La Supercoppa è talmente sentita che sono arrivati a picchiarsi anche i tifosi cinesi di Milan e Inter. Cioè, a dire il vero è stato picchiato un tipo che con la maglia rossonera si era messo in mezzo ai tifosi sbagliati: mi permetto di ridere, anche se è politicamente scorretto. Ma mi fa ridere. Non farà ridere agli interisti, invece, la possibile partenza di Wesley Sneijder alla volta di Manchester, che per Balotelli e Tevez è proprio brutta ma che all’olandese potrebbe non fare c
osì schifo (come se Milano fosse bella, tra l’altro). Un giorno sembra partita l’offerta buona, quello dopo no, fatto sta che a Ferguson Sneijder piace e siccome ha perso il suo “figlioccio” Scholes lo vorrebbe sostituire con un giocatore all’altezza. Quello di Sneijder sembra essere il profilo giusto: è un giocatore fatto e finito di assoluto valore, e per caratteristiche tecniche e fisiche non si discosta molto da Scholes. Non bisogna infatti dimenticare che Sneijder non nasce trequartista: e per questo, infatti, potrebbe anche giocare da playmaker nel 3-4-3. E proprio qua nasce il dubbio che credo stia rodendo la dirigenza interista: se fosse davvero considerato un giocatore “fuori dagli schemi” di Gasperini lo avrebbero già impacchettato e spedito a Manchester. Ma lo è? Fatto sta che per certe cifre sarà difficile trattenerlo, Gasperini o non Gasperini.
Curioso che io fossi nella redazione di Sky Sport 24 e che non abbia visto la finale di Champions League. Curioso per voi, forse. Fatto sta che me la sono vista a pezzi, e senza sorprese, visto che con l’audio in differita grazie alle urla degli altri già sapevo che Pedro, Rooney, Messi e Villa avrebbero segnato. Eh vabbè, tanto la finale che non mi perderò sarà quella del prossimo anno, quando in campo ci sarà la Juventus. Detto questo, mi pare di aver capito che il Barcelona abbia vinto con merito, con il solito possesso palla ch
e sfianca gli avversari. Il pronostico diceva Barca e così è stato: oggettivamente il Manchester United è inferiore, ma a volte la sorpresa c’è, e lo so bene (Monaco di Baviera, 1997, vi dice niente?). Il Barcelona ha il suo tipico stile di gioco e quando arriva qualcuno non funzionale al massimo, il meccanismo si inceppa. E l’unica soluzione è bloccarli arroccandosi dietro, come l’Inter l’anno scorso, e senza qualche aiutino arbitrale forse non sarebbe bastato. Quando c’è chi corre, gioca a palla bassa ed è forte tecnicamente, sono arrivate tre Champions League in sei stagioni, e non solo, ovviamente. A proposito di meccanismi: Ibrahimovic non faceva al caso loro, e lo hanno venduto. Le due squadre che se ne sono liberate, l’anno successivo hanno trionfato in Europa. Mi sa che Galliani lo sta già vendendo al Real Madrid: per la decima coppa, se sono furbi, ai Blancos basterà aspettare fino al 2013. Due anni, che sarà mai?
Ma che dico buono, lo fa ottimo! Passano gli anni, ed ormai i decenni, ma vecchia Ryan Giggs è ancora decisivo. Spesso di abusa dei termini “campione” e “fuoriclasse”: ecco, il gallese campione lo è di sicuro, da fuoriclasse lo sono la sua longevità e la sua carriera. Perchè siamo di fronte ad uno dei giocatori più vincenti della storia del calcio, di uno che ha marchiato a fuoco quella della squadra per cui gioca da sempre. E
scusate se stiamo parlando “solo” del Manchester United. Da quando seguo questo sport, Giggs c’è sempre stato, sempre vestito di rosso. Dalle prime partite con Pallister ai cross per Hernandez, insomma. Debuttò in prima squadra all’epoca in cui i Red Devils si stavano apprestando a dominare il calcio inglese e a dire di nuovo la loro in Europa. A tal proposito, non può che riempirmi di orgoglio ed anche un po’ di nostalgia il fatto che a metà anni Novanta Ferguson individuò nella mia Juventus l’esempio da seguire, ma questa è un’altra storia. Giggs faceva parte di quella nidiata di ottimi giocatori (Scholes, Beckham, i fratelli Neville e, perchè no, Butt) che rese di nuovo grande lo United. Ed è ancora lì, in campo. Un po’ meno all’ala rispetto ai tempi d’oro, ma la differenza la fa ancora. Un vero peccato che non abbia mai avuto l’occasione di competere a grandi livelli con il Galles, esattamente come capitò a suo tempo ad un altro fenomeno dello United, Best. Ma lo decise lui, quando disse di no all’Inghilterra. Anche in questo sta la sua grandezza. Giocatore epocale, c’è poco da fare.
Per quanto il calcio da sempre sia lo sport che riserva più sorprese, in particolare nelle competizioni europee, il Manchester United si avvicina a grandi passi alla finale di Champions League. Superato lo scoglio-Chelsea, rimane ad affrontare una semifinale in cui con ogni probabilità i Red Devils troveranno lo Schalke 04. Clamorosa rimonta dell’Inter permettendo. Servirebbe una vittoria con quattro reti di scarto: per i valori delle rose non sarebbe fantascienza, per quanto visto all’andata un po’ lo è. Inverosimile, almeno, che i nerazzurri
non ne prendano almeno uno a Gelsenkirchen. Per questo, se dovesse arrivare l’impresa interista, punterei tutto sull’1-5. Nell’altra partita di ieri sera, invece, tutto è andato come doveva andare e il Barcelona adesso può già pensare alla supersfida con il Real Madrid, che contro il Tottenham affronterà stasera poco più di un allenamento. Ma torniamo all’incontro tra le inglesi: sarà la forza della storia, ma passano gli anni e il Manchester United si conferma un meccanismo adatto alle competizioni europee, a differenza del Chelsea. Da quando Abramovich se l’è comprato, il club londinese ha vinto tra i confini nazionali, ma all’estero rimane alla Coppa delle Coppe del ‘98 griffata Zola. Ci sono stati anni in cui il trinfo poteva arrivare, non fosse stato per lo sciagurato rigore di Terry nella finale del 2008 o per l’osceno arbitraggio nella semifinale contro il Barcelona l’anno dopo. Quest’anno, davvero, per i Blues sembrava difficile salire sul trono d’Europa, e così è stato. Ancelotti, tecnico abituato ad alzare la coppa dalle grandi orecchie, è al passo d’addio. Lo aspetta la sua Roma: con la proprietà americana, dopo due anni a Londra almeno adesso avrà meno problemi di lingua.
Il regno di Sir Alex Ferguson a Manchester continua a resistere da ben 25 anni, quello di Gian Piero Gasperini a Genova, sponda rossoblu, non è arrivato a durare un lustro. Fine dell’era-Gasperson, dunque. Preziosi lo ha infatti esonerato ieri, dopo la sconfitta di Palermo ed un inizio di campionato tutt’altro che esaltante, soprattutto alla luce del mercato che il presidente ha fatto questa estate. Al Genoa sono arrivati tanti
giocatori, a differenza di ciò che è accaduto alla Sampdoria, rimasta la stessa squadra dell’anno scorso. Evidentemente, dopo aver svuotato il portafoglio, Preziosi si aspettava un Genoa da prime posizioni in classifica, ma proprio i troppi uomini cambiati nella formazione titolare potrebbero essere stati un problema. Gasperini dice che non si aspettava l’esonero, ma la verità è che da tempo tra lui e Preziosi c’erano tante, troppe frizioni. Entrambi amati dalla piazza rossoblu, uno per i soldi spesi, l’altro per il gioco spumeggiante dato alla squadra, godevano entrambi di una posizione piuttosto solida e da intoccabile, almeno agli occhi dei tifosi. Ma tra i due, quello col coltello dalla parte del manico era il presidente, che ha preferito virare su Ballardini. Peccato, perchè il Genoa degli ultimi anni è stato davvero bello da vedere: giocava bene grazie al grande spirito di sacrificio di tutti, che aveva permesso ai rossoblu di tornare in A ed ai livelli che competono ad una squadra che appartiene alla storia del calcio italiano. La rosa c’è, vediamo cosa riuscirà a fare Ballardini. Quanto a Gasperini, sono proprio curioso di vedere quale sarà la sua prossima panchina…
Dall’Inghilterra rimbalza la notizia di un interesse per Gigi Buffon da parte del Manchester United. Sir Alex Ferguson sarebbe pronto ad offrire alla Juventus 18 milioni di euro per il portiere, adeso ai box per recuperare dopo l’operazione a cui si è sottoposto a luglio. La società bianconera, tuttavia, potrebbe anche preferire uno scambio, si dice con Vidic, anzichè il pagamento in contanti: fatto sta che questa “rischia” davvero di essere la volta buona. Il cuore mi direbbe “no”, la ragione, se l’interesse di Ferguson fosse reale,
mi spingerebbe verso il “sì”: a quasi 33 anni, Buffon non è più quello di una volta e temo non lo sarà più. Le sue ultime prestazioni da fuoriclasse, poi, risalgono al trionfale Mondiale di Germania. All’epoca avrebbe davvero meritato il Pallone d’Oro, adesso stiamo parlando di un grande portiere ma probabilmente non del più forte di tutti. Certo, avere in porta lui invece di Storari mi fa stare un po’ più tranquillo, ma se l’offerta fosse quella giusta, allora lascerei partite Buffon. Che credo potrebbe fare bene in Inghilterra: se Ferguson ha rilanciato alla grandissima Van der Sar dopo i due anni deludenti proprio alla Juventus e le stagioni anonime al Fulham, beh, allora per Gigi sarebbe l’occasione giusta per rilanciarsi. E poi, nella vita c’è di peggio che andare al Manchester United.
L’Inter ha finalmente trovato l’erede di Mourinho. E per farlo è andata di nuovo a pescare nella penisola iberica, anche se lo spagnolo Benitez ha avuto per sei anni il domicilio in quel di Liverpool. C’è poco da dire: ha scelto il sostituto migliore, almeno tra quelli disponibili sul mercato. Certo, la suggestione chiamata
Capello c’è stata, o forse no, era solo una mossa per smuovere Benitez, chissà. Fatto sta che sulla panchina dell’Inter si siederà un tecnico con grande esperienza internazionale e con diverso titoli in bacheca. Vero, lo spagnolo non vince niente dal 2006, ma c’è anche da dire che per il materiale umano avuto a disposizione era difficile che potesse fare di più. Oggettivamente, prima il Chelsea e poi il Manchester United erano superiori. In Italia, invece, sarà alla guida di una fuoriserie in grado di fare il vuoto dietro di sè. Come Mourinho, non è un allenatore votato allo spettacolo. Dunque, conserverà quello di buono, anzi di ottimo, fatto dal suo predecessore. Benitez è senza dubbio il tecnico straniero più italiano: non sarà uno Special One, ma di sicuro nemmeno un pirla. Per il campionato, ancora non si intravedono rivali credibili, ripetersi fuori dai confini nazionali sarà più difficile, certo. Però, insomma, non si può dire che Benitez non sia uno che sa come si arriva in fondo alle coppe…
Il bello del calcio, ma vallo a dire ai tifosi che ieri sera riempivano l’Old Trafford. Il teatro dei sogni, sì, ma per il Bayern Monaco. Nell’arco dei 180 minuti direi che gli inglesi avrebbero meritato di passare il turno, eppure ci sono riusciti i bavaresi, mai domi e tenaci fino all’ultimo, di tipico temperamento teutonico, anche
se di tedeschi in campo ce n’erano il giusto. Fatto sta che l’altra semifinale sarà Bayern Monaco-Lione. Niente di scandaloso, per carità, però vedere nemmeno un’inglese tra le prima quattro fa un certo effetto. Forse positivo per il calcio italiano: dopo tanto piangerci addosso, scopriamo che possiamo far meglio di chi idolatriamo troppo spesso. Il Manchester United si sta giocando l’ennesima Premier League, vero, ma se guardiamo la squadra schierata da Ferguson, beh, mi sembra una buona squadra o poco più. Tolto quel fenomeno di Rooney e la coppia dei centrali di difesa, ci sono onesti mestieranti, talenti cui fa difetto la costanza, giovani forti ma senza esperienza, pallidi sostituti dei talenti che furono. Nulla di scandaloso se è passato il Bayern Monaco: se gli undici titolari stanno bene, i bavaresi fanno paura, sul serio. Chi, in Europa, può schierare una coppia di ali come Ribery e Robben? Nessuno. Se il francese sembra l’ombra di sè stesso, in Champions League sta facendo faville l’olandese. L’ho già detto, ma amo ripetermi: se questo sta bene, è devastante come Cristiano Ronaldo.
Tra le vittorie di misura, quella per 1-0 è la migliore. Nelle partite di coppa, ovviamente. L’Inter può dunque ritenersi soddisfatta per aver superato il Cska Mosca con tale punteggio? La risposta è “nì”: i nerazzurri
avrebbero anche meritato di più, visto che hanno prodotto molto ma concretizzato poco. Dopo la zampata di Eto’o, stavolta a decidere è stato Milito, a suo agio anche in Europa dopo le scorpacciate di gol che si sta facendo in campionato. Il Cska Mosca è una buona squadra, si difende bene, corre, però, oggettivamente, ma è sembrato mancare di incisività in attacco: strano, perchè la sua media-gol in Champions League era elevatissima. Con una rete in Russia, l’Inter sarebbe a cavallo, ma si sa, da quelle parti non è mai facile, anche se stavolta non ci dovrebbe essere la neve. Andare a giocare d’inverno a Mosca è un conto, andarci ad aprile è decisamente diverso: il pronostico, insomma, dice nerazzurro. L’Inter guarda già lontano, immagino: nell’altro quarto di finale di ieri, 2-2 tra Arsenal e Barcelona, ed anche qua il pronostico è sostanzialmente rispettato, visto che si sta andando verso una semifinale tra l’Inter e i catalani… di nuovo contro, dopo le due sfide della fase a gironi.
Bayern Monaco - Manchester United 2-1: non sarà la stessa cosa, però almeno ieri sera a gioire nel finale sono stati i tedeschi. Adesso i bavaresi sono in leggero vantaggio, anche se il gol in più segnato all’Allianz Arena non vale certo come garanzia di passaggio del turno: quando vai all’Old Trafford un gol preso lo devi
sempre mettere in conto. Nello scontro tutto francese, invece, ribaltate le gerarchie della Ligue 1: il Lione ha fatto valere la maggior esperienza europea maturata negli ultimi anni contro la squadra che ha interrotto la sua egemonia in Francia, il Bordeaux. Qua il pronostico del passaggio del turno pende già più verso Lione, anche se una sconfitta 3-1 in trasferta può essere sempre ribaltata, come sa bene, tirando fuori un esempio a a caso, il Fulham che l’ha fatto contro la Juve. Stasera tocca all’Inter, che ha l’impegno più “morbido”, ma non per questo da snobbare: in fondo, se il Cska è arrivato fin lì, un motivo ci sarà. L’Inter si presenta ancora senza Balotelli, ma comunque super-offensiva. Questa sfida di Champions League, tra l’altro, può essere considerata una partita dai mille significati. Non tutti se ne saranno accorti, ma stasera l’Internazionale gioca contro la squadra dell’Armata Rossa. Stasera, poi, gli occhi di molti appassionati nerazzurri saranno puntati verso Londra, dove si affrontano Arsenal e Barcelona in un quarto che sembra promettere spettacolo: gli interisti, a occhio e croce, faranno il tifo per i Gunners.
