Polemizziamo un po’…

Filed under: Pallonate, Serie A by: Matteo Innocenti

Esiste un caso Quagliarella? L’attaccante del Napoli sta davvero rischiando il posto in Nazionale e al suo posto in Sudafrica andrà Del Piero, come pronosticato da Galeazzi in tv? Se alla seconda risposta direi di no, alla prima sarei per il classico “nì”. Certo, la punta campana non ha preso bene la sostiuzione col Catania, ma a quanto pare ce l’aveva più con sè stesso che con compagni e tecnico:“Avrei voluto spaccare il mondo perché sono finalmente in buona condizione e sentivo di poter dare il massimo fino alla fine. Io son fatto così. Ho uno splendido rapporto con tutti e tengo in maniera viscerale alla maglia azzurra”. Quagliarella in effetti non sta rendendo al massimo, ma non dimentichiamoci che non è mai stato uno da venti reti a campionato. Quindi, che stia tranquillo: il suo posto nel Napoli e in azzurro-Italia è piuttosto saldo. Che gli rubi il posto Del Piero è più che improbabile, nonostante il nobile curriculum del capitano della Juve. Ma le polemiche di giornata no si fermano a Catania e arrivano fino a San Siro: la Roma non ha gradito il gioco ruvido dell’Inter. “C’era una squadra che giocava a calcio contro un’altra che faceva falli tattici per non farci ripartire. Mi sorprendo che Mourinho si sorprenda dell’arbitro. Dice che la Roma non ha fatto niente per vincere le partita? Con tutto l’attacco che ha ha tirato in porta molto meno di noi. la Roma ha fatto gioco. Volevamo ripartire, ma ogni volta era sistematico il fallo per interrompere l’azione.” Stranamente a buttare acqua sul fuoco ci ha pensato Totti: uno che, da sempre, andava tutelato e che di solito si rotola per terra come colpito da convulsioni ad ogni fallo. Come cambiano le persone… stavolta in meglio: l’unica nota lieta o una delle poche di questo campionato è il fatto che gli arbitri fischiano meno.

Beneficenza Ranieri

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La notizia va decisamente presa con le molle. La riprendo da Sportmediaset.it: Claudio Ranieri vorrebbe approfittare della finestra di trasferimenti per rinforzare la squadra sugli esterni e in attacco. Per il primo ruolo, il tecnico avrebbe già un nome ben preciso, quello di Cristian Molinaro, mentre per il reparto avanzato starebbe pensando di riportare a Roma Mancini. Da tifoso juventino spero davvero che questa notizia abbia un fondo di verità. Molinaro ha un contratto fino al 2013, ma nella rosa bianconera è tra coloro che guadagnano meno, e soprattutto piace tantissimo a Ranieri. L’affare, in teoria, è fattibilissimo. Più complicato l’affare-Mancini: l’esterno brasiliano ha una busta paga attuale non compatibile con le politiche giallorosse, ma con Mancini in prestito la Roma potrebbe avere i soldi per pagargli l’ingaggio. In più, con l’Inter c’è di mezzo Burdisso: non si sa mai che accordo potrebbe venire fuori…Insomma, Ranieri vorrebbe, a quanto pare, fare un favore a due rivali della Roma, “liberandole” da due giocatori ormai finiti ai margini e che non godono della stima dei rispettivi tecnici. Come ormai è palese, non sono un estimatore di Molinaro, duqnue potete immaginare la mia approvazione per questa eventuale operazione di mercato. Il bello è che la Roma esterni ne avrebbe anche: Riise, Guberti, Tonetto. Chi più difensivo, chi più portato a spingere, ma francamente mi sembrano tutti meglio di Molinaro. Però, se Ranieri insiste proprio…

Calcio pulito

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Gioco pulito, ecco quello che ci vuole. Non sto parlando del caso-Cannavaro, perchè a quanto pare è scaturito tutto da una lettera smarrita. In fondo, se si fosse trattato di doping, presumo che la Juventusa non avrebbe inviato al Coni la documentazione, seppur incompleta. Ad ogni modo, il giocatore ne esce pulito e senza fastidi post-puntura, mentre la Juventus potrebbe essere multata. Ma il calcio pulito a cui mi riferisco è quello che ha proposto il vicepresidente della Fifa, Jack Warner, per combattere le simulazioni in area di rigore. “Un giocatore che simula deve restare per 10 minuti fuori dal gioco. E’ disonesto. La gente paga per vedere una partita di calcio, non una recita di attori”. Parole sante, tuttavia non ci potrebbe mai essere la certezza della simulazione, a meno che non si introduca la prova tv all’istante. Piuttosto, sarebbe giusto far stare fuori dal campo per un tot di tempo chi rantola per terra dopo un contrasto. Non dico 10, ma 5 minuti potrebbero essere una misura giusta: chi ha davvero subito una brutta botta avrebbe il tempo per recuperare, chi invece ha intenzione di simulare o di guadagnare minuti credo che rinuncerebbe. Purtroppo credo che rimarrà un sogno, anche se in questa stagione si sta intravedendo una positiva virata verso un arbitraggio all’inglese, cosa che mi piace molto.

Viva Diego?

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Le qualificazioni ai Mondiali stanno assumendo in Argentina le dimensioni di uno psicodramma collettivo. Se in panchina ci fosse un allenatore qualsiasi, la federazione lo avrebbe già cacciato. Invece, visto che il tecnico è Maradona, non si può toccare. Prima il tracollo in Bolivia per 6-1, poi la dura sconfitta casalinga con Brasile , infine la partita persa col Paraguay l’altra notte: l’Argentina è adesso quinta, dietro Brasile, Cile, Paraguay ed Ecuador, e dietro le altre squadre stanno facendo sentire il loro fiato sul collo. Il quinto è l’ultimo dei posti disponibili: per arrivare in Sudafrica ci sarebbe poi da fare lo spareggio con una centro o nordamericana. Niente è perduto, sia chiaro, però che l’Argentina rischi di non arrivare al Mondiale è incredibile, vista la qualità e la quantità di grandi giocatori a disposizione. Poi però guardi le formazioni messe in campo dal Pibe e chi ci trovi? Veron (massimo rispetto, ma ha 34 anni e gioca nell’Estudiantes), Palermo (36 anni, decisivo solo in patria), Datolo (non dico niente) e, a volte, persino Denis (idem), Zanetti terzino sinistro per far spazio a Papa a destra, Gago dirottato in fascia… L’ennesima dimostrazione che non sempre un fuoriclasse diventa un fenomeno della panchina. Tuttavia Maradona, l’uomo che ha fatto sognare la sua nazione, non molla, e ha detto di crederci. Auguri.

Confronti impossibili

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Il Brasile in gol con Luisao e Luis Fabiano (doppietta), per l’Argentina solo un gol, di Datolo. La supersfida tra i due colossi sudamericani è dunque finita con una pesantissima vittoria in trasferta del Brasile a Rosario. Adesso, nel suo girone, la Seleccion è quarta alle spalle di Brasile, Paraguay e Cile, e rischia  lo spareggio con il quinto classificato del gruppo Concacaf (impegno non impossibile, sia chiaro). Maradona, sulla panchina dell’Argentina, sta dimostrando che un fuoriclasse in campo non sempre diventa un grande tecnico. E l’ex 10 del Napoli, autentico mito vivente, è considerato il miglior giocatore di sempre, seppur in scomoda coabitazione con Pelè. Tuttavia, nei giorni scorsi Kakà, uno dei più forti giocatori di oggi, ha dichiarato che, sebbene Maradona fosse un “artista” assoluto, lui si considera più completo del Pibe de oro. Dichiarazione scomoda, non c’è che dire, ma che, in fondo, contiene le sue verità. Seppur Maradona fosse scattante e piuttosto rapido, atleticamente Kakà lo sovrasta, per non parlare della professionalità, anche se quella non fa gol. Ovviamente Maradona rimane superiore, ma Kakà ha ancora 27 anni, quindi ha tempo per accorciare le distanze. Qua potrebbe tornare il solito discorso dei fuoriclasse di ieri messi a confronto col calcio di oggi e viceversa: se provate a guardare Italia-Germania dei Mondiali del ‘70,cosa potrebbe fare lì un Cristiano Ronaldo qualsiasi? Mettete però sui suoi passi il Gentile che marcò Maradona al Mundial, come ne uscirebbe il calciatore-modello?

Aguero per il dopo Ronaldo

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Con in mano qualcosa come 94 milioni di euro, qualcosa di importante si deve riuscire a fare, sul mercato. Alex Ferguson, orfano di Cristiano Ronaldo, si sta guardando intorno. A dire il vero l’erede del portoghese c’è già: non per i gol che porterà in dote, non per la classe e la tecnica, ma almeno per il ruolo, il suo sostituto sarà Valencia, quest’anno al Wigan.  Però non si tratta di quel “colpaccio” che tutti si aspettano dal tecnico scozzese. Qualcosa però sembra muoversi: l’ultima voce porta a Madrid, sponda Atletico. Sir Alex, infatti, sembra aver messo gli occhi su Aguero e secondo il Daily Star è pronto ad offrire 45 milioni di sterline (circa 53 mln di euro). Il Kun è una seconda punta tecnica e con un ottimo senso del gol, ed è un’88, probabilmente il più forte della sua annata. Insomma, l’ideale da affiancare ad una prima puna come Berbatov o Rooney, se quest’ultimo dovesse tornare a giocare più vicino all’area di rigore. Anche il Chelsea di Ancelotti, si era mosso per l’attaccante argentino, ma aveva abbandonato l’idea dopo  l’ingaggio richiesto dal Kun. Questo, tra l’altro, sarebbe anche l’unico ostacolo per il Manchester United. Tra l’altro, Aguero è da tempo uno dei pallini di Moratti, che però avrebbe la liquidità giusta per acquistarlo solo dopo aver ceduto Ibrahimovic, cosa, questa, possibile ma per adesso ancora lontana come soluzione. Oggi come oggi, in pole c’è il Manchester United, tra l’altro il palcoscenico ideale per un talento come Aguero, che nell’Atletico Madrid avrebbe scarsissime possibilità di vincere qualcosa.

Fenomenologia di Giovinco

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Giovinco MVP, Giovinco super, Giovinco etc etc. In realtà non è la pirma volta, in stagione, che vedo una partita in cui il piccolo (è alto come me, tra l’altro) giocatore bianconero spicca come migliore in campo. Anche contro il Chelsea, nei minuti che aveva giocato, era riuscito a mettere in crisi i difensori del Chelsea con le sue giocate.  Conitnuo a sostenere che Giovinco non potrà mai essere titolare nella Juventus. E’ una mia sensazione, ma potrebbe rimanere un eccellente sostituto, uno con cui fare turnover, da mettere dentro per recuperare, per scombinare un po’ le carte della partita. Ieri sera ha fatto letteralmente impazzire la difesa del Bologna: scatti, dribbling, cambi di direzione…è difficile stargli dietro, soprattutto se sei uno spilungone di 1.90. Nello stretto è imprendibile, tecnicamente è sopraffino, è un discreto calciatore di punizioni e sa battere i rigori. Può imparare da Del Piero ma difficilmente un giorno prenderà il suo posto. In compenso, sa già fare, e bene, qualcosa che Alex non è mai riuscito a fare in più di tre lustri in bianconero, cioè giocare dietro le punte. Anzi, è proprio lì che Giovinco può fare la differenza. Già giocando in fascia riesce, partendo da lontano, a sfruttare la sua rapidità, saltare l’uomo e creare superiorità numerica. Se messo in posizione centrale, allora sì che può diventare letale. Per ora ha fatto il fenomeno contro le piccole o in spezzoni contro le grandi, ed ha giocato, è vero, meno di quanto meritasse. Ripeto, io lo vedo ancora come giocatore da partita in corso, ma se mi sto sbagliando, felice di averlo farlo.

Al Genoa il derby, davanti tutto come prima

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Il Principe non perdona e regala al Genoa il derby d’andata. Partita fisica quella che si è vista a Marassi, stracolmo per l’occasione, con il vero spettacolo che rimane sulle tribune. Cassano, dopo le dichiarazioni di metà settimana, non dà a  Lippi una buona ragione per chiamarlo in azzurro, mentre Milito, con un sontuoso colpo di testa, invia a Maradona un convincente biglietto da visita in vista delle prossime convocazioni. Nell’anticipo serale di sabato prova di forza dell’Inter, che demolisce la Lazio 3-0 a domicilio. Samuel dopo due minuti di gioco spiana la partita ai nerazzurri, ci pensano poi lo sciagurato Diakite a raddoppiare e Ibrahimovic a chiudere i conti. Davanti non cambia niente perché, se l’Inter vince, dietro le inseguitrici riescono tutte a tenere il passo. Il Milan stende un Catania mai arrendevole con un tiro deviato di Kakà: a quanto pare per gli etnei San Siro non è un campo fortunato, visto che già con l’Inter avevano perso per colpa di due autoreti. Regge anche la Juventus, ma a fatica, perchè a Lecce gli uomini di Ranieri, complici le numerose assenze, non brillano. I salentini si chiudono bene e serve una punizione di Giovinco (che in Del Piero avrà di sicuro un buon maestro) per sbloccare il risultato, ma il Lecce riesce a pareggiare con il neo entrato Cacia. Ormai il pareggio sembra scontato ed invece spunta la testa di Amauri: 2-1 per la Vecchia Signora. Come l’italo-brasiliano, va a segno anche un altro habitué del gol, Gilardino, due gol per lui tra le quattro segnature viola nella fortunata trasferta viola di Torino. Riesce a tenere il ritmo delle grandi anche il Napoli: Lavezzi e Hamsik latitano e così ci pensano Maggio e Denis a far fuori un buon Siena. Si avvicina alle zone alte anche la Roma, che passa a Verona con un gol di Menez, che chiede più spazio, evidentemente a ragione. Sempre più profonde, infine, le crisi di Lazio e Udinese.

Viva Diego!

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Diego Armando Maradona. Una litania, una poesia, per un popolo intero una religione. Maradona che diventa il ct dell’Argentina sembra quasi la fine ovvia di un romanzo. Perchè Maradona ha tutte le luci e le ombre del protagonista di un romanzo: il talento incredibile e precoce, gli eccessi, la caduta e la rinascita. Prese per mano un’intera nazione e la condusse sul tetto del mondo e l’anno successivo regalò a Napoli il primo indimenticabile scudetto. Maradona ha già vissuto minimo tre volte. Lo abbiamo visto palleggiare da bambino, lo abbiamo visto, sgraziato, dribblare una squadra intera in Messico, ma lo abbiamo anche visto obeso e biondo platino, infatuato, ubriaco, drogato, lo abbiamo visto sparare ai giornalisti, lo abbiamo visto fare amicizia con Fidel Castro. A loro modo, due capi di stato. Quante volte lo abbiamo visto sul baratro? Quante volte lo abbiamo dato per spacciato? Eppure si è sempre reinventato, con una vitalità non comune. Adesso è l’allenatore dell’Argentina, quasi un’approdo naturale, se non fosse che come personaggio, appunto, non è dei più affidabili. E se non fosse che le sue precedenti esperienze in panchina si sono rivelate fallimentari. Infatti, non ha ancora esordito, che già potrebbe andarsene, visti i continui disaccordi con il presidente federale Grondona, che non gradisce come vice ct Oscar Ruggeri, per lui come fumo negi occhi. Maradona avrebbe già minacciato l’addio, ma pare che la notte abbia portato consiglio e che ci abbia ripensato. Fatto sta che, a una settimana dall’esordio con la Scozia, ancora non si sa chi saranno i fisioterapisti, i massaggiatori e l’addetto stampa della nazionale argentina. Considerando poi che Maradona sembra essere intenzionato a far fuori Zanetti e Cambiasso, ad occhio e croce gli unici due che andrebbero sempre convocati, la situazione non sembra per niente rosea. Ma lui è El Diez e qualcosa si inventerà, come sempre, peccato non possa usare quel piede sinistro…

Gioco di mano, gioco da villano

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Ahi ahi Gila! Il giudice sportivo ha emesso il suo verdetto: due giornate grazie alla prova tv per il centravanti della Fiorentina. Era nell’aria, dopo che il gol realizzato dal Gila con la mano nel posticipo di Palermo: il gesto, infatti, è stato considerato “gravemente antisportivo”. Buon per l’Inter che avrà una preoccupazione in meno nel turno infrasettimanale di martedì (ed anche per il Siena, che ospiterà la Viola domenica). Il giudice Tosel ha ritienuto che ”nell’esclusione di ogni ragionevole dubbio, il gesto compiuto da Gilardino, per la sua peculiare dinamica, sia stato volontario, intenzionale e non determinato nè condizionato dalla condotta tenuta dal Dellafiore negli attimi antecedenti“. Un linguaggio da verbale dei carabinieri per dire che, c’è poco da smentire, Gilardino l’ha fatto apposta. Non sarà il primo e scommetto che non sarà l’ultimo a provarci. Rapajc la fece franca visto che l’unico in tutto lo stadio a non accorgersi del tocco di mano fu l’arbitro Nicchi. Era un Perugia-Napoli, un Napoli-Perugia era quello della 14° di andata del 1976/77, in cui Beppe Savoldi, uno che la metteva dentro spesso, scelse di farlo con la mano. C’era da pareggiare, mancava poco, ogni mezzo era buono…ma ancora prima un altro grande bomber usò mezzi non esattamente leciti per segnare, anche se lo ammise con 15 anni di ritardo. Era Silvio Piola, che il 13 maggio del 1939 segnò con un pugno durante un maldestro tentativo di rovesciata contro l’Inghilterra. Guarda caso, proprio l’Inghilterra ha subito il più famoso gol di mano di sempre. 22 giugno 1986, Città del Messico, 6° del secondo tempo del quarto di finale Inghilterra-Argentina. Shilton esce in presa alta, Maradona salta con lui e lo anticipa. Proprio lui, che non arriva al metro e settanta. Mano? Testa? Mano, mano. Ma l’arbitro convalida, ed è l’ennesimo incidente tra due nazioni da poco uscite dalla guerra delle Falkland. Quel giorno, nel dopopartita, il Pibe de oro disse: «Il gol è stato regolarissimo, perfetto, semmai c’è stata la mano de Dios». Nel frattempo si era bevuto metà Inghilterrà, segnando il gol più bello della storia del calcio.