Io che di calcio ne capisco…

Filed under: mondiale by: Matteo Innocenti

Una squadra africana non vincerà mai un Mondiale. Non che mi aspettassi che fosse le Nigeria a farlo nel 2010, per carità. Però mi se,bra che le nazionali del continente nero stentino a decollare. La Nigeria che ci stava eliminando nel 1994 pareva avviata verso un futuro radioso, terminato però appena due anni dopo alle Olimpiadi. Da lì in poi, il nulla. Certo, ogni rappresentativa ha le sue star, per il resto, però, c’è voglia di fare e poco altro, e ci sono limiti spaventosi. Prendiamo Enyeama, splendido per tutta la partita, ma capace di quella nefandezza che ha consentito alla Grecia di vincere. Comunque, finalmente sprazzi di Grecia. Era l’ora. Argentina a fiumi, invece. Confesso, non ho visto la partita, ma il tabellino sta a testimoniare che sì, si può anche tenere in panchina uno come Milito: Higuain è un cavallo di razza che il Real Madrid deve tenersi stretto. Per vincere non ha bisogno di Rooney, meglio che si rafforzi altrove. Mourinho non è un pirla, questa cosa la sa già. Infine, la conferma che io di calcio non ci capisco nulla: avevo pronosticato un buon Mondiale per la Francia (mi era balenata addirittura l’idea di andare a scommettere), che però è già quasi fuori dopo un pareggio scialbo con l’Uruguay e una sonora sconfitta patita dal Messico. Segno, forse, che il 2-1 ai nostri danni in amichevole non era un caso, o che forse non era tutta colpa nostra.

I Love NC

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North Corea, of course. Questa squadra farò zero punti, dopo aver retto più di un tempo contro il Brasile crollerà miseramente davanti a Portogallo e Costa d’Avorio, me lo sento. Però mi ha fatto sognare, questa Corea del Nord. Nessuno sapeva nulla di questa formazione, nemmeno i nordcoreani, presumo. La differita con cui fanno vedere la partita da quelle parti potrebbe anche aver permesso alla regia di tagliare i gol di Maicon e Elano, chissà. Scherzi di cattivo gusto a parte, il calcio è bello per questo: undici carneadi vestiti con le maglie da calcetto della Legea (della Legea!) che tengono testa alla Nazionale più blasonata del mondo infarcita di campioni strapagati. In quale altro sport potrebbe succedere? In nessuno, ve lo dico io. Ah, nota tecnica: bravissimo Maicon, ma l’errore è del portiere. Detto ciò, squadra simpatia a parte e ottime figure da parte di entrambe le Coree, stiamo assistendo al Mondiale più brutto si sempre. Considerando le papere dei portieri, ma non solo: pochi gol, ancora più rare le partite gradevoli. Il Portogallo, nonostante i suoi abili palleggiatori, si è ben guardato dal dare spettacolo, soffocato dalla fisicità della Costa d’Avorio. Almeno è arrivata la buona notizia per l’Italia, ovvero il pareggio tra Slovacchia e Nuova Zelanda. Il primo posto è sempre più possibile, nonostante l’infortunio di Buffon, che starà fuori fino agli ottavi.

Qualcosa di buono c’è

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Il risultato poteva essere migliore, vero. Perà tutto sommato dell’Italia vista ieri sera ci sono diverse cose da salvare. Il pareggio finale, intanto, consente di affrontare il resto delle partite con discreta tranquillità, lasciando aperte le possibilità di arrivare primi nel girone. L’Italia, contro un avversario in grande forma fisica ha dato dimostrazione di stare bene, almeno sul piano della corsa, e di saper anche tessere buone trame di gioco. Certo, manca il fuoriclasse, ma si sapeva. Dobbiamo essere tutti al 100% e giocare coralmente. Ma, d’altra parte, anche in Germania non ci distinguemmo certo per il calcio spettacolo… Questa squadra è peggiore di quella, ma ai quarti arriverà. Poi, chissà. Comunque, nota negativa l’infortunio di Buffon, che poi infortunio non è: ormai quel mal di schiena è cronico e da ora in poi sarà sempre peggio. Inoltre, troppo timido Criscito su quella fascia, ma potrebbe essere stata l’emozione dell’esordio in un Mondiale. Ovviamente male Marchisio, ma quello non è davvero il suo ruolo. Preoccupante anche come è stato preso il gol. Note positive, almeno due: Montolivo, intanto. Ha dimostrato di avere gli attributi e di poter giocare ad alti livelli, finalmente. Sicuramente il migliore dell’Italia, ma è andato bene anche Zambrotta, che ha corso più in novanta minuti col Paraguay che in due stagioni al Milan. Bene anche De Rossi, per il gol ma non solo. All’Italia vista ieri, sommando le cose buone e quelle meno buone, darei un 6.5

United States of Germany

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Il vero melting pot non va ricercato nelle strade di Brooklyn, ma, forse, nella formazione della Germania vista ieri sera. L’integrazione è lì: di tedeschi come quelli di un tempo, di quelli alti e biondi, di quelli che vengono in vacanza in italia con ai piedi orripilanti calzini bianchi e sandali, ce ne saranno un paio, forse. Per il resto, tanti figli di immigrati, o naturalizzati. E la miscela funziona benissimo, a quanto pare. Il campo ha detto la sua: la Germania non sarà la favorita di questo Mondiale, però gioca un calcio piacevolissimo, con grande velocità e ottime combinazioni. Podolski e Klose, polacchi, Cacau, brasiliano da anni in Germania, e poi Muller, cognome tedesco al 100%, cognome che riporta la memoria dei tifosi teutonici ad antichi fasti. La sintesi della “novelle vague” tedesca è in questi nomi. La società da quelle parti è sicuramente più multietnica che da noi, o semplicemente c’è più integrazione, chissà. Noi ci siamo limitati all’oriundo Camoranesi: ci poteva essere Balotelli, ma come sappiamo tutti i Mondiali li sta vedendo in tv. Le altre partite di ieri sono state tutt’altro che memorabili e ci lasciano una certezza: che ci sono portieri scarsi in giro per il mondo. Senza tirare in ballo il pallone. Sono scarsi e basta. Infine, uno sguardo alla B: torna in A il Brescia, peccato per il Torino, e lo dico da juventino. Giocare un derby fa sempre piacere.

Calcio d’inizio!

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Come passa il tempo… sembra ieri. Cannavaro alzava al cielo quella coppa quattro anni fa (meno un mese) ed il tempo pare essere davvero volato. L’Italia nel frattempo ha attraversato il periodo-Donadoni disputando un brutto Europeo, si è fatta riprendere per mano da Lippi, ma nel frattempo quella squadra che vinse nel 2006 non c’è più, o se c’è è invecchiata male. Ampliando il discorso al calcio italiano, sono passati quattro anni ma sembrano quaranta: la Juventus è andata in B e l’Inter ha vinto tutto. Fantascienza? No, e non è più nemmeno fantascienza quello che sta iniziando oggi, ovvero il Mondiale africano. Una grande occasione per il continente nero, anche se va detto che il Sudafrica è il più bianco degli stati africani. Anche se il calcio lo seguono più che altro i neri, concesso. Lo sport die bianchi, da quelle parti, è ancora il rugby. Comunque, l’Italia non ci arriva certo da favorita: dovessi scommettere, lo farei sicuramente su qualche altra nazionale. Spagna, intanto, e poi Inghilterra. E poi, occhio alla Francia. Pronostico: la Coppa non andrà via dall’Europa. Oggi cerimonia di inaugurazione: mancherà Mandela, colpito da un gravissimo lutto. Ci sarà Shakira, invece: carina la canzone, per carità, però non si capisce come mai l’inno del Mondiale africano lo debba cantare una colombiana mezza libanese. Sarà la globalizzazione.

A fari spenti

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Finalmente l’Italia è sbarcata, o meglio atterrata in Sudafrica. Un viaggetto niente male verso sud, fatto all’ultimo minuto. Ok, non ci saranno problemi di fuso orario, però potevano andare verso al sede dei prossimi Mondiali un po’ prima. L’Italia non arriva da favorita, nonostante sia campione in carica: come fatto notare da Abete, non è la prima volta che succede. Vero, però se andiamo a scorrere la formazione dell’82 o del 2006 delle belle differenze ci sono. Quella del Mundial, beh, era composta da giocatori che hanno scritto la storia del calcio italiano e, per buona parte di loro, anche dei rispettivi club. Anche in quella del 2006 c’erano individualità migliori, o almeno più giovani: una squadra meno “mitica”, forse, ma comunque di livello. Del Piero, Totti, una quinta/sesta punta come Inzaghi, un Toni devastante… adesso siamo stati dietro al ballottaggio tra Quagliarella, Rossi e Borriello. Pazienza: gli uomini sono questi, non è colpa di nessuno. Giusto portarsi dietro Pirlo in queste condizioni? Come ho già scritto, non credo che ormai si tratti di un giocatore imprescindibile, ma se Lippi lo ritiene tale, beh, allora lo porti. Tanto, spero riusciremo a superare il girone anche senza di lui. In fondo, ai Mondiali se ne portano 23, ma mica tutti giocano. Meglio portare uno mezzo rotto sperando di recuperarlo e farlo giocare, piuttosto che usare una riserva che non vedrà mai il campo.

Che schiava di Roma… e poi?

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Se non ci sono polemiche non ci divertiamo. Forse è tutta una tattica per attirare la buona sorte, esattamente come l’amichevole pre-Mondiale da pareggiare 1-1 contro la Svizzera, chissà. Celebre il silenzio stampa del 1982, perfino superfluo ricordare i torridi giorni che precedettero Germania 2006. Qua a creare scompiglio ci si è messo youtube e qualcuno che si è preso la briga di leggere il labiale di Marchisio durante l’inno nazionale. Meglio chiarire subito: non si capisce chiaramente quello che dice, o meglio canta il centrocampista azzurro. Qualche sospetto c’è. Di sicuro c’è solo che chi gli sta intorno fa una mezza risata. Era semplicemente fuori tempo, dice lui. La teoria dei complottisti, invece, è che Marchisio canti “che schiava di Roma… ladrona… Iddio la creò”. Oppure terrona. Dettagli, se fosse vero. Credo che tutto questo polverone sia destinato a dissolversi presto, nonostante anche ai piani alti della politica si siano già scatenate le polemiche. “Roma ladrona”, d’altra parte, è uno slogan che per ora non ha riguardato esattamente i calciatori, mettiamola così. Che Marchisio sia un “nordista” è un dato di fatto: è della provincia di Torino. Come zona, 100% sabaudo. Una ragazzata, comunque, qualsiasi cosa abbia detto o cantato: durante l’inno sarebbe meglio stare concentrati e pensare a chi e cosa si sta rappresentando. Ah, per chi non lo sapesse, ci si stringe a coorte, mica a corte.

Biscottino, per la cabala

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Ok, diciamoci la verità: l’hanno fatto apposta. Siamo italiani e a certe cose ci crediamo. Un’altra sconfitta sarebbe stata inaccettabile, una vittoria molto gradita, un pareggio preso con ottimismo solo se per 1-1. Eh sì, perchè la cabala questo voleva: prima dei due mondiali del 1982 e del 2006, finiti in gloria, l’Italia pareggiò 1-1 con la Svizzera. Quella di ieri sera è stata una partita indirizzata fin da subito in quella direzione, al punto che, in pratica, dopo un quarto d’ora era già finita. Inler-Quagliarella, botta e risposta. Palla al centro e da lì in poi tanti sbadigli. Insomma, vai col biscottone. Di proposito o per le gambe pesanti, nessun tiro degno di questo nome d aparte degli azzurri: Benaglio è rientrato neli spogliatoi con i guanti totalmente intonsi. Almeno gli elvetici qualcosa hanno fatto, un po’ di scompiglio nella nostra area ogni tanto si è visto. Da ora in poi si fa sul serio, e speriamo che queste due amichevoli siano state solo un modo per confondere le idee agli avversari. Meglio contro gli elvetici che con il Messico, sia chiaro, ma se siamo questi, allora dobbiamo aver paura di tutti. Nessuna nota positiva, eccezion fatta per Quagliarella, l’ultimo dei prescelti: sui giornali leggo elogi per Montolivo, ma non mi ero nemmeno accorto che fosse sceso in campo. Cossu, poi, è durato un tempo. Ha fatto poco, ma non era facile, questo gli va concesso.

Bicchiere mezzo pieno

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Molti non saranno d’accordo, ma visto che questo blog è mio è il dominio lo pago io, suvvia, fatemi dire la mia. Credo che l’infortunio di Pirlo possa essere visto anche come una cosa positiva. Non me ne voglia il centrocampista del Milan, che sarebbe l’uomo più dotato tecnicamente, ma il Pirlo vero non si vede da almeno un paio di anni. Una squadra come la nostra, che davanti non punge, forse è meglio che scelga di coprirsi bene. Ed allora, a fare gioco ci pensi De Rossi, uno che non è che abbia esattamente due ferri da stiro al posto dei piedi. Lui, Marchisio e un mediano. Vista la parabola discendente di Gattuso, dentro Palombo, uno che per il mercato della Juventus viene spacciato come regista ma che in realtà non lo è. Davanti non faremo mai spettacolo, meglio puntellare il centrocampo, per proteggere così una difesa che contro il Messico ha traballato troppo spesso. Stasera c’è l’ultimo test prima del Mondiale, per carità, magari il reparto arretrato potrà ritrovare una credibilità, ma ne dubito. In più, la smetterei anche di usare Iaquinta in fascia: d’altra parte, lo ha detto anche lui che proprio non ci si vede bene lì. Di Natale (e su di lui conservo dubbi, lo ammetto), una punta centrale e, a destra, un’ala. Meglio di Iaquinta anche il crepuscolare Camoranesi, se recuperato, o il “soldatino” Pepe, onesto cursore di fascia e, guarda caso, erede dell’oriundo alla Juventus. Ma il ct è Lippi e io, in fondo, mi fido di lui. In Germania, nel 2006, in panchina c’era lui, e quello fu il suo capolavoro.

Peggio del previsto

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Davvero uno spettacolo osceno quello offerto dalla Nazionale ieri sera. Che non fossimo una grande squadra si sapeva, bastava scorrere i nomi dei 23 selezionati per la spedizione sudafricana, ma che il Messico potesse prenderci a bastonate, questo davvero no. Vero, si trattava di una partita amichevole: come il calcio d’agosto, va preso con le molle. Quando il risultato conterà qualcosa, forse, le cose miglioreranno. Fatto sta che i rapidissimi messicani ci hanno davvero fatto neri. E non stiamo parlando di fenomeni, almeno per ora. In futuro, magari… Avevamo di fronte una nazionale infarcita di ex campioni del Mondo under 17. Era il 2005, fate i conti: tanti ‘88 e ‘89 di qualità. Invece, nell’Italia, è mancato il ricambio generazionale. Qualche ‘83 (ma De Rossi è l’unico che fa la differenza), un paio di ‘84 (e Chiellini non c’era). Poi? Dove sono gli ‘85? Gli ‘86 e ‘87, poi, sono pochi e con presenze che si contano sulle dita di una mano. Il nostro calcio non ha prodotto niente da Germania 2006, canto del cigno di una generazione che poteva anche raccogliere di più: la selezione del 2002, per dire, era di altissimo livello. E anche con un Balotelli in più sarebbe cambiato poco. I problemi partono da dietro: non credo sia un buon segno schierare al centro della difesa un giocatore classe ‘73 che se ne andrà a Dubai dopo il Mondiale ed accanto a lui un ‘87 con un campionato di A alle spalle. Poi magari lo vinciamo di nuovo, eh, ma mi sembra fantacalcio.