La scelta giallorossa

Filed under: Calciomercato by: Matteo Innocenti

La notizia era nell’aria da giorni, adesso manca solo la presentazione alla stampa: il nuovo allenatore della Roma è Luis Enrique. Sì, proprio lui, il jolly tuttofare di Real Madrid e Barcelona, grande giocatore che ai Mondiali del 1994 si prese una gomitata terrificante da Tassotti. Dal Barcelona B passa alla Roma, quella vera, di certo un bel salto, ma comunque meno impegnativo di quello del suo predecessore Guardiola. O forse no: in fondo, l’attuale allentore del Barca ereditò una squadra più forte e non cambiò paese, e nemmeno città. Sono pochi gli spagnoli che hanno avuto successo in Italia, almeno tra i giocatori. Cosa porterà Luis Enrique a Roma? Di lui si sa tutto sommato poco, a parte il pittoresco fatto che alleni con gli occhiali da sole. L’unica cosa che dovrebbe essere sicura è il modulo: 4-3-3, visto che dalle parti della Masia giocano tutti così. La Roma ha gli uomini giusti? Di sicuro dovrebbe trovare meno spazio Totti: Luis Enrique avrà bisogno, presumo, di attaccanti più mobili. Se al Camp Nou Ibrahimovic fu un buco nell’acqua, la stessa sorte potrebbe toccare al capitano giallorosso, insomma. Potrebbe fare al caso suo Vucinic, sul quale le ultime voci di mercato vogliono la Juventus, passata da Tevez a Benzema, da Benzema ad Aguero, da Aguero a Sanchez e da Sanchez a Vucinic. Almeno adesso girano nomi realistici.

La sceneggiata

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Tanto tuonò che poi alla fine non successe niente: Mazzarri rimarrà sulla panchina anche nella prossima stagione. Poi sarà esonerato alla prima crisi che la squadra affronterà. Si accettano scommesse: quando i matrimoni continuano per forza, poi si sciolgono di nuovo alla prima difficoltà. Perchè qualcosa si è incrinato, ed a Napoli più che un’incrinatura sembrava una frattura. Composta, diciamo così. La mia personale sensazione è che Mazzarri, conscio del fatto che meglio di così a Napoli non avrebbe mai potuto fare, volesse mollare all’apice, per magari andarsi a sedere sulla panchina della Juventus. Tanto, peggio di Ferrara, Zaccheroni e Delneri non avrebbe potuto fare. Allo stesso tempo, De Laurentiis ne ha approfittato mettendolo spalle al muro e facendo ricadere su di lui le colpe per una situazione poco chiara, contattando poi Gasperini, un allenatore che comunque, credo, sarebbe andato bene alla piazza. Il presidente viene dal mondo del cinema e si vede: sguardo fiero/truce in tribuna, non disdegna la sceneggiata, che c’è stata, anche se è durata poco. Adesso tutte le panchine “nobili” hanno un proprietario: eccetto quella della Roma. Sarebbe libero Ancelotti, ma pare si sia innamorato di Londra, e poi bisogna vedere cosa ne pensano gli americani del suo ingaggio. Occhio a Gasperini: sedotto e abbandonato dal Napoli, non lo vedrei male al posto di Montella. Comunque, sarebbe meglio di Pioli.

Non durerà

Filed under: Coppa Italia by: Matteo Innocenti

Dopo una serata divisa tra Coppa Italia e Copa del Rey, mi vengono in mente un po’ di pensieri sparsi. Partiamo dalla nostra competizione, quel trofeo tanto bistrattato che non interessa a nessuno. Passano gli anni, e ancora non riesco a spiegarmi bene il perchè della sua formula, queste semifinali con andata e ritorno e queste “big” che entrano a torneo quasi finito. Mah. Però negli ultimi anni, complice il dominio dell’Inter in campionato, questo trofeo era diventato l’unico appiglio per chi voleva portare a casa qualcosa. Adesso proprio i nerazzurri sono ad un passo dalla finale, che potrebbe trasformarsi in un derby, ma forse no. Complice il 2-2 esterno, il Palermo è un po’ più vicino a Roma rispetto al Milan. Ecco, il Milan, appunto. La squadra che vincerà il campionato ha approfittato del vuoto di potere creato dalla sazietà interista. Ripensavo ieri sera alla sua rosa: una marea di gente a fine carriera (Gattuso, Ambrosini, Seedorf, Pirlo, Oddo, Inzaghi, Nesta), a cui sono state affiancate delle “toppe” come Ibrahimovic, Robinho e Cassano. Quanto bastava per vincere il campionato, evidentemente. Ma, mi sbilancio, questo Milan non aprirà nessun ciclo. Perchè tolto Ibra, gli unici campioni sono Pato e Thiago Silva. Un po’ poco. A proposito di campioni, un appunto su Real Madrid-Barcelona: io tutto questo spettacolo non l’ho visto. Sembrava una brutta partita del nostro campionato, ma questo non si può dire.

DiBenedetto XXI

Filed under: Pallonate by: Matteo Innocenti

Adesso l’impero dei Sensi è davvero finito. Thomas Richard DiBenedetto, di chiarissime origini italiane ma “born in Usa”, è ufficialmente il 21 ° presidente, il primo straniero, in quasi 84 anni di vita della Roma. La firma è arrivata nella notte italiana, in una sala panoramica dello studio legale Bingham, al 35 ° piano di un edificio di Federal Street, sulla baia di Boston. Insomma, un’americanata. In Italia si era visto anche di peggio, tipo Barton a Bari, a differenza che in quel caso l’affare non si era fatto. Stavolta, invece, nonostante qualche ritardo ed una trattativa estenuante, la proprietà straniera c’è, ed ha anche il portafogli gonfio. UniCredit finanzierà la prima campagna acquisti: è previsto un budget di circa quaranta milioni e considerate le cessioni in vista (una su tutte quella di Menez), il gruzzolo aumenterà. Non è poco e in Italia potrebbe fare la differenza, anche se il nuovo presidente tira subito il freno: «Davvero spero di vincere quanto il Milan di Berlusconi — ha detto DiBenedetto —, ma lui poteva spendere quanto voleva, io invece dovrò attenermi al fair play finanziario». Giusto, ma con quei soldi potrebbero arrivare tranquillamente tre acquisti d qualità, che, aggiunti alla rosa attuale, rinforzerebbero non poco la squadra. Il primo nome, ad esempio, è quello di Buffon. La nuova Roma punta in alto, gli spiccioli per farlo adesso li ha.

Ecco la prima finalista

Filed under: Champions League by: Matteo Innocenti

Per quanto il calcio da sempre sia lo sport che riserva più sorprese, in particolare nelle competizioni europee, il Manchester United si avvicina a grandi passi alla finale di Champions League. Superato lo scoglio-Chelsea, rimane ad affrontare una semifinale in cui con ogni probabilità i Red Devils troveranno lo Schalke 04. Clamorosa rimonta dell’Inter permettendo. Servirebbe una vittoria con quattro reti di scarto: per i valori delle rose non sarebbe fantascienza, per quanto visto all’andata un po’ lo è. Inverosimile, almeno, che i nerazzurri non ne prendano almeno uno a Gelsenkirchen. Per questo, se dovesse arrivare l’impresa interista, punterei tutto sull’1-5. Nell’altra partita di ieri sera, invece, tutto è andato come doveva andare e il Barcelona adesso può già pensare alla supersfida con il Real Madrid, che contro il Tottenham affronterà stasera poco più di un allenamento. Ma torniamo all’incontro tra le inglesi: sarà la forza della storia, ma passano gli anni e il Manchester United si conferma un meccanismo adatto alle competizioni europee, a differenza del Chelsea. Da quando Abramovich se l’è comprato, il club londinese ha vinto tra i confini nazionali, ma all’estero rimane alla Coppa delle Coppe del ‘98 griffata Zola. Ci sono stati anni in cui il trinfo poteva arrivare, non fosse stato per lo sciagurato rigore di Terry nella finale del 2008 o per l’osceno arbitraggio nella semifinale contro il Barcelona l’anno dopo. Quest’anno, davvero, per i Blues sembrava difficile salire sul trono d’Europa, e così è stato. Ancelotti, tecnico abituato ad alzare la coppa dalle grandi orecchie, è al passo d’addio. Lo aspetta la sua Roma: con la proprietà americana, dopo due anni a Londra almeno adesso avrà meno problemi di lingua.

Salta ancora con noi

Filed under: Calciomercato by: Matteo Innocenti

In attesa di sapere cosa ci regalerà la giornata di campionato, ci terrei a soffermarmi su una questione di calciomercato che mi sta particolarmente a cuore, ovvero il possibile addio di Buffon alla Juventus. Si parla tanto della Roma, adesso solo della Roma, direi, visto che il Manchester United, che saluterà Van der Saar, sembra orientato verso una soluzione più giovane e, magari, in questo momento più affidabile. Buffon sostituì l’olandese in bianconero, non lo farà di nuovo adesso. Potrebbe rimanere alla Juve, ma voci sempre più insistenti lo vorrebbero in giallorosso, con dieci anni di ritardo. Eh sì, perchè nell’estate del suo approdo a Torino, anche la Roma neoscudettata lo voleva, ma poi scelse il ben più economico ma comunque promettente (anche se la sua carriera lo ha smentito) Pelizzoli. Non credo che al momento Buffon sia il portiere più forte del pianeta, non so nemmeno se valga la metà di quello che parò tutto in Germania, so però che nella tempesta di Calciopoli fu il primo a dire che non avrebbe abbandonato la nave. E per questo meriterebbe rispetto, se dopo cinque anni da quei giorni decidesse di andarsene. Tuttavia, non credo che il suo sostituto possa essere Storari, un onesto portiere, e per giunta di un anno più vecchio di lui. Con qualche acciaccio in meno, forse, ma se con Buffon stiamo parlando di uno dei primi cinque portieri della storia del calcio, con Storari al massimo si può parlare del miglior dodicesimo del campionato. Se se ne dovesse andare, preferirei vedere Buffon all’estero. Per non vederlo, appunto. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, insomma. E poi, perchè dovrebbe andare nella capitale? Con tutto il rispetto, hai scelto la Juve, non te ne sei andato nemmeno in B, e poi la molli per la Roma?

Mica male

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

Come giornata di campionato non è stata affatto male. Ok, dipende dai punti di vista, perchè chi ha visto la propria squadra subire quattro reti potrà archiviarla tra le domeniche nere. Ci sono stati risultati di rilievo, che sono arrivati con punteggi pesanti. Il Milan ha asfaltato (o asfalpato) l’Inter nel derby ed ha fatto tre passi verso lo scudetto. Il Napoli però ha tenuto duro vincendo al San Paolo una partita da batticuore: 4-3 alla Lazio, sempre in rimonta, sorpassando l’Inter e rimanendo nella scia dei rossoneri. Altro derby, quello siciliano: quattro reti quattro del Catania al Palermo, e Cosmi esonerato. Era la prima volta che i tifosi rosanero tornavano sotto l’Etna, era dai tempi dell’omicidio di Raciti: forse avrebbero preferito essere rimasti a casa. Crollo dell’Udinese a Lecce, crollo che però non fa molto male, viste le contemporanee sconfitte dei diretti rivali. Tra cui c’è la Roma, battuta a domicilio da una delle più belle Juventus della stagione. In altri tempi un risultato del genere mi avrebbe dato, da tifoso bianconero, una gioia immensa. Adesso sono passato alla soddisfazione moderata. Eh vabbè, pazienza. La fine del campionato si avvicina, e la situazione è ancora totalmente fluida: certo, stiamo già assistendo a qualche incontro con il finale già scritto, però tutto sommato è un torneo che si lascia vedere.

Calcio tottalex

Filed under: Pallonate by: Matteo Innocenti

Sarà perchè le carriere si sono allungate, ma in questi anni abbiamo tutti visto in campo alcuni giocatori che hanno scritto i loro nomi nelle storie dei rispettivi club. E non lo hanno fatto in maniera banale: sono assoluti recordmen. Totti e Del Piero, due capitani che da più di tre lustri dispensano giocate e segnano per le stesse maglie. Dai primi anni Novanta, quando esordirono, il calcio italiano non ha più prodotto nessuno del loro livello e anche con questo si può parzialmente spiegare il naufragio di Sudafrica 2010. Stiamo parlando di due grandissimi: dopo di loro sono arrivati tanti buoni giocatori, come Cassano, ad esempio, ma la differenza è abissale. Sembravano finiti tante volte Totti e Del Piero, ed invece sono ancora lì, e le loro squadre dipendono ancora da loro. Come ho scritto in passato, i tifosi non si devono far prendere dal cuore: questo non è un buon segno. In più, le bandiere sono belle, ma quando è tempo di ammainarle, che lo si faccia. Il fatto è che i due capitani protagonisti della giornata di ieri riescono ancora ad essere importanti per le loro squadre e nel frattempo non è arrivato nessuno in grado di sostituirli. A Roma poteva essere Cassano, appunto, a Torino Del Piero ha “fatto fuori” i vari Miccoli, Palladino, Giovinco, Diego… ma se era più forte di tutti non gli se ne può certo fare una colpa. Francesco e Alex fanno anche pubblicità, ma essenzialmente sono un spot per il calcio.

Fuori una

Filed under: Champions League by: Matteo Innocenti

Il rischio c’era, perchè partire con una sconfitta interna non è esattamente il modo migliore per passare un turno di coppa, fatto sta che la Roma ieri sera ha fatto davvero una pessima figura in Ucraina. Il pericolo, per il calcio italiano, è che accada lo stesso anche a Milan ed Inter, entrambe sconfitte 1-0 a domicilio, rispettivamente da Tottenham e Bayern Monaco. Per i rossoneri siamo giunti al momento della verità: ancora primi in campionato, stanno vedendo negli specchietti l’Inter. Chi andrà avanti in Europa, se qualcuno lo farà, potrebbe risentirne in Italia. Ma torniamo alla Roma: la trasferta a Donetsk era complicata, e serviva una vittoria con due gol di scarto per passare il turno, oppure improbabili 4-3, 5-4 e così via. Perdere ci stava, perchè tutto sommato una trasferta in Ucraina presenta da sempre delle insidie, se non altro dal punto di vista climatico e perchè lo stadio dello Shakhtar è un fortino dove la squadra di casa non perde da qualcosa come 55 partite. Fatto sta che è stato un tracollo: tre reti subite (e sei in due incontri), un rigore sbagliato e, soprattutto, la brutta gomitata che De Rossi ha rifilato a Srna. Brutto gesto dal quale la società ha preso le distanze: per il giocatore, che portava al braccio anche la fascia di capitano, è in arrivo una multa pesante. Almeno questo è da salvare. Per il resto, Montella dovrà lavorare parecchio.

Buio a San Siro

Filed under: Champions League, Europa League by: Matteo Innocenti

Se si deve dare a Julio Cesar ciò che è di Julio Cesar, si può tranquillamente affermare che la vittoria del Bayern Monaco a San Siro è decisamente farina del suo sacco. Che sia meglio di Castellazzi non ci piove, ma non piove nemmeno sul fatto che ha perso un po’ di smalto rispetto a qualche tempo fa. Ci avrà riflettuto amaramente mentre passeggiava verso casa. Perdere a domicilio non è mai cosa buona in una coppa e ribaltare il risultato in Baviera sarà difficile, ma non impossibile. Essenziale, ovviamente, sarà per l’Inter non subire gol, perchè dovrà vincere di due lunghezze per passare il turno senza passare dai calci di rigore. Ce la può fare: in fin dei conti ieri sera ha creato molto, ma non è riuscita a concretizzare. La strada verso Wembley non è in salita solo per i nerazzurri, ma per tutte le italiane impegnate in Champions League. Inter, Milan e Roma, tre sconfitte casalinghe su tre: per il nostro calcio non poteva andare peggio. In più, stasera il Napoli gioca in Spagna, ma mette in campo diverse seconde linee. Il rischio, in generale, è quello della disfatta. Tra l’altro, trattandosi di squadre anche in lotta per il campionato (tranne la Roma), sarà interessante vedere come reagiranno e distribuiranno le forze in caso di qualificazione o di mancato accesso ai quarti di finale. E comunque, se l’Inter dovesse uscire, i suoi tifosi non se ne faranno certo un cruccio. Tanto, hanno appena vinto Sanremo.