Che confusione

Filed under: Calciomercato, Pallonate by: Matteo Innocenti

Da quando non scrivo più sul blog in realtà non è successo molto: sul fronte del mercato l’Inter ha davvero venduto Eto’o, che nel frattempo ha anche debuttato con gol nel campionato russo. Sneijder invece è rimasto, il Milan ha preso Aquilani, la Roma si è svenata per Osvaldo. Questo per quanto riguarda gli affari della nostra Serie A. Poi c’è stata la serrata dei calciatori: non ho perso la prima di campionato, però mi sono dovuto lo stesso sorbire i soliti discorsi stile “perché non vanno a lavorare, vergogna, etc etc”. Rimango del mio pensiero: se è vero che ogni categoria di lavoratori ha dei diritti e fare il calciatore è un lavoro (bello e ben pagato, anche se non a tutti i livelli), beh, non credo serva aggiungere altro. Ma vorrei tornare al mercato, visto che questa è ormai storia vecchia, e per la precisioone al mercato della Juventus. Quando sono partito mancava un’ala sinistra e un centrale. Al mio ritorno sono stati prese due ali ma manca ancora quella sinistra titolare (ma forse c’è Elia) e del centrale difensivo nemmeno l’ombra. In compenso il terzino sinistro preso due mesi fa è già in partenza e rischia il posto anche Krasic. Sono un po’ confuso. Meno male tra 30 ore finisce tutto.

Ma poi il top player chi era?

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Dunque, il rinforzo per l’attacco della Juventus è Mirko Vucinic. Dopo aver sognato Aguero ed aver corteggiato Rossi, Marotta è andato sulla terza scelta. Quella meno suggestiva, ma di gran lunga la più economica. Aguero e Rossi avevano dalla loro l’età, Vucinic ha almeno l’adattabilità anche al ruolo di esterno sinistro, anche se voglio sperare che non sia stato preso per quello. Non discuto il valore del giocatore, che andrà ad aumentare il livello medio dell’attacco juventino: in rosa va a prendere idealmente il posto di Amauri o Iaquinta, palese che sia stato fatto un passo in avanti. Tutto sommato, però, Vucinic non è un bomber e non lo è mai stato: solo una volta a Lecce ha sfiorato le venti segnature. Si giocherà il posto con gli altri, mentre Aguero e Rossi, se non altro per una questione di prezzo, sarebbero partiti titolari di sicuro. Vucinic è un giocatore tecnico, ma non è mai esploso del tutto: lo ha fregato una certa indolenza e per questo è stato beccato più volte dai suoi ex tifosi: vediamo cosa succede con il cambio di ambiente. Tuttavia, andato in porto l’affare, nel mio piccolo vorrei consigliare Marotta di parlare meno. Perchè se prima accenni ad Aguero e poi ammetti che stai trattando Rossi, il tutto continuando a tirare in ballo il top player per poi portare a Torino Vucinic, beh, non fai una grande figura.

Ci vorrebbe uno sceicco

Filed under: Champions League by: Matteo Innocenti

Che brutto. Fino alla stagione scorsa i nostri talenti se ne andavano in Spagna o in Inghilterra, adesso se ne vanno anche in Francia. Si potrebbe dedurre che la Ligue 1 è ora meglio della Serie A: non è ancora così, ma forse non siamo troppo lontani. Il fatto è che da noi non arrivano gli sceicchi, al massimo gli americani, e così sul mercato mondiale non siamo più competitivi. Sanchez se n’è andato al Barcelona. Ci voleva andare, è stato accontentato. Ma Pastore? L’argentino piaceva a tanti grandi club e avrebbe preferito, credo, un top team della Premier League al PSG. E invece se ne andrà all’ombra della Torre Eiffel: in fin dei conti, Zamparini chiedeva una cifra assurda ed è stato accontentato (Sabatini si dice avesse il sì di Pastore, ma direi che questo non basta mai) lui avrà un ingaggio importante e, se si guarda al mercato, il PSG è una squadra ambiziosa che con i soldi dello sceicco non potrà che puntare prima al campionato e poi all’Europa. In più Parigi è una città meravigliosa e non è detto che Pastore, in ogni caso, ci rimanga a lungo, anche se la cifra del suo trasferimento rende un suo cambio di squadra un po’ problematico. Fatto sta che un tempo eravamo la NBA del calcio, adesso ci dobbiamo accontentare degli avanzi.

Dategli una telecamera

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E vi darà un titolo. De Laurentiis è fatto così: gli piace stare davanti alle telecamere e fare spettacolo. Durante il mio stage a Sky Sport 24 ho tagliato un’intervista a Ferlaino. Lo storico presidente del Napoli aveva in pratica definito il suo “erede” uno showman: ecco, sono totalmente d’accordo. Il fatto è che credo che a volte esageri e credo anche che lo pensino i tifosi del Napoli. Che bisogno c’è di dare a Messi del cretino perché va a giocare la Copa America? E questo è solo l’ultimo episodio di una serie di dichiarazioni fuori luogo. Credo che ormai nel calcio si parli troppo e spesso a sproposito e che De Laurentiis sia l’alfiere di questo trend. Certo, i risultati sportivi sciolgono la lingua: vediamo se continuerà anche in tempi bui per il Napoli, quando arriveranno. Detto ciò, quella appena trascorsa non è stata una giornata banale, perchè la Roma ha ufficializzato l’arrivo di Bojan e la Juventus la cessione di Felipe Melo. Due operazione che ho capito poco. In pratica, ad oggi Bojan è come se fosse andato alla Roma in prestito per due anni. Poi magari si mettono d’accordo, ma se si rivela un fenomeno i giallorossi dovranno aggiungere 28 milioni per tenerlo. Ma ora come ora l’affare mi sembra l’abbia fatto il Barcelona. Per quanto riguarda Melo, ok, la Juve risparmio sull’ingaggio e incassa qualcosa per il prestito, ma non c’è nessun obbligo per il Galatasaray. Se fa una grande annata in Turchia bene, sennò c’è il rischio di un Tiago-bis. Era proprio il caso?

Tanto ritiro per nulla

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C’è chi dubita dell’utilità del ritiro precampionato: di sicuro dal punto di vista climatico stare un po’ in altura permette di godere di un po’ più di freschino. Che poi il lavoro fatto lassù abbia effetti scientifici sulla stagione, beh, su questo non ci giurerei nemmeno io. Piuttosto, sono certo che il ritiro serva soprattutto ad una cosa: a prendere confidenza l’uno con l’altro, a fare gruppo, a lavorare tutti insieme su schemi magari nuovi di un allenatore, appunto, nuovo. Ecco, a questo serve davvero il ritiro precampionato, ormai troppo spesso sacrificato sull’altare dei facili incassi fatti in giro per il mondo. Ci si ritrova in montagna, e poi dopo una settimana si parte. E poi magari ci si ritorna. Non ha molto senso ma si fa così da qualche anno. Questo non aiuta a cementare il gruppo e a far entrare nelle teste dei calciatori quello che vuole il mister. In alcuni casi sarebbe proprio necessario lavorare tutti insieme fin dall’inizio. Mi viene in mente il caso della Juventus, reduce da un’annata disatrosa. Nuovo tecnico, Conte, e squadra un po’ tutta da rifare. L’allenatore, tra l’altro, sembra sia un maniaco degli schemi. Eppure, la squadra è a Bardonecchia e ancora non ha a disposizione un’ala sinistra, che dovrebbe essere un po’ uno dei tasselli fondamentali del suo gioco. Dovrebbe essere lì accanto a lui, ad imparare e a prendere appunti (nel cervello). E nemmeno se ne parla, di questa benedetta ala sinistra.

Giovani. E forti?

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Con la Copa America in corso, è normale che lo sguardo degli addetti ai lavori sia rivolto verso l’emisfero australe, ed è comunque comprensibile a prescindere dalla competizione continentale che si sta svolgendo in Argentina: l’America Latina è da sempre fucina di talenti che in estate ingolosiscono i club europei. L’ultimo arrivo nella nostra Serie A è quello di Ricardo Alvarez, giocatore che l’Inter ha strappato al Velez Sarsfield (ed era nel suo destino fin da piccolo, altro che Ibra). Il prossimo potrebbe essere Erik Lamela, per il quale la Roma sarebbe pronta a chiudere, approfittando anche della retrocessione del suo River Plate, che ne ha abbassato il valore di mercato. Appunto, il valore di mercato: basta un buon campionato, o anche meno, per far salire i prezzi di questi campioni in erba. Alvarez, tutto sommato, ha giocato una cinquantina di partite da professionista, ed ha in pratica una media di una rete ogni dieci gare. Lo stesso si può dire di Lamela, che però ha dalla sua un’età ancora più verde. Colpa della tv, di youtube, dei procuratori, fate voi: fatto sta che ormai basta poco per vedersi appiccicata addosso l’etichetta di “Fenomeno”.  Il “pompaggio” dei giocatori è pazzesco, e spesso chi parla si parla di potenziali fuoriclasse senza averli mai visti o forte di due replay in loop. Certo, si può portare l’esempio di Pato, ma non sempre la ciambella viene fuori col buco. Memori di certe pippe, comunque, auguri a chi è già arrivato e a chi arriverà.

Ancora Zeman

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Succedono cose strane nel mondo del calcio: Mihajlovic spontaneamente dice no all’Inter e comunica ai Della Valle che intende continuare ad allenare la Fiorentina. Non so come l’abbiano presa i vertici viola, presumo male. Fatto sta che adesso per la panchina dell’Inter rimane solo Gasperini. Uno che, diciamocela tutta, non si strapperebbe i capelli se a fine anno venisse allontanato per far posto a Guardiola. Ma rimaniamo al presente: il sogno di vedere Zeman sulla panchina dell’Inter è durato poco, perché lo ha ingaggiato il Pescara. E qua mi viene voglia di parlare di uno die grandi misteri del calcio. Ovvero del perchè Zeman continui a godere di ottima stampa. Davvero non riesco a darmi una spiegazione. Nessuno mette in dubbio la bontà di quello che fece a Foggia e, tutto sommato, anche a Roma, su entrambe le sponde. Ma da lì in poi il tecnico boemo ha raccolto solo fallimenti, o comunque risultati nella norma. Eppure, in virtù di fatti risalenti a venti anni fa, a Pescara hanno fatto festa alla notizia del suo arrivo. Perchè con Zeman si gioca bene, ma se è per questo si gioca bene anche con altri allenatori, e magari si riesce anche a vedere una squadra messa in campo come si deve. Per dire: anche Delneri portò il Chievo in A, ma se adesso fosse andato a Pescara qualcuno scommetto avrebbe storto il naso. Nella mia riflessione non c’entrano le denunce di Zeman, sia chiaro. Parlo di calcio, quello giocato. Lui spesso si è nascosto dietro alla tesi del complotto ed a questa tesi io non ho mai creduto. A grandi livelli non lo ha fatto fuori nessuno, lo ha fatto fuori la sua fase difensiva. Che non c’è. Si accontenti del calcio di provincia: visti i risultati, non è poco.

La scelta giallorossa

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La notizia era nell’aria da giorni, adesso manca solo la presentazione alla stampa: il nuovo allenatore della Roma è Luis Enrique. Sì, proprio lui, il jolly tuttofare di Real Madrid e Barcelona, grande giocatore che ai Mondiali del 1994 si prese una gomitata terrificante da Tassotti. Dal Barcelona B passa alla Roma, quella vera, di certo un bel salto, ma comunque meno impegnativo di quello del suo predecessore Guardiola. O forse no: in fondo, l’attuale allentore del Barca ereditò una squadra più forte e non cambiò paese, e nemmeno città. Sono pochi gli spagnoli che hanno avuto successo in Italia, almeno tra i giocatori. Cosa porterà Luis Enrique a Roma? Di lui si sa tutto sommato poco, a parte il pittoresco fatto che alleni con gli occhiali da sole. L’unica cosa che dovrebbe essere sicura è il modulo: 4-3-3, visto che dalle parti della Masia giocano tutti così. La Roma ha gli uomini giusti? Di sicuro dovrebbe trovare meno spazio Totti: Luis Enrique avrà bisogno, presumo, di attaccanti più mobili. Se al Camp Nou Ibrahimovic fu un buco nell’acqua, la stessa sorte potrebbe toccare al capitano giallorosso, insomma. Potrebbe fare al caso suo Vucinic, sul quale le ultime voci di mercato vogliono la Juventus, passata da Tevez a Benzema, da Benzema ad Aguero, da Aguero a Sanchez e da Sanchez a Vucinic. Almeno adesso girano nomi realistici.

La sceneggiata

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Tanto tuonò che poi alla fine non successe niente: Mazzarri rimarrà sulla panchina anche nella prossima stagione. Poi sarà esonerato alla prima crisi che la squadra affronterà. Si accettano scommesse: quando i matrimoni continuano per forza, poi si sciolgono di nuovo alla prima difficoltà. Perchè qualcosa si è incrinato, ed a Napoli più che un’incrinatura sembrava una frattura. Composta, diciamo così. La mia personale sensazione è che Mazzarri, conscio del fatto che meglio di così a Napoli non avrebbe mai potuto fare, volesse mollare all’apice, per magari andarsi a sedere sulla panchina della Juventus. Tanto, peggio di Ferrara, Zaccheroni e Delneri non avrebbe potuto fare. Allo stesso tempo, De Laurentiis ne ha approfittato mettendolo spalle al muro e facendo ricadere su di lui le colpe per una situazione poco chiara, contattando poi Gasperini, un allenatore che comunque, credo, sarebbe andato bene alla piazza. Il presidente viene dal mondo del cinema e si vede: sguardo fiero/truce in tribuna, non disdegna la sceneggiata, che c’è stata, anche se è durata poco. Adesso tutte le panchine “nobili” hanno un proprietario: eccetto quella della Roma. Sarebbe libero Ancelotti, ma pare si sia innamorato di Londra, e poi bisogna vedere cosa ne pensano gli americani del suo ingaggio. Occhio a Gasperini: sedotto e abbandonato dal Napoli, non lo vedrei male al posto di Montella. Comunque, sarebbe meglio di Pioli.

Non durerà

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Dopo una serata divisa tra Coppa Italia e Copa del Rey, mi vengono in mente un po’ di pensieri sparsi. Partiamo dalla nostra competizione, quel trofeo tanto bistrattato che non interessa a nessuno. Passano gli anni, e ancora non riesco a spiegarmi bene il perchè della sua formula, queste semifinali con andata e ritorno e queste “big” che entrano a torneo quasi finito. Mah. Però negli ultimi anni, complice il dominio dell’Inter in campionato, questo trofeo era diventato l’unico appiglio per chi voleva portare a casa qualcosa. Adesso proprio i nerazzurri sono ad un passo dalla finale, che potrebbe trasformarsi in un derby, ma forse no. Complice il 2-2 esterno, il Palermo è un po’ più vicino a Roma rispetto al Milan. Ecco, il Milan, appunto. La squadra che vincerà il campionato ha approfittato del vuoto di potere creato dalla sazietà interista. Ripensavo ieri sera alla sua rosa: una marea di gente a fine carriera (Gattuso, Ambrosini, Seedorf, Pirlo, Oddo, Inzaghi, Nesta), a cui sono state affiancate delle “toppe” come Ibrahimovic, Robinho e Cassano. Quanto bastava per vincere il campionato, evidentemente. Ma, mi sbilancio, questo Milan non aprirà nessun ciclo. Perchè tolto Ibra, gli unici campioni sono Pato e Thiago Silva. Un po’ poco. A proposito di campioni, un appunto su Real Madrid-Barcelona: io tutto questo spettacolo non l’ho visto. Sembrava una brutta partita del nostro campionato, ma questo non si può dire.