Aspettando Messi

Filed under: Pallonate by: Matteo Innocenti

Non credo ci possa essere discussione: attualmente Messi è il miglior giocatore del mondo. Due Palloni d’Oro ed il terzo in arrivo sono lì a dimostrarlo. Si tratta dell’erede designato di Maradona: anche stesso piede letale, il sinistro. A fare la differenza per adesso è il rendimento con la maglia della Nazionale. Diego trascinò i suoi al titolo mondiale, Leo con l’albiceleste sembra uno dei tanti. Ha tempo per emulare e magari superare Maradona: in fin dei conti, Messi ha solo 24 anni. Però con l’Argentina sembra bloccato, non è mai lui. Non è quello che incanta con il Barcelona, diventa uno dei tanti. Contro l’Uruguay ha saltato spesso l’uomo in velocità, ma poi si perdeva, ogni tanto ha tirato fuori un assist interessante, sì, ma mai un tiro davvero insidioso o una giocata decisiva. Ho come la sensazione che, per non essere accusato di egoismo, con l’Argentina Messi tenti meno l’azione personale e cerchi molto i compagni, forse troppo. Se dovessi dargli un voto dopo il match con l’Uruguay, gli darei 6, non di più: la partita che ha fatto è stata sufficiente. Non sono tra quelli che pensano che se Messi gioca una partita normale debba prendere 5 in pagella, no. Ha due gambe tutti gli altri ed è umano: il 6 rimane 6. Ma da lui è lecito aspettarsi qualcosa in più. E in Argentina stanno aspettando da un bel po’.

Sir Diego

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OK, lo dice il Daily Mail, quindi la notizia potrebbe anche non avere nessun fondamento. Secondo la versione online del giornale inglese, tra i candidati a succedere a Martin O’Neill sulla panchina dell’Aston Villa ci sarebbe anche Diego Armando Maradona. Potrebbe essere tranquillamente classificata come “bufala”, peccato che l’agente dell’ex “Pibe de oro”, Walter Soriano, stia per incontrare il proprietario del club inglese Randy Lerner e che abbia detto che “Diego ama molto il calcio inglese e intende trasferirsi in Inghilterra per allenare l’Aston Villa“. Nonostante il carisma, che di sicuro non gli fa difetto in Argentina ma magari lontano dalla culla albiceleste sì, Maradona non è esattamente un allenatore di calcio. Può essere un trascinatore, ma non mi sembra certo l’uomo adatto per far fare il salto di qualità ad una squadra. La sua Argentina al Mondiale, per dire, con il potenziale d’attacco che aveva ha fatto il minimo sindacale ai gironi, e poi si è sfracellata contro il primo scoglio vero, quello tedesco. L’Aston Villa è una società ricca di storia, capace anche di vincere la Coppa dei campioni, con un bacino di utenza importante e con una proprietà straniera, cosa ormai non inusuale in Inghilterra. Tuttavia, non riesce a fare il salto di qualità. Un tempo per un argentino era dura stare in Inghilterra, se è vero che Ardiles fu costretto a prendersi un anno sabbatico al Paris Saint Germain. Questo gli fa un gol di mano, poi scarta tutta la squadra e ne segna un altro completando la doppietta più memorabile della storia del calcio, e loro gli darebbero anche una panchina. Come cambia il mondo…

Diego saluta

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Se sapesse allenare sarebbe un grande allenatore. Scherzi ed espressioni lapalissiane a parte, Diego Armando Maradona non è più il commissario tecnico della “sua” Argentina. La notizia era nell’aria, ed è stata ufficializzata da un portavoce della federcalcio di Buenos Aires, secondo il quale “non c’erano le condizioni”. per il rinnovo del contratto. Non si capisce bene se non ci fossero da parte di Maradona o da quella della federazione. Fatto sta che si è chiusa un’avventura piuttosto turbolenta, sicuramente non anonima, esattamente come ci si poteva aspettare, tra clamorose sconfitte, vittorie sofferte, esclusioni eccellenti, polemiche, giocate da ricordare ed un Mondiale da cui l’Argentina è uscita troppo presto e soprattutto malamente. Il materiale umano era eccellente, l’attacco, in particolare, era sontuoso: ma a calcio si gioca in undici e forse Diego se l’è dimenticato. Forse, quando era in campo, non gli è mai importato chi fossero gli altri: Maradona più altri dieci, tanto bastava a far preoccupare gli avversari. E dire che a disposizione aveva il suo unico potenziale erede, quel Messi che però dal punto di vista caratteriale non è ancora da Pallone d’Oro, e chissà se mai lo sarà. Non è detto che un grande giocatore diventi un grande tecnico: Maradona è l’esempio classico e non credo che riproverà a cimentarsi in panchina, di sicuro non al di fuori della sua Argentina. Che, comunque vada, vorrà per sempre bene al suo numero 10 più celebre. E poi, dando un’occhiata alla foto qui sopra, tutto questo può considerarsi un successo.

Non è uno sport per idioti

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Non credo che l’ottimo Sneijder abbia davvero definito Maradona e Dunga degli “idioti”: da cervello del centrocampo dell’Olanda e dell’Olanda, si suppone che il giocatore in questione non manchi di materia grigia. Ed è sicuramente così. I tecnici che guidavano rispettivamente Argentina e Brasile in questo Mondiale forse non saranno dei maghi della panchina ma proprio idioti non saranno. Comunque, in finale ci può andare l’Olanda del ben più anonimo Bert van Marwijk. Il ct in questione non ha l’estrosità del Pibe de Oro nè i vestiti pessimi dell’ex centrocampista di Pisa, Fiorentina e Pescara, ma ha creato un’Olanda solida, come mai si era vista prima. Di talenti ce ne sono, soprattutto in avanti, e pur senza davvero incantare mai la finale è lì, ad un passo. I tulipani ogni tanto si prendono dele pause, anche lungo un tempo, come contro il Brasile, ma quando al lavoro oscuro degli operai segue la fiammata del giocatore di talento, allora possono essere guai per tutti. Nella partita di oggi l’Olanda parte con i favori del pronostico e se devo dire la mia, sono d’accordo. L’Uruguay ha fatto bene, certo, però si trova in semifinale per un calcio di rigore sbagliato ad un  secondo dalla fine. Nel calcio ci vuole fortuna, più che in altri sport, soprattutto in questi tipi di competizione, in cui un episodio favorevole può cambiare il destino. Se succede, che sia  Uruguay, altrimenti, per me la prima finalista è l’Olanda. Ad ogni modo, un francobollo di terra fertile di talento calcistico si giocherà il Mondiale. Non l’avrebbe detto nessuno appena un mese fa.

Orrori arbitrali

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Certe cose te le puoi aspettare quando a decidere le tue sorti è un arbitro guatemalteco, oppure Ovrebo. Non quando a dirigere la gara hai Rosetti & Co. Ed invece Ayroldi, stavolta, ha toppato clamorosamente: tra Tevez e la porta non c’era proprio nessuno. Non un giocatore, figuriamoci due. Fuorigioco clamorosamente solare e altrettanto clamorosamente non visto. Interminabili quei momenti di attesa, e quel conciliabolo, prima che Rosetti si avviasse verso centrocampo. Ok, probabilmente il Messico non avrebbe retto alla forza d’urto dell’Argentina, però questo non c’entra. Questo quarto di finale è stato deciso, in parte, da un grave errore arbitrale. Anche l’altra squadra che ha passato il turno e che guarda caso si troverà di fronte l’Argentina, cioè la Germania, ha goduto di una svista altrettanto clamorosa: il tiro di Lampard era dentro, ma era dentro di un bel pezzo. Per la serie “corsi e ricorsi storici”… Sarebbe stato il 2-2, e qua, davvero, sospetto che avremmo assistito ad un’altra partita, se non altro per il fattore psicologico a favore dell’Inghilterra. Invece nulla e nel finale la Germania addirittura dilaga in contropiede. Inglesi fermi, sulle gambe, è il tramonto di una generazione che sembrava promettere tanto e che non ha vinto nulla. Lampard, Terry, Gerrard, Cole (entrambi), Ferdinand, Carragher e perchè no, anche Barry e Carrick. Oltre a Owen, quello che doveva essere il più forte e che invece si è perso per primo. Chi di loro andrà al prossimo Mondiale, lo farà da “vecchietto”. E’ rimasto solo Rooney, dietro di lui il diluvio.

Questo è forte

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Uno su due non è male. Parlo del mio pronostico… Dunque, una tra Uruguay e Ghana andrà in semifinale: se succedesse agli africani sarebbe qualcosa di storico, se ci riuscisse la Celeste sarebbe lo stesso un’impresa, visto che i giorni di gloria uruguayano sono, diciamo così, piuttosto datati. Quel francobollo di terra incastrato tra Argentina e Brasile ha prodotto negli anni tantissimi buoni giocatori, ma le vere vittorie risalgono al bianco e nero, ai tempi del Maracanazo. Guarda caso, in semifinale, se ci arrivasse, l’Uruguay potrebbe incrociare il Brasile, che con ogni probabilità, però, dovrebbe prima superare l’Olanda, una nazionale che sarebbe anche ora lo vincesse, il Mondiale. Comunque, oggi non tocca a loro. Oggi è il giorno della sfida più importante degli ottavi, quella tra Inghilterra e Germania. Il calcio è uno sport che si gioca in undici contro undici e dove alla fine vincono i tedeschi, almeno secondo Lineker, uno che farebbe comodo a Capello lassù in coppia con Rooney. Comunque vada, il Mondiale perderà una dele sue protagoniste storiche”. Stasera, poi, altra esibizione dell’Argentina, squadra infarcita di campioni e dall’attacco mostruoso. Sulla sua strada c’è il Messico, formazione in grado di creare qualche problema, vista la velocità dei suoi giocatori. Il Mondiale entra sempre più nel vivo, e noi siamo già fuori. Tristezza. Ah ultima cosa: complimenti a chi non ha comprato Suarez prima che iniziasse Sudafrica 2010.

E se fosse un allenatore?

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Che io simpatizzi per l’Uruguay non è un mistero, fin dai tempi delle merendine. Ho da sempre un debole per le nobli decadute e sono contento che questa nazionale si stia facendo valere in questo Mondiale. Manifestazione che perde dopo i gironi la squadra ospitante, ma che almeno è riuscito a darci la soddisfazione di vedere quell’Armata Brancaleone chiamata Francia ancora sconfitta. Chiedo scusa all’Armata Brancaleone, sia chiaro. Non che l’italia stia facendo faville, ma ci si accontenta di queste piccole cose… A proposito di piccole cose, sarebbero bastati degli accorgimenti minimi alla Nigeria per superare la fase a gironi, come per esempio mettere tra i pali un portiere, oppure spingere sempre tra i pali, ma quelli avversari, il pallone. Ma si vede che non era destino per le africane. Il destino sembra invece dire Argentina. Certo, anche quando mette in campo le riserve Maradona può comunque schierare una squadra da paura, però il Pibe de oro si sta dimostrando un buon tecnico, o almeno è uno di quelli che non peggiora le squadre. Non sembra essere, diciamo, un Domenech. E’ un istrione, le sue conferenze stampa non sono mai banali, ha un intero paese che pende dalle sue labbra e i giocatori lo venerando come un dio, lui che di divino almeno una cosa ce l’ha, la mano. Ok, due, perchè ci metto anche il piede sinistro. Come quello di Messi: se inizia a fare gol anche lui, per il Mondiale sarà meglio ripassare nel 2014.

Senza portiere è dura

Filed under: mondiale by: Matteo Innocenti

Ieri lo show si è visto più in panchina che in campo. Maradona, superbo giocatore, non avrà la stessa stoffa da allenatore, ma almeno è pittoresco. Una parola per tutti, una protesta continua, così improbabile con il completo da far quasi tenerezza. I suoi tifosi lo adorano, ci mancherebbe, lui lo sa e ci gioca un po’. Cosa ci ha detto il campo? Innanzitutto che la Corea del Sud è una squadra in grado di mettere in crisi chiunque, soprattutto una formazione lenta e senza idee come la Grecia versione 2010. Certo, non che quella campione d’Europa nel 2004 esprimesse calcio-champagne, ma almeno era solida e si affidava alle capocciate di un Charisteas mai tornato su quei livelli. L’Argentina, dicevo. L’albiceleste ha un attacco atomico, ma a togliere le castagne dal fuoco ci ha pensato Heinze, un difensore. Polveri bagnate che potevano portare ad un pareggio, se le punte nigeriane fossero state degne di questo nome. Comunque, rosa alla mano, l’Argentina è tra le favorite. Rosa alla mano lo sarebbe anche l’Inghilterra, soprattutto considerando l’allenatore. Che però ha a che fare con due problemi non da poco: il portiere ed un degno partner di Rooney. Heskey ha sempre segnato poco: come se l’Italia avesse portato, che ne so, Plasmati. Ok, non che la realtà sia molto diversa… Comunque, Heskey è uno che vorrei con me in una gara di tiro alla fune, ma se dovessi scegliere uno con cui fare coppia in attacco, mi sa che cercherei altrove. Per quanto riguarda l’annoso problema del portiere, l’Inghilterrà si trova a rimpiangere “Calamity” James. E non serve dire altro.

Messi male

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Oggettivamente, non poteva essere il modesto Cska a fermare la corsa dell’Inter verso la semifinale. L’1-0 dell’andata era già un ottimo punto di partenza, seppur misero per le occasioni create, trovare poi una rete subito è stato un vero toccasana per i nerazzurri. All’ora di cena, però, magari sarà andato di traverso qualcosa agli interisti mentre ammiravanao il loro prossimo avversario, uno che l’intero Cska lo vale da solo: Messi, che ha battuto l’Arsenal da solo, almeno sul tabellino. Quattro gol: di potenza, d’astuzia, di fino, di fisico. Riesce a segnare in qualsiasi modo, la Pulce: è piccoletto, ma resiste alle cariche, corre, ma la palla gli rimane incollata al piede e, soprattutto, la porta la prende sempre. Il Barcelona non è solo lui, ma è soprattutto lui. Ibrahimovic a Milano era la star, adesso fa la comparsa, chissà se l’aveva messo in conto… di sicuro, sta già pregustando un ritorno da protagonista a San Siro. Nella fase a gironi i catalani si sono dimostrati superiori, ma la semifinale va comunque giocata e, in una sfida andata e ritorno, ogni episodio può essere decisivo. L’Inter è quadrata, per stare dietro al fenomeno-Messi dovrà esserlo ancora di più: non ho visto giocare Maradona, ma posso intuire che qua ci stiamo avvicinando. Diego non aveva attorno a sè questo Barcelona, Lionel però segna di più e farà 23 anni a giugno… gli manca l’affermazione con la nazionale. A proposito, in Argentina non lo amano molto. Da quelle parti non la guardano la tv?

Messi d’Oro

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Ecco, ora posso parlare un po’ di Messi e del suo trionfo nella corsa al Pallone d’Oro. Intanto una piccola considerazione: ogni volta si dice che è solo un premio assegnato da un giornale, ma quando è assegnato, alla fine, i titoloni sui giornali ci sono sempre. L’ascesa di Messi è stata inarrestabile: terzo nel 2007, secondo l’anno scorso, primo per distacco stavolta. Come un grimpeur, si è issato fino a 473 punti: il secondo, cioè il re del 2008 Cristiano Ronaldo, lo guarda col binocolo dai 233. Più che doppiato, e dietro di lui tanto Barcelona. Giusto così. Dove non è stata piuttosto avara la natura, lui ha saputo coltivare il genio. Ad appena 22 anni ci può riservare almeno un altro decennio di giocate sopraffine. Dei tanti eredi del Pibe, lui è l’umano più gli si avvicina, per conformazione fisica e sinistro mortifero. In più, aveva già iniziato a “copiargli” i gol. Solista in un’orchestra praticamente perfetta, è la sublimazione del talento puro in un calcio  attaccato a chili e centimetri. Cristiano Ronaldo poga, Messi è puro balletto, il portoghese spara, l’argentino gioca di fioretto. Due modi diversi di esprimere il talento, due modi per cui comunque vale la pena di spendere il biglietto. E’ già si è aperta la caccia al prossimo re d’Europa: deciderà il Mondiale. Messi, C.Ronaldo, Kakà: potremmo non uscire dai tre recenti vincitori. A meno che Capello non porti l’Inghilterrà al trionfo o che Ibra decida da solo la prossima finale di Champions. Nel frattempo, complimenti alla Pulce.