Fossimo stati nel 2005 e se al posto del Napoli ci fosse stata la Juventus non so cosa sarebbe successo. Pensieri stupendi a parte, l’arbitro di ieri sera, Rocchi, è stato inadeguato, è vero, con la complicità di un guardalinee che, da pochi metri di distanza, ha avuto la stessa impressione dell’arbitro, ovvero che il fallo di Obi su Maggio fosse in area. Non ci piove. Ha sbagliato in quell’occasione, ha sbagliato anche prima, sul primo giallo dato all’interista per un intevento che più pulito non si poteva. In più, Campagnaro era dentro l’area nel momento in cui Hamsik
ha tirato il rigore. Insomma, a fine primo tempo l’Inter si è ritrovata con un uomo ed un gol in meno dell’avversario, e tutto per demeriti non suoi. Vero, verissimo. Però c’è anche da dire che non è la prima volta che un arbitro sbaglia e questo, tutto sommato, non giustifica tutto il resto, cioè la sconcertante chiusura di Nagatomo su Maggio (complice anche uno Julio Cesar versione ultimo Dida milanista) e il goffo tentativo di Maicon di mettere in fuorigioco Hamsik. Questo per dire che l’arbitro ci ha messo del suo, ma l’ha fatto anche l’Inter. E poi c’è questo Napoli, grande con le grandi, per ora normale con le piccole e piccolo se fa troppo turnover. Potrebbe davvero essere l’anno buono, questo. Una crescita graduale che potrebbe portare i partenopei lassù dove non erano mai arrivati nè prima nè dopo dell’era maradoniana. Meno male che De Laurentiis prima e dopo i turni di Champions League non voleva big match…
Allora, vediamo: per Palazzi Calciopoli sono «colpevoli tutti», anche l’Inter, che se fosse stata coinvolta nel più grande scandalo del nostro calcio avrebbe rischiato grosso, e nel frattempo anche il Milan è stato punito meno del dovuto. Illecito sportivo grave per l’Inter: e sappiamo cosa succede in questi casi, ma il reato nel frattempo è andato in prescrizione. Ok, la Juventus ha pagato, ma si era ripresa in fretta, tutto sommat
o: i patemi di oggi non sono colpa di Calciopoli, tantomeno dell’Inter, ci mancherebbe. I successi nerazzurri, invece, sono anche frutto di Calciopoli. Non solo di Calciopoli, occhio: perchè niente avrebbe vietato a Milan, Roma e anche Juventus, mettiamocela pure, di creare una squadra competitiva durante il periodo 2006-2010. Però tutto è partito da lì, da uno scudetto di cartone, e da una concorrenza annientata almeno per il primo anno. Il fatto è che i dirigenti conoscono i designatori: è normale che si chiamino. Se questo è illecito, però, che paghino tutti. E che si tolgano gli scudetti: non rivoglio quelli del 2005 e del 2006, ma, alla fine, tutto sommato, mi pare che abbia pagato solo la Juve, ed anche qua c’è chi dirà che ha pagato anche poco, che ci voleva come minimo la C. Ognuno può dire quello che vuole, ma dopo tanti anni ancora non capisco come mai il Milan si prese giusto quei punti di penalizzazione per fare i preliminari di Champions League, che poi vinse. Per quanto riguarda l’Inter, Moratti si nasconde dietro Facchetti, che non si può tirare in ballo. Perchè è morto, essenzialmente. Che tristezza.
E così, anche questo campionato volge al termine. Mi verrebbe da dire per fortuna, ma sotto sotto mi dispiace sempre un po’. Perchè, anche se questa stagione per la mia squadra del cuore è stata disastrosa, alla fine ci aspetta un’estate vuota, senza competizioni internazionali, almeno per quanto riguarda l’Italia. Non sarà però vuota del tutto, questa estate, perchè la riempiranno le mille voci di mercato e poi, com
e ho già scritto, alla fine tutto si risolverà verso la fine di agosto. Quando chi deve vendere farà gli sconti e chi dovrà comprare per forza si farà prendere dalla smania di farlo e butterà via un po’ di soldi. Con una squadra di fronte all’ennesima rifondazione, la Juventus sarà di nuovo al centro delle trattative: forse non mi annoierò del tutto e potrò fare come gli interisti di una volta. Potrò sognare sotto l’ombrellone, sempre che vada al mare, e potrò farlo immaginandomi tricolori e coppe varie che come l’anno scorso e l’anno prima non sono arrivati. Tranne clamorose sorprese, infatti, saremo davanti all’ennesima stagione di transizione, in attesa che, a forza di fare e disfare, ne venga fuori qualcosa di buono. Va dato atto alla dirigenza bianconera, o almeno all’ex dirigenza, di aver mantenuto una promessa: sarebbero serviti cinque anni per tornare alla normalità. Grazie al Milan, però.
In attesa di sapere cosa ci regalerà la giornata di campionato, ci terrei a soffermarmi su una questione di calciomercato che mi sta particolarmente a cuore, ovvero il possibile addio di Buffon alla Juventus. Si parla tanto della Roma, adesso solo della Roma, direi, visto che il Manchester United, che saluterà Van der Saar, sembra orientato verso una soluzione più giovane e, magari, in questo momento più affidabile. Buffon sostituì l’olandese in bianconero, non lo farà di nuovo adesso. Potrebbe rimanere alla Juve, ma voci sempre
più insistenti lo vorrebbero in giallorosso, con dieci anni di ritardo. Eh sì, perchè nell’estate del suo approdo a Torino, anche la Roma neoscudettata lo voleva, ma poi scelse il ben più economico ma comunque promettente (anche se la sua carriera lo ha smentito) Pelizzoli. Non credo che al momento Buffon sia il portiere più forte del pianeta, non so nemmeno se valga la metà di quello che parò tutto in Germania, so però che nella tempesta di Calciopoli fu il primo a dire che non avrebbe abbandonato la nave. E per questo meriterebbe rispetto, se dopo cinque anni da quei giorni decidesse di andarsene. Tuttavia, non credo che il suo sostituto possa essere Storari, un onesto portiere, e per giunta di un anno più vecchio di lui. Con qualche acciaccio in meno, forse, ma se con Buffon stiamo parlando di uno dei primi cinque portieri della storia del calcio, con Storari al massimo si può parlare del miglior dodicesimo del campionato. Se se ne dovesse andare, preferirei vedere Buffon all’estero. Per non vederlo, appunto. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, insomma. E poi, perchè dovrebbe andare nella capitale? Con tutto il rispetto, hai scelto la Juve, non te ne sei andato nemmeno in B, e poi la molli per la Roma?
Poche storie: questa giornata di campionato, la sesta, vive in funzione del posticipo di domani sera, ovvero, per chi fosse distratto o per chi avesse passato le ultime settimane su Marte, Inter-Juventus. Come sempre, ma in particolare da quattro anni a questa parte, non si tratta di una partita ma è La Partita. Tra gli appassionati di calcio c’è chi si chiede quale sia la rivalità più sentita: Real Madrid-Barcelona, Boca Juniors-River Plate, Celtic-Rangers… ecco, qua non ci sono discorsi religiosi o indipendentisti, ma il livello ormai è quello, se non di più. Anche se gli obiettivi, per adesso, sono diversi: l’Inter cerca l’ennesima vittoria
del campionato, la Juve è ancora una squadra da work in progress. Dopo le macerie di Calciopoli, la dirigenza bianconera (che era un’altra rispetto all’attuale, si badi bene), disse che ci sarebbero voluti cinque anni per tornare competitivi per lo scudetto: ecco, il tempo sta finendo e si andrà minimo per i sei. Tricolore o meno, la rivalità c’è e non potrebbe essere altrimenti. La lunga rincorsa verso questa partita, d’altra parte, è partita da Moratti, è rimbalzata a Villar Perosa e si sta trascinando a Napoli. Per la Juventus una sconfitta vorrebbe dire terza partita persa su sei, in perfetta media 2009/10, per l’Inter sarebbe un’altra iniezione di fiducia dopo le quattro sberle rifilate al Werder Brema: tanto per dire che il passo falso di Roma è stato solo un episodio. Tornando al processo di Napoli, anche Ibrahimovic testimonierà. Chissà, magari si presenterà in aula dicendo ai giudici “Io sono Zlatan, voi chi cazzo siete?”, oppure potrebbe invitarli a dirgli le cose in faccia fuori dal tribunale. Stiamo a vedere.
Due succosi spunti prima di parlare brevemente di questo turno infrasettimanale di campionato: il primo arriva da lontano, da New York, per la precisione dall’aeroporto JKF, dove l’ex arbitro Byron Moreno è stato arrestato dopo essere stato beccato con sei chili di eroina. Nelle mutande, ed è questa la cosa incredibile. Forse gli agenti hanno notato un pacco sospetto, diciamo. Anche Buffon ha commentato con una battuta: ha detto che anche in Corea aveva la droga, ma non addosso, bensì in corpo. Può darsi, contro i padroni di casa non
fu un grande arbitraggio, ma non fu, nemmeno, una grande Italia. Nel frattempo, l’altra succosa notizia arriva dall’Italia: Andrea Agnelli ha incontrato Abete per discutere di Calciopoli: la Figc, dal 1° ottobre, farà partire la nuova inchiesta e la Juventus chiede che l’Inter sia giudicata secondo gli stessi criteri usati per la Vecchia Signora nel 2006: niente restituzione dello scudetto, per carità, ma la società bianconera vorrebbe almeno toglierlo dalla sala dei trofei nerazzurra. Come ho già detto all’inizio, stasera si gioca. Turno infrasettimanale, quarta di campionato. L’Inter è già prima, tanto per dimostrare che quella sala trofei, scudetto del 2006 o meno, potrebbe accogliere presto nuovi “ospiti”: ma quest’anno, come non mai, il campionato potrebbe trovare un nuovo padrone. Ma che si dia una mossa, prima che l’Inter scappi.
Ieri sera ad un certo punto sono crollato, lo ammetto. E non so come è stato possibile, visto che la puntata di Matrix era piuttosto somigliante ad una de Il Processo di Biscardi… stanchezza, tutto qua. Però qualcosa ho carpito, in quelle discussioni totalmente dedicate alla Calciopoli che fu e a quella che qualcuno prevede. Ovvero che Moggi continua a dire delle grandi cavolate (sta cercando di difendersi, il che è alla base del concetto di gius
tizia), ma che, forse, non era l’unico colpevole. Dispiace tirare in mezzo i morti, però in effetti qualche intercettazione Facchetti-Bergamo lascia dei sospetti. Si può provare a combattere il sistema dall’interno, è vero, ma farlo con gli stessi mezzi è lecito? Dubito. Non succederà nulla: che senso avrebbe dare scudetti quattro anni prima per poi toglierli perchè si erano tralasciate telefonate che all’epoca erano state considerate non rilevanti? Moggi chiamava i designatori, vero. Che le partite fossero accomodate, però è tutto da dimostrare. Facendo un passo indietro, se telefonare era un reato, allora in pochi dovrebbero sentirsi al sicuro. Non rivorrei indietro gli scudetti, per carità: se tutti erano colpevoli questo non equivale a considerare tutti innocenti, per niente, anche se è questo che vorrebbe dire Moggi. Ma lui fa quello che può. Dispiace che in mezzo a questo finisca il povero Facchetti, ripeto. E, comunque, non si tratta di “damnatio memoriae”, come detto da qualche esimio prossimo collega (spero) ieri sera a Matrix. Semmai è il contrario…
Quella di stasera non può essere una partita come le altre. Non lo è mai stata e non lo sarà mai: conserva la dicitura di “Derby d’Italia” nonostante, albo d’oro, che dovrebbe indicare per questa partita Milan anzichè Inter. Calciopoli non ha fatto altro che ingigantire la rivalità, fino ad alimentare un vero e proprio odio. Le sconfitte dell’una sono vittorie dell’altra: è il calcio, bellezza. Juve e Inter: due religioni opposte con milioni di adepti, che due volte per campionato si trovano contro in un match che, volenti o nolenti, ha sempre più di un motivo per essere seguito. I bianconeri hanno conosciuto l’inferno della B, sono risaliti, ora sono in Purgatorio, mettiamola così. L’Inter, nel frattempo, se l’è goduta: tricolori in serie, con minimi accenni di affanno. La Serie A territorio di caccia nerazzurro per anni: per la Juventus l’occasione per poter contribuire alla fine del dominio rivale, cosa sempre gradita, adesso ancora di più dopo le voci di una nuova Calciopoli. Voci, solo voci, per ora, e forse anche in seguito. In attesa di eventuali novità, ecco l’occasione per dare una spallata ai sogni di gloria nerazzurri. Difficile, ma non impossibile: la Juve è imprevedibile e l’Inter è distratta dalle sirene europee. La Roma è già avanti, darle una mano darebbe un senso a questa tribolata stagione bianconera. Un po’ triste, ma chi può negare che sia così?
Gianfelice Facchetti, figlio di Giacinto, si è lasciato andare a delle riflessioni davanti ai microfoni de Le Iene: sintetizzando, ritiene che senza Calciopoli l’Inter non avrebbe vinto quattro scudetti di fila (ed è in corsa per il quinto) e che, forse, non sarebbe una brutta mossa restituire quello del 2006. Anzì, la definisce addirittura vincente. Restituire, dunque, ma a chi? Certamente non alla Juventus: non avrebbe senso e, da tifoso
bianconero, quel titolo non lo rivorrei. Già pensavo di aver espiato i miei peccati facendo la B, figuriamoci se voglio peggiorare una situazione in cui vengo ancora definito “ladro”. Senza Calciopoli l’Inter avrebbe mai vinto lo scudetto? Per lui no: rimango un po’ perplesso. In fondo, non è colpa di Moggi se il 5 maggio l’Inter fece harakiri all’Olimpico. O forse mi sbaglio. Ma il calcio è bello perchè è vario ed ognuno lo vede come vuole. In generale, non credo che se tutti sono colpevoli tutti sono innocenti: non è così, se tutti sono colpevoli… sono colpevoli e basta. Al di là delle intercettazioni, però, ancora vaghe, confuse e che non porteranno a nulla, in generale non mi va giù che non si possa accusare qualcuno solo perchè, adesso, non c’è più e non è in grado di difendersi. Comunque gli interisti possono stare tranquilli: il nuovo corso della Juve, si dice, partirà da Benitez ed il progetto prevede di vincere in tre anni. Altri tre. Alè.
Garrone, toccato in maniera personale dalla rimonta dell’Inter in quella sfida contro la sua Sampdoria, dice che oltre al recupero extralarge non ci fu nulla, ma che comunque “le nuove intercettazioni sono prove e vanno prese in considerazione“. Insomma, così facevan tutti. Il bello è che lo ammette anche Bergamo, che
tra l’altro pare lo sostenga da sempre, ma nessuno, forse ci voleva sentire, da quell’orecchio. Tutti attaccati al telefono, come nemmeno nel migliore degli spot della Telecom: tutti a chiedere, tutti a cena insieme: “Se poi qualcuno a mia insaputa è andato oltre - dice l’ex designatore - non posso essere coinvolto“. E giù smentite anche sulle sim svizzere di Moggi. Che, intanto, va giù pesante nei confronti di John Elkann: dalla pagine di Libero lo paragona all’Innominato per il suo ravvedimento tardivo, ma ce l’ha anche con Moratti, che però risponde laconicamente“Sono fatti loro”, visto che, soprattutto preferisce concentrarsi sul campionato: “Sarebbe antipatico perdere la serie A”, dice. Ah, a proposito, certe cose non si possono far notare perchè coinvolgono Facchetti. Questo sì che è molto antipatico. Nel frattempo, allargando e dando un’occhiata al Mondiale, ci si mette anche Bin Laden a creare un bel clima disteso, visto che ha annunciato che gli farebbe molto piacere colpire le nazionali di Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Germani e Italia. Decisamente antipatico pure lui.
