L’ultima idea costava troppo per Moratti, ma evidentemente non per Abramovich, che dopo aver fatto il suo ingresso trionfale nel mondo del pallone si era ritrovato ad essere uno dei tanti ricconi a far affari nel calcio. Ma questo non gli bastava, e nemmeno le Premier League conquistate con Mourinho ed Ancelotti: c’era da
tornare grandi, alla svelta. E con che nome, se non con quello di Villas Boas? Il nuovo Mourinho, l’erede designato dell’allenatore portoghese per adesso più famoso e vincente? Porto-Chelsea: il primo tragitto sarà identico. Per andare all’Inter ci sarà tempo. Certo, il rischio per lui c’è, ed è quello dell’eterno confronto con Mou. Ma è un rischio che con il lauto stipendio che gli passerà Abramovich, immagino che Villas Boas sarà ben lieto di correre. Nell’affare con il Porto il Chelsea dovrebbe inserire anche Falcao e fa bene, visto che il reparto d’attacco dei Blues si trova un Drogba alla frutta, un Anelka mai costante in carriera ed un Fernando Torres da recuperare, tecnicamente ma anche mentalmente. Falcao si trova a suo agio in Europa: basta guardare lo score di quest’anno per capirlo. E la conquista del continente è da sempre la grande ambizione di Abramovich: con Villas Boas in panchina potrebbe farcela. Mourinho ce la fece col Porto, lui ci proverà direttamente col Chelsea: ce la facesse, in questo avrebbe superato il maestro.
Americano per americano, tanto vale avere come proprietario uno che abbia soldi e che soprattutto li voglia spendere. Il Liverpool, crisi sotto tutti i punti di vista, potrebbe essere presto fuori da quella economica. 300 milioni di debiti ed un prestito pesante da saldare al più presto: a tutto questo, a quanto pare, penserà la New England Sports Ventures, già proprietaria della celebre franchigia di baseball dei Boston Red Sox. Martin Broughton, presidente del LIverpool, parla di un affare fatto e concluso. Terminerebbe così l’era d
i Tom Hicks e George Gillett, che avevano acquistato i Reds nel febbraio 2007 per circa 252 milioni di euroe che, in poco più di tre anni, hanno continuato ad accumulare debiti e scarsissimi risultati sportivi. Come l’Uomo del monte, il consiglio direttivo del Liverpool ha detto sì all’offerta arrivata da Boston. Non hanno fatto lo stesso i due uomini d’affari americani, che considerano insufficiente l’offerta. In atessa di battaglie legali, i tifosi del Liverpool, possono iniziare a tirare un sospiro di sollievo, perchè arrivati a questo punto il loro club ha rischiato sul serio di scomparire. E sarebbe stato bruttissimo aver dovuto vedere questa fine per la squadra più titolata d’Inghilterra. Insomma, in attesa che non sia più un Liverpool da “Reds suck”, si accontenteranno dei Red Sox…
Primo conferenza stampa da Citizen per Balotelli, presentato alla stampa inglese dal suo allenatore e mentore Roberto Mancini: niente “Mad”, sia chiaro, l’appellativo “Super” gli è sicuramente più congeniale: “In Italia dicono che sono un ragazzaccio ma non è così“. Il matrimonio con il Manchester City s’aveva da fare, lo ha detto lui stesso, ed ha aspettato tanto per consumare questa unione: ballavano dei milioncini e delle clausole, ma alla fine tutto è bene quel che finisce bene. “Da tanto tempo volevo venire qui, la trattativa è durata molto ma alla fine è andata a buon fine. Ho avuto tante richieste da molti club, ma io ho sem
pre detto che volevo il Manchester City. E’ un grande club e in più c’è Roberto Mancini“. Classiche frasi di circostanza: il City, con tutto il rispetto possibile, non è un grande club, è una società ricca, quello sì, ma Balotelli era già in un grande club, avviato verso nuove vittorie, oltretutto. Il Manchester City potrà vincere, ma creare la giusta alchimia non sarà certo facile per Mancini. La scelta di Balotelli è stata dettata dalla presenza in panchina dell’allenatore che lo ha fatto esordire: in questo senso, non ci poteva essere soluzione migliore per lui. E’ giovane, ma vuole giocare: la concorrenza in attacco, però, non è che al City sia minore che all’Inter, anzi, e per l’abbondanza di punte e mezzepunte, se Mancini vorrà provare a vincere, dovrà chiedere grandi sacrifici a tutti, come ha fatto Mourinho all’Inter. Ma questo non spaventa Balotelli: “Panchina? Io sono venuto qua per giocare e cercherò di fare possibile per essere sempre titolare”. D’altra parte, Mancini lo ha voluto, difficile lo metta in panchina, anche se non credo che il ruolo ideale di Balotelli sia sulla fascia. Vediamo cosa si inventerà il tecnico di Jesi…
OK, lo dice il Daily Mail, quindi la notizia potrebbe anche non avere nessun fondamento. Secondo la versione online del giornale inglese, tra i candidati a succedere a Martin O’Neill sulla panchina dell’Aston Villa ci sarebbe anche Diego Armando Maradona. Potrebbe essere tranquillamente classificata come “bufala”, peccato che l’agente dell’ex “Pibe de oro”, Walter Soriano, stia per incontrare il proprietario del club inglese
Randy Lerner e che abbia detto che “Diego ama molto il calcio inglese e intende trasferirsi in Inghilterra per allenare l’Aston Villa“. Nonostante il carisma, che di sicuro non gli fa difetto in Argentina ma magari lontano dalla culla albiceleste sì, Maradona non è esattamente un allenatore di calcio. Può essere un trascinatore, ma non mi sembra certo l’uomo adatto per far fare il salto di qualità ad una squadra. La sua Argentina al Mondiale, per dire, con il potenziale d’attacco che aveva ha fatto il minimo sindacale ai gironi, e poi si è sfracellata contro il primo scoglio vero, quello tedesco. L’Aston Villa è una società ricca di storia, capace anche di vincere la Coppa dei campioni, con un bacino di utenza importante e con una proprietà straniera, cosa ormai non inusuale in Inghilterra. Tuttavia, non riesce a fare il salto di qualità. Un tempo per un argentino era dura stare in Inghilterra, se è vero che Ardiles fu costretto a prendersi un anno sabbatico al Paris Saint Germain. Questo gli fa un gol di mano, poi scarta tutta la squadra e ne segna un altro completando la doppietta più memorabile della storia del calcio, e loro gli darebbero anche una panchina. Come cambia il mondo…
Come punizione, scenderà in campo. Di solito succede il contrario, ma la Community Shield, ovvero la Supercoppa inglese, è considerata poco più che un fastidio. Dunque, Wayne Rooney tra i titolari nonostante abbia solamente una settimana di allenamenti nelle gambe. Sono sicuro che per uno come lui, abituato a dare sempre il 100%, giocare non sarà certo un problema, anzi. In più, l’avversario, il Chelsea, è tra i più
stimolanti. Ma cosa avrebbe fatto infuriare Sir Alex Ferguson? Il fatto che Rooney sia stato paparazzato fuori da una discoteca di Manchester alle 5.30, con una sigaretta in bocca mentre pisciava contro un muro, gonfio di vodka. Rooney, non il muro. Niente di particolare, insomma, a parte lo scarso senso civico che però hanno tutti i giovani: ci si dimentica che Rooney, nonostante la faccia, ha appena 25 anni. Certo, poteva evitare almeno di farsi fotografare in certi atteggiamenti, ma il fatto che avesse tirato tardi fino alle 5.30 non è certo grave. Forse Ferguson si è alterato visto quello che è appena successo ad Anderson, vivo per miracolo dopo uno spaventoso incidente in auto. Ad ogni modo, in casa Manchester United, il famoso “hairdryer traitment” brevettato da Sir Alex è sempre in gran voga. Nel calcio inglese certe tradizioni sono dure a morire.
Mi ripeto: magari l’Inter vendendo Balotelli investe i soldi incassati su Mascherano e su qualcun altro. Magari poi vende anche Maicon e prende un terzino altrettanto forte investendo qualcosa anche sulla corsia opposta. Però io Balotelli non lo avrei mai venduto. Forse l’Inter vuole rendere più interessante il campionato disfacendosi di qualche suo campione, chissà. Di sicuro c’è che rischia grosso liberandosi di un campione in potenza come SuperMario. Non lo fa per nulla: ha 30 milioni di buoni motivi per farlo, forse 35 con i bonus, però è un prezzo che rischia di essere nullo per quello che poteva essere questo giocatore: una dozzina di
anni di gol e giocate di alto livello valgono 30 milioni? No, valgono molto di più. Si vocifera di una clausola per avere il diritto di prelazione quando (se mai lo farà) Balotelli tornerà in Italia: il prezzo, però, dovrebbe salire. Anche senza clausola, comunque, se tornasse dalle nostre parti ci sarebbe solo l’Inter, anche se lui, da tifoso, preferirebbe il Milan. A Manchester guadagnerà bene, ma lo avrebbe fatto anche a Milano. In questa storia ci guadagna per adesso solo il City, paradossalmente: perchè con 30 milioni si mette in casa un giocatore che con i prezzi che corrono poteva costare di più. Balotelli poteva cercare di mettersi alla prova all’Inter: con i mezzi che ha, non vedo perchè uno dei posti in avanti non potesse essere suo. Gli bastava un minimo di sacrificio, ma non sembra il tipo. Farà il fenomeno, dove altri correranno per lui: l’impressione, è che qualcuno disposto a trovargli spazio e a far correre gli altri lo troverà sempre.
All’Uefa inizia una nuova era, quella del Fair Play finanziario. La prima squadra a subirne le conseguenze è il Mallorca, ufficialmente escluso dalla prossima Europa League. 60 milioni di deficit e pagamenti sospesi: intollerabile. Fuori i maiorchini, dentro il Villareal. La parola chiave è “pareggio di bilancio”: secondo il regolamento ufficiale prevede che un club non possa spendere più denaro di quanto ne guadagni. Q
uesta dovrebbe essere la norma, ma raramente è stato così. In più, sarà tenuto in considerazione il debito accumulato e il monte ingaggio, ed inoltre tutte le scadenze di pagamento dovranno essere rispettate. Le misure entraranno in vigore gradualmente, ma intanto ecco la prima vittima: il Mallorca essenzialmente paga per la sospensione dei pagamenti, oltre al debito accumulato. Come sempre, però, ci si deve lamentare: lo ha fatto Laudrup, l’attuale allenatore, che appresa la sentenza l’ha bollata come ”ingiusta e che punisce meriti ottenuti sul campo“. E la società ha già fatto sapere che farà ricorso ”a qualsiasi livello”. Peccato: si invocano sempre regole più severe, ma quando si rimane vittime di queste regole, allora si contestano. Tutto il mondo è paese, eppure, come ha spiegato Platini, si tratta di una norma che “non punisce i club, ma li protegge“. Ma non capiscono.
Di vedovi di Mourinho ce ne sono già molti ed è comprensibile, visto che il suo successore Benitez, al massimo, riuscirà a ripetere quello che ha fatto lo Special One, ma senza i suoi show contro tutti e tutto. Adesso mil tecnico portoghese non c’è più, ed a Madrid ha iniziato da pochi giorni un’altra sfida, certo non la più difficile della sua carriera. Dopo aver vinto tutto col Porto, riportato il Chelsea ai vertici del calcio inglese e l’Inter in cima all’Europa, deve riuscire a primeggiare nel Continente con il Real Madrid. Le merengues non portano la Champions League a casa da otto anni: da quelle parti, un’eternità, anche se forse si sono
dimenticati dei più di trent’anni di digiuno tra la sesta e la settima coppa. Comunque, Champions League sia, con relativi investimenti sul mercato. In realtà, non è che ci sia molto da migliorare: più che altro serve una guida carismatica che tenga le redini di un gruppo di prime donne, uno che non abbia figli e figliastri. Cristiano Ronaldo, per esempio, dovrò sacrificare un po’ dei suoi gol e macinare qualche chilometro in più per correre dietro al terzino che sale: Mourinho lo chiese ad Eto’o, lui obbedì e sappiamo tutti come è finita. Per il tecnico portoghese la sua Inter “era un gruppo fantastico, anche a livello umano, ma non era la squadra più forte e per questo era costretta a lavorare il doppio”. Mourinho come Lippi, ma non sempre la ciambella viene col buco e ci può essere tutto il gruppon che vuoi, ma se non ci sono campioni nel mezzo… L’Inter forse non era la più forte, ma tra le prime tre c’era di sicuro, come livello assoluto. Per il Real Madrid il punto di partenza è il medesimo, vediamo se andrà a finire nello stesso modo…
In attesa dell’inizio del Mondiale, uno sguardo al calciomercato. La squadra che si sta muovendo di più (e giustamente dico io, visto che ne ha più bisogno) è la Juventus. Il nuovo corso è partito dall’alto e il mercato si sta indirizzando di conseguenza. Dalla rosa della scorsa stagione, pensata in tutto e per tutto per il
rombo, ad un gruppo di giocatori adatti al 4-4-2 di Delneri. Non sarà facile. Intanto la Juve ha preso Pepe: fino a qualche tempo fa ero dubbioso su questo giocatore, anche per la sua presenza in Nazionale. Però, effettivamente il nuovo esterno bianconero viene da due buone stagioni, non salta l’uomo come Camoranesi, vero, ma anche l’oriundo quando arrivò alla Juventus non era certo un top player: doveva fare la panchina a Zambrotta… L’altro esterno dovrebbe essere Krasic. Entrambi sono destri, ma questo sembra essere un dettaglio. Il serbo ricorderà ai nostalgici un altro biondo che ha scritto la storia recente della società bianconera: Nedved. In effetti la somiglianza c’è, la corsa, a quanto pare, anche. Krasic, però, ha meno gol nei piedi, ma non si può certo pretendere tutto. L’affare, però, non è ancora andato in porto, visto che adesso sembra ci sia la concorrenza di qualche club inglese e della solita Inter, tutte squadre con maggiore disponibilità economica. Però, insomma, la Juve si sta muovendo. Di esterni per costruire un 4-4-2 di livello ne mancano ancora un bel po’, però. Qualcuno partirà: sarebbe un peccato se a farlo fosse Diego, ideale per essere la classica seconda punta di Delneri. Beh, comunque ci sarebbe anche da pensare alla prima. Dzeko costa troppo, meglio volare più basso e tenere un po’ di soldi per il resto. E comunque io prenderei Schelotto del Cesena.
Oggi questa pagina si fonde idealmente con Novella 2000, Visto ed Eva Tremila. Da noi la questione è arrivata un po’ attutita dai chilometri e dal fatto che si tratta pur sempre di calcio inglese, però il caso-Terry è piuttosto nuovo. Il capitano del Chelsea, va detto, non è mai stato un santo: d’altra parte il suo ruolo di ruvido ed implacabile centrale difensivo mal si sarebbe coniugato ad un rigore morale degno del miglior Kakà. L’ottimo Terry ha avuto una relazione con Vanessa Perroncel, all’epoca in cui questa tipa era la ragazza di Bridge, suo compagno di squadra nonchè testimone di nozze (vatti a fidare degli amici…). Ora sono arrivate delle succulenti news: la Perroncel avrebbe avuto dei flirt anche con altri giocatori che hanno vestito la maglia dal Chelsea. Si tratta di Mutu (eh vabbè, che ve lo dico a fare?), Gudjhonsen (che ha deciso di tornare a Londra, nel Tottenham, evidentemente per saudade) e un altro, per ora anonimo. Qualche sospetto ce l’ho, ma me lo tengo. Tra tour guidati carissimi e padri spacciatori, una bella storia di sesso e corna mancava proprio nel curriculum di Terry. Che rimane un ottimo difensore, forse il migliore sulla piazza, ma forse farebbe bene, ogni tanto, ad applicare un po’ di sano catenaccio alla sua vita privata. Troppe volte, invece degli attaccanti, in fuorigioco ci finisce lui…
