Non rischia

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

Difficile, ma non impossibile, che dopo questa giornata il Milan allunghi in classifica: nell’anticipo di stasera i rossoneri affrontano la Fiorentina in casa, squadra in ripresa, mentre l’Inter va a Verona per giocare contro il Chievo in una partita il cui esito può essere un “2″, nonostante i tanti infortuni che hanno colpito i nerazzurri. C’è chi parla di crisi, che chi parla di un prossimo esonero di Benitez, c’è anche chi ha messo un panettone in prima pagina. Francamente tutto questo mi sembra eccessivo: l’Inter non sta andando male, sta andando peggio rispetto agli ultimi anni, ma prima o poi l’effetto-Calciopoli doveva finire e questo potrebbe essere l’anno buono, per le altre. In primis il Milan, già primo, però chissà: negli anni dopo il Mondiale vince sempre l’outsider, o comunque chi non vinceva da secoli. Benitez al panettone ci arriverà: paga il fatto di non essere Mourinho, ma nessuno lo è, come hanno già capito anche in Spagna, e paga, come già detto, una marea di infortuni, ma era la miglior scelta possibile. Non ha mai espresso un calcio spettacolare, ma Moratti lo sapeva ed in fondo, nemmeno con Mou c’era stato. Squadra solida e tanta corsa. Ok, l’Inter è meno compatta dell’anno passato ma, soprattutto, quest’anno ci sono anche le altre, tutto qua.

Dov’è finita l’Inter?

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

Che Inter è quella di questo campionato? Una squadra totalmente diversa da quella che ha vinto tutto appena un anno fa, poco ma sicuro. Il Milan ha avuto la meglio in un derby che non definirei spettacolare, ma che però ha meritato di vincere. E gli è bastato poco per farlo: un rigore dell’ex Ibrahimovic dopo appena una manciata di minuti. L’Inter vista nel derby è una squadra che qualche anno fa non sarebbe mai stata competitiva per la vittoria finale e adesso lo è ancora, ma solo per l’abbassamento della competitività delle nostre squadre di vertice. Dopo nemmeno un terzo del campionato, tutte hanno perso appena due volte: non credo sia mai successo. Personalmente, continuo a vedere l’Inter come favorita, ma per lei sarà dura ripetersi. Eh sì, perchè da maggio sembra passato un secolo: come avevo detto in passato, che non fosse più forte dell’anno passato era un dato di fatto. Che fosse così molle, però, in pochi lo avrebbero detto. Ok per gli infortuni, ma sono mancati gli acquisti: per dire, in una campagna di rafforzamento al risparmio il pezzo forte doveva essere Coutinho, abbonato al 5 in pagella. Non credo alla storia degli stimoli: quando vanno in campo, i giocatori lo fanno per vincere. Piuttosto, l’Inter non ha questa rosa così superiore alle altre squadre: si può vincere anche senza Ibrahimovic e lo ha dimostrato, però in un campionato così livellato uno come lo svedese sposta gli equilibri. Anche se ieri sera, oltre al rigore, la “giocata” che è rimasta più impressa è stato il calcio volante a Materazzi. Non sanzionato. Sì, il Milan può vincere il campionato, anche perchè quest’anno con gli arbitri non ha un brutto rapporto, decisamente.

Puro Inzaghi

Filed under: Champions League by: Matteo Innocenti

Confesso, non sono mai stato un estimatore di Inzaghi, e non lo divento certo adesso. Negli ultimi quindici anni trovo ci siano stati attaccanti più completi ed ugualmente efficaci, ma questo non vuol dire che l’attaccante del Milan non meriti un posto nella storia del calcio. Fin da quando giocava nella Juventus ho imparato ad apprezzarne l’istinto del gol, quel fiuto che lo portava a capire dove sarebbe andata a finire ogni palla vagante. Al tempo stesso, però, l’ho odiato calcisticamente diverse volte, perchè c’erano partite in cui, prima di metterne dentro uno, di palloni fuori o in bocca al portiere ne piazzava tre o quattro. Fatto sta che, nonostante tutto questo, con la doppietta di ieri sera rifilata al Real Madrid, Inzaghi ha raggiunto la cifra record di 70 reti in Europa. Tra l’altro, un sunto perfetto del suo repertorio, con gol di rapina e seconda realizzazione viziata da fuorigioco.  Nella stessa serata ha anche superato come realizzazioni in rossonero un certo Van Basten, uno che per eleganza era esattamente agli antipodi rispetto a lui. Comunque, 124 gol per l’olandese, una in più per Pippo. Ci ha messo quasi 10 anni per arrivare a questa cifra, e forse proprio in questo va dato merito ad Inzaghi, al suo non volersi arrendere mai, anche quando tormentato da infortuni, per intere stagioni era riuscito a mettere piede in campo pochissime volte, segnando col contagocce. Onore a SuperPippo, allora, o Real Pippo, fate voi. Non starebbe sul mio personale podio ( Crespo, Trezeguet, Van Nistelrooy, giusto per fare dei nomi in ordine sparso) degli attaccanti che ho visto dalla fine degli anni Novanta in poi, ma presumo che un milanista non lo cambierebbe con nessuno di loro. E, in fondo, farebbe pure bene.

Martedì (giallorosso)nero

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La storia sono loro, per carità, ma il Real Madrid visto ieri sera sembra aver tutte le carte in regola per vincere anche in un futuro prossimo, cosa su cui il Milan sta ancora lavorando. Rose alla mano, Allegri ha tutte le attenuanti del caso: se dei rossoneri pre-Ibra si parlava come di una squadra allo sbando e senza speranza, non può essere certo solo l’inserimento dello svedese a cambiare tutto. In particolare in Europa, dove il gigante di Malmoe non si è mai trovato a suo agio come nei campionati nazionali. Il Real Madrid è, come al solito, un’accozzaglia di campioni o presunti tali a cui però Mourinho per adesso sembra essere riuscito a dare un’identità ma, soprattutto, quello spirito di sacrificio necessario per vincere. Su questo deve lavorare Allegri: a Cagliari aveva fatto bene coniugando gioco e corsa, non è detto che riesca a ripetersi in rossonero. Per un Milan che torna con le ossa rotte da Madrid, c’è una Roma che per non ha nemmeno dovuto allontanarsi da casa per farsi del male. Durissima infatti la sconfitta patita a domicilio dal Basilea, non esattamente una corazzata abituata a mietere vittime in Europa. Ranieri ha molto lavoro da fare: inutile nasconderlo elogiando i suoi giocatori: nonostante un Borriello in stato di grazia la Roma zoppica e alterna buone partite a prestazioni sconcertanti. E c’è chi già parla di dimissioni. Rimboccarsi le maniche e ripartire alla svelta, questa è l’unica ricetta per guarire. Ma se l’anno scorso c’era quasi stato il miracolo, stavolta la strada sembra ancora più in salita.

La storia sono loro

Filed under: Champions League by: Matteo Innocenti

Da quando la Champions League è diventata quella che è, è frequentata ogni stagione dalle stesse squadre, in pratica. Per questo, la sfida che stasera vede opposti il Milan e il Real Madrid ha perso un po’ di appeal, quello dell’evento raro tra le due squadre che hanno scritto la storia di questa competizione. I campioni non mancheranno, come sempre: si sfideranno in campo, in panchina, invece, per adesso non c’è storia. Da una parte lo Special One, quello che ha vinto tutto e che vorrebbe continuare a farlo a Madrid, dall’altra un Normal One che per ora non ha alzato al cielo nessun trofeo. Logico che non ci sia da far nessun paragone: l’ha detto un po’ stizzito Mourinho, l’ha pacatamente ammesso anche Allegri. Alla sua età, ovvero 42 anni, il portoghese aveva già portato a casa tre campionati (due con il Porto ed uno con il Chelsea), una Champions League e una Coppa Uefa. Allegri vorrebbe imitarlo, non c’è dubbio: la sua squadra ha il blasone e forse l’organico per mettere in bacheca qualcosa, sta al tecnico toscano dimostrare di poter reggere la pressione di una piazza così esigente. Tanto per alleggerire la sua situazione, il Milan ha sì tradizione ed una sala trofei piuttosto farcita, ma il club più titolato al mondo, tanto per rimanere a stasera, è proprio il Real Madrid. Perchè esistono anche i campionati e le coppe non vanno solo contate, ma anche pesate. Ma non ditelo a Galliani.

Leone indomabile

Filed under: Champions League by: Matteo Innocenti

Volevo titolare questo intervento “Il ruggeto’o del leone”, magari indomabile, anche, però ammetto che potesse risultare un po’ eccessiva. Fatto sta che la punta dell’Inter in questo inizio di stagione corre, graffia, fa male quando meno te lo aspetti: insomma, fa davvero paura. Che Eto’o appartenga alla stirpe dei cannonieri di razza non c’erano dubbi: i numeri contribuiscono a formare le fredde statistiche, vero, però nel calcio i gol vanno contati e pesati. Con Eto’o si fa entrambe le cose ed il bilancio gioca sempre a suo favore. L’anno scorso ne segnò pochi, ma quasi tutti importanti, in questa stagione si diverte invece a impallinare gli avversari senza pietà e soluzione di continuità. La stagione passata a sgroppare sulla fascia non fa che rendere questo giocatore ancor più straordinario di quanto non sia: gol e sacrificio, cosa si può chiedere di più? L’impressione è però quella che, se ci fosse ancora il sergente di ferro Mourinho, Eto’o sarebbe sempre lì a sgroppare in fascia e Chivu, per dire, non avrebbe avuto nemmeno l’ardire di avvicinarsi alla panchina per lamentarsi. Ma con Benitez in panca, Eto’ è deciso a riprendersi quello che è suo: il gol. Ne potrebbe soffrire Milito, che nella passata stagione ha toccato l’apice della carriera anche grazie ai ripiegamenti in difesa di Eto’o: a Benitez il duro compito di rimandare il camerunense sulla fascia quando l’argentino tornerà in forma. Come farà a dirglielo?

S.P.Q.R.

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Abbiamo così tanta nostalgia di Mourinho che ci esaltiamo per le sue conferenze stampa da madridista: stavolta il tecnico portoghese non ha detto di sentire nessun rumore di nemici, e nemmeno ha accusato qualcuno di prostituzione intellettuale o pronosticato una stagione da “zeru tituli”. No: ha semplicemente fatto notare a tutti, se non se ne fossero accorti, che l’escluso Pedro Leon non è nè Zidane nè Maradona e che per questo era un suo sacrosanto diritto lasciarlo a casa. Ho come l’impressione che se la stampa spagnola risece a creare casi anche in queste situazioni, beh, ben presto Mourinho inizierà a sentire la nostalgia dell’Italia. Dove, sia chiaro, le polemiche non mancano: già rientrata quella su Totti e la sua sostituzione con Ranieri non condannato per lesa maestà ma solo perchè salvato dal tuffo di Vucinic, il capitano della Roma si è scontrato frontalmente con Di Canio. Il romanista migliore di sempre contro il giocatore della Lazio che più ha sentito la maglia nella storia: non poteva che finire a cornate. Di Canio, classico esempio di signorilità british con il pessimo vizio di drizzare il braccio destro (ma anche il dito medio) nei pressi delle curve, ha accusato Totti di non aver avuto un comportamento da capitano dopo la sostituzione con l’Inter, visto che è andato di corsa negli spogliatoi (doveva girare uno spot?), Totti ha replicato all’ex laziale di dover giustificare con certe sparate il suo cachet. In più, altre frecciate su vari argomenti. Sono polemici questi romani.

Mai dire mai

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Il segreto di Pulcinella: non è che Leonardo abbia lasciato la panchina del Milan perchè sedotto da sirene brasiliane o perchè si vedeva meglio con altre vesti più “dirigenziali”. No, lo ha fatto per “ragioni di incompatibilità di carattere e di stile con Berlusconi“. Insomma, la grande famiglia rossonera, quella in cui tutti si vogliono bene, forse non è quella che il padrone di casa vuole dipingere. D’altra parte a Berlusconi piace fare la formazione e si è sempre sentito un allenatore mancato: non a caso, sta già provando a farla anche ad Allegri, che già alla prima conferenza stampa era passato, per così dire, in secondo piano. Ed era quella della sua presentazione. Leonardo intanto si guarda in giro: con la squadra che aveva ha raccolto il massimo. A differenza di Ferrara, anche lui messo sulla panchina di una grande a digiuno di esperienza di allenatore, almeno non ha fatto disastri e sogna di poter lavorare in Inghilterra. E all’Inter? Leonardo ha chiosato con il più classico dei “mai dire mai”: prima Inter e Milan si scambiavano brocchi (anche Brocchi, e comunque l’Inter ogni tanto ci metteva dentro uno forte), poi i rossoneri si sono dedicati a vecchie bandiere finite, fino all’approdo di Ibrahimovic al Milan di Ibrahimovic, uno che può fare la differenza. L’Inter potrebbe un giorno vendicarsi con Leonardo e chissà, dicono, che prima ancora non lo faccia con Kakà, proprio per gentile concessione di un ex, Mourinho, che invece al Milan non ci andrà mai, essendo troppo innamorato, ha detto, della famiglia Moratti. Ma vuoi mettere con quella Berlusconi?

Bye Bye Mario

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Mi ripeto: magari l’Inter vendendo Balotelli investe i soldi incassati su Mascherano e su qualcun altro. Magari poi vende anche Maicon e prende un terzino altrettanto forte investendo qualcosa anche sulla corsia opposta. Però io Balotelli non lo avrei mai venduto. Forse l’Inter vuole rendere più interessante il campionato disfacendosi di qualche suo campione, chissà. Di sicuro c’è che rischia grosso liberandosi di un campione in potenza come SuperMario. Non lo fa per nulla: ha 30 milioni di buoni motivi per farlo, forse 35 con i bonus, però è un prezzo che rischia di essere nullo per quello che poteva essere questo giocatore: una dozzina di anni di gol e giocate di alto livello valgono 30 milioni? No, valgono molto di più. Si vocifera di una clausola per avere il diritto di prelazione quando (se mai lo farà) Balotelli tornerà in Italia: il prezzo, però, dovrebbe salire. Anche senza clausola, comunque, se tornasse dalle nostre parti ci sarebbe solo l’Inter, anche se lui, da tifoso, preferirebbe il Milan. A Manchester guadagnerà bene, ma lo avrebbe fatto anche a Milano. In questa storia ci guadagna per adesso solo il City, paradossalmente: perchè con 30 milioni si mette in casa un giocatore che con i prezzi che corrono poteva costare di più. Balotelli poteva cercare di mettersi alla prova all’Inter: con i mezzi che ha, non vedo perchè uno dei posti in avanti non potesse essere suo. Gli bastava un minimo di sacrificio, ma non sembra il tipo. Farà il fenomeno, dove altri correranno per lui: l’impressione, è che qualcuno disposto a trovargli spazio e a far correre gli altri lo troverà sempre.

Non succede, ma se succede…

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Quanto può essere credibile un titolone di Marca? Pur non essendo un esperto di stampa spagnola, suppongo la risposta sia poca. Però una piccola, infinitesimale speranza la voglio tenere per me. “Un tanque para sustituir a Raul”: questo grandissimo giocatore che ha fatto la storia del Real se n’è andato in Germania, allo Schalke 04, e per sostituirlo, almeno dal punto di vista meramente numerico, Mourinho avrebbe chiesto un attaccante di peso. Non solo, avrebbe anche fornito una mini lista con tre opzioni: Mario Gomez, Hugo Almeida e Amauri. Buongustaio, Mourinho, c’è poco da dire. Però la richiesta ha una sua logica: Mourinho, per variare le soluzioni offensive, potrebbe davvero volere uno specialista nel gioco aereo. Uno per il quale non spendere troppo, magari, visto che sarebbe una riserva. Se fossero davvero questi i candidati, Amauri partirebbe comunque svantaggiato dal fattore età: Gomez ha 25 anni, Almeida 26, lui già 30. Il favorito per il prezzo sarebbe invece il portoghese: Amauri è stato valutato più di 20 milioni appena due anni fa, non parliamo poi di Gomez, il cui trasferimento al Bayern Monaco era stato pesantissimo dal punto di vista economico. Una punta deve fare i gol, però: qua chi è il favorito? Per le reti segnate finora in carriera proprio Gomez, poi tra Amauri e Almeida c’è sostanzialmente una parità all’insegna della mediocrità. Almeida ha dalla sua, però, la carta della “portoghesità”, che potrebbe contare qualcosa, se queste voci di mercato avessero un fondamento di verità. Amauri potrebbe guadagnare posizioni per un fatto, cioè perchè Mourinho lo conosce bene, avendolo avuto nel suo campionato per due anni. Ah, no, giusto. Questo non giocherebbe a suo favore.