Chelsea Futsal

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Oggi questa pagina si fonde idealmente con Novella 2000, Visto ed Eva Tremila. Da noi la questione è arrivata un po’ attutita dai chilometri e dal fatto che si tratta pur sempre di calcio inglese, però il caso-Terry è piuttosto nuovo. Il capitano del Chelsea, va detto, non è mai stato un santo: d’altra parte il suo ruolo di ruvido ed implacabile centrale difensivo mal si sarebbe coniugato ad un rigore morale degno del miglior Kakà. L’ottimo Terry ha avuto una relazione con Vanessa Perroncel, all’epoca in cui questa tipa era la ragazza di Bridge, suo compagno di squadra nonchè testimone di nozze (vatti a fidare degli amici…). Ora sono arrivate delle succulenti news: la Perroncel avrebbe avuto dei flirt anche con altri giocatori che hanno vestito la maglia dal Chelsea. Si tratta di Mutu (eh vabbè, che ve lo dico a fare?), Gudjhonsen (che ha deciso di tornare a Londra, nel Tottenham, evidentemente per saudade) e un altro, per ora anonimo. Qualche sospetto ce l’ho, ma me lo tengo. Tra tour guidati carissimi e padri spacciatori, una bella storia di sesso e corna mancava proprio nel curriculum di Terry. Che rimane un ottimo difensore, forse il migliore sulla piazza, ma forse farebbe bene, ogni tanto, ad applicare un po’ di sano catenaccio alla sua vita privata. Troppe volte, invece degli attaccanti, in fuorigioco ci finisce lui…

Crocevia Manchester City

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E’ l’anno del Mondiale e nessuno vuole giustamente perdere l’occasione di andare in Sudafrica. C’è chi torna in Italia per giocarsi le proprie carte come Toni, che è partito bene ma che poi si è subito infortunato. C’è anche chi è stato pagato 42 milioni di euro appena un anno e mezzo fa e che adesso vuole tornare in patria per ritrovare sè stesso. Ovviamente sto parlando di Robinho, che a 26 anni rischia di diventare l’ennesimo giocatore promettente e poi mai esploso. Ad essere fiscali, la prima stagione del brasiliano al Manchester City era stata tutto sommato soddisfacente. Quest’anno, a causa della brutta partenza dei Citizens, l’esplosione del “rivale” Tevez e l’approdo in panchina di Mancini al posto di Hughes, il suo rendimento è calato e con esso il minutaggio ed i gol. Da qui la scelta di tornare al Santos, la squadra che lo lanciò insieme a Diego, che di sicuro al Mondiale non ci andrà. Proprio il numero 28 della Juve gli aveva chiesto di raggiungerlo a Torino, ma Robinho, già da solo, aveva saggiamente deciso di non prendere in considerazione questa ipotesi. Il suo posto al Manchester City pare che sarà preso da Cassano, uno che è nella stessa condizione di Diego. Lui emigrerà, si dice: di sicuro non per provare ad andare in Sudafrica, magari per rimpolpare il conto in banca, quello sì. La Samp, in effetti, è normale che gli stia stretta: meglio la seconda squadra di Manchester, nella speranza che a breve raggiunga la prima.

Calci di Natale

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Non ho l’impressione di perdermi qualche partita fondamentale della Juve, qualche match dal gioco spumeggiante o decisiva per l’assegnazione di qualche trofeo. Però una delle cose brutte del periodo natalizio è, senza dubbio, il fatto che non si gioca a calcio. Oltre al buonismo eccessivo e alle possibili indigestioni da pranzo con i parenti. Come da tradizione, invece, oggi, cioè il 26 dicembre, si gioca in Inghilterra. Lassù non smettono davvero mai, sono in campo pure a Capodanno… Tra l’altro, Manchester City-Stoke City vedrà l’esodio sulla panchina dei Citizens di Mancini, l’ennesimo tecnico italiano approdato Oltremanica. In Italia sarebbe possibile un Boxing Day? In Inghilterra gli stadi in questa occasione sono pieni, ma se è per questo lo sono sempre. Insomma, il turno del boxing day è, nè più nè meno, un sabato di ordinaria Premier League, magari con la differenza che il giorno prima la gente è già a casa, si è già rilassata e magari va allo stadio più contenta e con la pancia piena. In Italia sarebbe possibile: in fin dei conti, che festa è Santo Stefano? Però gli stadi sono sempre vuoti e credo lo sarebbero anche il 26 dicembre. In più, considerando i campi da gioco che ci ritroviamo e le gelate di questi tempi, meglio aspettare la Befana…

Sulla fuga dei giovani talenti

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Quella che sta per finire è stata un’estate in cui i minorenni (o quasi) sono stati protagonisti. No, niente Noemi, sto parlando di imberbi calciatori al centro di cause legali. La Fiorentina ha contattato la federazione mondiale chiedendo di adottare misure contro il Manchester United, che ha prelevato dalla società toscana Michele Fornasier, classe 1993, tesserato lo scorso agosto dai Red Devils. La società viola ha seguito l’esempio del Lens, che con la sua denuncia ha portato all’inibizione del Chelsea da operazioni di compravendita di giocatori fino al 2011: “Possiamo confermare che siamo stati contattati dalla Fiorentina in merito al trasferimento di Fornasier - ha fatto sapere la Fifa -. Al momento non è stata aperta alcuna inchiesta perché siamo in attesa della documentazione completa”. In mezzo alla bufera, tra l’altro, c’è anche il Manchester City che, se da una parte si è dato agli acquisti di lusso, ha strizzato l’occhio a qualche minorenne. Potremmo essere davvero davanti ad un punto di svolta, capace di creare anche il famoso “precedente”. Tuttavia, una tirata di orecchie ci vuole: se guardiamo le formazioni giovanili dei nostri club, non è certo difficile trovare giovani calciatori africani, sudamericani e slavi. Per esempio, è la politica adottata da tempo dell’Udinese che, grazie ad un pool di osservatori straordinario, riesce a scovare a prezzi modici talenti sparsi in giro per il mondo. Siamo sempre pronti ad importare potenziali campioncini, quando però siamo noi a subire certi furti, ecco alzarsi un polverone: dal punto di vista concettuale c’è qualcosa che non torna. In più, questi ragazzi tardano ad arrivare in prima squadra e ad avere contratti decenti: come potrebbero rifiutare le golose offerte provenienti dall’estero? Guardate l’Under 21, infarcita di 20enni che giocano in Lega Pro o che hanno collezionato solo una manciata di presenze in B. I nostri giovani fanno bene a cercare fortuna all’estero. Abbasso l’ipocrisia!

Bandiera rossa?

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Primo giorno in rosso per Aquilani, che ieri si è presentato alla stampa inglese e ai suoi nuovi tifosi: “E’ stata una decisione difficile, perché a Roma sono nato e cresciuto”. Riise gli ha già dato qualche dritta, che gli sarà utile per non deludere chi lo ha voluto fortemente: “Benitez è stato molto importante per il mio arrivo. Riise mi ha parlato molto bene di lui e mi ha detto che mi può aiutare a crescere come giocatore. Ne apprezzavo il lavoro già prima che spuntasse la possibilità di venire qui”.  Ma ha fatto bene il Liverpool ad investire su di lui, che dovrà affrontare la scomoda eredità di Xabi Alonso? “Voglio giocare il più presto possibile e non penso che ci saranno problemi. La Premier League è un campionato diverso da quello italiano, penso che sia il più difficile ma anche uno dei migliori e ci sono grandi squadre”. Frasi classiche, insomma, miele per la sua nuova squadra e sentiti ringraziamenti alla società di provenienza. Non è riuscito a diventare una bandiera a Roma, ce la farà a Liverpool? Ho dei seri dubbi, innanzitutto per la sua congenita fragilità, e poi perchè non lo vedo adatto ai ritmi della Premier League. In ogni caso, deve giocarsi la sua grossa occasione: pur deludendo le attese, è riuscito a fare il salto di qualità, almeno per quanto riguarda la società di cui vestirà la maglia.

Chiedi chi era Michael Owen

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I suoi procuratori hanno distribuito in giro brochure e dvd con i suoi gol. Si tratta di un nuovo talentino sudamericano? Di una stella africana da far sbarcare in Europa? Non esattamente: il giocatore in questione è Michael Owen. Quello che nel 1998, poco più che maggiorenne, bruciò l’intera difesa dell’Argentina mettendo poi la palla nell’incrocio? Proprio lui, nessun caso di omonimia. Adesso, alla soglia dei trent’anni, ha un contratto in scadenza e voglia di rimettersi in discussione. Reduce da quattro anni con più ombre che luci al Newcastle, soprattutto a causa di continui gravi infortuni, Owen non ha mantenuto le promesse di inizio carriera. Sette anni da idolo di Anfield, degno erede del Fowler di inizio anni 90 con cui fece coppia per qualche tempo, nel 2004 lasciò la sua Liverpool per diventare un Galactico. Ironia della sorte, lasciò i Reds nella stagione in cui avrebbero poi vinto la Champions League. Il Wonder Boy aveva comunque fatto in tempo a dare il suo contributo in fatto di trofei nel 2001, annata magica per Liverpool (5 coppe) e per lui (Pallone d’Oro). A Madrid era uno dei tanti, non fu un fiasco totale, ma dopo una sola annata ritornò in Inghilterra, ma al Newcastle: a 26 anni un netto passo indietro per la sua carriera. Poi gli infortuni, qualche gol e, quest’anno, la retrocessione dei Magpies. Forse Owen non è mai stato un fenomeno, forse ha pagato quel gol all’Argentina, fose tutti si aspettavano troppo, forse non avrebbe dovuto lasciare il Liverpool. Troppi forse: la cosa certa è che, nel 2009, il grande calcio si è dimenticato di lui, ed il fardello del suo ingaggio pesante gioca a suo favore. La mia speranza è che le brochure e i dvd non finiscano in Qatar o negli Emirati Arabi, perchè vederlo finire là sarebbe il massimo della tristezza.

Di nuovo Galacticos!

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Il trasferimento al Real Madrid di Cristiano Ronaldo è praticamente ufficiale. Kakà-Ronaldo nel giro di pochi giorni: nemmeno il più sognatore dei tifosi madridisti se lo sarebbe augurato. Al Manchester United vanno qualcosa come 93 milioni di euro e così è stato abbattuto il record del trasferimento più costoso della storia del calcio, che apparteneva all’affare Zidane, anno 2001. Come quando si ha la “sfortuna” di morire nel giorno in cui passa a miglior vita qualcuno più famoso di te, il passaggio di Kakà al Real passa quasi in secondo piano. Insomma, a questo punto questo Real Madrid può essere più Galactico di quando lo era per ammissione del suo presidente, guarda caso lo stesso di adesso, cioè Perez. Certo, non è ammassando campioni su campioni che si vince, ma una mano la danno sempre: il Barcelona spettacolare di questa stagione aveva sì Messi-Eto’o ed Henry di punta, e senza di loro non avrebbe fatto scorpacciata di trofei, ma dietro aveva un centrocampo tecnico e ruvido allo stesso tempo e anche una difesa solida. Il Real Madrid che sta disegnando Perez e che sarà Pellegrini a mettere in campo credo giocherà con il 4-3-3: Kakà e C.Ronaldo, due che partendo da lontano sono devastanti, sosterranno un’unica punta, che adesso sarebbe Huntelaar, che potrebbe essere Villa, che a questo punto potrei essere anche io… Più difficile ipotizzare un 4-4-2 elastico, in pratica un 4-2-3-1 con Ronaldo e per esempio Robben larghi e con Kakà dietro una punta di peso. In ogni caso, si prevedono tempi duri per i mediani del Real. Ah, che mediani? Per adesso c’è il solo Diarra, ma già gira il nome di Xabi Alonso. A questo punto, se anche Ibrahimovic prenderà la strada della Spagna, Real Madrid-Barcelona può diventare una partita assurda.

Anno 1° dopo Kakà

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Kakà e Ibrahimovic. Il calcio italiano rischia di perdere in un colpo solo due pezzi da novanta. Ma si sa, il ci sono società che devono tener conto dei bilanci, ed a volte bisogna, anche se tifosi, mettersi il cuore in pace. Lo so bene, e mi ricordo l’estate del 2001 in cui la Juventus vendette Zidane al Real Madrid. Per la Vecchia Signora quella fu un’estate caldissima: via Zidane, Inzaghi e Van der Sar, dentro Buffon, Thuram, Nedved e Salas. Solo per citare i grossi calibri. In quel caso la Juve spese più di quanto incassò, cosa che, a rigor di logica, non potrà fare il Milan, se ha venduto Kakà per questioni di bilancio… In ogni caso il brasiliano è insostituibile, ma non vuol dire che al suo posto non arrivi qualcuno in grado di farlo dimenticare. In giro non ci sono altri Kakà: unico nel suo genere, forse si troverà ancor di più a suo agio tra le larghe maglie delle difese spagnole. In ogni caso il Milan ha già in rosa il nuovo potenziale fuoriclasse verdeoro, cioè Pato. Dai piani alti spingono per il rilancio di Ronaldinho, ai margini in questo primo anno rossonero: ma per sopportare e supportare la sua scarsa attitudine al sacrificio ci vorrebbe un centrocampo di mastini. Gira la voce-Adebayor, ideale complemento di Pato, ma basterà a far rimanere il Milan competitivo? Tra l’affare Kakà e la cessione di Gourcuff la società avrà tra le mani quasi 80 milioni, di cui ne potrà spendere la metà. Con Adebayor se ne andrebbero quasi tutti e sinceramente non so se li merita. A questo giro Galliani e Braida non si possono permettere altri Jose Mari, Javi Moreno o Ricardo Oliveira.

Real Kakà

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Un vero peccato per il calcio italiano il fatto che Kakà, stavolta, se ne andrà davvero. Questo non farà che aumentare ancora il distacco tra la Serie A e i due campionati che adesso ci sono superiori per giro d’affari, spettatori e risultati sportivi, cioè Premier League e Liga. Insomma, per i tifosi del Milan purtroppo gli arabi rimangono un miraggio: di soldi ce ne sono sempre meno, Berlusconi lo sa, Galliani idem, il Real pagherà molto Kakà (sui 10 milioni annui più vari benefit) e la società rossonera incasserà una cifra vicina ai 70 milioni. Reinvestiti sul mercato, certo, permetterebbero di comprare due o tre elementi di sicuro valore, anche se sarà difficile dimenticare Kakà, uno che senza dubbio è nella top 5 dei giocatori d’attacco di tutto il mondo. Chi sarebbero gli altri quattro? Messi, C.Ronaldo, Ibrahimovic e uno a piacere tra Torres, Eto’o, Ribery, Benzema o chi per loro. Il fuoriclasse di Brasilia è insostituibile e il nuovo Milan dovrà dunque lavorare di fantasia. A questo punto non capisco come i rossoneri si siano potuti far scappare Gourcouff, che avrebbe fatto comodo… Il nuovo Milan brasiliano di Leonardo, ironia della sorte, partirà senza il verdeoro più rappresentativo. Una doppia delusione per i tifosi: quel giocatore che hanno amato e che a gennaio sventolava la sua maglia dalla finestra di casa, mandando baci e battendosi il petto, era rimasto a Milano solo perchè non gli interessava andare al Manchester City. Ma d’altra parte anche i giocatori sono uomini e dopo sei anni è forse normale voler cambiare, soprattutto se il tuo datore di lavoro ti coprirà d’oro e di nome fa Real Madrid. Un saluto a Kakà e un “in bocca al lupo” al Milan, ne avrà bisogno.

Mamma li arabi!

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Se l’offerta fosse reale e se, soprattutto, venisse accettata, potrebbe portare ad un vero e proprio terremoto calcistico. Lo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktum, che lo scorso anno aveva tentato di comprare il Liverpool, ora avrebbe nel mirino il Milan. Per adesso il 40% della società di via Turati, lasciando alla Fininvest la possibilità di cedere in un secondo tempo anche il restante 60%. Per Milano Finanza sarebbero pronti attorno ai 400 milioni di euro per la quota del 40%, per una valutazione complessiva del club rossonero di circa 1 miliardo. Cose che in Inghilterra succedono da tempo. Arabi, russi, americani: anche grazie a loro, o forse soprattutto grazie a loro, i club della Premier League dominano anche in Europa. Curioso che questo interessamento arrivi proprio nell’anno in cui Berlusconi ha previsto un taglio delle spese: con i soldi che potrebbero arrivare, sarebbe più facile trattenere Kakà e, magari, rinforzare seriamente la squadra. Anche perchè la concorrenza si sta muovendo e invece il Milan non ha ancora concluso nessun acquisto, anzi, ha lasciato andare il suo allenatore, sedotto, oltre che dal fascino di Londra e della Premier, dallo stipendio promesso da Abramovich. Tuttavia, anche un po’ più giù in classifica c’è chi sta già investendo pesantemente, cioè il Napoli. Presi Quagliarella e Cigarini, è in arrivo Pellissier. O il Napoli venderà Lavezzi, e quindi sa di avere contante fresco a dispozizione, o De Laurentis vuole fare sul serio. Oppure è arabo.