Questa sì che è una Nazionale spettacolare, infarcita di talenti che saltano l’uomo e capaci di far svoltare le partite con i colpi tipici dei campioni. Che lezione di calcio che siamo andati a impartire a Belfast in casa di una delle selezioni nazionali più temibili del globo… Depurata quasi totalmente dagli juventini e da un allenatore perfido e anti
-italiano che ci ha fatto sbattere fuori dal Mondiale di proposito, la nostra Nazionale non può che presentarsi ai prossimi Europei da grande favorita, poche storie. Cassano è il miglior numero 10 che l’Italia abbia mai visto: finalmente maturo, il talento di Bari Vecchia ci ha già preso per mano ed ha iniziato a segnare e a sfornare assist come solo lui sa fare. Irrisi i difensori nordirlandesi, incapaci di frenarlo, solo sparring partner davanti al fantasista della Sampdoria. Facile umorismo a parte, si è visto un tiro in porta, che io ricordi, e poi altre due occasioni sprecate da Pazzini e Pepe. Poi nulla. Non che un pareggio in Irlanda del Nord sia da buttare via: in fondo, la Serbia, che sembra l’avversario più pericoloso, ne ha presi tre in casa dall’Estonia. Traducendo: in Polonia ed Ucraina ci dovremmo andare lo stesso, ma se questo è il nuovo corso dell’Italia di Prandelli, beh, non sarà molto diverso dal Lippi-bis. Con buona pace di chi fa le suonerie.
Il Milan non può e non deve affidarsi al “solito” Ibrahimovic e ai lanci lunghi verso lo svedese se vuole vincere qualcosa. Così parlò Seedorf. Ieri sera i rossoneri hanno trovato una via alternativa per mettere sotto il Parma, ovvero la soluzione da lontano di PIrlo. Come per dire: se non riusciamo ad arrivare in porta, ci proviamo da lontano, i tiratori non ci mancano. Bene, perchè per adesso il Milan era stato Ibra e poco altro, salvo nella bella vittoria sul Lecce all’esordio. E’ una squadra che giustamente sfrutta il talento dello svedese, capace di far reparto da solo ma che,
trattandosi comunque di un essere umano è disinnescabile, in qualche modo. Per questo dovrebbe ingegnarsi, e credo che Allegri ci stia lavorando su, per trovare altre vie che portino al gol. A questo Milan manca terribilmente Pato, quello vero, uno dei più forti della sua generazione, scintillante all’esordio in campionato. Il suo rientro in pianta stabile, però potrebbe, o almeno ritengo dovrebbe, portare ad un cambio di modulo: il brasiliano è sì veloce, ma non è un’ala e sarebbe uno spreco tenerlo lontano dalla porta. Centrocampo a rombo, lui e Ibra davanti: credo che sotto sotto Allegri ci stia pensando e penso che dovrebbe finire per giocare così, con buona pace di Ronaldinho e del discontinuo e per ora fuori forma Robinho. Pirlo qualche metro avanti o magari Boateng guastatore a ridosso delle punte, così lo farei giocare il Milan. Insomma, io, di quattro tenori, ne farei esibire due per volta.
Non poteva andare altrimenti. Oppure sì: ricordiamo ancora con affetto la trasferta durante le qualificazioni a Euro 2008, quando decise una doppietta di Inzaghi che, almeno in quella occasione, non esultò come un ossesso. 2-1 con qualche patema, quella volta. Poi un già più rassicurante 3-1 a Modena: fatto sta che un gol da questi dilettanti lo avevamo sempre preso. Vedendo la partita (dallo stadio, addirittura) non capisco come sia stato possibile: i giocatori delle Far Oer non hanno mai tirato in porta e non potrebbe essere altrimenti, per una Nazionale che rappresenta uno stato con 50.000 abitanti e 87.000 pecore. Comunque,
non voglio fare lo schizzinoso, non sia mai: una vittoria per 5-0 è sempre un bel segnale. Soprattutto se si riesce ad andare a rete con ben cinque giocatori diversi, ed in tutti i modi: da calcio d’angolo, in mischia, su punizione, con un tiro da fuori. Bene così: l’Italia di Prandelli, almeno nelle partite ufficiali, è partita davvero bene e questi sei punti racciolti finora si riveleranno utilissimi in futuro. Unica nota negativa della mia serata allo stadio è il fatto che, seppru partito con anticipo, sono riuscito ad entrare a partita già iniziata, appena in tempo per gustarmi l’invasione di campo del solito noto. Non ero mai stato al “Franchi”: sembra che per vedere una partita ci si debba inventare parcheggi fantasiosi e che si debba arrivare almeno un’ora prima, visto che per un’intera curva era stato aperto solo un cancello. “E poi la gente non va allo stadio”, questo ho pensato nella lunghissima fila a serpentone che mi stava lentamente conducendo in curva Ferrovia.
Da qualche parte ho letto che questo è il Milan più forte degli ultimi 15 anni. Considerando che quello dello scudetto di Zaccheroni era ben poca cosa e che le formazioni con cui Ancelotti ha vinto erano tutt’altro che trascendentali, può anche essere la verità. Eppure, prima degli ultimi giorni di mercato, il Milan era considerata una squadra in disarmo, una sorta di succursale del Genoa. Poi, il solito stucchevole teatrino: dopo aver pianto miseria per un’intera estate, Galliani vola in pompa magna a Barcelona già sicuro di
cocludere l’affare, ma crea la lunga attesa e torna a casa con Ibrahimovic. Il Presidente ha voluto così, dirà: serviva un grande acquisto. Come da Milan, presentazione in pompa magna a San Siro: d’altra parte al formula “panem et circenses” vale da più di due millenni, anche se qua, a dire il vero, c’erano solo i secondi. La moderazione non è contemplata e chissà che non ci siano presto nuove elezioni. Fatto sta che la premiata ditta Silvio-Adriano non si ferma qua e porta a Milano un altro giocoliere, quel Robinho così fumoso ma a tratti devastante, uno che non fa della continuità esattamente il suo piatto forte. Con questi due acquisti, il Milan passa da squadra derelitta a unica e vera anti-Inter: certo, la difesa scricchiolerà ancora, visto che le fasce sono sconsolanti e Nesta è un 34enne con gli acciacchi di un pensionato. Il centrocampo potrebbe reggere e davanti giocheranno in tre, a dirla tutta. Ma l’aver messo accanto a Pato e al miglior giocatore mai esistito due come Robinho e, soprattutto, Ibrahimovic non può che rilanciare le ambizioni rossonere. Chissà chi giocherà là davanti… l’unica certezza è che, almeno su azione, il Milan non farà mai gol di testa.
Oggi rinasce l’Italia (calcisticamente parlando). Dalle ceneri della disfatta targata Lippi-bis passiamo all’era di Prandelli, allenatore che nonha mai vinto nulla in carriera con una squadra di club e che proverà a farlo con la squadra di tutti. Si è appena insediato, eppure già si fanno i nomi di quelli che verranno chiamati dal nuovo ct. Può darsi che la prima Italia di Prandelli sarà meglio dell’ultima di Lippi. Scontato per m
olti, in realtà non è esattamente così: l’ex ct poteva portare Cassano, ma sarebbe cambiato poco. La Nazionale di Prandelli potrà essere migliore per il fatto che i giovani che erano al Mondiale faranno esperienza e che ne verranno fuori altri, però al tempo stesso chi rimarrà avrà altri anni ed acciacchi in più. In generale, un problema c’è già in porta, perchè in Italia non c’è un altro Buffon. Dietro, già vestono idealmente l’azzurro Ranocchia e Santon, talenti che hanno alle spalle mezzo campionato di A, e De Silvestri, promessa da ormai quattro anni, per dire. Nel mezzo, in rampa di lancia Poli, ma se Pirlo sta bene giocherà lui. In attacco, spazio a Cassano, che però l’anno scorso ha fatto panchina nella Samp, a Balotelli, che il giorno prima della maturità va a sparare per Milano con la sciacciacani, e a Rossi, che a fatica va in doppia cifra nella Liga. Si poteva fare meglio, ma come diceva Lippi, di fenomeni a casa non ne aveva lasciati. Magari diventeranno tali, ma per ora andiamoci piano. La vera speranza è che l’Inter faccia giocare i giovani italiani che ha e che ne comprino altri il Milan, la Juventus e la Roma. Perchè solo giocando in certe squadre e disputando partite ad alti livelli si matura davvero.
Finalmente l’Italia è sbarcata, o meglio atterrata in Sudafrica. Un viaggetto niente male verso sud, fatto all’ultimo minuto. Ok, non ci saranno problemi di fuso orario, però potevano andare verso al sede dei prossimi Mondiali un po’ prima. L’Italia non arriva da favorita, nonostante sia campione in carica: come fatto notare da Abete, non è la prima volta che succede. Vero, però se andiamo a scorrere la formazione dell’82 o del 2006 delle belle differenze ci sono. Quella del Mundial, beh, era composta da giocatori che hanno scritto la storia del calcio italiano e,
per buona parte di loro, anche dei rispettivi club. Anche in quella del 2006 c’erano individualità migliori, o almeno più giovani: una squadra meno “mitica”, forse, ma comunque di livello. Del Piero, Totti, una quinta/sesta punta come Inzaghi, un Toni devastante… adesso siamo stati dietro al ballottaggio tra Quagliarella, Rossi e Borriello. Pazienza: gli uomini sono questi, non è colpa di nessuno. Giusto portarsi dietro Pirlo in queste condizioni? Come ho già scritto, non credo che ormai si tratti di un giocatore imprescindibile, ma se Lippi lo ritiene tale, beh, allora lo porti. Tanto, spero riusciremo a superare il girone anche senza di lui. In fondo, ai Mondiali se ne portano 23, ma mica tutti giocano. Meglio portare uno mezzo rotto sperando di recuperarlo e farlo giocare, piuttosto che usare una riserva che non vedrà mai il campo.
Molti non saranno d’accordo, ma visto che questo blog è mio è il dominio lo pago io, suvvia, fatemi dire la mia. Credo che l’infortunio di Pirlo possa essere visto anche come una cosa positiva. Non me ne voglia il centrocampista del Milan, che sarebbe l’uomo più dotato tecnicamente, ma il Pirlo vero non si vede da almeno un paio di anni. Una squadra come la nostra, che davanti non punge, forse è meglio che scelga di coprirsi bene. Ed allora, a fare gioco ci pensi De Rossi, uno che non è che abbia esattamente due ferri da stiro al posto dei piedi. Lui, M
archisio e un mediano. Vista la parabola discendente di Gattuso, dentro Palombo, uno che per il mercato della Juventus viene spacciato come regista ma che in realtà non lo è. Davanti non faremo mai spettacolo, meglio puntellare il centrocampo, per proteggere così una difesa che contro il Messico ha traballato troppo spesso. Stasera c’è l’ultimo test prima del Mondiale, per carità, magari il reparto arretrato potrà ritrovare una credibilità, ma ne dubito. In più, la smetterei anche di usare Iaquinta in fascia: d’altra parte, lo ha detto anche lui che proprio non ci si vede bene lì. Di Natale (e su di lui conservo dubbi, lo ammetto), una punta centrale e, a destra, un’ala. Meglio di Iaquinta anche il crepuscolare Camoranesi, se recuperato, o il “soldatino” Pepe, onesto cursore di fascia e, guarda caso, erede dell’oriundo alla Juventus. Ma il ct è Lippi e io, in fondo, mi fido di lui. In Germania, nel 2006, in panchina c’era lui, e quello fu il suo capolavoro.
Davvero uno spettacolo osceno quello offerto dalla Nazionale ieri sera. Che non fossimo una grande squadra si sapeva, bastava scorrere i nomi dei 23 selezionati per la spedizione sudafricana, ma che il Messico potesse prenderci a bastonate, questo davvero no. Vero, si trattava di una partita amichevole: come il calcio d’agosto, va preso con le molle. Quando il risultato conterà qualcosa, forse, le cose miglioreranno. Fatto sta che i rapidissimi messicani ci hanno davvero fatto neri. E non stiamo parlando di fenomeni, almeno per ora. In futuro, magari… Avevamo di fronte una nazionale infarcita di ex campioni del Mondo under 17. Era il 2005, fate i conti: tanti ‘88 e ‘89 di qualità. Invece, nell’Italia, è mancato il ricambio generazionale. Qualche ‘83 (ma De Rossi è l’unico che fa la differenza), un paio di ‘84 (e Chiellini non c’era). Poi? Dove sono gli ‘85? Gli ‘86 e ‘87, poi, sono pochi e con presenze che si contano sulle dita di una mano. Il nostro calcio non ha prodotto niente da Germania 2006, canto del cigno di una generazione che poteva anche raccogliere di più: la selezione del 2002, per dire, era di altissimo livello. E anche con un Balotelli in più sarebbe cambiato poco. I problemi partono da dietro: non credo sia un buon segno schierare al centro della difesa un giocatore classe ‘73 che se ne andrà a Dubai dopo il Mondiale ed accanto a lui un ‘87 con un campionato di A alle spalle. Poi magari lo vinciamo di nuovo, eh, ma mi sembra fantacalcio.
Quattro anni fa Cannavaro disputava un Mondiale perfetto e con lui lo facevano anche gli altri compagni di spedizione. Materazzi, Grosso, Buffon, Pirlo, Gattuso e compagnia: un mese da 10 e lode culminato nella notte di Berlino con quella coppa alzata al cielo. A fine anno Cannavaro si aggiudicò anche il Pallone d’O
ro. All’epoca, già 33enne, non era certo di primo pelo, ma veniva da due ottime stagioni alla Juventus ed era uno dei migliori difensori del pianeta. Adesso, quattro anni dopo, da capitano e recordman di presenze azzurre, sta per iniziare il suo quarto Mondiale da disoccupato. La Juve, infatti, ha fatto scadere l’opzione per il rinnovo del suo contratto annuale stipulato, appunto nell’estate del 2009. Ammetto l’errore: appena un anno fa avevao approvato l’acquisto di Cannavaro. Contratto pesante vero, ma tutto sommato era un arrivo a costo zero: poteva dare esperienza ad una squadra che ne aveva bisogno e lo ritenevo, almeno per una stagione, almeno presentabile. Invece non lo è stato, e con lui, è bene dirlo, tutta la squadra. Nientye più Juve per lui: c’è da rifondare e il nuovo corso passa esattamente dalla potatura dei rami secchi (e vecchi). Lui sogna il suo Napoli, ma De Laurentiiis non lo aveva voluto nemmeno l’anno scorso, figuriamoci adesso… lo terrei, al limite, alla Juve, ma come quarta scelta, magari con un ingaggio super ridotto. Tanto, non credo che Cannavaro patirebbe la fame.
Ce ne ha messo di tempo Leonardo a capire che lui e Berlusconi sono incompatibili. Se ne andrà a fine anno, e lo farà sbattendo un po’ la porta. Le sue dichiarazioni, infatti, nascondo amarezza, ma anche qualche accusa al proprioetario del Milan. Non si sono mai trovati, i due. Fin dall’estate, e che Leonardo si sentisse meglio dietro una scrivania piuttosto che sopra una panchina era chiaro a tutti: allora, perchè hanno pensato a lui per il dopo-Ancelotti? Le vie del calcio sono infinite. C’è di più: per il dopo Leo-sembra che sia fatta per
Galli: d’altra parte, per la serie “il Milan ai milanisti” ci sono poche alternative. Tassotti, una sorta di surrogato di Ancelotti, non vuole fare il primo allenatore, ormai è evidente. Tornando su Leonardo, credo che il brasiliano abbia fatto pure troppo, con la squadra che si ritrovava: tolti pochi elementi, a tratti gli uomini a disposizione erano oggettivamente inadeguati per i sogni di gloria. Rimontando ed avvicinando l’Inter aveva compiuto un’impresa, emulato poi dalla Roma, anche ha ancora qualche speranza. Nonostante i rispettivi calciomercati piuttosto deludenti, però, Ranieri ha a disposizione una squadra migliore. Una formazione con Favalli difensore centrale (a volte sostituito da Oddo) non può avere grandi obiettivi senza prendere in giro i soi tifosi. Dunque, via Leonardo, forse al Flamengo: in fondo, sempre di rossonero si tratta.
