Le cassanate sono storia, se è vero che il loro autore negli ultimi anni si è limitato ad insultare un anziano dandogli del vecchio (penso anche riconglionito). Adesso ci sono le balotellate che, bisogna dirlo, sono più innovative. Mi spiego: rimanendo fuori dal campo, non è niente di che farsi fare una multa per un rosso e abbandonare il ritiro. Lo hanno fatto tutti. Durante una partita, poi, fare le corna all’arbitro risulta curioso, ma più che altro perchè si tratta di un gesto vintage. Balotelli, invece, riesce ad avere una grandissima
inventiva: insulta tutto lo stadio alla fine di una semifinale di Champions League, si mette la maglia della squadra rivale (di cui è tifoso, ma questa non è una colpa), spara con la scacciacani in centro, fa i cori ad una tipa che si è fatta tutta Manchester e, ultima ma non ultima bravata, tira freccette ai giocatori delle giovanili. Genio. Non solo perchè come scusa ha recentemente usato la noia, ma perchè sono convinto che dietro a tutto questo ci sia una precisa strategia. Balotelli vuole andare al Milan e il Milan lo vorrebbe, ma non avrebbe mai potuto cambiare sponda passando direttamente dall’Inter ai rossoneri. Alla fine ci andrà, con somma gioia di Raiola, suo complice, che magari riuscirà a scambiarlo con Ibrahimovic, che ancora il Milan non ha iniziato a pagare. Fatto sta che Balotelli quella divisa che gli regalò Staffelli la vuole indossare in campo e lo farà di tutto per riuscirci, e non dovrà nemmeno rinunciare al miliardo come un Lucarelli qualsiasi. E poi dicono che i calciatori di oggi non sono più attaccati alla maglia.
Per il secondo anno consecutivo l’Inter trova nei quarti di finale di Champions League un avversario morbido dopo averne superato uno più ostico nel turno precedente. Poteva uscire qualsiasi nome dall’urna: Barcelona, Real Madrid, Manchester United, Chelsea… invece è saltato furoi lo Schalke 04, senza ombra di dubbio la più debole tra le otto squadre rimaste. E così, i nerazzurri possono già iniziare a guardare alla semifinale: certo,
nel calcio non si sa mai, ma è oggettivamente impensabile che in un doppio scontro i tedeschi possano far fuori l’Inter. Lo hanno fatto con il Valencia, ma la squadra di Leonardo è di tutt’altro spessore. Per il resto, il sorteggio pone un eventuale scontro con l’amato ex Mourinho solamente in un’eventuale finale, che dovrebbe vedere in ogni caso una spagnola in campo. da quella parte del tabellone, infatti, si prospetta una bollente semifinale tra Barcelona e Real Madrid. L’Inter, invece, in caso di passaggio del turno si scontrerà con una inglese, una tra Manchester United e Chelsea. Il percorso verso il bis di coppa, insomma, se nei quarti sembra agevole, dopo potrebbe diventare decisamente in salita, con una finale più impegnativa rispetta a quella dell’anno scorso. Nonostante questa sia una delle peggiori Champions League di sempre, come livello qualitativo.
E così ha smesso di giocare anche Ronaldo. Il brasiliano è un pezzo di storia del calcio che se na va in pensione: se avesse avuto ginocchia più resistenti sarebbe lassù, nell’Olimpo del pallone a fianco di Pelè e Maradona? Forse. Di sicuro è stato uno dei più forti che abbia mai visto. La parola “Fenomeno” è stata accostata a tanti giocatori, ed a ragione. Ronaldo, più che l’aura del fenomeno, però, aveva più quella dell’extraterrestre: è stato un giocatore spartiacque, come se ne sono visti pochi nella storia del calcio. Mi spiego: nessuno mette in discussione le capacità di Messi, ma uno con le sue caratteristiche (manci
no e argentino, anche) si era già visto. Cristiano Ronaldo, invece, è un giocatore dal fisico eccezionale e con piedi fatati, capace di segnare a raffica. Anche uno come lui si era già visto: ed era Ronaldo, quello vero. Era la metà degli anni Novanta e nel calcio europeo si affacciava un brasiliano con i dentoni capace di fare giocate eccezionali a velocità supersonica, e di realizzare un gol a partita. Non c’era youtube: tutto quello che sapevo del Ronaldo pre-Inter lo scoprivo su Telepiù, ed erano progressioni e dribbling in maglia blaugrana. Poi Moratti lo portò a Milano, ed allora divenne un avversario, uno dei più temuti di sempre. Quel Ronaldo non si è visto più. A Madrid ha vissuto grandi stagioni, per carità, segnando caterve di reti, ma ormai era solo un grande giocatore. A livello di club ha vinto tutto sommato poco e le sue vere soddisfazioni se l’è tolte in Nazionale. Negli ultimi anni di carriera si è trascinato stancamente verso la fine: dopo i gol, sono arrivati i chili di troppo, i trans e la vasectomia. Meglio ricordarlo sul campo: non è un caso che per noi “vecchi” il Ronaldo vero sia lui e non quello portoghese.
Oh, finalmente rieccoci, dopo un girone, alla partita più importante. Almeno del mio campionato. Ovviamente sto parlando di Juventus-Inter: più di un semplice incontro di calcio, più o meno uno scontro tra ideologie, una sorta di guerra santa del pallone. Un girone fa la partita di Milano dette fiducia ai bianconeri, che avevano iniziato maluccio il campionato e che riuscirono ad uscire indenni dal Meazza. Adesso potrebbe accadere la stessa cosa: per adesso il 2011 della Juve è stato deludente, una vittoria contro i rivali storici darebbe, oltre a tre punti pesanti, una spinta al morale non indifferente. Non c’è niente in palio, anche
quest’anno il Derby d’Italia non decide nulla: le due squadre che scenderanno in campo corrono per obiettivi diversi ed appena due mesi fa questo non era scontato. Poi la Juve è scoppiata e l’Inter ha mandato via Benitez. Entrambe le squadre hanno avuto problemi a causa dei numerosi infortuni: adesso le infermerie si sono svuotate e i tecnici possono lavorare al meglio delle loro possibilità. Leonardo, tra l’altro, ha uno spogliatoio che lo segue, a differenza di ciò che era successo con Benitez. Delneri, invece, anche con mezza squadra fuori non si è mai smosso dal suo 4-4-2, anche quando non aveva uomini adatti. Chissà che non si inventi qualcosa adesso: intanto mette in campo il doppio centravanti. Basterà questo per fare male all’Inter? Chissà, tra poco più di un giorno lo scopriremo. Come dite? Da adesso a Juve-Inter ci sono altre nove partite di campionato? Questo lo dite voi.
Questo mercato di gennaio non fa che intristirmi. Vedere l’Inter che si porta a casa Pazzini è stato un colpo al cuore: non che il mio conterraneo sia un fenomeno, però tra i possibili attacacnti accostati alla Juventus era quello che mi piaceva di più. Pazienza. Qua il divario con le prime aumenterà sempre di più, facciamocene una ragione. Però basta parlare di Juve: parliamo di Inter. Giusto prendere Pazzini: dietro Eto’o e Milito (che era da vendere in estate) non c’era nessuno. Ma, piuttosto, mettetevi nei panni di Beni
tez. Ok, vi starebbero un po’ larghi, ma mettetevici lo stesso. Davvero, preso in giro da Moratti, che lo ha ben stipendiato, va detto, ma che non gli ha comprato nessuno e che invece lo fa adesso con Leonardo. Voglio dire, avere Pazzini e Ranocchia in più non sarebbe stato certo male per Benitez, a cui è toccato anche dover dare minuti ad un Coutinho oggettivamente impresentabile, ancora, per il nostro calcio. Nei panni di Benitez, o nelle sue scarpe, come dicono a Liverpool, ci si sentirebbe un po’ presi per i fondelli: i soldi c’erano, ma il capo non li voleva scucire. Noi bianconeri, invece, siamo tranquilli: con Branescu, Sorensen, Magnusson e Piazon nel 2020 vinciamo tutto. E poi, ora che l’Inter ci ha fregato Pazzini, ripiegheremo su Rooney. Pazienza.
C’era un tempo in cui comparivano allenatori che rivoluzionavano il calcio. Ma ormai, nel 2011, tutto è stato fatto e la categoria, con ogni probabilità si è estinta. Rimangono quelli che migliorano le loro squadre, quelli che svolgono il compitino e quelli che peggiorano le cose. Ecco, Benitez nella sua esperienza interista è appartenuto al terzo gruppo. Non c’è dubbio che Moratti lo abbia spinto in quella direzione, ma anche lo spagnolo non è esente da colpe. Se ne farà una ragione, immagino, o forse se l’è già fatta. Sarebbe bastato
rimanere nel limbo del compitino, ma non c’è riuscito. Sarebbe bastato proseguire il lavoro di Mourinho ma lo spogliatoio non l’ha mai seguito, cosa che non sta accadendo con il suo successore Leonardo. Da quando c’è lui i nerazzurri non hanno sbagliato un colpo: ad impressionare positivamente è soprattutto la quantità di reti segnate. Dopo le reti del centrocampo, ieri sera sono andati a segno i terminali offensivi Eto’o e Milito, che nell’ultimo periodo latitavano. Per ora, Leonardo si può collocare nel gruppo intermedio. Il tempo dirà se la ripresa dell’Inter è dovuta a lui o al semplice fatto che alla nave che stava andando alla deriva bastava cambiare il timoniere. Il Milan non è irraggiungibile, soprattutto considerando le due partite da recuperare: sei punti un po’ più che virtuali. Insomma, se l’Inter si ricompatta sul serio, mantenere la testa non sarà facile per chi adesso comanda la classifica. L’anti- Milan, insomma, sono già i nerazzurri. E chissà che, presto, non diventi il Milan l’anti-Inter.
A parte che Zenga è stato appena esonerato dall’Al-Nasr e quindi io continuo a crederci, ma sembra proprio che il prossimo allenatore dell’Inter sarà Leonardo. Proprio lui, ex giocatore, dirigente e poi allenatore del Milan. Una bandiera postuma, nel senso che sul campo non lo era stata, ma che da dietro una scrivania o girando il mondo aveva fatto tanto per la causa rossonera, mettendoci del suo negli affari che avevano
portato in Italia Kakà, Pato e Thiago Silva. Benitez dunque non ha mangiato il panettone per appena due giorni. Per la sua linea non è detto che sia un male, ma tanto rimedierà in Spagna o a Liverpool, dove lo aspettano con trepidazione. A Milano no, lì proprio non ci può più stare: colpa di un feeling mai nato con l’ambiente interista. Hanno sbagliato tutti, ha sbagliato lui di sicuro, ma ha sbagliato anche Moratti. Pessima la gestione dell’esonero, discutibile la scelta che dovrebbe portare Leonardo sulla panchina nerazzurra. Il brasiliano non si sentiva un allenatore, o forser non si sentiva tale con Berlusconi alle spalle. Fatto sta che nel suo unico anno da tecnico ha fatto benino, non benissimo: otto sconfitte in campionato, percorsi tutt’altro che esaltanti nelle coppe. Sa parlare sei lingue ed è un signore. Buon per lui e per i suoi amici, ma questo non vuol dire che sia un grande allenatore e che sia in grado di risollevare la stagione dell’Inter.
C’era un tempo in cui Inter e Milan si scambiavano giocatori per amabili motivi economici. Le plusvalenze fioccavano e di ragioni tecniche non ce n’erano, anche se qualche volta capitava che una squadra (il Milan) rifilasse il pacco all’altra (l’Inter). Gli anni passano, le abitudini cambiano, almeno a livello di prima squadra. Sotto, qualcosa si muove ancora. Fatto sta che oggi le due società sembrano scambiarsi i giocatori, solo che prima li fanno passare per altri lidi. Sembrerebbe proprio così, se sono vere le ultime voci che vorrebbero i
nerazzurri interessati a Kakà, dopo che in estate il Milan aveva fatto rientrare in Italia Ibrahimovic dopo il non troppo felice passaggio al Barcelona. Fantamercato? Chissà. Dopo il sempre più probabile ingaggio come allenatore di Leonardo tutto è possibile. L’affare sull’asse Milano-Madrid, infatti, sarebbe stato avviato su suo input. Lui, brasiliano, vorrebbe, si dice, allenare Kakà, che non ha avuto a disposizione nell’unico anno trascorso sulla panchina del Milan. La chiave per mandare in porto la trattativa c’è, l’Inter ce l’ha in casa e si chiama Maicon. Mi trovo d’accordo con San Tommaso: se non vedo non credo. Nè per Leonardo, finchè non è ufficiale, nè per Kakà. L’uomo che affacciato alla finestra giurava eterno amore al Milan sventolando e baciando la maglia a favore di tifoso (e telecamera), proprio lui. Che tristezza se si vestisse davvero di nerazzurro. So che si tratta di cose completamente diverse, ma era meglio quando a cambiare casacca erano Helveg, Domoraud, Brncic, Domoraud, Simic e Coco.
E allora, a questo punto, è giusto che se ne vada. Anche se sotto sotto sta aspettando di essere allontanato. Dietro allo sfogo di Rafa Benitez si nascondono (si fa per dire) mesi e mesi di disagio ed, evidentemente, di incomprensioni. Quando fu scelto dall’Inter accettò, oltre al lauto stipendio di Moratti, anche l’eredità pesantissima di Mourinho, l’uomo capace di tenere in mano lo spogliatoio e di far correre i campioni come dei gregari qualsiasi. Questo lo sapeva: forse, però, non si
immaginava l’anomalo immobilismo sul mercato estivo. I continui infortuni stanno sì condizionando la resa dell’Inter, ma questo accade perchè la rosa è esattamente quella dell’anno scorso, ma con Balotelli in meno. Una stagione in più nelle gambe si fa sempre sentire, figuriamoci con i tanti ultratrentenni che attualmente vestono di nerazzurro. Benitez l’ha detto: desidera nuovi innesti, quelli che non sono arrivati in estate. Probabile, però, che se li goda qualcun’altro. Secondo le ultime voci sarebbe Spalletti, pronto a rientrare dalla sua fortunata campagna di Russia. In ogni caso, se non adesso, il divorzio ci sarà a fine stagione e sancirà la fine di un rapporto nato male e proseguito peggio. I panni sporchi si lavano in casa, Benitez ha deciso invece di fare la lavandaia in mondovisione. Poteva evitare, così come Materazzi poteva fare a meno di scaricarlo e di dire che quello che quello che farà non riguarda i giocatori. Anche se, in fondo, è esattamente la verità: Benitez è già un ex.
Al 100% a Milano: il destino di Cassano era segnato, rimaneva solo da decidere con quale maglia avrebbe giocato da gennaio in poi. Appena un anno fa Moratti se lo sarebbe assicurato subito, un po’ per il costo contenuto, un po’ per la sua vecchia mania di portare all’Inter i giocatori di cui si invaghiva. Ma adesso era davvero difficile che l’affare si potesse fare: mandi via Balotelli perchè è una testa calda e pochi mesi dopo ti prendi Cassano, che ne ha combinate di peggiori ed è più vecchio? Così il barese se ne andrà al Milan, per la gioia di Berlusconi, che mette in casa un altro giocatori dai piedi più che buoni, dopo la campagna estiva che
ha portato in rossonero Ibrahimovic e Robinho. Non ci sarà troppo affollamento là davanti adesso? Certo, Cassano non sarà il re come lo era alla Sampdoria, ma dovrebbe comunque trovare spazio: escluso l’intoccabile Ibra, Robinho non ha mai fatto della continuità il suo pregio principale, Pato è sempre rotto, Inzaghi starà fuori fino alla fine della stagione e per quanto riguarda Ronaldinho, beh, l’ingaggio di Cassano equivale ad un biglietto di sola andata per Los Angeles. Il brasiliano ha tutto sommato fatto bene nei suoi trascorsi milanisti, ma non è certo quello del Pallone d’Oro di cinque anni fa e non si strapperà le treccine quando lascerà il nostro campionato. In più guadagna tanto, troppo, soprattutto molto più di quanto farà Cassano, che rientrerà nel grandissimo calcio dalla porta principale. Rischia (perchè con lui il rischio c’è sempre) davvero di essere un buon affare.
