Ricordiamolo così

Filed under: Nazionale, Vecchie glorie by: Matteo Innocenti

Cinque anni fa l’Italia diventava Campione del Mondo: sembra passato un secolo. Ed in effetti nel calcio un lustro può essere una vita. Dei protagonisti della cavalcata trionfale di Germania 2006, non ce n’è uno che sia ancora oggi un giocatore di sicuro affidamento, vuoi per l’età, vuoi per altri fattori. Se Lippi continua a dire di volere una squadra per il Mondiale del 2014, è fresco l’annuncio del ritiro di Cannavaro, simbolo di quella squadra, al punto da aggiudicarsi il Pallone d’Oro del 2006. I maligni, ma non necessariamente solo loro, potrebbero dire che Cannavaro si era già ritirato da un paio d’anni, ovvero dall’estate in cui accettò di ritornare alla Juve, per una minestra riscaldata che rimase sullo stomaco un po’ a tutti: a lui, alla società, ai tifosi. Non consideriamo poi l’ultima annata a Dubai: poco più di calcio parrocchiale, ma pagato bene. Recordman di presenze in azzurro, Cannavaro è stato insieme a Nesta il miglior difensore della sua generazione ed ha vinto, con i club, meno di quanto avrebbe meritato: dopo Calciopoli, nel suo palmares il primo campionato vinto è arrivato alla non più tenera età di 34 anni. Ancora oggi, c’è chi preferisce ricordare Cannavaro per quel video dei tempi di Parma e prova un po’ di piacere nel ricordarlo come un dopato (basta andare in giro per i forum o su youtube per averne conferma), o per il fallimentare ritorno alla Juventus, o per la figuraccia in Sudafrica. Credo che sia meglio ricordarlo per quello che ha fatto in campo, con i club e con la Nazionale. Sperando, magari, che ne venga fuori un altro, di Cannavaro. Perchè la nostra povera Italia (del calcio) ne avrebbe davvero bisogno.

Salta ancora con noi

Filed under: Calciomercato by: Matteo Innocenti

In attesa di sapere cosa ci regalerà la giornata di campionato, ci terrei a soffermarmi su una questione di calciomercato che mi sta particolarmente a cuore, ovvero il possibile addio di Buffon alla Juventus. Si parla tanto della Roma, adesso solo della Roma, direi, visto che il Manchester United, che saluterà Van der Saar, sembra orientato verso una soluzione più giovane e, magari, in questo momento più affidabile. Buffon sostituì l’olandese in bianconero, non lo farà di nuovo adesso. Potrebbe rimanere alla Juve, ma voci sempre più insistenti lo vorrebbero in giallorosso, con dieci anni di ritardo. Eh sì, perchè nell’estate del suo approdo a Torino, anche la Roma neoscudettata lo voleva, ma poi scelse il ben più economico ma comunque promettente (anche se la sua carriera lo ha smentito) Pelizzoli. Non credo che al momento Buffon sia il portiere più forte del pianeta, non so nemmeno se valga la metà di quello che parò tutto in Germania, so però che nella tempesta di Calciopoli fu il primo a dire che non avrebbe abbandonato la nave. E per questo meriterebbe rispetto, se dopo cinque anni da quei giorni decidesse di andarsene. Tuttavia, non credo che il suo sostituto possa essere Storari, un onesto portiere, e per giunta di un anno più vecchio di lui. Con qualche acciaccio in meno, forse, ma se con Buffon stiamo parlando di uno dei primi cinque portieri della storia del calcio, con Storari al massimo si può parlare del miglior dodicesimo del campionato. Se se ne dovesse andare, preferirei vedere Buffon all’estero. Per non vederlo, appunto. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, insomma. E poi, perchè dovrebbe andare nella capitale? Con tutto il rispetto, hai scelto la Juve, non te ne sei andato nemmeno in B, e poi la molli per la Roma?

Non si erano tanto amati

Filed under: Calciomercato by: Matteo Innocenti

E allora, a questo punto, è giusto che se ne vada. Anche se sotto sotto sta aspettando di essere allontanato. Dietro allo sfogo di Rafa Benitez si nascondono (si fa per dire) mesi e mesi di disagio ed, evidentemente, di incomprensioni. Quando fu scelto dall’Inter accettò, oltre al lauto stipendio di Moratti, anche l’eredità pesantissima di Mourinho, l’uomo capace di tenere in mano lo spogliatoio e di far correre i campioni come dei gregari qualsiasi. Questo lo sapeva: forse, però, non si immaginava l’anomalo immobilismo sul mercato estivo. I continui infortuni stanno sì condizionando la resa dell’Inter, ma questo accade perchè la rosa è esattamente quella dell’anno scorso, ma con Balotelli in meno. Una stagione in più nelle gambe si fa sempre sentire, figuriamoci con i tanti ultratrentenni che attualmente vestono di nerazzurro. Benitez l’ha detto: desidera nuovi innesti, quelli che non sono arrivati in estate. Probabile, però, che se li goda qualcun’altro. Secondo le ultime voci sarebbe Spalletti, pronto a rientrare dalla sua fortunata campagna di Russia. In ogni caso, se non adesso, il divorzio ci sarà a fine stagione e sancirà la fine di un rapporto nato male e proseguito peggio. I panni sporchi si lavano in casa, Benitez ha deciso invece di fare la lavandaia in mondovisione. Poteva evitare, così come Materazzi poteva fare a meno di scaricarlo e di dire che quello che quello che farà non riguarda i giocatori. Anche se, in fondo, è esattamente la verità: Benitez è già un ex.

Inter per il Mondo, Milan per l’Italia

Filed under: Serie A, mondiale by: Matteo Innocenti

Oggi è il grande giorno dell’Inter. O del Mazembe, fate voi. Allo stesso tempo, però, potrebbe anche essere il giorno in cui il Milan distacca l’Inter di 16 punti. Ora sono “appena” 13: per aggiungerne altri tre c’è da superare prima l’ostacolo-Roma. I rossoneri, in pratica, possono prendere due piccioni con una fava, perchè aumenterebbero il vantaggio sull’Inter e lo farebbero vincendo contro una squadra che tutto sommato può ancora essere considerata una rivale diretta, sebbene già attardata di 10 lunghezze. La Roma, comunque, è un avversario tosto e gli uomini di Allegri farebbero bene a non sottovalutarla, perchè i giallorossi sono capaci di combinare qualsiasi cosa. Certo, non fanno della costanza il loro pezzo forte e probabilmente non vinceranno nulla, però in una partita secca fare il pronostico non è mai facile. Per il Mondiale per club, invece, le idee degli scommettitori sono decisamente più chiari e dicono Inter. Troppa disparità tra i nerazzurri e il Mazembe, che al massimo può metterla sulla corsa contro una squadra che in questa stagione sta avendo nella forma fisica il suo tallone d’Achille. Il calcio africano è in crescita, lo dicono tutti. A dire il vero già nel 1994 sembrava che il predominio del Continente Nero sul pallone dovesse essere imminente, ma sono arrivati “solamente” Atlanta e poi il buon Mondiale del Ghana. Magari questa è la volta buona per una squadra di club.

Senza affanni

Filed under: mondiale by: Matteo Innocenti

Nessuna sorpresa nella semifinale del Mondiale per club che vedeva l’Inter opposta al Seongnam. Con tutto il rispetto per i campioni d’Asia, non poteva andare altrimenti: già con la squadra vista nelle ultime settimane i nerazzurri sarebbero stati nettamente superiori, figuriamoci con i campo i grossi calibri, tornati per l’occasione. 3-0 senza discussione e con diverse buone indicazioni, soprattutto dal rientro di Milito, autore di un assist sontuoso e di una rete più che meritata. Può essere lui l’uomo a cui si affiderà l’Inter da gennaio in poi per provare a centrare la rincorsa al Milan e allo scudetto? Se saprà tornare quello dell’anno scorso senza dubbio. Di sicuro dovrebbe decentrarsi un po’ Eto’o, che finora ha agito da centravanti puro (qual è, tra l’altro), oppure Benitez o chi per lui dovrà cambiare modulo per poter sfruttare al massimo l’istinto dei due attaccanti in questione. Per l’Inter adesso c’è il Mazembe, sopresa di questa manifestazione: ok, il calcio è uno degli sport più imprevedibili che ci siano, ma questo trofeo sembra a portata di mano. Al di là del valore della manifestazione, se non altro sarà stato utile per far tornare in forma gli elementi che ultimamente sono stati fuori per motivi fisici. A proposito, tanto per non cambiare abitudini, si è fatto male Sneijder: in questo 2010 è davvero passato dalle stelle alle stalle.

Era meglio l’Intercontinentale

Filed under: Pallonate by: Matteo Innocenti

Io l’ho sempre detto che nel calcio le cose cambiano ma che quelle migliori sono quelle di una volta. Prima c’era l’Intercontinentale, con le immagini sfuocate, le trombettine in sottofondo, la partita di mattina. Andando ancora indietro, c’era lo scontro andata e ritorno con la sudamericana di turno: se in Europa le cose andavano tutto sommato in modo civile, al di là dell’oceano le partite si trasformavano spesso e volentieri in corride. Era un altro calcio: più cattivo, sporco, ma di sicuro non più brutto di adesso. Perchè il Mondiale per Club, figlio (o figliastro) dell’Intercontinentale, appare tremendamente ridicolo, seppur concettualmente far partecipare tutti i campioni continentali non faccia una grinza. Far giocare anche un rappresentante del paese ospitante è grottesco, ma tant’è. Il fatto è che per com’era concepita, la Coppa Intercontinentale aveva un fascino unico e metteva di fronte due pianeti calcistici, i più forti. Adesso è un calderone ed assomiglia davvero alla Coppa dell’Amicizia. Onore al Mazembe, comunque, che ha superato l’Internacional: bi-campioni d’africa, i congolesi non saranno degli sprovveduti e il loro approdo alla finale è legittimo, ci mancherebbe. E la società si chiama Tout Puissant Mazembe, ovvero Onnipotente Mazembe, che fa molto Grande Mazinga e che dunque può anche mettere addosso un po’ di timore. Però l’Intercontinentale era tutta un’altra cosa. Eh vabbè, io sono tra coloro che rivorrebbero indietro Coppa dei Campioni, Coppa delle Coppe e Coppa Uefa, come in un 1990 qualsiasi. Ma mi sa che non sono il solo.

Un ottimo mercato, è innegabile

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

In attesa di conoscere i risultati della partita del pomriggio e anche del posticipo Juventus-Lazio, il Milan mette altro fieno in cascina andando a vincere a Bologna: più che di una vittoria è stata una passeggiata, a dire il vero. Nonostante il buon momento della squadra rossoblu, infatti, i rossoneri hanno sempre avuto la partita in pugno e agli avversari sono rimaste solo le briciole, o forse nemmeno quelle, visto il rigore parato da Abbiati a Di Vaio. Boateng-Robinho-Ibrahimovic: stessi marcatori dell’ultima partita. Tre acquisti dell’estate 2010: se non altro non si può dire che il Milan quest’anno abbia sbagliato il mercato, visto che i nuovi arrivati stanno mettendo le loro firme sul campionato rossonero. Di Ibrahimovic ormai si è detto tutto: decisivo in Italia, inadatto per il gioco del Barcelona, continua a segnare e a sfornare assist senza soluzione di continuità. La sopresa, piuttosto, è l’ottimo impatto di Robinho e Boateng nel nostro calcio. Il brasiliano si sta rivelando molto meno fumoso del previsto e dopo un inizio poco convincente ha iniziato ad andare in gol spesso, il ghanese, reduce da un ottimo Mondiale, nel ruolo di trequartista sembra poter rendere al massimo delle sue potenzialità. Bellissimo l’inserimento aereo sul suo gol, il cui merito, va detto, va almeno per la metà a Ibrahimovic, uno in grado di mettere certe palle in mezzo che chiedono solo di essere buttate dentro. Il Milan fa paura, e all’Inter ne farà ancora di più: chissà a quanti punti di distanza saranno i nerazzurri quando torneranno da Abu Dhabi…

Come ai vecchi tempi

Filed under: Champions League by: Matteo Innocenti

Una serata da anni Novanta quella di ieri sera per le due squadre italiane impegnate in Champions League: vittoria senza patemi per il Milan, successo in rimonta per la Roma contro un avversario blasonato come il Bayern Monaco. I rossoneri sono così già qualificati per gli ottavi di finale, che sono ormai ad un passo anche per i giallorossi. Ibrahimovic si conferma uomo in più di una squadra che fino agli ultimi giorni di mercato era la disperazioen dei suoi tifosi, mentre nella Roma Borriello si conferma attaccante di qualità: e pensare che anche lui è arrivato a mercato quasi chiuso, dopo che Ranieri si era reso conto che la scommessa-Adriano non poteva dare frutti. Per un Totti che trova il gol solo su rigore, c’è poi un Menez che sta vivendo, forse, la stagione della definitiva esplosione: se non si trattasse di un caso umano, qua saremmo già davanti ad uno dei migliori giocatori d’Europa. Tornando al Milan, punta ad essere eletto come tale Ibrahimovic, a cui manca l’alloro internazionale per poter essere annoverato nell’elenco dei grandissimi del calcio moderno. In quanto a scudetti, infatti, può decisamente già dire la sua, e con il Milan potrebbe arricchire ulteriormente il suo palmares. Paradossalmente, però, i rossoneri potrebbero soffrire il doppio impegno, vista la rosa tutto sommato non eccelsa. In compenso, non dovranno andare a giocarsi il Mondiale per club, a differenza dei “cugini” interisti che stasera, contro il Twente, si giocano buona parte della stagione.

Ok Casiraghi, basta così

Filed under: Nazionale by: Matteo Innocenti

All’indomani dell’arresto di Ivan il Terribile, farei ancora un ulteriore passo indietro per parlare di qualcos’altro di terribile che è successo al nostro calcio. E stavolta non sugli spalti, bensì in campo. E non in Italia, ma in Bielorussia: ovviamente mi riferisco alla disfatta dell’Under 21, sconfitta 3-0 dai padroni di casa e adesso fuori dall’Europeo di categoria e, soprattutto, dalle Olimpiadi. Primo imputato, Pierluigi Casiraghi: come giocatore mi stava simpatico, faceva parte della mia Juventus di inizio anni Novanta ed era grande protagonista sulle pagine di Juve Squadra Mia (ah, nostalgia canaglia), ma come allenatore, beh, meglio stendere un velo pietoso. A parziale scusante, il fatto che, effettivamente, il materiale umano convocabile non fosse eccezionale. Ma questo non può giustificare il pesante passivo patito contro i modesti bielorussi e soprattutto i grandi affanni dell’Under 21 negli ultimi anni. Chi al suo posto? Si fanno i nomi di Zoratto, Zola e Ballardini. C’è chi ha sparato un Bergomi a caso: più credibile la pista che porta a Rocca, attualmente ct dell’Under 20, selezione che in Italia non ha nessun peso, purtroppo, mentre il resto del globo guarda sempre con interesse il Mondiale di categoria. Basta esperimenti, non è più il caso, meglio affidarsi a qualcuno in grado di insegnare calcio e non a freschi ex calciatori, magari incapaci di allenare. Per ripartire in fretta, chi meglio di Kawasaki?

Diego saluta

Filed under: Pallonate by: Matteo Innocenti

Se sapesse allenare sarebbe un grande allenatore. Scherzi ed espressioni lapalissiane a parte, Diego Armando Maradona non è più il commissario tecnico della “sua” Argentina. La notizia era nell’aria, ed è stata ufficializzata da un portavoce della federcalcio di Buenos Aires, secondo il quale “non c’erano le condizioni”. per il rinnovo del contratto. Non si capisce bene se non ci fossero da parte di Maradona o da quella della federazione. Fatto sta che si è chiusa un’avventura piuttosto turbolenta, sicuramente non anonima, esattamente come ci si poteva aspettare, tra clamorose sconfitte, vittorie sofferte, esclusioni eccellenti, polemiche, giocate da ricordare ed un Mondiale da cui l’Argentina è uscita troppo presto e soprattutto malamente. Il materiale umano era eccellente, l’attacco, in particolare, era sontuoso: ma a calcio si gioca in undici e forse Diego se l’è dimenticato. Forse, quando era in campo, non gli è mai importato chi fossero gli altri: Maradona più altri dieci, tanto bastava a far preoccupare gli avversari. E dire che a disposizione aveva il suo unico potenziale erede, quel Messi che però dal punto di vista caratteriale non è ancora da Pallone d’Oro, e chissà se mai lo sarà. Non è detto che un grande giocatore diventi un grande tecnico: Maradona è l’esempio classico e non credo che riproverà a cimentarsi in panchina, di sicuro non al di fuori della sua Argentina. Che, comunque vada, vorrà per sempre bene al suo numero 10 più celebre. E poi, dando un’occhiata alla foto qui sopra, tutto questo può considerarsi un successo.