni Berlusconi dopo la partita di ieri sera: “Ronaldinho è il nostro Bolt. Giocando dietro le punte a ridosso dell’area di rigore è nel vivo dell’azione e può procurarsi punizioni e rigori. Tornerà quello di prima”. Ecco, peccato che per essere il Bolt del calcio, Ronaldinho dovrebbe, oltre a procurarsi punizioni e rigori, segnare con continuità e distribuire assist come se piovesse. Un giovane Bolt, non fosse altro per la velocità, ce l’ha davvero il Milan, ma si tratta di Pato, che partendo da lontano come sta facendo addosso può mettere in difficoltà chiunque, anche se vederlo agire così lontano dall’area di rigore è davvero un peccato. Soprattutto perchè per adesso Huntelaar sembra un pesce fuor d’acqua. E la Juve? Che cosa le ha lasciato questo Trofeo Berlusconi? Credo la sensazione di aver davvero fatto un grande acquisto portando in bianconero Diego. Al di là della rete, frutto di una fortunosa deviazione, il brasiliano è uno che ogni volta o quasi riesce a saltare l’uomo e a creare la superiorità numerica. E poi, oltre ad avere tecnica e cambio di passo invidiabili, è anche tosto nei contrasti. Cosa in cui eccelle anche l’altro super acquisto Melo, che però costretto a sobbarcarsi tutto il lavoro di copertura, ieri sera non è apparso particolarmente brillante. Infine, sempre in ottica-titolare, molto meglio De Ceglie di Molinaro.