Due grossi calibri dovevano lasciare l’Inter, ma sono ancora al loro posto, anche se le loro situazioni sono decisamente diverse. Maicon, a quanto pare, rimarrà nerazzurro anche la prossima stagione: l’assalto del Real Madrid al laterale brasiliano c’è stato, sì, ma non è stato così deciso come ci si aspettava. Una società che spende e spande a casaccio, si mette a contrattare sui 5 milioni quando da contrattare ci sarebbe ben poco: qua stiamo parlando di uno che la fascia se la mangia. Se offri 25 e l’Inter chiede 30, lo sforzo va fatto: è per altri che magari bisogna
pensarci su. Per Maicon no: strano che Mourinho non si sia impuntato per averlo in squadra. Il mercato è ancora lungo, vero, però le parole di Moratti sono chiare: “Rimane all’Inter. È stato trattato da altre società, come altri giocatori. Lo considero forte, talmente forte che, forse, mi è concesso anche di non venderlo. Ho deciso di ritirarlo dal mercato”. Credo ritenga forte anche Balotelli, ma stavolta gli sembra il caso di vendere. Un presidente che a suo tempo si innamorò di Recoba coprendolo di soldi, non tratterrà il più forte giocatore italiano dei prossimi dieci anni. La trattativa è ancora in una fase di stallo, ma tra mezze dichiarazioni e feste d’addio, Balotelli è virtualmente in Inghilterra. Lo aspetta Vieira, felice del suo arrivo: “Non ho alcun dubbio sulle sue grandi qualità, è un giovane di talento ed un calciatore che ha un grande futuro. Balotelli è un po’ come Craig Bellamy o Carlos Tevez. Certi giocatori fanno del temperamento acceso il loro modo di comportarsi, ma la cosa più importante che un calciatore deve fare è dare tutto per il proprio club. E Balotelli lo fa”. Certo, se fosse stato il Milan avrebbe dato anche di più, ma pazienza.
Quanto può essere credibile un titolone di Marca? Pur non essendo un esperto di stampa spagnola, suppongo la risposta sia poca. Però una piccola, infinitesimale speranza la voglio tenere per me. “Un tanque para sustituir a Raul”: questo grandissimo giocatore che ha fatto la storia del Real se n’è andato in Germania, allo Schalke 04, e per sostituirlo, almeno dal punto di vista meramente numerico, Mourinho avrebbe chiesto
un attaccante di peso. Non solo, avrebbe anche fornito una mini lista con tre opzioni: Mario Gomez, Hugo Almeida e Amauri. Buongustaio, Mourinho, c’è poco da dire. Però la richiesta ha una sua logica: Mourinho, per variare le soluzioni offensive, potrebbe davvero volere uno specialista nel gioco aereo. Uno per il quale non spendere troppo, magari, visto che sarebbe una riserva. Se fossero davvero questi i candidati, Amauri partirebbe comunque svantaggiato dal fattore età: Gomez ha 25 anni, Almeida 26, lui già 30. Il favorito per il prezzo sarebbe invece il portoghese: Amauri è stato valutato più di 20 milioni appena due anni fa, non parliamo poi di Gomez, il cui trasferimento al Bayern Monaco era stato pesantissimo dal punto di vista economico. Una punta deve fare i gol, però: qua chi è il favorito? Per le reti segnate finora in carriera proprio Gomez, poi tra Amauri e Almeida c’è sostanzialmente una parità all’insegna della mediocrità. Almeida ha dalla sua, però, la carta della “portoghesità”, che potrebbe contare qualcosa, se queste voci di mercato avessero un fondamento di verità. Amauri potrebbe guadagnare posizioni per un fatto, cioè perchè Mourinho lo conosce bene, avendolo avuto nel suo campionato per due anni. Ah, no, giusto. Questo non giocherebbe a suo favore.
Difficile migliorare una squadra che nel corso dell’ultima stagione ha vinto tutto. Impossibile fare meglio come risultati, molto complicato operare per aumentare il livello della rosa. L’Inter in Italia non dovrebbe avere problemi a ripetersi: le avversarie sono molto lontane dal suo livello attuale e la forbice potrebbe addirittura allargarsi. Di cosa potrebbe avre bisogno la squadra nerazzurra per primeggiare ancora in Europa? Dando un’occhiata alla rosa che ha trovato Rafa Benitez, di un terzino sinistro e di un mediano da affiancare
a Cambiasso. I centrali difensivi non sono di primo pelo, ma per una stagione reggeranno e dall’anno prossimo arriverà Ranocchia, e potrebbe rimanere Burdisso. Sono stati presi ricambi giovani e di valore come Mariga e Biabiany. Mancano quei due tasselli lì: Chivu non ha il passo del terzino ed è di cristallo, Santon deve maturare ed ha una pericolosa inclinazione verso l’infortunio, in mezzo al campo il tuttofare Zanetti non sarà eterno e si può trovare qualcosa di meglio, come frangiflutti, di Stankovic o Thiago Motta. Gente da mandare via per raggranellare un discreto “tesoretto” ci sarebbe: Cordoba, Muntari, Materazzi, Rivas, Mancini, Suazo. Se non altro, l’Inter potrebbe liberarsi dei loro ingaggi. Invece Moratti sta per vendere due giocatori che personalmente non cederei mai, ovvero Maicon e Balotelli. Nel mondo non c’è un terzino (termine riduttivo) destro come il brasiliano, in Italia non c’è un ventenne forte come SuperMario. L’Inter non diventerà debole vendendo loro, per carità, anche perchè con i soldi in arrivo si butterà su Mascherano e su qualcun altro. Ma l’anno scorso con la cessione di Ibrahimovic arrivarono soldi ed Eto’o: difficile capiti di nuovo il colpaccio.
Di vedovi di Mourinho ce ne sono già molti ed è comprensibile, visto che il suo successore Benitez, al massimo, riuscirà a ripetere quello che ha fatto lo Special One, ma senza i suoi show contro tutti e tutto. Adesso mil tecnico portoghese non c’è più, ed a Madrid ha iniziato da pochi giorni un’altra sfida, certo non la più difficile della sua carriera. Dopo aver vinto tutto col Porto, riportato il Chelsea ai vertici del calcio inglese e l’Inter in cima all’Europa, deve riuscire a primeggiare nel Continente con il Real Madrid. Le merengues non portano la Champions League a casa da otto anni: da quelle parti, un’eternità, anche se forse si sono
dimenticati dei più di trent’anni di digiuno tra la sesta e la settima coppa. Comunque, Champions League sia, con relativi investimenti sul mercato. In realtà, non è che ci sia molto da migliorare: più che altro serve una guida carismatica che tenga le redini di un gruppo di prime donne, uno che non abbia figli e figliastri. Cristiano Ronaldo, per esempio, dovrò sacrificare un po’ dei suoi gol e macinare qualche chilometro in più per correre dietro al terzino che sale: Mourinho lo chiese ad Eto’o, lui obbedì e sappiamo tutti come è finita. Per il tecnico portoghese la sua Inter “era un gruppo fantastico, anche a livello umano, ma non era la squadra più forte e per questo era costretta a lavorare il doppio”. Mourinho come Lippi, ma non sempre la ciambella viene col buco e ci può essere tutto il gruppon che vuoi, ma se non ci sono campioni nel mezzo… L’Inter forse non era la più forte, ma tra le prime tre c’era di sicuro, come livello assoluto. Per il Real Madrid il punto di partenza è il medesimo, vediamo se andrà a finire nello stesso modo…
Il calcio si deve rinnovare, lo devono fare soprattutto le squadre, se vogliono immettere nuova linfa vitale. Il calcio succhia energia, più si è giovani, più si corre. Ci sono però senatori che non vogliono mollare il posto, e ci si aggrappano con tutte le loro forze rimaste. Ognuno fa il suo gioco, per carità. Per un Del Piero al diciottesimo ritiro juventino, c’è chi come Gattuso ha capito di aver fatto il suo tempo e cerca nuovi stimoli all’estero, dopo essere emigrato in tenera età in cerca di fortuna. C’è uno Zanetti che all’Inter è fina
lmente davvero leader e che alla veneranda età di 37 anni si è tolto lo sfizio della coppa più bella e si ripropone come uomo tuttofare, e c’è un Totti che continua ad essere allo stesso tempo l’uomo in più, ma anche il fardello di una Roma che prima o poi dovrà fare a meno di lui. Ci sono però due grandi campioni nati nel 1977 che hanno fatto due scelte che mi hanno messo un poì di tristezza, calcisticamente parlando. Sono Henry e Raul, due che hanno scritto la storia di due club, Arsenal e Real Madrid, che saranno loro per sempre grati. Il francese è già emigrato negli States, per giocare a New York, nei Red Bulls: traducendo, andrà a fare ferie ben pagate in America. Lo spagnolo, invece, abbandonerà (ma non è ancora ufficiale) la sua Madrid per la grigia e triste Gelsenkirchen. Lo aspetta lo Schalke 04: i romantici non l’avrebbero mai detto. Vederlo con un’altra maglia dopo 16 anni in blanco sarà proprio triste. Non che un declino con la stessa maglia addosso seduto in panchina sia più bello, ma io un Del Piero negli Stati Uniti non lo accetterei mai. Col mal di schiena, col bastone, ma alla Juve.
Dove sarà il futuro di Balotelli? In casa nerazzurra tempo fa sembravano stufi di lui, adesso hanno almeno capito una cosa: che il talento c’è, e che se deve essere ceduto, che succeda per una cifra congrua al suo potenziale. In realtà, per quanto possa aver criticato il suo modo di fare, non sarei in grado di dare una valutazione al suo cartellino. Ha davanti almeno una dozzina di anni ad alto livello ed ancora non è chiaro quanto sia forte questo ragazzo. Dalle poche giocate che ha mostrato è un attaccante completo: fisico da
Africa Nera, tecnica da “10″ classico. Chiunque venga preso al suo posto, ci sono buone probabilità che sia peggio di lui. In più l’Inter non dovrebbe più avere la smania di vincere: meglio, a quel punto, coltivare questo talento in casa, aspettando la sua definitva esplosione. Da tifoso juventino, però, mi auguro che emigri. In generale, i giovani nostrani devono giocare, se forti. Che lo facciano in Italia o meno, poco conta. Su di lui ci sono le squadre di Manchester: la storia direbbe United, il portafoglio può darsi che strizzi l’occhio al City. Le ultime voci dicono che sulle sue tracce ci sia anche il Real Madrid: ha speso già molto per Di Maria, ma da quelle parti i soldi non sono mai stati un problema. Il fatto strano è che lo vorrebbe Mourinho, l’allenatore con cui ha avuto a lungo contrasti durante i due anni dello Special One all’Inter. Chissà, forse il portoghese potrebbe aver creato ad arte delle frizioni quando lo allenava per poi spianargli la strada per Madrid? Nah… questo sarebbe davvero fantacalcio. Nel frattempo, Balotelli, su invito di Raiola, si è appena cancellato dall’Associazione Italiana Calciatori.
Milito rimarrà all’Inter, Sneijder idem. Chi se ne andrà, con ogni probabilità, è Maicon. Non sarà facile rimpiazzare questo straordinario terzino destro. Anche se definirlo “terzino” è riduttivo. Il brasiliano è uno che la fascia la mangia, dotato di una corsa eccezionale e di un tiro mortifero. Naturale che Mourinho nella sua nuova esperienza a Madrid, voglia portarselo dietro. Certo, sono sicuro che un pensierino l’abbia fatto anche su Milito, prezioso p
er il lavoro sporco e puntuale nelle segnature, soprattutto nei momenti che contano. Ma l’argentino, modesto parere, non è il centravanti più forte del mondo, Maicon, invece, nel suo ruolo è il migliore. La trattativa, dicevo, si farà: il Real Madrid è una sirena a cui, francamente, è difficile dire di no. Al Manchester City, invece, lo si può dire benissimo. Tornare agli ordini di Mancini non lo stimola particolarmente, e lo capisco, ma vestirsi di bianco sarebbe tutt’altra cosa. In attesa di piazzare un colpo nel mezzo ed uno in attacco, Mourinho inizia a disegnare il suo Real dalla difesa, una difesa capace però di ripartire e far male. Maicon, dunque, e poi Kolarov, a quanto pare. Il serbo a dire il vero, non ha ancora espresso il suo potenziale, distillato per ora in qualche bomba da lontano e poco altro. Farne il nuovo Roberto Carlos toccherà allo Special One, e non sarà facile. Per il suo erede sulla panchina dell’Inter, inventarsi il nuovo Maicon sarà altrettanto difficile.
Io mi aspettavo un roba tipo Giubileo: un anno intero di festeggiamenti, tifosi ebbri di gioia per settimane, caroselli a non finire. Niente di tutto questo. In realtà, le celebrazioni sono state piuttosto sobrie per una squadra che non sollevava quella coppa da quarantacinque anni. La gioia per aver portato a casa quel trofeo così atteso, infatti, è stata subito smorzata dal clima di smobilitazione creatosi subito dopo. Raggiunto il massimo, insomma, è l’ora di guardare altrove. Mourinho, il vate che ha guidato l’Inter alla conquista dell’Europa, non ha fatto in tempo a prendere la medaglia che già annunciava l’addio al nerazzurro per accasarsi da Florentino Pere
z. Con lui andrà Maicon, a meno che il Manchester City non faccia un’offerta folle a lui e alla società. Difficile: quella maglietta bianca, o meglio blanca, ha un peso specifico non indifferente. Oggi il presidente Perez sarà a Milano, forse c’è già, forse sta già parlando con Moratti mentre sto scrivendo. C’è quella clausola di rescissione: 16 milioni che non intende pagare per intero. Lo spalleggia Mourinho, convinto che la gratitudine possa rosicchiare quella montagna di soldi. Ma Moratti non ci sta: in fondo, il tecnico portoghese gli ha un po’ rovinato la festa, è bene che paghi. I toni si stanno surriscaldando. In più, l’annuncio dato da Perez che dava l’affare come già fatto non ha certo facilitato le cose. Ad ogni modo, Josè da Setubal è stato lo spartiacque: da ora in poi, all’Inter, ci sarà un avanti Mou e un dopo Mou. Logico che, per ripartire, ci sia bisogno di un grandissimo. L’indiziato numero uno è Capello: gli mancherebbe solo l’Inter, in Italia. L’affare è possibile.
Lo smarrimento dopo un’impresa del genere è più che comprensibile. Di tutti, intendo. Giocatori, dirigenti, anche tifosi. Per la serie “e adesso cosa faremo?”, i sostenitori dell’Inter sono consapevoli che un’annata così non tornerà più o
che, se lo farà, sarà qualcosa di già vissuto, e di sicuro meno atteso. Mourinho ha compiuto la sua personale missione. Veni, vidi, vici. Due anni, tutti i trofeo possibili immaginabili messi in bacheca. Si sa che ripetersi è più difficile che vincere, ma meglio farlo altrove. Josè è già a Madrid, sfinito dal calcio italiano. Meglio di così, all’Inter, davvero non poteva fare. Anche Milito, il giocatore che segna quando più conta, è già corteggiato dal Real Madrid: il balletto del sì - no - forse - anzi rimango ha conivolto anche il Principe, già troppo attaccato a quella maglia, però, da potersela davvero sfilare. Potrebbe invece seguire Mourinho il superbo Maicon, il miglior terzino destro del pianeta. Clamorosamente, poi, non chiude le porte ad un clamoroso ritorno nemmeno Sneijder, l’uomo in più, quello che con le sue geometrie tante volte ha innescato la furia delle punte nerazzurre. Tornare in Spagna da trionfatore dopo un anno di esilio, che soddisfazione. Per ora, però, è solo fantacalcio. Rimarrà all’Inter almeno Balotelli. I suoi compagni, ha detto Raiola, non lo picchiano più.
Si è appena chiusa la stagione, almeno per le squadre di club, che già si pensa a chi mettere in sella l’anno prossimo. Giustamente, dico io, perchè non ha senso iniziare il mercato senza sapere chi sarà la guida tecnica. La Juve è a posto (si fa per dire) ed ha scelto Delneri: adesso sarà dura trovare interpreti adatti per il suo modulo. L’Inter, invece, sta salutando già con malinconia ed un pizzico di veleno l’uomo che l’ha
riportata in cima all’Europa, il tecnico che ha unito il gruppo con la sindrome dell’accerchiamento, quel Josè Mourinho che, ad appena 47 anni è già uno degli allenatori più vincenti di tutti i tempi e che proverà a rimpolpare il suo palmares con il Real Madrid, dove si aspettano subito la decima Coppa dei Campioni (o Champions League per i moderni, fate voi). Chi al suo posto? Credo davvero Benitez, che ha rifiutato la Juventus anche perchè sapeva di potersi accasare all’Inter. Difficile raggiungere Capello, improbabile Guardiola: il suo calcio mal si adatterebbe alla muscolarità nerazzurra. Tempo di scelte importanti anche al Milan, dove hanno deciso che per allenare basta anche aver fatto una tournée. Creato il precedente, l’erede di Leonardo sarà Allegri. Giovane, bravo, dovrà provare a vincere con una squadra che con ogni probabilità non sarà all’altezza. A Cagliari ha fatto bene, lo attende una prova importante al Milan, che ha forzato le eventuali resistenze di Cellino promettendo di lasciare Astori in Sardegna. Non ci voleva poi molto. Infine, ultima delle panchine bollenti, quella viola. La Fiorentina vedrà andar via Prandelli, che comunque non si muoverà da Firenze, dove si trova Coverciano. Diversi i nomi per la sua successione: io dico Marino.
