Tra comprare arbitri e comprare stranieri, rimango convinto che la cosa migliore sia comprare buoni giocatori che te le fanno vincere, le partite. La Juventus, nel dubbio, compra quasi esclusivamente italiani: se fosse andato in porto anche l’acquisto di Borriello, la squadra bianconera sarebbe stata in tutto e per tutto la Nazionale. Senza Balotelli, Cassano, Pazzini, De Rossi, Gilardino e Pirlo. Ovvero l’Italia senza quelli forti, o prersunti tali. Anche così, tuttavia, è prevedibile un prossimo blocco bianconero, con annesse polemiche in caso di nuove figuracce. Questa Juventus dove può arrivare? Non più in alto del terzo posto: la qualificazione alla Champions League sarebbe un successo. Nonostante il passivo sul mercato, infatti, la squadra se
mbra addirittura indebolita: quella della stagione precedente non aveva uomini per il 4-4-2 e per comprarne in quantità è stata tralasciata la qualità. E’ davanti la vera differenza con quelle che saranno le prime della classe: mentre il Milan si portava a casa Ibrahimovic e Robinho, la Juventus vendeva Diego per prendere Quagliarella, mantenendo praticamente inalterata la quota-gol, e poi non riusciva ad acquistare Borriello, comunque non un fuoriclasse. Per tutta l’estate Marotta ha provato a prendere Dzeko: segno che un centravanti serviva, eppure alla fine non è arrivato. Ed ora, con i cross dalle fasce, l’unico che fa del gioco aereo la sua specialità è Amauri, reduce da una stagione da 5 reti e già infortunato. Trezeguet sarebbe ancora servito come il pane, ma è stato ceduto all’Hercules per risparmiare poco più di un milione. Alla Juventus la classe operaia va in paradiso: il mercato ha portato un’accozzaglia di giocatori giovani e meno giovani provenienti dalla media e bassa classifica, ed alcuni di loro nemmeno titolari nelle loro squadre. Marotta dovrebbe essere un mago del mercato: che faccia sparire i dubbi die tifosi bianconeri, allora.
Quasi completa la rosa della Juventus, appunto: manca un difensore centrale ed il nome buono sembra essere quello di Bocchetti. Nel giro della Nazionale, arriverebbe a Torino per fare il terzo centrale dietro a Chiellini e Bonucci. In altri tempi, non ci sarebbe stato nulla di strano. Adesso, un po’ lo sembra, con questa Juventus derelitta. Ma il blasone e soprattutto il denaro fanno miracoli: sono comunque piccoli segnali di ripresa bianconeri. L’affare non è fatto, per carità, sono solo voci, a differenza di quello che riguarda
Ibrahimovic, vicino al Milan. Non è chiara l’eventuale forma di pagamento, che dovrebbe essere una sorta di opera di carità del Barcelona. Sinceramente non capisco tutta questa necessità di disfarsi dello svedese, che non ha fatto il fenomeno nel suo primo anno in Catalogna, ma che i suoi gol li ha fatti. E poi, appena un’estate fa fu strapagato e rischia di andarsene per un tozzo di pane (si fa per dire). Per il Milan sarebbe davvero un colpaccio: riuscire a inserire un top player in questi tempi di vacche magre sarebbe straordinario e darebbe un po’ di pepe ad un campionato che sembra già avere il marchio nerazzurro. L’Inter di benitez anche ieri sera ha dimostrato la sua forza: ha giocato a ritmo ridotto, ha sonnecchiato un po’, poi ha colpito più volte, facendo malissimo all’avversario. Ibrahimovic e il Milan, se non altro per la cabala: lo svedese vince lo scudetto da sette stagioni consecutive. Gli anti-interisti si aggrappano anche a questo.
Un mercato che adesso inizia a diventare interessante, quello della Juventus. Un mercato che, scaturito dalla scelta dell’allenatore, non poteva che essere “pesante”. La rosa della scorsa stagione non aveva esterni di centrocampo, eccezion fatta per l’ormai declinante Camoranesi, unica ala lo scorso anno ed in partenza per altri lidi questa estate. All’esangue Vecchia Signora che ha finito in affanno il campionato serviva una bella trasfusione: forze fresche in quantità. Il restyling era doveroso, e ad essere sinceri poteva anche essere maggiore, se ci fossero stati più soldi. Dopo aver preso Storari, Motta, Bonucci, Pepe e Martinez, ieri la Juve ha aggiunto due tasselli importanti come Krasic, da tempo promessosi alla società bianconera, ed Aquilani, promessa con un grande futuro alle spalle, desideroso di tornare in Italia. Ma non è finita qua: manca ancora un centrale difensivo. Non è ingordigia, è una mera questione numerica. Comunque, Krasic, dicevo. Tra tuti gli esterni in rosa, il serbo sembra l’unico con i galloni del titolare fisso, e con lui vedo di più Pepe. L’estroso (così mi dicono) Martinez partirà spesso dalla panchina, a parer mio. Cosa dire di Aquilani? Sicuramente è un arrivo a sorpresa e per qualità e effettivamente un giocatore che mancava a questa squadra. Non lo definirei un “colpo” di Marotta: il prezzo del riscatto è piuttosto alto, per non parlare dell’iingaggio. Non è assolutamente detto, dunque, che Aquilani rimanga in bianconero. Considerando anche il fatto che torna in Italia per rilanciarsi, ma che tra Marchisio, Sissoko e Felipe Melo non partirà certo titolare fisso. E poi, tra i suoi muscoli di seta e Vinovo, la miscela rischia di essere esplosiva.
La Sampdoria adesso si aggrappa a quella zuccata di Pazzini, a quella torsione eccezionale da vedere in slow motion che ha dato un po’ di senso alla partita di ritorno. Del preliminare di Champions League di ieri sera rimane però tanto, troppo Werder Brema. Più esperienza internazionale, più abitudine alle sfide europee, più fisico. Forse, un pizzico in meno di tecnica, ma se l’unico distributore di giocate come Cassano per una sera è fuori servizio, allora questo fattore non poteva contare. Eppure la squadra tedesca non è più quella degli anni passati: appena un paio di stagioni fa, per esempio, poteva contare su un Diego versione Bundesliga, su
un Ozil in rampa di lancio e su un Frings con qualche acciacco in meno nelle gambe. La Sampdoria, invece, è quella dell’anno scorso, eccezion fatta per Curci, che ha preso il posto di Storari: in pratica, nessun guadagno. Una squadra che l’anno scorso si è insinuata nelle pieghe di un campionato balordo per la Juventus e troppo stancante per la Fiorentina impegnata in Champions, avendo la meglio sul Palermo, più attrezzato, come rosa. Avesse raggiunto la Champions, Zamparini uno tra Cavani e Kjaer lo avrebbe tenuto, credo. E magari avrebbe investito per migliorare una rosa superiore a quella della Sampdoria. Garrone, invece, ha confermato tutti. Probabilmente non basterà e dopo un anno di sacrifici per raggiungerla, dopo averla sognata a lungo, la Samp saluterà la Champions League.
“Non si può cominciare la stagione con soli 12 giocatori, ce ne vogliono 18-20″ : Allegri ha lanciato l’allarme. Per costruire una squadra, in effetti, l’allenatore dovrebbe averla tutta a disposizione e non di lavorare con qualche titolare e tantissimi ragazzi della Primavera. Sono sicuro che però se sedesse Berlusconi in panchina non si lamenterebbe, e vincerebbe lo stesso tutto. Scherzi a parte, nonostante la “moria” di
titolari, nelle amichevoli disputate a Londra il Milan ha fatto vedere buone cose contro avversari di livello, e si è tutto sommato comportato bene. Dal punto di vista del gioco, sì, ma anche da quello disciplinare, che non è poco in questa estate in cui le amichevoli spesso e volentieri si trasformano in risse. Dopo i fattacci di Cagliari-Bastia e Catania-Iraklis, un’altra partita è finita malissimo. Al termine di Brescia -Larissa, infatti, si è scatenata una vera e propria caccia all’uomo a cui hanno partecipato anche alcuni tifosi. Sarà il caldo che dà alla testa, forse. Oppure manca davvero cultura sportiva, certo è che tutto questo non è esattamente normale. Comunque sia, tra rose dimezzate, infinite tournée in giro per il mondo e risse selvagge, il calcio d’agosto non è più quello di una volta. Poco male, tra meno di un mese si fa sul serio.
Due conferenze stampa ieri, due autentici one-man-show. Berlusconi ha letteralmente oscurato il nuovo allenatore del Milan Allegri: in pratica, ha parlato solo lui. Non è mancato ovviamente il solito ritornello della squadra più titolata al mondo, come se i titoli e le coppe nazionali non contassero… ma vabbè, ci manca solo il badge apposito. La sparata più grossa, però, l’ha fatta parlando di Ronaldinho, che ha definito “il giocatore più forte mai esistito”. Non della storia del Milan, o della sua presidenza, che già sarebbe grave. Della storia del calcio! Con buona pace dei vari Pelè, Maradona, Cruyff, Di Stefano, Platini, Eusebio, Puskas,
Van Basten… e di tutti gli altri. Ha poi lasciato intendere che si è già consultato con Allegri sulla futura posizione in campo di Ronaldinho: traducendo, anche questa volta la formazione la vorrà fare lui. L’altro show di giornata è stato quello di Totti, che qualche cosa buona l’ha detta. Ha risposto alla Lega così: “Non rispondo a gente che non canta nemmeno l’inno nazionale”. Ci ha messo dentro l’invidia, come se fosse obbligatorio essere invidiosi della romanità, ma vabbè. A proposito di inno, è tornato sulla mancata convocazione da parte di Lippi per il Mondiale. Esclusione sacrosanta, a mio avviso, nonostante lui avesse dato la sua disponibilità. E se chiamasse Prandelli? “Lo saluterei volentieri e basta. Se ero vecchio l’anno scorso figuriamoci quest’anno…”. Al Mondiale ci sarebbe andato, ma le prossime saranno qualificazioni agli europei…
Il calcio si deve rinnovare, lo devono fare soprattutto le squadre, se vogliono immettere nuova linfa vitale. Il calcio succhia energia, più si è giovani, più si corre. Ci sono però senatori che non vogliono mollare il posto, e ci si aggrappano con tutte le loro forze rimaste. Ognuno fa il suo gioco, per carità. Per un Del Piero al diciottesimo ritiro juventino, c’è chi come Gattuso ha capito di aver fatto il suo tempo e cerca nuovi stimoli all’estero, dopo essere emigrato in tenera età in cerca di fortuna. C’è uno Zanetti che all’Inter è fina
lmente davvero leader e che alla veneranda età di 37 anni si è tolto lo sfizio della coppa più bella e si ripropone come uomo tuttofare, e c’è un Totti che continua ad essere allo stesso tempo l’uomo in più, ma anche il fardello di una Roma che prima o poi dovrà fare a meno di lui. Ci sono però due grandi campioni nati nel 1977 che hanno fatto due scelte che mi hanno messo un poì di tristezza, calcisticamente parlando. Sono Henry e Raul, due che hanno scritto la storia di due club, Arsenal e Real Madrid, che saranno loro per sempre grati. Il francese è già emigrato negli States, per giocare a New York, nei Red Bulls: traducendo, andrà a fare ferie ben pagate in America. Lo spagnolo, invece, abbandonerà (ma non è ancora ufficiale) la sua Madrid per la grigia e triste Gelsenkirchen. Lo aspetta lo Schalke 04: i romantici non l’avrebbero mai detto. Vederlo con un’altra maglia dopo 16 anni in blanco sarà proprio triste. Non che un declino con la stessa maglia addosso seduto in panchina sia più bello, ma io un Del Piero negli Stati Uniti non lo accetterei mai. Col mal di schiena, col bastone, ma alla Juve.
Tempo di vestiti nuovi in casa romanista. Ieri nei vari Roma Store della capitale, i giocatori hanno posato come modelli per presentare a stampa e tifosi le nuove divise. Totti, Menez, Brighi e Casseti erano in in centro città, a Piazza Colonna; Vucinic, Fabio Simplicio e Andreolli decisamente più fuori, a Centocelle; Adriano, Julio Sergio, Riise e Rosi sulla via Appia. Vabbè, la prima maglia è in pratica uguale a quella
dell’anno scorso: in fondo, la Roma ha la maglia rossa con i bordi gialli, non è che si possa fare grandi voli con la fantasia. La seconda è presentabile, la terza è una maglia da calcetto. Io sono per le cose buone di una volta, almeno nel calcio: ho come l’impressione che per cercare sempre la novità, si stia rovinando quello che c’è di più sacro nel pallone, ovvero la maglia. Oltre al pallone stesso, Jabulani docet. Le maglie della Juve fanno storcere il naso, ad esempio, perchè sono decenti solo se viste da lontano, con quelle zigrinature. In più, quest’anno calzoncini e calzettoni saranno neri, scelta che mi riporta ad anni belli e zidaneschi, ma li preferirei bianchi. Oscena la divisa di riserva, così come quella dell’Inter, con il biscione, buona per andare a ballare nei posti tamarri. Spiacevole, tornando alla Juve, l’uso dei numeri gialli, così come erano davvero brutti quelli dorati al Milan, e alla Fiorentina, soprattutto. Bianco su viola, non sarebbe più semplice? Comunque, le nuove maglie sono in generale sempre più brutte, con la pancia di Adriano sotto ancora di più.
Meglio averlo in porta piuttosto che contro, quello sì. Ma Buffon ormai è in fase calante, e lo è da tempo. Dispiace, ma d’altra parte stiamo parlando di un giocatore che è sulla scena dalla metà degli anni Novanta, di quello che per anni è stato considerato all’unanimità il miglior portiere del globo. Adesso, dopo tanti problemi, prova a tornare quello di prima, e per farlo ha aspettato di dover alzare bandiera bianca nella
competizione che nessuno abbandonerebbe di spontanea volontà, il Mondiale. L’operazione che ha affrontato consisteva nell’asportazione di un’ernia del disco lombo-sacrale. 15 giorni di riposo assoluto, poi la riabilitazione. Il rientro in campo è previsto dopo tre mesi, quindi prendendola con calma, in pratica dopo la sosta natalizia. Al suo posto, la Juve ha preso Storari, che per età e curriculum ha pagato piuttosto caro. Basterà per non farlo rimpiangere? Non so, la cosa certa è che, allargando in discorso, tutta l’Italia avrebbe bisogno di un nuovo Buffon, ma che all’orizzonte non ce ne sono. Vada per Storari: deve essere solo un degno sostituto. Ma l’Inter parla brasiliano, la Roma idem, il Milan è indeciso tra Abbiati ed Amelia, a Firenze c’è Frey, De Sanctis è un buon portiere in là con gli anni, l’unica vera speranza si chiama Sirigu, ma si dovrà confermare… Dopo Buffon, c’è Marchetti, troppo poco per una scuola che un tempo, dietro Zenga, faceva stare in panchina Tacconi, e che per un decennio si era divisa tra Zoff e Albertosi.
Se non ci sono polemiche non ci divertiamo. Forse è tutta una tattica per attirare la buona sorte, esattamente come l’amichevole pre-Mondiale da pareggiare 1-1 contro la Svizzera, chissà. Celebre il silenzio stampa del 1982, perfino superfluo ricordare i torridi giorni che precedettero Germania 2006. Qua a creare scompiglio ci si è messo youtube e qualcuno che si è preso la briga di leggere il labiale di Marchisio durante l’inno nazionale. Meglio chiarire subito: non si capisce chiaramente quello che dice, o meglio canta il centrocampista azzurro. Qualche sospetto c’è. Di sicuro c’è solo che chi gli sta intorno fa una mezza risata. Era semplicemente fuori tempo, dice lui. La teoria dei complottisti, invece, è che Marchisio canti “che schiava di Roma… ladrona… Iddio la creò”. Oppure terrona. Dettagli, se fosse vero. Credo che tutto questo polverone sia destinato a dissolversi presto, nonostante anche ai piani alti della politica si siano già scatenate le polemiche. “Roma ladrona”, d’altra parte, è uno slogan che per ora non ha riguardato esattamente i calciatori, mettiamola così. Che Marchisio sia un “nordista” è un dato di fatto: è della provincia di Torino. Come zona, 100% sabaudo. Una ragazzata, comunque, qualsiasi cosa abbia detto o cantato: durante l’inno sarebbe meglio stare concentrati e pensare a chi e cosa si sta rappresentando. Ah, per chi non lo sapesse, ci si stringe a coorte, mica a corte.
