Daniele De Rossi è stato così a lungo Capitan Futuro che, alla fine, rischia di non diventare mai capitano sul serio. Se avesse tempo e voglia di aspettare non ci sarebbero problemi: Totti non è eterno ed in fin dei conti anche in questa stagione ne ha fatto spesso le veci. Ma c’è quel “se”, appunto. Del suo tempo De Rossi ne ha già dato tanto alla Roma: di sicuro per lui non è stato un peso farlo, perché prima di esserne un giocatore
ne è stato tifoso. Però dal punto di vista sportivo ha ricevuto poco o nulla e non c’entra l’affetto dei tifosi, c’entrano i trofei, quelli che si mettono in bacheca. La Roma può essere considerata una grande, ma non è la squadra da battere e potrebbe non esserlo a lungo, salvo miracoli americani. De Rossi ha dato una vita sportiva alla Roma e il suo desiderio di partire sarebbe legittimo, perché le sirene sono di quelle importanti. Se non altro quelle economiche: nella Capitale non avrà mai l’ingaggio che gli garantirebbe il Manchester City. La mia impressione è che lascerà, ma non adesso. Aspetterà giugno e la Roma non incasserà un euro dalla sua partenza. I grandi amori finiscono ma, almeno, lo avrà tenuto con sé qualche mese in più.
La Juventus continua a rimanere in vetta, ma allo stesso tempo il Milan tiene il passo. Pare proprio che la prossima scudettata uscirà da questo duello. Oppure c’è da dare credito a Udinese e Lazio? O, addirittura, potrà reinserirsi nella lotta tricolore anche questa Inter in netta ripresa? Difficile, ma le partite sono tante: per un piazzamento-Champions c’è da considerarla. Per il resto, si vedrà. Mi preme piuttosto dare uno
sguardo indietro, nella colonna di destra, dove si trova la Fiorentina. Già, proprio la squadra dei Della Valle, quelli del tavolo della pace (utilissimo), quelli del terzo tempo (durato un mese, forse meno), quelli, più che altro, del progetto. Anzi, Progetto. Mihajlovic non c’è più, proprio come voleva la curva, eppure i viola rimangono laggiù. C’è chi è rimasto ma è scontento, c’è chi è rimasto ma le cui prestazioni si notano più in discoteca che in campo, c’è Boruc che non vale metà Frey, c’è una squadra modesta, va detto, che sta rendendo anche meno del previsto. Al massimo la Fiorentina poteva ambire ad un piazzamento in Europa League: di questo passo farà bene a guardarsi indietro. Delio Rossi non è un mago e il problema non era Mihajlovic: i tifosi volevano il bel gioco, ma adesso servirebbero punti. Ma almeno i Della Valle hanno fatto contenti i tifosi: sono partiti con un allenatore di cui non erano convinti, ingaggiando poi quello che piaceva a chi va allo stadio. Che sarebbe comunque arrivato nel 2012. Bel progetto. Anzi, Progetto. Scusate.
Uscire da Roma con un punto non dovrebbe mai lasciare l’amaro in bocca. Eppure non può essere altrimenti, perché quella che la Juventus ha affrontato ieri sera era una squadra a cui mancavano molti elementi: buona parte della difesa e anche a centrocampo c’erano assenze importanti. Ma la Roma ha fatto esattamente la partita che doveva fare: ha corso per tutti i novanta minuti ed ha marcato Pirlo a uomo. Ne ha risentit
o la precisione nei passaggi, ma questo è successo anche alla Juventus, che si è subito fatta prendere il centrocampo e praticamente non l’ha mai riconquistato. La squadra di Conte si è allora affidata sistematicamente ai lanci lunghi, senza risultati di rilievo. Il risultato finale è stato un pareggio, ma entrambe le squadre in campo potevano vincere. Se è vero che la Roma è passata subito in vantaggio per un incredibile regalo di Vidal, è anche vero che dopo il pareggio poteva subito tornare in vantaggio se Totti non avesse fallito il rigore. Allo stesso modo, la Juventus non è stata bella, ma tutto sommato ha avuto più occasioni ed alla fine ha segnato in una delle meno limpide. Conte dice che non bisogna festeggiare per un pareggio e credo stia dicendo la cosa giusta: la Roma di ieri sera era, uomini alla mano, una squadra da bassa classifica. Ma ci ha messo un grande cuore, va detto.
Premessa: la cosa più bella del weekend calcistico l’ha fatta in quel di Catania Ibarbo, che con un gol tirato fuori dal cilindro ha regalato tre punti d’oro al suo Cagliari. La potenza esplosiva c’è, ci sta anche che non sia male tecnicamente. Mi dà l’idea di non essere uno che si mangia troppi gol davanti al portiere ma il guizzo ce l’ha e magari il ragazzo si farà. Si è fatto ormai invece Marchisio, sempre più decisivo per le sorti della Juventus, che ha goduto anche di un rigore inventato nel match contro il Cesena (ma va detto anche che, ad onor del vero, i romagnoli dovevano essere in 10 già da tempo) e che ha riconquistato la vetta dove si erano
appollaite Milan e Udinese. Per gli uomini di Conte il prossimo impegno sarà contro la Roma. Ecco, appunto, un pensiero per i giallorossi: in tv e sui giornali Luis Enrique è difeso ad oltranza ma ho il sospetto che ciò accada solo perché arriva da Barcellona. Viene visto come l’alfiere iberico del bel calcio in un paese che odia il possesso palla ma che adora il gioco di rimessa. Sono contro gli esoneri dopo una manciata di partite, ma se un tecnico sta facendo male, che lo si dica. Può darsi che la sua Roma giochi bene e che l’abbia fatto anche a Firenze (a dir eil vero nelle sintesi non ho visto un solo tiro in porta ma vabbè…), ma è tornata a casa con tre reti sul groppone. In più, per quanto tra i giallorossi ci siano giocatori di valore, sembra che la squadra sia stata fatta un po’ a caso, con diversi doppioni e qualche ruolo scoperto. Ma forse sono io che mi sbaglio. O magari, semplicemente, in tutto questo Luis Enrique non c’entra.
Non me ne vogliano le squadre impegnate in questa domenica di campionato, ma il grosso era stato fatto di sabato. Tre anticipi con in campo tutte le più serie candidate alla vittoria finale: mi perdoni l’Udinese, ma non credo ce la possa fare. Le altre, invece, ce la possono fare ancora tutte. Anche l’Inter che adesso ha tre
squadre dietro e sedici davanti? Non lo so, a dire il vero. Come rosa direi di sì, ma come squadra mi viene da rispondere il contrario. Ieri sera ha giocato con buon ritmo ed intensità una ventina di minuti, ma in vantaggio poi è passata la Juventus, che poi dal 2-1 ha sostanzialmente controllato il match divorandosi le occasioni per chiuderlo. Ranieri ha molto su cui lavorare e il tempo, checché ne dica, inizia a stringere. Bene, benissimo invece la Juve: più squadra, capace di soffrire e di giocare di rimessa quando serviva, anche se fatica ancora troppo nel trovare la rete. I tre punti raccolti a Milano in classifica risultano solo tre, ma in realtà valgono almeno il doppio. Come quelli che porta via il Milan da Roma: belli i giallorossi, concreti i rossoneri. Che sembrano aver svoltato dopo l’indecente primo tempo di Lecce: chissà se non si fosse scatenato Boateng… Ma con i se e i ma non si va da nessuna parte. Nemmeno con la prestazione offerta dal Napoli a Catania, però. I partenopei iniziano a soffrire il doppio impegno. Adesso ci sono il Bayern Monaco e la Juventus: due partite che diranno molto sul reale potenziale del Napoli, ma non solo sul suo.
E così, dopo cinque giornate la Juventus è in testa. E si può ritenere una delle candidate allo scudetto, mi sbilancio. Lo è per demeriti altrui o per meriti propri. I demeriti sono della concorrenza milanese, ovviamente. L’Inter sta vivendo un inizio di stagione che definire travagliato è un eufemismo, il Milan, complici tanti infortuni, non sembra per ora in grado di ripetere il campionato 2010/11. I meriti bianconeri, invece, sono riassunti in una classifica che la vede in testa: niente di eccezionale in termini di punti, che con
il calendario agevole (anche grazie alla prima giornata rimandata: trasferta insidiosa a Udine) potevano anche essere di più. Ma dopo due settimi posti un po’ di entusiasmo ci sta, ma con un occhio al passato. Con Ferrara la Juve era partita a mille all’ora, per poi sfaldarsi alle prime difficoltà, con Delneri era stata tra le prime fino a Natale per poi mettere insieme un intero girone di ritorno da incubo. Il Napoli, a detta di tutti, è da scudetto. Con tutto il rispetto per i partenopei, allora, non vedo perché non debba esserlo anche la Juventus, che non ha nemmeno gli impegni di coppa. La rosa è ampia e di qualità in certi reparti, ma ha delle lacune in altri. Ma questo vale per tutti: la difesa del Napoli in quanto a nomi non è di alto livello, il Milan ha un centrocampo di portatori d’acqua, l’Inter ha perso Eto’o davanti e per il resto si affida a gente come Obi e Nagatomo. La quota scudetto sarà bassa. Ci possono arrivare in tanti.
Come già scritto, Inter e Roma sono due cantieri. Come poteva finire un incontro tra le due? Con un pareggio, esatto. E allora, dopo due giornate di campionato hanno messo insieme un paio di punti. Arrivano a tre con quello del Milan. Tre, come le reti messe a segno da Cavani proprio contro i rossoneri. L’attaccante uruguaiano è chiamato alla stagione della conferma da bomber da venti e passa gol a campionato e sta
rispondendo alla grande. In attacco il Napoli è lui, o almeno è lui l’uomo che finalizza il grande lavoro dei compagni: lo ha dimostrato a Manchester, lo ha ripetuto, anzi lo ha urlato ieri sera. E Napoli, come l’anno scorso, sogna. Fa bene, perchè la concorrenza non è irresistibile e, soprattutto, è battibile. In più Mazzarri è un tecnico in grado di far giocare al meglio gli uomini a sua disposizione: chissà che questo non sia l’anno buono… Sperano che non sia così i tifosi della ritrovata Juventus. Ritrovata, sì, ma contro avversari di bassa classifica, va detto. Fatto sta che in due partite non si ricordano tiri nella porta di Buffon, e non è poco, soprattutto se si guarda alla passata stagione. Ma la strada è lunga, lunghissima. Tra poco si gioca di nuovo, a presto.
Ad esaltare una squadra che alla prima uscita ha funzionato alla perfezione non si fa un torto a nessuno. Per fare processi, invece, ci sarà tempo. Eppure, ci sono due grandi (o presunte tali) che hanno steccato all’esordio in campionato. Ovviamente sto parlando dell’Inter e della Roma. Per ora entrambe assomigliano più a dei cantieri da “lavori in corso” che a delle squadre. L’Inter non è ancora l’Inter di Gasperini ed a distanza di più di un anno è ancora orfana di Mourinho. Il nuovo tecnico non è stato esattamente la prima
scelta e i giocatori non sembrano quelli più adatti al suo stile di gioco e l’impressione è che il tormentone sulla posizione di Sneijder durerà a lungo, o almeno finchè ci sarà Gasperini in panchina. Fermo restando che una coppia centrale composta dall’olandese e da Cambiasso non mi risulta essere un’eresia, ma è un mio parere. E poi, diciamolo con sincerità: Forlan e Zarate non fanno Eto’o. Il discorso per la Roma è simile: Luis Enrique non è a Barcellona e, soprattutto, i giocatori giallorossi non sono quelli blaugrana. Anche qua l’equivoco tattico è di casa e se Totti è già un problema, lo sono anche Osvaldo e Borriello lontano dall’area di rigore. Oddio, Osvaldo è pur sempre quello che ha fatto 8 gol in 46 partite in A, quindi potrebbe esserlo anche in area. Detto ciò, il campionato sarà lungo, lunghissimo e ci sarà tempo per mettere le cose a posto, magari rivedendo qualcosa. Alla prossima.
Ci sono un paio di spunti interessanti in questo weekend, come la sofferta vittoria dell’Italia contro le Isole Far Oer e la cessione di Ziegler da parte della Juventus, che mi porterebbero ad un sola parola: mediocrità. Per cui, mi preme trattare un argomento venuto fuori un pò prima, ovvero le considerazioni espresse da Sabatini nei confronti di Totti. I
l dirigente romanista ha avuto il coraggio (se così si può dire) di mettere in chiaro quello che tutti sanno da tempo, cioè che Totti, attualmente, per la Roma rappresenta un problema. E lo rappresenta più quando non gioca che quando invece è in campo. Tutto sommato, se è in forma ed in giornata è ancora in grado di fare la differenza, ma quando non lo è si dovrebbe accomodare tranquillamente in panchina. E invece no, nella capitale finora non si potuto. Oggi la squadra è stata rivoluzionata, è cambiata la dirigenza (non più autoctona) e lo staff tecnico (Luis Enrique viene da una scuola, quella del Barcelona, dove non si guarda alla carta d’identità), ci sono forze fresche e sono in tre per il ruolo di punta centrale: Totti dovrebbe fare un passo indietro, accettare di partire alla pari con gli altri. Lo ha fatto Del Piero, rimanendo in panchina mentre giocava Iaquinta, lo potrà fare anche Totti, guardando giocare Osvaldo. Ma lo farà? Se vuole così bene alla sua Roma sì. Il messaggio è stato mandato. Arriverà anche se Sabatini magari non ha Vodafone?
All’estero hanno fatto mercato con i botti, quelli belli della festa paesana. Da noi no, ma non poteva essere altrimenti: di soldi ce ne sono (relativamente) pochi e di sceicchi nemmeno l’ombra. L’anno scorso andava di moda il prestito con riscatto obbligato o meno. In questa sessione di mercato si sono aggiunti i bonus. Fatto sta che da noi i campioni non arrivano più, casomai se ne vanno: in un mese la Serie A ha perso Eto’o, Sanchez e Pastore. Il Milan ha arricchito la rosa dal punto di
vista numerico, ma titolari in grado di fare la differenza non ne ha presi. Niente Mister X, insomma, anche se Aquilani e Nocerino faranno comodo in un centrocampo agée. Il colpo di mercato dell’Inter è stato trattenere Sneijder: sono arrivati Forlan, ottimo attaccante ma di 32 anni, e Zarate, l’incostanza fatta giocatore. La Juventus alla fine il top player non l’ha preso, e non è arrivato il difensore centrale che serviva, in compenso si ritrova con una rosa sconfinata e mal assortita, tra giocatori fuori rosa (Amauri, Iaquinta e Grosso) o indigesti a Conte (Bonucci, Ziegler e Pepe). Interessante la nuova Roma, che nel rush finale ha messo Gago, Kjaer e Pjanic nel motore. C’è un po’ troppa gente per il ruolo di centravanti, vero, ma se Luis Enrique riuscirà a gestire bene la situazione potrebbe venir fuori qualcosa di interessante. Anche se dubito mangerà il panettone. Sul finire di mercato la Lazio non si è mossa, idem l’Udinese, la Fiorentina che pareva in disarmo alla fine ha trattenuto Gilardino e Vargas e lo stesso ha fatto il Genoa delle tante scommesse con Palacio. Diaspora, invece, a Palermo. Tra un po’ si gioca: era l’ora.
