Dove sarà il futuro di Balotelli? In casa nerazzurra tempo fa sembravano stufi di lui, adesso hanno almeno capito una cosa: che il talento c’è, e che se deve essere ceduto, che succeda per una cifra congrua al suo potenziale. In realtà, per quanto possa aver criticato il suo modo di fare, non sarei in grado di dare una valutazione al suo cartellino. Ha davanti almeno una dozzina di anni ad alto livello ed ancora non è chiaro quanto sia forte questo ragazzo. Dalle poche giocate che ha mostrato è un attaccante completo: fisico da
Africa Nera, tecnica da “10″ classico. Chiunque venga preso al suo posto, ci sono buone probabilità che sia peggio di lui. In più l’Inter non dovrebbe più avere la smania di vincere: meglio, a quel punto, coltivare questo talento in casa, aspettando la sua definitva esplosione. Da tifoso juventino, però, mi auguro che emigri. In generale, i giovani nostrani devono giocare, se forti. Che lo facciano in Italia o meno, poco conta. Su di lui ci sono le squadre di Manchester: la storia direbbe United, il portafoglio può darsi che strizzi l’occhio al City. Le ultime voci dicono che sulle sue tracce ci sia anche il Real Madrid: ha speso già molto per Di Maria, ma da quelle parti i soldi non sono mai stati un problema. Il fatto strano è che lo vorrebbe Mourinho, l’allenatore con cui ha avuto a lungo contrasti durante i due anni dello Special One all’Inter. Chissà, forse il portoghese potrebbe aver creato ad arte delle frizioni quando lo allenava per poi spianargli la strada per Madrid? Nah… questo sarebbe davvero fantacalcio. Nel frattempo, Balotelli, su invito di Raiola, si è appena cancellato dall’Associazione Italiana Calciatori.
Milito rimarrà all’Inter, Sneijder idem. Chi se ne andrà, con ogni probabilità, è Maicon. Non sarà facile rimpiazzare questo straordinario terzino destro. Anche se definirlo “terzino” è riduttivo. Il brasiliano è uno che la fascia la mangia, dotato di una corsa eccezionale e di un tiro mortifero. Naturale che Mourinho nella sua nuova esperienza a Madrid, voglia portarselo dietro. Certo, sono sicuro che un pensierino l’abbia fatto anche su Milito, prezioso p
er il lavoro sporco e puntuale nelle segnature, soprattutto nei momenti che contano. Ma l’argentino, modesto parere, non è il centravanti più forte del mondo, Maicon, invece, nel suo ruolo è il migliore. La trattativa, dicevo, si farà: il Real Madrid è una sirena a cui, francamente, è difficile dire di no. Al Manchester City, invece, lo si può dire benissimo. Tornare agli ordini di Mancini non lo stimola particolarmente, e lo capisco, ma vestirsi di bianco sarebbe tutt’altra cosa. In attesa di piazzare un colpo nel mezzo ed uno in attacco, Mourinho inizia a disegnare il suo Real dalla difesa, una difesa capace però di ripartire e far male. Maicon, dunque, e poi Kolarov, a quanto pare. Il serbo a dire il vero, non ha ancora espresso il suo potenziale, distillato per ora in qualche bomba da lontano e poco altro. Farne il nuovo Roberto Carlos toccherà allo Special One, e non sarà facile. Per il suo erede sulla panchina dell’Inter, inventarsi il nuovo Maicon sarà altrettanto difficile.
Il Milan si gioca tutto nelle prossime due partite: stasera è impegnata nell’anticipo (ancora più anticipo del solito) contro l’Udinese. Forse servirà a poco anche una vittoria, giusto per provare a superare la Roma e a mettere un po’ di paura ad un’Inter che pare ormai troppo lontana e sicura di mantenere lo scudetto cucito sulle maglie. Poi, martedì, i rossoneri sono impegnati nella supersfida di Champions League contro il Manchester United. Il Diavolo contro i Diavoli Rossi: difficile che dopo l’andata qualcuno sia sicuro di rimanere all’inferno. Ad ogni modo, in campionato gioca stasera, così da avere un giorno in più di riposo
rispetto ai canonici tre: che sia nelle ventiquattro ore mancanti il segreto del successo italiano?. Basterà questo a fare una bella figura con il Manchester? Chissà. Nel frattempo sarebbe importante fare punti con l’Udinese. Dicono che giocherà Huntelaar e che probabilmente farà qualche minuto Pato. Una buona notizia, soprattutto in vista della Champions. Spazio poi a Mancini: Beckham si riposerà in vista della sfida alla sua ex squadra, mentre Ronaldinho sembra intoccabile, nonostante il calo di forma e di giocate accusato nelle ultime partite. L’Udinese non disputando il campionato che si aspettava ed arranca nei bassifondi della classifica, sull’orlo del baratro. A Milano non va per essere la vittima sacrificale: chissà che il pensiero stupendo europeo del Milan non le dia una mano…
«Non ho capito proprio perché l’abbiamo preso . E’ un altro trequartista quando a noi magari serve qualcuno che finalizza il gioco. È fermo da due anni, non sono stato d’accordo con il suo acquisto e l’ho detto anche a Galliani». Boom. Mancini sarà contentissimo: è appena arrivato al Milan e Berlusconi ha già detto che non condivide il suo acquisto. Però l’ha voluto fortissimamente Leonardo e magari non solo perchè è brasiliano. Mancini non è esattamente una pippa, anche se negli ultimi due anni non lo ha certo dimostrato. Prima almeno una mezza stagione a ritmo ridotto alla Roma, poi un 2008/09 all’Inter nelle vesti di bidone di lusso
a braccetto con Quaresma ed il rapido naufragio del sogno Mourinhiano del 4-3-3, fino a quest’anno, in cui il campo lo ha visto col binocolo. Ora avrà occasione di vederlo, spera, più spesso quel terreno di gioco, visto che cambia casacca, ma non città e stadio. Negli scambi tra Inter e Milan i rossoneri di solito ci guadagnano: stavolta ad Appiano Gentile non è arrivato nessuno, ma dalle parti di Milanello sperano che la regola continui a valere. Se in forma, Mancini è un ottimo giocatori con diversi gol nei piedi e fascia sulla trequarti è il suo habitat naturale. Quelle zone sono cruciali per il gioco di Leonardo, che in effetti non aveva a disposizione grandi alternative. Berlusconi avrebbe preferito un finalizzatore: Huntelaar si sta dimostrando un tipo da Eredivisie e Borriello non ha sul Premier l’appeal che di solito esercita su modelle e showgirl. Ma per il ruolo di centravanti il Milan si sta comunque muovendo: per l’estate è pronto un nuovo assalto a Dzeko.
Un mercato di riparazione così scoppiettanto non si vedeva da tempo, se la memoria non mi inganna. Si sono mossi giocatori importanti e si sono sfumati solo all’ultimo altri trasferimenti pesanti. L’Inter in attacco ha aggiunto Pandev: la Juve ha risposto con Paolucci. Questo la dice lunga sullo stato attuale delle cose. E’ tornato in Italia Toni ed ha trovato degna sistemazione Suazo. Alla ricerca del Mondiale, riecco in Italia anche Dossena, ai margini a Liverpool. Finito il gelo tra Moratti e Galliani, che tornano ai buoni (solo per i rossoneri) vecchi scambi di una volta:
Leonardo voleva una valida alternativa per le fasce d’attacco e così è arrivato dai cugini nerazzurri Mancini, che all’Inter ha miseramente fallito. Mourinho ha avuto, come voleva, un centrocampista: quasi preso Fernandes, il portoghese non era a posto fisicamente e così Moratti ha deciso di spendere per portare a Milano quel Mariga che pareva già in orbita Manchester-City. Non si è dunque mosso Ledesma, che non deve averla presa bene, e c’è da capirlo, visto come si è svincolato Pandev. Lui, invece, è rimasto ostaggio di Lotito e delle sue richieste, a quanto pare spropositate. Ha fatto poi il grande salto Candreva, che con mezza stagione a Livorno si è guadagnato la Juve, anche grazie alla benedizione di Lippi. ll grande affare di questa sessione di mercato poteva essere quella che avrebbe vestito di viola Cassano, (lui decisamente senza benedizione lippiana) ma poi c’è stato il suo gran rifiuto e Corvino ha portato a Firenze Keirisson, talento verdeoro in rampa di lancio da un po’, ma che in Europa ancora balbetta. Per lui avrebbe una certa passione Dunga, attuale tecnico del Brasile ed ex mediano viola. Certo, non è una garanzia, visto che schiera Melo titolare fisso in nazionale, però c’è di peggio. Infine, da sottolineare il giro di attaccanti tra Atalanta, Genoa e Parma, che ha coinvolto Amoruso, all’ennesimo cambio di maglia, Acquafresca, un talento che rischia di bruciarsi, e Crespo, che torna nella squadra che lo lanciò a metà anni Novanta.
La bomba era esplosa ieri sera: Cassano alla Fiorentina sembrava cosa certa. Il naturale sostituto di Mutu che arriva in Toscana in prestito secco: tutto perfetto. Ma si trattava di voci che faticavano a trovare riscontri ufficiali, Cassano era stato avvistato a Firenze, sì, ma a fare shopping.Oggi è lo stesso calciatore a dire la verità su un trasferimento quasi concluso, ma che alla fine non si farà, almeno così dice lui sul sito ufficiale della Sampdoria: “Resto qua. Resto per il Presidente Riccardo Garrone, per la mia gente, i miei compagni ma anche e
soprattutto per me. Resto anche se non posso negare che per qualche momento mi sono visto lontano da tutto questo e da quello che negli ultimi tre anni mi ha cambiato la vita. Nella giornata di sabato mi è stata prospettata la possibilità di trasferirmi alla Fiorentina. Una grande società ed una bellissima squadra che mi ha chiesto di far parte da qui a giugno di un progetto ambizioso con l’opportunità di giocare anche in Champions League. Non posso negare di averci riflettuto sopra in un momento in cui qui a Genova gli spazi per giocare mi apparivano decisamente ridotti, viste le recenti dichiarazioni dell’allenatore. Ribadisco il mio rispetto per le scelte dell’allenatore, ma proprio per questo, in un momento di profonda delusione, non ho potuto fare a meno di valutare l’opzione viola. In pochissime ore però Genova e la “mia” gente mi hanno davvero sommerso di manifestazioni di affetto e attaccamento senza pari…” Etc etc… insomma, l’affare avrebbe avuto una logica e lui avrebbe anche potuto giocare in Champions almeno due gare, per farsi così notare da qualche big europea, visto che da Genova fare notizia è difficile. Ma ha scelto la coerenza e gliene va dato atto. Aspetterà giugno, poi con ogni probabilità prenderà la via di Manchester, sponda City.
E’ l’anno del Mondiale e nessuno vuole giustamente perdere l’occasione di andare in Sudafrica. C’è chi torna in Italia per giocarsi le proprie carte come Toni, che è partito bene ma che poi si è subito infortunato. C’è anche chi è stato pagato 42 milioni di euro appena un anno e mezzo fa e che adesso vuole tornare in patria per ritrovare sè stesso. Ovviamente sto parlando di Robinho, che a 26 anni rischia di diventare l’ennesimo giocatore promettente e
poi mai esploso. Ad essere fiscali, la prima stagione del brasiliano al Manchester City era stata tutto sommato soddisfacente. Quest’anno, a causa della brutta partenza dei Citizens, l’esplosione del “rivale” Tevez e l’approdo in panchina di Mancini al posto di Hughes, il suo rendimento è calato e con esso il minutaggio ed i gol. Da qui la scelta di tornare al Santos, la squadra che lo lanciò insieme a Diego, che di sicuro al Mondiale non ci andrà. Proprio il numero 28 della Juve gli aveva chiesto di raggiungerlo a Torino, ma Robinho, già da solo, aveva saggiamente deciso di non prendere in considerazione questa ipotesi. Il suo posto al Manchester City pare che sarà preso da Cassano, uno che è nella stessa condizione di Diego. Lui emigrerà, si dice: di sicuro non per provare ad andare in Sudafrica, magari per rimpolpare il conto in banca, quello sì. La Samp, in effetti, è normale che gli stia stretta: meglio la seconda squadra di Manchester, nella speranza che a breve raggiunga la prima.
Continuano i botti di inizio anno. Alcuni sono affari importanti, altri potrebbero essere, più che Palloni di Maradona, dei miniciccioli. Già accasati felicemente Suazo, Floccari e Chevanton, rispettivamente al Genoa, alla Lazio e all’Atalanta, da ieri Pandev è ufficialmente un giocatore dell’Inter, o, meglio, lo è di nuovo. Una bella soddisfazione per il macedone tornare dove era cresciuto, ma credo che soprattutto sia motivo di felicità tornare a
giocare dopo mesi passati fuori rosa e ricominciare a farlo nella squadra che sta dominando il campionato. Anche se è tutto da vedere quanto campo vedrà l’ex laziale: Eto’o sarà impegnato in Coppa d’Africa, il suo Camerun dovrebbe andare piuttosto avanti, ma a febbraio sarà di nuovo disponibile. Lui, Milito, Balotelli e appunto Pandev. Lassù la concorrenza sembra davvero spietata per il macedone. Comunque, male che vada, andrà a prendere un discreto stipendio. Siamo tutti sicuri che non si lamenterà. Si muovono solo le punte? No, è già tornato Beckham e il Napoli ha aggiustato la fascia sinistra con Dossena. Ora Mazzarri ha davvero una rosa completa, vediamo cosa tirerà fuori… Nel frattempo, continuano i corteggiamenti per Molinaro, che pareva destinato all’Atletico Madrid e che, invece, andrà allo Stoccarda. Campionato più rude la Bundesliga rispetto alla Liga. Per lui, forse, meglio così.
Si muove l’Inter, che già domani potrebbe annunciare l’acquisto di Pandev, interviene sul mercato la Roma, che riporta in Italia Toni, lo fa anche il Milan, che è fortemente interessato a Jovanovic, attaccante dello Standard Liegi. Poco noto al grande pubblico, visto che ha sempre giocato nella periferia del calcio, tra Serbia, Ucraina, Rus
sia e Belgio, è tuttavia nel giro della Nazionale serba ormai da più di due anni. Non è di primissimo pelo, visto che è un classe ‘81, però calcisticamente si puà considerare giovanissimo ed ancora integro e riposato, visto che in pratica gioca stabilmente dal 2006, dato che precedentemente, tra Ucraina e Russia, il campo lo aveva visto col binocolo (12 presenze in tre anni). In Belgio ha trovato la sua dimensione ideale, ma la Serie A non è esattamente la Jupiler League. Un buon acquisto? Di sicuro non si tratta di un fenomeno, sia chiaro, però è anche vero che si svincola a giugno. Dunque, o arriva a fine stagione gratis, oppure per “pochi” euro adesso. Sempre che non si intrometta qualcun’altro, ad esempio il Liverpool, che lo sta corteggiando. Tra l’altro, per fare spazio a Jovanovic, extracomunitario, il Milan dovrebbe prima cedere in prestito il giovane ghanese Adiyah, appena arrivato: per lui pare ci sia già il Livorno. Curiosità: Jovanovic, di nome, fa… Milan.
Non ho l’impressione di perdermi qualche partita fondamentale della Juve, qualche match dal gioco spumeggiante o decisiva per l’assegnazione di qualche trofeo. Però una delle cose brutte del periodo natalizio è, senza dubbio, il fatto che non si gioca a calcio. Oltre al buonismo eccessivo e alle possibili indigesti
oni da pranzo con i parenti. Come da tradizione, invece, oggi, cioè il 26 dicembre, si gioca in Inghilterra. Lassù non smettono davvero mai, sono in campo pure a Capodanno… Tra l’altro, Manchester City-Stoke City vedrà l’esodio sulla panchina dei Citizens di Mancini, l’ennesimo tecnico italiano approdato Oltremanica. In Italia sarebbe possibile un Boxing Day? In Inghilterra gli stadi in questa occasione sono pieni, ma se è per questo lo sono sempre. Insomma, il turno del boxing day è, nè più nè meno, un sabato di ordinaria Premier League, magari con la differenza che il giorno prima la gente è già a casa, si è già rilassata e magari va allo stadio più contenta e con la pancia piena. In Italia sarebbe possibile: in fin dei conti, che festa è Santo Stefano? Però gli stadi sono sempre vuoti e credo lo sarebbero anche il 26 dicembre. In più, considerando i campi da gioco che ci ritroviamo e le gelate di questi tempi, meglio aspettare la Befana…
