L’Inter c’è

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

Chi l’avrebbe mai detto che l’Inter sarebbe rientrata nella corsa-scudetto? O meglio, chi avrebbe pronosticato che sarebbe successo così presto? Troppo tardi per poter vincere il platonico titolo di campione d’inverno, ma abbastanza presto per sognare di ricucirsi il tricolore sulla maglietta. A dargli una mano ci ha pensato Abate, che come era già successo in passato ha consegnato a Milito una palla gol che il Principe, va detto, è stato bravissimo a capitalizzare. E così, l’Inter si ritrova a cinque lunghezze dal Milan e a sei dalla Juventus capolista solitaria. Non è stato un bel derby, sia chiaro. Il Milan ha fatto la partita ma senza pungere abbastanza, l’Inter, invece, ha puntato a difendersi bene, concedendo poco e ripartendo. Non a caso la rete è arrivata in contropiede: Ranieri non farà un gioco bellissimo e non è una sorpresa, ma è il tipo di allenatore di cui i nerazzurri avevano bisogno dopo la gestione Gasperini. Rose alla mano il Milan tutto sommato si fa preferire, ma quando schieri Emanuelson trequartista non dai l’impressione di essere una corazzata. Adesso il derby si sposta di nuovo sul mercato: Tevez piace ancora ad entrambi i club a cui farebbe comodo. Tra l’altro, ad aver bisogno di un attaccante di livello sarebbe la Juventus ma qua, davvero, siamo fuori budget.

Tenetevi i tre milioni

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Tevez cerca di dare il buon esempio in tempi di crisi e si taglia lo stipendio. D’altra parte lo fa per approdare in Italia dove, si sa, la crisi c’è, e di brutto. L’affare si farà, mancano i dettagli. Tevez è di fatto un giocatore del Milan, che sostituisce così Cassano con un giocatore che a mio avviso gli è superiore, anche se non stiamo parlando di un fuoriclasse. Il Milan l’uomo in grado di spostare gli equilibri ce l’ha già e si chiama Ibrahimovic. Ma Tevez darà il suo contributo: se non altro arriverà a Milano ben riposato. Lider maximo nei primi Manchester City degli sceicchi, aveva incantato nei primi due anni, poi qualcosa si è rotto. Prima voleva tornare in Argentina, poi ci ha ripensato, alla fine è finito fuori squadra anche perché Mancini poteva fare a meno di lui. Ad Allegri invece farà molto comodo, sempre che non ricada nel solito vizietto di spaccare lo spogliatoio (e magari anche qualcos’altro). Quello del Milan è l’ambiente giusto per redimersi, si sa. Cassano si era calmato, Robinho balla e canta, sì, ma solo con Pato e Boateng. Ronaldinho si annoiava così tanto che se n’è tornato in Brasile. Insomma, tranne clamorose soprese Tevez se ne starà buono e darà il suo contributo. Con lui, pochi discorsi, il Milan è tornato in pole per lo scudetto, stavolta senza discussioni. In attacco fa davvero paura. E non è una battuta, anche se lo sembra.

Punti d’oro

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Due punti racimolati in tre partite: due pareggi arrivati nelle trasferte più impegnative e una sconfitta a domicilio insaspettata. Oppure no? L’Inter non ha ancora una sua identità, l’ho già scritto. Non è ancora l’Inter di Gasperini e non è detto che riuscirà ad esserlo, anche perchè di questo passo chissà se il panettone riuscirà a mangiarlo. Zarate non è Eto’o, però: mica è colpa dell’allenatore. Forlan sarebbe stato un po’ meglio ma, si sa, non può giocare in Europa. E l’attacco, a differenza di Palermo, non ha punto. Un po’ di sfortuna, imprecisione sotto porta, poi una dormita della difesa ed un pizzico di egoismo: ricetta perfetta per una frittata. Turca. Bene invece in Napoli, addirittura in vantaggio in quel di Manchester, sponda City. A me Mazzarri piace e non l’ho mai nascosto, perchè ho l’impressione che metta sempre in campo la squadra nel modo giusto. In effetti consiste in questo il mestiere dell’allenatore. Ecco, allora Mazzarri è un grande allenatore: Napoli chiuso a riccio in difesa, esterni attenti ma pronti a ripartire e contropiede sempre in agguato, con quei tre lassù. Ed infatti il gol è arrivato proprio così. Poi, certo, se le traverse contassero almeno mezzo gol il City avrebbe vinto, ma il regolamento non lo prevede. Prevede invece che una squadra segni dopo una manciata di secondi, che si rannicchi e subisca il gioco avversario per altri novanta e che poi segni di nuovo portando a casa un punto. L’ha fatto il Milan a Barcellona, ma nessun tifoso rossonero credo si sia lamentato.

Scudettinho

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Mi verrebbe da parlare di Juve, ma per far capire il mio stato d’animo, basta dire che mi sento come Magda di “Bianco, rosso e Verdone”: non ce la faccio più. Quindi stendo un velo pietoso e vado oltre, verso il campionato vero, delle squadre vere. Intanto un saluto caloroso al Bari, un arrivederci ad una società che mi piace sempre vedere in A. Retrocesso ufficiosamente da tempo, da ieri lo è anche ufficialmente, condannato dai freddi numeri. La matematica, invece, non permette ancora al Milan di gioire per lo scudetto, che però potrebbe anche arrivare nella prossima giornata. A tal proposito, mi sento quasi obbligato a fare un elogio di un giocatore di cui si parla poco, ma che ha contribuito in maniera importante al tricolore milanista. Si tratta di Robinho: non avrei mai pensato ad un suo impatto del genere nel campionato italiano. Tutto sommato, ha segnato quasi quanto Ibrahimovic e Pato, però si è sbattuto il doppio per la squadra. Umile fino all’inverosimile, si è dimostrato un brasiliano atipico, non un giocoliere, ma uno disposto a fare atnto pressing e lavoro sporco, anche a costo di essere poi meno ludido davanti al portiere. Nonostante ciò, di reti ne ha messe a segno 12, mica male. Confesso e faccio mea culpa: avevo sempre considerato Robinho una sorta di Denilson che aveva avuto la fortuna di arrivare in Europa nel Real Madrid anzichè nel Betis Siviglia. Mi ha fatto cambiare idea. Bravo Robinho, una bella fetta di scudetto è tua.

Ibrascibile

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Il Napoli c’è. Visto che la vittoria a Bologna era largamente annunciata (nonostante l’assenza di Cavani), non poteva essere altrimenti. Purtroppo per i partenopei continua ad esserci anche il Milan, che grazie al colpaccio esterno di Firenze riesce a mantenere il vantaggio sulla seconda. Stesso discorso per l’Inter, che mantiene invariato il distacco dalle rivali superando il Chievo al Meazza. Ma torniamo al Milan: i tre punti in Toscana non erano scontati, il Franchi rimane sempre un campo ostico, nonostante la stagione di basso profilo della Fiorentina. Ma grazie a Seedorf, giocatore sontuoso che non ci si deve permettere di criticare, e Pato, i rossoneri ce l’hanno fatta. E Ibrahimovic? Era atteso al ritorno, adesso si dovrà attendere ancora per rivederlo in campo. Doppiamente sciagurato a Firenze: sia davanti al portiere, visto che si è mangiato l’impossibile, sia di fronte ai direttori di gara, visto che ha collezionato un rosso ed un giallo, in entrambi i casi per delle ingenuità pazzesche. Passi per il giallo: dopotutto, lo si può prendere come un tentativo di dare una mano in difesa, ma il rosso è stato una cavolata (per così dire) pazzesca. Perchè non puoi mandare a quel paese il guardalinee da un metro per una rimessa forse invertita, nemmeno se ti chiami Ibrahimovic. Per fortuna dei milanisti, c’è un Pato in grande spolvero. Già, Pato, l’unico vero fuoriclasse dell’attacco rossonero.

Non è raccomandato

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Sta con la figlia del capo, ma non gioca perchè è raccomandato. Pato gioca titolare nel Milan dal giorno in cui ha compiuto diciotto anni (salvo infortuni) perchè è forte. Molto forte. E, soprattutto, perchè non se la fa addosso nelle partite che contano. Ieri sera ha deciso il derby che dovrebbe aver deciso la stagione. Decisivo nella partita decisiva, appunto: non è da tutti. Il collegamento non può non venire automatico, l’associazione di pensiero porta inevitabilmente a Ibrahimovic, assente nel derby. Forte con i deboli, debole con i forti: Pato, invece, è sempre lo stesso. Peccato sia cagionevole di salute. Nonostante questo, la sua media-gol è eccezionale, e non dimentichiamo che ha poco più di ventuno anni. A trenta, Ibrahimovic fa il bello e il cattivo tempo con Lecce e Cesena, forse. Tra l’altro, il Milan gioca anche meglio senza di lui, quando non è suo “ostaggio”, quando non si aggrappa a lui e alle sue invenzioni rinunciando a prendere iniziative. Certo, lo svedese non è solo gol fatti, cosa che ha smesso di fare nel 2010, ma è anche assist e porta via almeno un paio di uomini in marcatura. Però il Milan, questo Milan che vincerà un campionato strano e senza aver mai impressionato davvero, sembra poter fare a meno di lui. Il calcio italiano, invece, potrebbe benissimo fare a meno di Cassano: tragicomica la sua prestazione ieri sera. Un caso umano.

Se questa squadra è da scudetto

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Ieri sera l’Inter ha vinto il campionato. Mancano un paio di mesi alla fine della stagione, ma sarei pronto a scommetterci: tra poche ore il vantaggio del Milan sui nerazzurri dovrebbe essere ulteriormente diminuito. La strada verso lo scudetto per la squadra di Leonardo appare sempre meno in salita, per non dire in discesa. C’è quel derby da giocare, derby lungo, visto che è già partito da tempo, da quando giocatori, dirigenti e allenatori hanno cerchiato di rosso la data sul calendario. L’impressione è che se prima di ieri l’Inter doveva vincerlo, adesso potrebbe essere sufficiente non perderlo. Questo perchè il Milan appare in flessione evidente, mentre chi insegue appare più in palla, nonostante abbia ancora impegni in Europa, ma non proibitivi. La squadra che ha perso ieri sera a Palermo non ha dato l’impressione di essere da scudetto: una volta subito il gol, non c’è stata reazione, non c’è stata quella rabbia che bisognerebbe mettere in campo in queste occasioni . Sebbene Ibrahimovic non trovi la porta su azione da molto tempo, il Milan dipende ancora troppo da lui, e questo non è un bene. Pato ha corso tanto ma a vuoto e Cassano in novanta minuti più recupero non ha saltato l’uomo una volta. Così i rossoneri non possono che rallentare e nel frattempo, dagli specchietti vede già chi ha in mente il sorpasso.

Non pervenuto

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Qunado se ne andò a Barcelona, Ibrahimovic lo fece perchè là si giocava il calcio del futuro. Sono quasi passati due anni, ma lui in non riesce a giocare nemmeno in quello del presente, almeno in Europa. Lo svedese è sempre stato allergico al palcoscenico continentale: preferisce fare collezione di scudetti. Grande con i piccoli e piccolo contro i grandi, Ibra è sempre stato così e non era verosimile che cambiasse adesso che va per i trenta. Certo, il Milan ha altri giocatori in grado di risolvere una partita, uno su tutti Pato, che non ha trovato la porta ma che almeno ieri sera si è sbattuto facendo molto lavoro sporco. Ibra no, è rimasto fermo come un palo, a lamentarsi di continuo per ogni pallone che a lui non arrivava. Senza chiedersi, a quanto pare, perchè non glielo passavano. Non so se il Tottenham ha meritato la qualificazione. Di sicuro c’è che tra andata e ritorno la porta del Milan l’ha vista da lontano e che sono stati i rossoneri a creare di più. Ma senza segnare: è bastato un contropiede e tanta organizzazione difensiva a far passare gli inglesi. Abbiamo vinto così per decenni, non vedo perchè l’Italia dovrebbe sentirsi “derubata” dalla vittoria del Tottenham nel doppio scontro.

Rialzati, Juve!

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Altro big match per la Juventus in questa giornata di campionato: il Milan si presenta a Torino per cercare di mantenere e, chissà, magari anche aumentare il vantaggio sull’Inter in un torneo dal marchio ormai meneghino. Il primo e il secondo posto se li spartiranno le due squadre di Milano. La Juve, grande con le grandi e piccola con le piccole, a volte microscopica, con ogni probabilità sabato sera correrà, lotterà e darà tutto quello che si è tenuta per sè contro Lecce e Bologna. E magari giocherà anche bene. Il carattere c’è, ma solo quando si tratta di partite di cartello, e così non si va lontano. Delneri potrebbe essere allontanato a fine anno per far posto, con tanti saluti al progetto targato Marotta. In attesa di scoprire cosa succederà ai bianconeri, con una prossima rivoluzione già in vista a fine stagione, c’è da provare a salvare questa. I tre punti servono come il pane, anche se ottenendoli la Juve potrebbe dare una mano all’Inter: chissà se i tifosi da curva tiferanno per la propria squadra o magari un po’ contro… In fondo, con il Milan di rivalità si tratta, ma piuttosto moderata: le due squadre non hanno mai corso per lo scudetto negli stessi anni, eccezion fatta per il periodo cancellato da Calciopoli. Ma non ci saranno calcoli o favoritismi: in campo ci vanno i giocatori e quando davanti hanno certe maglie, viene più voglia di correre.

Tutto questo ha un senso

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Al 100% a Milano: il destino di Cassano era segnato, rimaneva solo da decidere con quale maglia avrebbe giocato da gennaio in poi. Appena un anno fa Moratti se lo sarebbe assicurato subito, un po’ per il costo contenuto, un po’ per la sua vecchia mania di portare all’Inter i giocatori di cui si invaghiva. Ma adesso era davvero difficile che l’affare si potesse fare: mandi via Balotelli perchè è una testa calda e pochi mesi dopo ti prendi Cassano, che ne ha combinate di peggiori ed è più vecchio? Così il barese se ne andrà al Milan, per la gioia di Berlusconi, che mette in casa un altro giocatori dai piedi più che buoni, dopo la campagna estiva che ha portato in rossonero Ibrahimovic e Robinho. Non ci sarà troppo affollamento là davanti adesso? Certo, Cassano non sarà il re come lo era alla Sampdoria, ma dovrebbe comunque trovare spazio: escluso l’intoccabile Ibra, Robinho non ha mai fatto della continuità il suo pregio principale, Pato è sempre rotto, Inzaghi starà fuori fino alla fine della stagione e per quanto riguarda Ronaldinho, beh, l’ingaggio di Cassano equivale ad un biglietto di sola andata per Los Angeles. Il brasiliano ha tutto sommato fatto bene nei suoi trascorsi milanisti, ma non è certo quello del Pallone d’Oro di cinque anni fa e non si strapperà le treccine quando lascerà il nostro campionato. In più guadagna tanto, troppo, soprattutto molto più di quanto farà Cassano, che rientrerà nel grandissimo calcio dalla porta principale. Rischia (perchè con lui il rischio c’è sempre) davvero di essere un buon affare.