Il gran rifiuto

Filed under: Calciomercato by: Matteo Innocenti

Ma alla fine è stato Pato a dire no al PSG o è stato Berlusconi? La verità la sanno solo loro, fatto sta che trasferimento dell’attaccante in Francia è saltato e lui rimarrà nel nostro campionato. Almeno fino a giugno. Poi chissà: la sensazione è che sia una situazione già vista, un po’ quello che accadde a suo tempo per Kakà, che rifiutò il Manchester City per poi accasarsi pochi mesi dopo al Real Madrid. All’epoca i Citizens non erano lo squadrone che sono adesso: erano, diciamo, un po’ come il PSG oggi. Una grande squadra, ma ancora in potenza e non in atto. Che il Milan non ritenga Pato incedibile è palese: inevitabile un suo addio nel futuro prossimo. La mancata cessione del brasiliano ha così bloccato l’affare successivo, ovvero l’approdo di Tevez a Milano, sponda rossonera. Il Milan si è perso qualcosa? Dipende. Dal punto di vista tecnico no, anzi. Ritengo Pato un giocatore fenomenale. Vero è che è troppo fragile: da quest’altro punto di vista, invece, Tevez appare più affidabile. Ma ha anche una personalità difficile da gestire. Va bene che il Milan ultimamente è diventato un collegio, ma qualche volta la ciambella potrebbe venir fuori senza il buco. E poi Pato è più giovane: gioca da tanto, ma ha ancora 22 anni e questo è un aspetto da non sottovalutare. E adesso che ne sarà di Tevez: al City non può restare, al PSG aveva già detto di no. Rimane l’Inter, che la sua offerta l’aveva fatta, a meno che non fosse stata solo un’azione di disturbo. Chissà: con una vittoria nel derby di domani i nerazzurri si rilancerebbero in ottica scudetto e la trattativa potrebbe ripartire. Insomma, Tevez a Milano in un modo o nell’altro potrebbe arrivarci comunque.

Tenetevi i tre milioni

Filed under: Calciomercato by: Matteo Innocenti

Tevez cerca di dare il buon esempio in tempi di crisi e si taglia lo stipendio. D’altra parte lo fa per approdare in Italia dove, si sa, la crisi c’è, e di brutto. L’affare si farà, mancano i dettagli. Tevez è di fatto un giocatore del Milan, che sostituisce così Cassano con un giocatore che a mio avviso gli è superiore, anche se non stiamo parlando di un fuoriclasse. Il Milan l’uomo in grado di spostare gli equilibri ce l’ha già e si chiama Ibrahimovic. Ma Tevez darà il suo contributo: se non altro arriverà a Milano ben riposato. Lider maximo nei primi Manchester City degli sceicchi, aveva incantato nei primi due anni, poi qualcosa si è rotto. Prima voleva tornare in Argentina, poi ci ha ripensato, alla fine è finito fuori squadra anche perché Mancini poteva fare a meno di lui. Ad Allegri invece farà molto comodo, sempre che non ricada nel solito vizietto di spaccare lo spogliatoio (e magari anche qualcos’altro). Quello del Milan è l’ambiente giusto per redimersi, si sa. Cassano si era calmato, Robinho balla e canta, sì, ma solo con Pato e Boateng. Ronaldinho si annoiava così tanto che se n’è tornato in Brasile. Insomma, tranne clamorose soprese Tevez se ne starà buono e darà il suo contributo. Con lui, pochi discorsi, il Milan è tornato in pole per lo scudetto, stavolta senza discussioni. In attacco fa davvero paura. E non è una battuta, anche se lo sembra.

Bello di notte

Filed under: Champions League by: Matteo Innocenti

Luci al San Paolo. Grandissimo entusiasmo a Napoli, e non potrebbe essere altrimenti dopo la vittoria contro il Manchester City. La squadra guidata da Roberto Mancini è la favorita per la vittoria della Premier League ed è una corazzata costruita a suon di milioni per dominare prima in Inghilterra e poi in Europa negli anni a venire. Dzeko, Aguero, Balotelli, Nasri, Silva… a dirli tutti viene il mal di testa, figuriamoci a giocarsi contro. La squadra inglese si è però scontrata con gli uomini di Mazzarri e che, ora, vede la qualificazione agli ottavi di finale decisamente più lontana. Possibile, sia chiaro, ma a questo punto ciò che succederà dipenderà dal Napoli e non dal City. E anche un po’ dal Bayern Monaco, che potrebbe “decidere” chi portare avanti nella competizione continentale. Credo che preferisca fare fuori gli inglesi, ma come si sa alla fine sarà sempre il campo a decidere. Nella serata di coppa al San Paolo i protagonisti sono stati gli attaccanti: Cavani versione matador ne ha messi a segno due, confermandosi bello di notte, almeno in questa stagione. Per il Man City il gol l’ha fatto invece Balotelli, che questa volta ha anche quasi esultato. Si è mosso: se non fa notizia poco ci manca.

Fuochi d’artificio

Filed under: Pallonate, Serie A by: Matteo Innocenti

Dopo i petardi in casa, l’incorreggibile Balotelli i botti li ha fatti anche in campo nella clamorosa vittoria del suo Manchester City nel derby contro lo United. Si tratta di un risultato storico, non c’è manita che regga, almeno nel calcio recente: c’è già la sensazione che si tratti di una sorta di passaggio di consegne tra il Man Utd, che ha dominato il calcio inglese degli ultimi venti anni, e il Man City, che si appresta a farlo, soprattutto grazie ad una dirigenza che larga di manica è dire poco. I romantici scuotono la testa di fronte a questi arricchiti che si permettono di rendere vincente una squadra che fino a poco tempo fa non lo era: ma se fossero tifosi del City direbbero lo stesso? Sia chiaro: la squadra guidata da Mancini non ha ancora vinto nulla, ma almeno adesso si tratta della più seria candidata alla conquista della Premier League. Il nostro campionato, invece, non ha veri padroni, ma di fuochi d’artificio se ne sono visti lo stesso. Mi riferisco a quello che è successo a Lecce. Padroni di casa avanti 3-0 nell’intervallo, poi il Milan si sveglia e ne fa quattro. Ok, c’è stata la scossa data da un Boateng monumentale, ma, modesto parere, certe squadre davvero non meritano di stare in Serie A. Con un risultato del genere devi solo fare catenaccio. Quando ci vuole ci vuole. Ma io non alleno, in fondo.

Attaccamento alla maglia

Filed under: Pallonate by: Matteo Innocenti

Le cassanate sono storia, se è vero che il loro autore negli ultimi anni si è limitato ad insultare un anziano dandogli del vecchio (penso anche riconglionito). Adesso ci sono le balotellate che, bisogna dirlo, sono più innovative. Mi spiego: rimanendo fuori dal campo, non è niente di che farsi fare una multa per un rosso e abbandonare il ritiro. Lo hanno fatto tutti. Durante una partita, poi, fare le corna all’arbitro risulta curioso, ma più che altro perchè si tratta di un gesto vintage. Balotelli, invece, riesce ad avere una grandissima inventiva: insulta tutto lo stadio alla fine di una semifinale di Champions League, si mette la maglia della squadra rivale (di cui è tifoso, ma questa non è una colpa), spara con la scacciacani in centro, fa i cori ad una tipa che si è fatta tutta Manchester e, ultima ma non ultima bravata, tira freccette ai giocatori delle giovanili. Genio. Non solo perchè come scusa ha recentemente usato la noia, ma perchè sono convinto che dietro a tutto questo ci sia una precisa strategia. Balotelli vuole andare al Milan e il Milan lo vorrebbe, ma non avrebbe mai potuto cambiare sponda passando direttamente dall’Inter ai rossoneri. Alla fine ci andrà, con somma gioia di Raiola, suo complice, che magari riuscirà a scambiarlo con Ibrahimovic, che ancora il Milan non ha iniziato a pagare. Fatto sta che Balotelli quella divisa che gli regalò Staffelli la vuole indossare in campo e lo farà di tutto per riuscirci, e non dovrà nemmeno rinunciare al miliardo come un Lucarelli qualsiasi. E poi dicono che i calciatori di oggi non sono più attaccati alla maglia.

Segnali confortanti

Filed under: Europa League by: Matteo Innocenti

Ah, l’Europa League, che competizione. Felicissimo di avere la mia squadra in questo torneo e non nella squallida Champions League. Scherzi a parte, quest’anno la distinzioni tra le due competizioni continentali sono diminuiti: come livello medio, l’ex Coppa dei Campioni non è mai stata così mediocre. Al contrario, in Europa League ci sono squadre blasonate, come la Juventus e il Liverpool, ed altre che vorrebbero diventare tali, come l’ambizioso Manchester City. Ieri sera, infatti, il match clou era quello che vedeva di fronte i bianconeri e i blues. 1-1 il risultato finale, niente male per la Juventus, che in questo inizio di stagione ha alternato belle partite a prestazioni sconcertanti dal punto di vista difensivo. La squadra guidata da Mancini ha infinite soluzioni offensive ed una retroguardia difficilmente perforabile: il fatto che la Juve potesse anche passare al City of Manchester Stadium non può che far sperare i suoi tifosi. Da ricordare e magari ripetere è stata soprattutto la prima mezzora di gioco, in cui si è vista una squadra solida ed attenta. Fino al solito gol a difesa ferma: stesse scene già viste contro Sampdoria, Lech Poznan, Palermo e Cagliari. Il secondo tempo, poi, ha visto il predominio dei blues e i bianconeri arroccati dietro, un po’ a corto di fiato e senza uomini di fascia, tra condizioni fisiche precarie, scarsa forma e acido lattico in aumento. Poteva passare, la Juve: sarebbe bastato quel rigore negato a Krasic o qualche centimetro di differenza dopo la traversa di Del Piero. C’è molto da salvare nella serata di Manchester e da ripetere, magari, domenica sera contro l’Inter. Anche se con un Eto’o del genere, potrebbe non bastare lo stesso.

Ricominciamo

Filed under: Champions League by: Matteo Innocenti

Oggi è il grande giorno della Sampdoria: i blucerchiati provano a riallacciare quella storia d’amore breve ma intensa con la Coppa dei Campioni che durò appena una stagione e che finì, bruscamente, con quel destro di Koeman in un giorno di maggio a Wembley nel 1992. All’epoca, gli attuali gemelli del gol doriani, Cassano e Pazzini, andavano ancora alle elementari. Quelli veri, Mancini e Vialli, costituivano la coppia d’attacco più affiatata della loro generazione e la loro intesa andava ben al di là del rettangolo del gioco. Ma tutta quella Sampdoria era infarcita di ottimi giocatori, ed era il culmine di quello che davvero si può definire un “progetto”: se negli anni Ottanta il Napoli ebbe bisogno di un certo Maradona per raggiungere il Paradiso calcistico e il Verona interpretò la stagione perfetta nella stagione del sorteggio arbitrale integrale, nello stesso periodo a Genova il presidente Mantovani costruiva la sua squadra nel tempo, aggiudicandosi prima una manciata di Coppe Italia e poi la (ahimè) defunta Coppa delle Coppe. Nel 1991, poi, arrivò lo storico primo e finora unico scudetto blucerchiato . Altri tempi, altra squadra, davvero. Soprattutto perchè dopo la qualificazione ai preliminari di Champions League l’attuale presidente Garrone non ha investito sul mercato, confermando per intero la rosa dell’anno scorso, cambiando solo la guida tecnica. La Sampdoria non parte da favorita, ma nemmeno da sconfitta annunciata: il doppio scontro con il Werder Brema è indecifrabile, adesso ancora di più vista la cessione di Ozil al Real Madrid. Due squadre operaie che si contendono l’accesso alla competizione europea più prestigiosa: per Cassano e Pazzini l’occasione per avvicinarsi al mito dei gemelli del gol, quelli veri. E chissà che, una volta conquistati i gironi, Garrone non decida di rinforzare la rosa, per avvicinarsi al Presidente, quello con la “P” maiuscola…

Ci sarà da correre anche al City

Filed under: Pallonate by: Matteo Innocenti

Primo conferenza stampa da Citizen per Balotelli, presentato alla stampa inglese dal suo allenatore e mentore Roberto Mancini: niente “Mad”, sia chiaro, l’appellativo “Super” gli è sicuramente più congeniale: “In Italia dicono che sono un ragazzaccio ma non è così“. Il matrimonio con il Manchester City s’aveva da fare, lo ha detto lui stesso, ed ha aspettato tanto per consumare questa unione: ballavano dei milioncini e delle clausole, ma alla fine tutto è bene quel che finisce bene. “Da tanto tempo volevo venire qui, la trattativa è durata molto ma alla fine è andata a buon fine. Ho avuto tante richieste da molti club, ma io ho sempre detto che volevo il Manchester City. E’ un grande club e in più c’è Roberto Mancini“. Classiche frasi di circostanza: il City, con tutto il rispetto possibile, non è un grande club, è una società ricca, quello sì, ma Balotelli era già in un grande club, avviato verso nuove vittorie, oltretutto. Il Manchester City potrà vincere, ma creare la giusta alchimia non sarà certo facile per Mancini. La scelta di Balotelli è stata dettata dalla presenza in panchina dell’allenatore che lo ha fatto esordire: in questo senso, non ci poteva essere soluzione migliore per lui. E’ giovane, ma vuole giocare: la concorrenza in attacco, però, non è che al City sia minore che all’Inter, anzi, e per l’abbondanza di punte e mezzepunte, se Mancini vorrà provare a vincere, dovrà chiedere grandi sacrifici a tutti, come ha fatto Mourinho all’Inter. Ma questo non spaventa Balotelli: “Panchina? Io sono venuto qua per giocare e cercherò di fare possibile per essere sempre titolare”. D’altra parte, Mancini lo ha voluto, difficile lo metta in panchina, anche se non credo che il ruolo ideale di Balotelli sia sulla fascia. Vediamo cosa si inventerà il tecnico di Jesi…


Uno su due

Filed under: Calciomercato by: Matteo Innocenti

Due grossi calibri dovevano lasciare l’Inter, ma sono ancora al loro posto, anche se le loro situazioni sono decisamente diverse. Maicon, a quanto pare, rimarrà nerazzurro anche la prossima stagione: l’assalto del Real Madrid al laterale brasiliano c’è stato, sì, ma non è stato così deciso come ci si aspettava. Una società che spende e spande a casaccio, si mette a contrattare sui 5 milioni quando da contrattare ci sarebbe ben poco: qua stiamo parlando di uno che la fascia se la mangia. Se offri 25 e l’Inter chiede 30, lo sforzo va fatto: è per altri che magari bisogna pensarci su. Per Maicon no: strano che Mourinho non si sia impuntato per averlo in squadra. Il mercato è ancora lungo, vero, però le parole di Moratti sono chiare: “Rimane all’Inter. È stato trattato da altre società, come altri giocatori. Lo considero forte, talmente forte che, forse, mi è concesso anche di non venderlo. Ho deciso di ritirarlo dal mercato”. Credo ritenga forte anche Balotelli, ma stavolta gli sembra il caso di vendere. Un presidente che a suo tempo si innamorò di Recoba coprendolo di soldi, non tratterrà il più forte giocatore italiano dei prossimi dieci anni. La trattativa è ancora in una fase di stallo, ma tra mezze dichiarazioni e feste d’addio, Balotelli è virtualmente in Inghilterra. Lo aspetta Vieira, felice del suo arrivo: “Non ho alcun dubbio sulle sue grandi qualità, è un giovane di talento ed un calciatore che ha un grande futuro. Balotelli è un po’ come Craig Bellamy o Carlos Tevez. Certi giocatori fanno del temperamento acceso il loro modo di comportarsi, ma la cosa più importante che un calciatore deve fare è dare tutto per il proprio club. E Balotelli lo fa”. Certo, se fosse stato il Milan avrebbe dato anche di più, ma pazienza.

Bye Bye Mario

Filed under: Calciomercato by: Matteo Innocenti

Mi ripeto: magari l’Inter vendendo Balotelli investe i soldi incassati su Mascherano e su qualcun altro. Magari poi vende anche Maicon e prende un terzino altrettanto forte investendo qualcosa anche sulla corsia opposta. Però io Balotelli non lo avrei mai venduto. Forse l’Inter vuole rendere più interessante il campionato disfacendosi di qualche suo campione, chissà. Di sicuro c’è che rischia grosso liberandosi di un campione in potenza come SuperMario. Non lo fa per nulla: ha 30 milioni di buoni motivi per farlo, forse 35 con i bonus, però è un prezzo che rischia di essere nullo per quello che poteva essere questo giocatore: una dozzina di anni di gol e giocate di alto livello valgono 30 milioni? No, valgono molto di più. Si vocifera di una clausola per avere il diritto di prelazione quando (se mai lo farà) Balotelli tornerà in Italia: il prezzo, però, dovrebbe salire. Anche senza clausola, comunque, se tornasse dalle nostre parti ci sarebbe solo l’Inter, anche se lui, da tifoso, preferirebbe il Milan. A Manchester guadagnerà bene, ma lo avrebbe fatto anche a Milano. In questa storia ci guadagna per adesso solo il City, paradossalmente: perchè con 30 milioni si mette in casa un giocatore che con i prezzi che corrono poteva costare di più. Balotelli poteva cercare di mettersi alla prova all’Inter: con i mezzi che ha, non vedo perchè uno dei posti in avanti non potesse essere suo. Gli bastava un minimo di sacrificio, ma non sembra il tipo. Farà il fenomeno, dove altri correranno per lui: l’impressione, è che qualcuno disposto a trovargli spazio e a far correre gli altri lo troverà sempre.