Per la Juventus l’unica speranza per arrivare ad Aguero era che facesse una brutta Copa America: puntualmente, l’argentino ha segnato all’esordio contro la Bolivia. Era partito in panchina, è entrato al posto di Lavezzi (che forte delle 6 reti segnate in A ha il posto da titolare…) ed è stato subito decisivo. Non solo ha segnato, ma ha anche fatto un bel
gol. Nella Liga, tuttavia, Aguero ha già dimostrato il suo valore. Per questo, mi sembra strano che in tutta Europa non ci sia un altro club sulle sue tracce. Il Real Madrid, per esempio, che non si è ben capito se abbia preso o no Neymar, oppure il nuovo Chelsea di Villas Boas: le due minacce per la Juventus dovrebbero essere questi due club che, se si muoveranno, faranno fuori i bianconeri dall’asta per Aguero, c’è poco da fare. A quel punto, la Juve potrebbe ripiegare su Rossi, che male non sarebbe, e che potrebbe costare anche un po’ meno. Oppure, alla fine, arriverà Vucinic: in questo caso, il montenegrino potrebbe essere preso per farlo giocare largo. Insomma, per stare in un ruolo che non è il suo e che non ha mai gradito nemmeno a Roma. Comunque, tutto si deciderà tra quasi due mesi: il mercato è lungo e ci sarà tempo per buttare via soldi, tranquilli. Nel frattempo, di Bastos non si sa più nulla. E pensare che sarebbe stato l’ideale.
La notizia era nell’aria da giorni, adesso manca solo la presentazione alla stampa: il nuovo allenatore della Roma è Luis Enrique. Sì, proprio lui, il jolly tuttofare di Real Madrid e Barcelona, grande giocatore che ai Mondiali del 1994 si prese una gomitata terrificante da Tassotti. Dal Barcelona B passa alla Roma, quella vera, di certo un bel salto, ma comunque meno impegnativo di quello del suo predecessore Guardiola. O
forse no: in fondo, l’attuale allentore del Barca ereditò una squadra più forte e non cambiò paese, e nemmeno città. Sono pochi gli spagnoli che hanno avuto successo in Italia, almeno tra i giocatori. Cosa porterà Luis Enrique a Roma? Di lui si sa tutto sommato poco, a parte il pittoresco fatto che alleni con gli occhiali da sole. L’unica cosa che dovrebbe essere sicura è il modulo: 4-3-3, visto che dalle parti della Masia giocano tutti così. La Roma ha gli uomini giusti? Di sicuro dovrebbe trovare meno spazio Totti: Luis Enrique avrà bisogno, presumo, di attaccanti più mobili. Se al Camp Nou Ibrahimovic fu un buco nell’acqua, la stessa sorte potrebbe toccare al capitano giallorosso, insomma. Potrebbe fare al caso suo Vucinic, sul quale le ultime voci di mercato vogliono la Juventus, passata da Tevez a Benzema, da Benzema ad Aguero, da Aguero a Sanchez e da Sanchez a Vucinic. Almeno adesso girano nomi realistici.
Curioso che io fossi nella redazione di Sky Sport 24 e che non abbia visto la finale di Champions League. Curioso per voi, forse. Fatto sta che me la sono vista a pezzi, e senza sorprese, visto che con l’audio in differita grazie alle urla degli altri già sapevo che Pedro, Rooney, Messi e Villa avrebbero segnato. Eh vabbè, tanto la finale che non mi perderò sarà quella del prossimo anno, quando in campo ci sarà la Juventus. Detto questo, mi pare di aver capito che il Barcelona abbia vinto con merito, con il solito possesso palla ch
e sfianca gli avversari. Il pronostico diceva Barca e così è stato: oggettivamente il Manchester United è inferiore, ma a volte la sorpresa c’è, e lo so bene (Monaco di Baviera, 1997, vi dice niente?). Il Barcelona ha il suo tipico stile di gioco e quando arriva qualcuno non funzionale al massimo, il meccanismo si inceppa. E l’unica soluzione è bloccarli arroccandosi dietro, come l’Inter l’anno scorso, e senza qualche aiutino arbitrale forse non sarebbe bastato. Quando c’è chi corre, gioca a palla bassa ed è forte tecnicamente, sono arrivate tre Champions League in sei stagioni, e non solo, ovviamente. A proposito di meccanismi: Ibrahimovic non faceva al caso loro, e lo hanno venduto. Le due squadre che se ne sono liberate, l’anno successivo hanno trionfato in Europa. Mi sa che Galliani lo sta già vendendo al Real Madrid: per la decima coppa, se sono furbi, ai Blancos basterà aspettare fino al 2013. Due anni, che sarà mai?
Peccato, perchè dopo la vittoria del Barcelona sul Real Madrid avevo elaborato un titolo splendido, “Messicrati”. Poi è venuto l’incendio ad Aruba e non se n’è più fatto niente. Ed allora, slitto sull’Europa League, competizione che regala un bel po’ di spunti. Lo fa perchè ci sarà, tranne roboanti sorprese, una finale tutta portoghese, e magari si trattera di Porto-Benfica: insomma, l’equivalente lusitano del “Clasico” di Champions League. A proposito, se il grande sconfitto di Real Madrid-Barcelona è stato Mourinho (che non l’ha presa proprio bene), il grande vincitore nella campagna europea del Porto è il suo connazionale e già erede designato Villas Boas. Se Mourinho come tecnico è stato precoce, lui lo ha già superato. Insomma, il classico caso dell’allievo che supera il ma
estro, alla stessa età, almeno. Per Villas Boas la strada è lunga, ma c’è da dire che il tempo non gli manca: è più giovane di tanta gente che ancora gioca. Lui non l’ha mai fatto, mentre Mourinho, seppur a bassi livelli, almeno c’aveva provato. Fatto sta che entrambi sono cresciuti a pane e calcio, sono passati dal Barcelona e si sono affermati alla guida del Porto. In mezzo, fruttuose collaborazione prima nello staff dei “Dragoni”, poi del Chelsea ed infine, appunto, in quello dell’Inter. Mou allenatore, Villas Boas suo assistente. All’Inter si staranno mordendo le mani: l’erede naturale dell’amato Josè ce l’avevano in casa, ma era talmente tanta la smania di provare a metterci la faccia che l’assistente preferì provarci a Coimbra. Adesso provare a riaverlo costerebbe, vista la clausola con cui è stato blindato dal Porto. Comunque sia, detesto che Villas Boas venga chiamato “Special Two”: lo so che è facile, ma, per quanto ne sappia, in inglese non vuol dire nulla.
Ieri grande giornata di calcio: la mia scelta è caduta su Fiorentina-Inter e Arsenal-Barcelona. Posso dire di aver assistito a due gran belle partite. Certo, quella del nostro campionato è stata di un bello diverso rispetto all’incontro di Champions League. Ecco, diciamo che Fiorentina-Inter è stata carina, allora. Carina, perchè i viola, finchè ce l’hanno fatta con le gambe, hanno tenuto testa ai nerazzurri, che sono venuti fuori nel secondo tempo. I toscani avrebbero meritato il pareggio, ma hanno avuto il braccino corto, o la gambina,
fate voi. Non si è mai abbattuto ed alla fine ha vinto l’Arsenal: purtroppo per Wenger il 2-1 al Barcelona non porta tre punti, ma solo la certezza che al Camp Nou basterà un pareggio per andare agli ottavi di Champions League. Il che dà all’Arsenal non più del 20% di possibilità di passare il turno: perchè ha due risultati su tre, ma sono anche i due che difficilmente escono sulla ruota di Barcelona. Tuttavia, va detto che i Gunners sono davvero una bella squadra: giovane, tecnica, veloce. Un po’ come Messi e soci, che però anche ieri sera si sono compiaciuti un po’ troppo di loro stessi: hanno tenuto palla a lungo, con la loro fittissima rete di passaggi, che spesso però non portavano a nulla. Perchè non si può sempre entrare in porta con il pallone. Sarò un eretico del pallone: a me come gioca il Barcelona non piace. O meglio, non sono tra coloro che indicano l’impianto di gioco di Guardiola come un esempio di perfezione: non contempla il cross, che potrebbe essere una soluzione per scardinare la resistenza avversaria. Ovvio, si può controbattere: sono tutti sull’1.70. Però, ogni tanto variare un po’ e mettere una palla dentro non sarebbe male, credo. Non si sa mai. E, comunque, passa in Barca.
Che calcio sarebbe senza polemiche? Forse sarebbe uno sport migliore o forse no, perchè poi al bar la gente non saprebbe di cosa parlare. Prima quelle sull’assegnazione del Pallone d’oro: Messi sì, Messi no, Platini che già ne vuole un altro tutto suo. Un po’ di ragione, pazzesco, se la sono presa anche i giornalisti, che ne loro piccolo avrebbero votato Sneijder. Che sfiga per l’olandese dell’Inter: se a votare fossero stati solamente
loro, alla vecchia maniera, avrebbe vinto lui. A proposito di bar, chissà cosa si dice in quelli della Garbatella, per dire. In questi giorni si sta infiammando la polemica tra Totti e Ranieri, reo di averlo fatto entrare in campo contro la Sampdoria quando la partita era già finita. Sacrilegio. Il capitano romanista è triste, dice, perchè negli ultimi tempi non riesce a dare alla sua squadra il contributo che vorrebbe. Fatto sta che, clamorosamente, si fanno sempre più fitte le voci che vorrebbero Totti lontano da Roma e dalla Roma. Difficile, molto più facile che a partire sia Ranieri, l’anno scorso osannato e quest’anno sulla graticola dopo questa scelta decisamente impopolare. Totti come Del Piero: due bandiere in declino che non vogliono essere ammainate. Il loro è un destino comune. La differenza, però, sta essenzialmente in un fatto: la Roma, a differenza della Juventus, adesso potrebbe fare a meno del suo capitano e ne trarrebbe anche giovamento. Con Menez, Borriello e Vucinic non si sentirebbe la sua mancanza.
Rivalutato il Pallone d’Oro dato a Sammer, e magari anche quello di Belanov. Niente contro Messi, ci mancherebbe: il talento puro e debordante dell’argentino non si discute. Se parliamo di giocatori offensivi, il più forte del pianeta è lui, e a contendergli lo scettro può essere solo Cristiano Ronaldo, questione di gusti, perchè a quantità di gol e giocate siamo lì. Ma il Pallone d’Oro che Messi ha vinto ufficialmente ieri sera non doveva essere suo. Sempre che valgano tutti i vecchi criteri di una volta, sia chiaro. Con il Barcelo
na ha disputato un 2010 stratosferico, ma al Mondiale si è fatto vedere davvero poco. Iniesta e Xavi quel Mondiale lo hanno vinto e non si può dire che nei loro rispettivi ruoli siano degli sprovveduti e in Nazionale come nel Barcelona sono importantissimi. Perchè se Leo segna, dietro c’è qualcuno che costruisce. Ergo, lo meritavano più di lui. Il mio favorito, fatto però fuori da tempo, era Sneijder: più vincente a livello di club degli altri, autore di un Mondiale di altissimo livello, con tanti gol e la tanta agognata coppa solo sfiorata. E poi, se lo ha vinto Messi, a questo punto poteva vincerlo anche Milito, sempre decisivo con la casacca dell’Inter e non pervenuto in Sudafrica (ma non per colpa sua). Allenatori, capitani delle nazionali, giornalisti: hanno votato tutti, il risultato è stato sbagliato, modesto parere. Tutta colpa dei giornalisti.
OK, lo dice il Daily Mail, quindi la notizia potrebbe anche non avere nessun fondamento. Secondo la versione online del giornale inglese, tra i candidati a succedere a Martin O’Neill sulla panchina dell’Aston Villa ci sarebbe anche Diego Armando Maradona. Potrebbe essere tranquillamente classificata come “bufala”, peccato che l’agente dell’ex “Pibe de oro”, Walter Soriano, stia per incontrare il proprietario del club inglese
Randy Lerner e che abbia detto che “Diego ama molto il calcio inglese e intende trasferirsi in Inghilterra per allenare l’Aston Villa“. Nonostante il carisma, che di sicuro non gli fa difetto in Argentina ma magari lontano dalla culla albiceleste sì, Maradona non è esattamente un allenatore di calcio. Può essere un trascinatore, ma non mi sembra certo l’uomo adatto per far fare il salto di qualità ad una squadra. La sua Argentina al Mondiale, per dire, con il potenziale d’attacco che aveva ha fatto il minimo sindacale ai gironi, e poi si è sfracellata contro il primo scoglio vero, quello tedesco. L’Aston Villa è una società ricca di storia, capace anche di vincere la Coppa dei campioni, con un bacino di utenza importante e con una proprietà straniera, cosa ormai non inusuale in Inghilterra. Tuttavia, non riesce a fare il salto di qualità. Un tempo per un argentino era dura stare in Inghilterra, se è vero che Ardiles fu costretto a prendersi un anno sabbatico al Paris Saint Germain. Questo gli fa un gol di mano, poi scarta tutta la squadra e ne segna un altro completando la doppietta più memorabile della storia del calcio, e loro gli darebbero anche una panchina. Come cambia il mondo…
Se sapesse allenare sarebbe un grande allenatore. Scherzi ed espressioni lapalissiane a parte, Diego Armando Maradona non è più il commissario tecnico della “sua” Argentina. La notizia era nell’aria, ed è stata ufficializzata da un portavoce della federcalcio di Buenos Aires, secondo il quale “non c’erano le condizioni”. per il rinnovo del contratto. Non si capisce bene se non ci fossero da parte di Maradona o da quella della
federazione. Fatto sta che si è chiusa un’avventura piuttosto turbolenta, sicuramente non anonima, esattamente come ci si poteva aspettare, tra clamorose sconfitte, vittorie sofferte, esclusioni eccellenti, polemiche, giocate da ricordare ed un Mondiale da cui l’Argentina è uscita troppo presto e soprattutto malamente. Il materiale umano era eccellente, l’attacco, in particolare, era sontuoso: ma a calcio si gioca in undici e forse Diego se l’è dimenticato. Forse, quando era in campo, non gli è mai importato chi fossero gli altri: Maradona più altri dieci, tanto bastava a far preoccupare gli avversari. E dire che a disposizione aveva il suo unico potenziale erede, quel Messi che però dal punto di vista caratteriale non è ancora da Pallone d’Oro, e chissà se mai lo sarà. Non è detto che un grande giocatore diventi un grande tecnico: Maradona è l’esempio classico e non credo che riproverà a cimentarsi in panchina, di sicuro non al di fuori della sua Argentina. Che, comunque vada, vorrà per sempre bene al suo numero 10 più celebre. E poi, dando un’occhiata alla foto qui sopra, tutto questo può considerarsi un successo.
Credo che tutti si aspettassero uno spettacolo migliore dalla partita di ieri sera. In teoria, di fronte c’erano due delle nazionali più abituate al gioco a terra, al possesso palla. Una ha fatto la sua solita partita, l’altra si è arroccata dietro, come se fosse stata l’Italia. La prima, ovviamente, è stata la Spagna, l’altra il Portogallo. Nessuna colpa per Queiroz
, però: credo abbia fatto tutto sommato la scelta giusta, perchè ha cercato di non regalare il centrocampo agli avversari, di solito capaci di appropriarsene lo stesso. Comunque, i lusitani hanno anche impensierito qualche volta Casillas, anche se il grosso delle azioni si è vista dalla parte opposta. Sontuoso Villa, al di là della rete: quell’uomo è una minaccia costante. Per la sua carriera, peccato sia arrivato incomprensibilmente in un top team solo adesso. Deludente Fernando Torres, pallida controfigura del giocatore che tutti conosciamo, ma almeno lui stava male. Bocciato senza attenuanti invece Cristiano Ronaldo, che non è andato oltre un paio di punizioni da distanza siderale. Da punta, poi, la palla non l’ha proprio vista, ma se lo deve fare lui quel ruolo, per il Portogallo non è un buon segno. D’altra parte, la miglior punta lusitana che io ricordi è stata Nuno Gomes, e non dico altro. Ma si sapeva. Si sapeva anche che la Spagna quest’anno partiva da favorita: dietro l’angolo-Paraguay c’è già la semifinale.
