Che al Milan conoscano il potere della comunicazione non è un mistero e soprattutto non è una sorpresa, vista la proprietà. Il calciomercato stenta a decollare, anzi, va proprio male? Niente paura: Galliani vola in pompa magna in Spagna per fare shopping e non ne fa mistero: la stampa subito inizia a sbrodolare ricordando tutte le volte in cui il Milan aveva fatto spesa in terra iberica. Incredibilmente, un articolo che lessi ai tempi dell’acquisto di Ibrahimovic non faceva che esaltare gli acquisti “spagnoli” di Galliani. Omessi Josè Mari, Javi Moreno e Redondo, Ricardo Oliveira fu citato perchè tutto sommato troppo recente, e Rivaldo fu catalogato come “grande colpo”. C’è stato poi lo slogan “Il Milan ai milanisti”. Peccato per l’ingaggio di Allegri… ma c’è
subito il cavillo di un’apparizione non ufficiale. In una società in cui Rivera non c’è, Baresi è rimasto in ruoli di non primissimo piano e Maldini non trova posto, Leonardo era riuscito ad ergersi a bandiera rossonera. Ronaldinho, poi: nelle sue prime (e quasi ultime) stagioni nel Milan il suo rendimento era stato più volte esaltato. Tanti assist, ok, qualche gol, ma il rendimento era stato complessivamente altalenante. Non penso di esagerare se dico che il Ronaldinho del Milan era il 30% di quello del Barcelona. Eppure sembrava intoccabile, l’uomo attorno al quale costruire la squadra, quello che poteva farla vincere di nuovo. E c’era chi lo riteneva il più grande rossonero di sempre. Appena sei mesi dopo, il brasiliano (triste, adesso) se ne torna in patria con molta mestizia, in silenzio, quando ancora la gente sta smaltendo i bagordi di San Silvestro, e lo fa dopo aver visto il campo con il binocolo, sostituito da Cassano. Come a dire: state a vedere come salviamo l’uomo d’oro del calcio italiano. Grande mossa. Occhio, non sto mica dicendo che fanno male, eh.
Al 100% a Milano: il destino di Cassano era segnato, rimaneva solo da decidere con quale maglia avrebbe giocato da gennaio in poi. Appena un anno fa Moratti se lo sarebbe assicurato subito, un po’ per il costo contenuto, un po’ per la sua vecchia mania di portare all’Inter i giocatori di cui si invaghiva. Ma adesso era davvero difficile che l’affare si potesse fare: mandi via Balotelli perchè è una testa calda e pochi mesi dopo ti prendi Cassano, che ne ha combinate di peggiori ed è più vecchio? Così il barese se ne andrà al Milan, per la gioia di Berlusconi, che mette in casa un altro giocatori dai piedi più che buoni, dopo la campagna estiva che
ha portato in rossonero Ibrahimovic e Robinho. Non ci sarà troppo affollamento là davanti adesso? Certo, Cassano non sarà il re come lo era alla Sampdoria, ma dovrebbe comunque trovare spazio: escluso l’intoccabile Ibra, Robinho non ha mai fatto della continuità il suo pregio principale, Pato è sempre rotto, Inzaghi starà fuori fino alla fine della stagione e per quanto riguarda Ronaldinho, beh, l’ingaggio di Cassano equivale ad un biglietto di sola andata per Los Angeles. Il brasiliano ha tutto sommato fatto bene nei suoi trascorsi milanisti, ma non è certo quello del Pallone d’Oro di cinque anni fa e non si strapperà le treccine quando lascerà il nostro campionato. In più guadagna tanto, troppo, soprattutto molto più di quanto farà Cassano, che rientrerà nel grandissimo calcio dalla porta principale. Rischia (perchè con lui il rischio c’è sempre) davvero di essere un buon affare.
Una serata da anni Novanta quella di ieri sera per le due squadre italiane impegnate in Champions League: vittoria senza patemi per il Milan, successo in rimonta per la Roma contro un avversario blasonato come il Bayern Monaco. I rossoneri sono così già qualificati per gli ottavi di finale, che sono ormai ad un passo anche per i giallorossi. Ibrahimovic si conferma uomo in più di una squadra che fino agli ultimi giorni di mercato era la disperazioen dei suoi tifosi, mentre nella Roma Borriello si conferma attaccante di qualità: e pensare che anche lui è arri
vato a mercato quasi chiuso, dopo che Ranieri si era reso conto che la scommessa-Adriano non poteva dare frutti. Per un Totti che trova il gol solo su rigore, c’è poi un Menez che sta vivendo, forse, la stagione della definitiva esplosione: se non si trattasse di un caso umano, qua saremmo già davanti ad uno dei migliori giocatori d’Europa. Tornando al Milan, punta ad essere eletto come tale Ibrahimovic, a cui manca l’alloro internazionale per poter essere annoverato nell’elenco dei grandissimi del calcio moderno. In quanto a scudetti, infatti, può decisamente già dire la sua, e con il Milan potrebbe arricchire ulteriormente il suo palmares. Paradossalmente, però, i rossoneri potrebbero soffrire il doppio impegno, vista la rosa tutto sommato non eccelsa. In compenso, non dovranno andare a giocarsi il Mondiale per club, a differenza dei “cugini” interisti che stasera, contro il Twente, si giocano buona parte della stagione.
Tornando sull’intervento precedente, mentre a Liverpool stanno già pregustando investimenti pesanti sul mercato, in questi giorni di pausa per la Nazionale anche per i nostri club continuano le voci di acquisti e cessioni. Dalla Spagna è rimbalzata la notizia, proprio oggi, che il Milan stia pensando di riportare a casa un vecchio amore mai dimenticato, quel Kakà che doveva essere uno dei fiori all’occhiello dei Galacticos e che
invece adesso, invece di essere trattato come uno degli “Zidanes”, è considerato alla stregua di un Pavon qualsiasi. Anche peggio, forse: Mourinho non lo vede e quando rientrerà dall’infortunio le cose non dovrebbero cambiare. I problemi per Kakà non sono solo tattici: il brasiliano ha difficoltà fisiche, di quelle che però non se ne vanno andando sotto i ferri. Ecco, sempre che Galliani stia covando l’affare, proprio qua starebbe la fregatura: il Kakà che tornerebbe a Milanello non sarebbe quello da Pallone d’Oro ma la sua controfigura. Qualcuno potrebbe far notare che potrebbe essere comunque meglio di Ronaldinho: l’attuale numero 80 (oscenità) rossonero rimane un giocoliere ma anche lui, rispetto al giocatore che incantava l’Europa è proprio tutt’altra cosa. Berlusconi lo considera il più forte di tutti i tempi: vuole vivere fino a 150 anni, ma già a 74 le memoria lo deve aver abbandonato. Insomma, il cambio Kakà-Ronaldinho ci starebbe pure, tutto sommato. E la formula del possibile affare stuzzica, perchè sarebbe quella usata per Ibrahimovic, anche se mi sembra strano che i polli li trovi tutti il Milan.
Il Milan non può e non deve affidarsi al “solito” Ibrahimovic e ai lanci lunghi verso lo svedese se vuole vincere qualcosa. Così parlò Seedorf. Ieri sera i rossoneri hanno trovato una via alternativa per mettere sotto il Parma, ovvero la soluzione da lontano di PIrlo. Come per dire: se non riusciamo ad arrivare in porta, ci proviamo da lontano, i tiratori non ci mancano. Bene, perchè per adesso il Milan era stato Ibra e poco altro, salvo nella bella vittoria sul Lecce all’esordio. E’ una squadra che giustamente sfrutta il talento dello svedese, capace di far reparto da solo ma che,
trattandosi comunque di un essere umano è disinnescabile, in qualche modo. Per questo dovrebbe ingegnarsi, e credo che Allegri ci stia lavorando su, per trovare altre vie che portino al gol. A questo Milan manca terribilmente Pato, quello vero, uno dei più forti della sua generazione, scintillante all’esordio in campionato. Il suo rientro in pianta stabile, però potrebbe, o almeno ritengo dovrebbe, portare ad un cambio di modulo: il brasiliano è sì veloce, ma non è un’ala e sarebbe uno spreco tenerlo lontano dalla porta. Centrocampo a rombo, lui e Ibra davanti: credo che sotto sotto Allegri ci stia pensando e penso che dovrebbe finire per giocare così, con buona pace di Ronaldinho e del discontinuo e per ora fuori forma Robinho. Pirlo qualche metro avanti o magari Boateng guastatore a ridosso delle punte, così lo farei giocare il Milan. Insomma, io, di quattro tenori, ne farei esibire due per volta.
Con la coppia Chris Killen-Darren O’Dea, che si sono baciati in un casinò di Glasgow (ah, che luogo romantico…), mi viene in mente un’altra coppia che fece furore qualche tempo fa. E sto parlando di giocatori di tutt’altro livello: Ibrahimovic e Piquè. Scherzi a parte, un pensiero sullo svedese: ha fatto un buonissimo esordio in Champions League, con una doppietta ai modesti, è vero, francesi dell’Auxerre, che comunque
avevano fatto fuori lo Zenit di Spalletti nel turno preliminare. Dovrebbe essere la normalità per un giocatore del calibro di Ibra, ma invece lui, di solito, in Champions League si ritrova con le polveri bagnate. A differenza di un tipetto che l’anno scorso giocava con lui a Barcelona, uno che di nome fa Lionel. Proprio Messi martedì ha steso da solo il Panathinaikos, ma in effetti l’argentino rispetto allo svedese rappresenta lo step superiore. In più, non gli fa difetto l’umiltà. Ora, non che io sia contro la spavalderia tipica di un Cristiano Ronaldo: se fossi nelle sue condizioni, mi sa che mi gaserei un po’ anche io. Ma rispondere in quel modo ad Arrigo Sacchi, uno che ha fatto la storia del calcio ed in particolare del club con il quale Ibrahimovic sta giocando, davvero non ci stava. Come il peggiore dei bulletti di periferia (cosa che in effetti è), il nasone di Malmoe ha invitato l’ex ct a dire le cose in faccia, e di persona, frase che suonava un po’ minacciosa e certamente inappropriata: senza offendere nessuno, Sacchi aveva solamente espresso il suo parere su Ibrahimovic e siccome adesso fa l’opinionista, beh, non poteva certo fare altrimenti. Altro che applausi, solo fischi per Ibra.
Da qualche parte ho letto che questo è il Milan più forte degli ultimi 15 anni. Considerando che quello dello scudetto di Zaccheroni era ben poca cosa e che le formazioni con cui Ancelotti ha vinto erano tutt’altro che trascendentali, può anche essere la verità. Eppure, prima degli ultimi giorni di mercato, il Milan era considerata una squadra in disarmo, una sorta di succursale del Genoa. Poi, il solito stucchevole teatrino: dopo aver pianto miseria per un’intera estate, Galliani vola in pompa magna a Barcelona già sicuro di
cocludere l’affare, ma crea la lunga attesa e torna a casa con Ibrahimovic. Il Presidente ha voluto così, dirà: serviva un grande acquisto. Come da Milan, presentazione in pompa magna a San Siro: d’altra parte al formula “panem et circenses” vale da più di due millenni, anche se qua, a dire il vero, c’erano solo i secondi. La moderazione non è contemplata e chissà che non ci siano presto nuove elezioni. Fatto sta che la premiata ditta Silvio-Adriano non si ferma qua e porta a Milano un altro giocoliere, quel Robinho così fumoso ma a tratti devastante, uno che non fa della continuità esattamente il suo piatto forte. Con questi due acquisti, il Milan passa da squadra derelitta a unica e vera anti-Inter: certo, la difesa scricchiolerà ancora, visto che le fasce sono sconsolanti e Nesta è un 34enne con gli acciacchi di un pensionato. Il centrocampo potrebbe reggere e davanti giocheranno in tre, a dirla tutta. Ma l’aver messo accanto a Pato e al miglior giocatore mai esistito due come Robinho e, soprattutto, Ibrahimovic non può che rilanciare le ambizioni rossonere. Chissà chi giocherà là davanti… l’unica certezza è che, almeno su azione, il Milan non farà mai gol di testa.
Il calcio d’agosto, mi ripeto, va preso per quello che è. Cioè per qualcosa che non conta nulla, che non dà punti, è giusto il tempo degli esperimenti. Tuttavia, per la Juventus la stagione non parte bene: l’auspicato “triplete” accesso all’Europa League-Trofeo Tim-Trofeo Berlusconi è già saltato. Tuttavia, qualcosa di buono si è visto: Diego è sembrato esattamente il giocatore che servirebbe accanto ad una punta di peso, ovvero
uno che parte qualche metro dietro e che si inserisce per concludere. Con un Del Piero ormai più incicivo sui calci piazzati che con palla in movimento, la Juventus avrebbe bisogno di uhn giocatore così come del pane, anche considerando la mancanza di un vero regista, peccato che Diego continuerà la sua carriera in Germania. Marotta nicchia, dice che non ci sono i presupposti per la cessione: traducendo, ballano ancora un paio di milioni. Ma quando le differenze sono queste, alla fine gli affari vanno in porto. Peccato, perchè la qualità c’era. Come quella di Ronaldinho, in sovrappeso, forse, ma con i piedi che sono rimasti quelli del 2005. Perchè nel calcio di oggi si può correre tanto, si può essere dei nerboruti mestieranti del pallone, ma le partite, poi, te le fanno vincere i talenti. Sneijder non è un watusso, eppure quella palla ieri sera sembrava telecomandata. Ma Delneri lassù preferisce due torri. Contento lui…
Partiamo dal “basso”: l’Udinese risorge e supera il Cagliari guadagnando così punti importanti in ottica salvezza. I friulani, d’altra parte, hanno una rosa di buon livello e non stanno certo disputando un campionato decente. Tuttavia si salveranno, anche perchè hanno dalla loro il bomber della Serie A, quel Di Natale che segna come non ha mai fatto prima. Il Cagliari rimane là, ma ha perso l’occasione della vita, quella dell’aggancio alla Juventus e alla quarta piazza. Veloci a Firenze: i padroni di casa, stranament
e, possono recriminare per un rigore solare non concesso. Erano andati in vantaggio, ma il Milan è riuscito a rimontare e a rendere davvero, a questo punto, il campionato incerto. Peccato per i viola, che rimangono così lontani dalla zona Champions. Però, certo, la Fiorentina e gli arbitri sembrano non amarsi. Eccoci, infine, al match clou del giorno. L’Inter ha superato il Chelsea: il 2-1, tuttavia, lascia discrete speranze agli inglesi, cui basterà vincere 1-0 a Stamford Bridge per raggiungere i quarti di finale. I londinesi sono una squadra tosta, non spettacolare, ma che può segnare in ogni momento. L’Inter dovrò far tesoro del vantaggio acquisito al Meazza, impresa difficile, ma non impossibile. Io l’ho sempre detto: i nerazzurri non giocano bene, ma per loro questo potrebbe essere l’anno buono per un trionfo europeo che manca dai tempi della tv in bianco e nero. Vedremo…
Il Milan inciampa sul terreno che di solito gli è più congeniale, ovvero quello europeo. Rossoneri in palla ma poco concreti, Manchester United spietato. Sintesi sommaria ma direi sufficiente della partita. Il Milan non
sarà più quello di qualche partita fa, ma non avrebbe assolutamente meritato la sconfitta. Per passare ai rossoneri servirà una vittoria con due gol di scarto, eventualità già difficile in ogni sfida europea, figuriamoci all’Old Trafford. La differenza tra il Milan e lo United sta nelle amnesie che hanno colto la difesa schierata da Leonardo: a volte te le puoi permettere, ma non se l’avversario ha come centravanti Rooney, soprattutto il Rooney 2009/2010. Un giocatore che non vive più all’ombra di Cristiano Ronaldo e che, dopo anni in cui correva, si sbatteva e segnava sì, ma con cifre da buona punta, in questa stagione tiene medie da fuoriclasse assoluto. Dei campi da calcio e non dei banconi dei pub, come il fisico suggerirebbe. Questo inglese grassoccio è, ora come ora, uno dei migliori giocatori del pianeta, non sarà bello da vedere, ma la butta dentro come pochi. Dida lo sa e anche la difesa rossonera dovrà tenerlo a memoria, se il Milan vorrà provare a ribaltare il risultato al ritorno.
