Ancora Nazionale.Dopo che se n’era parlato per una stagione intera, quasi due, credevo che la convocazione di Amauri avrebbe fatto più scalpore una volta che fosse avvenuta. In realtà, la storia dell’oriundo in Italia è vecchia, e la nostra rappresentativa ha basato parte delle sue fortune anche su di loro. Tuttavia, quello che rende il caso-Amauri pa
rticolare è che il giocatore in questione viene da una stagione e mezzo semplicemente ridicole. Niente a che vedere con il Camoranesi naturalizzato da Trapattoni: correva l’anno 2003, e in Italia non c’era un giocatore in grado di saltare l’uomo sulla fascia come lui. A dire il vero, non c’è nemmeno adesso. In più, Camoranesi aveva 27 anni, Amauri ne ha già compiuti 30. Non è che ce l’abbia con le naturalizzazioni… anzi un po’ sì: quando sono “selvagge”, e non è il caso di Amauri, e quando sono ingiustificate, ed è il caso di Amauri, nel senso che ok, è cittadino italiano, ma non c’era necessità di farlo anche vestire d’azzurro. Ad ogni modo, comprensibile la soddisfazione del giocatore, che dal ritiro di Coverciano ha parlato della sua prima convocazione: “Io e Balotelli insieme siamo un gran bel segnale per tutto il Paese“. Per il Paese può darsi, per il nostro calcio mica tanto.
Presidente del Settore Tecnico della Figc. Non male per uno che fino all’altroieri se ne stava rintanato nel suo buen retiro, lontano da tutti e da tutti. Dal suo addio al calcio, avvenuto nel 2004, Roberto Baggio non aveva voluto aver nulla a che fare con quello sport che lo ha reso così famoso. C’era stato un flirt con l’Inter, presumo, paradossalmente la squadra nella quale ha inciso meno in carriera (ma Moratti è capace di far
diventare un simbolo dell’Inter anche Figo… niente di strano), ma nulla di più. Però Baggio è di tutti, è il campione più nazionalpopolare che l’Italia abbia mai avuto: logico che il suo posto sia in azzurro. “Sogno che il calcio italiano possa tornare ad avere talenti importantissimi. Ma occorre credere nei giovani perché sono il futuro, bisogna dare tutto quello che abbiamo dentro per farli crescere bene”. Questo ha detto al Tg1, e non gli si può dare torto. Non c’è nessuna formula magica: bisogna puntare sui giovani perchè i vecchi prima o poi smettono. Sta nella natura delle cose, anche in quella della vita. In realtà nel calcio si punta sui giovani, solo che non sempre questi giovani sono meglio degli “anziani” che hanno davanti. Se il talento c’è bene, sennò amen. Se fossero tutti come Baggio i giovani giocherebbero sempre in prima squadra.
Tempo di vestiti nuovi in casa romanista. Ieri nei vari Roma Store della capitale, i giocatori hanno posato come modelli per presentare a stampa e tifosi le nuove divise. Totti, Menez, Brighi e Casseti erano in in centro città, a Piazza Colonna; Vucinic, Fabio Simplicio e Andreolli decisamente più fuori, a Centocelle; Adriano, Julio Sergio, Riise e Rosi sulla via Appia. Vabbè, la prima maglia è in pratica uguale a quella
dell’anno scorso: in fondo, la Roma ha la maglia rossa con i bordi gialli, non è che si possa fare grandi voli con la fantasia. La seconda è presentabile, la terza è una maglia da calcetto. Io sono per le cose buone di una volta, almeno nel calcio: ho come l’impressione che per cercare sempre la novità, si stia rovinando quello che c’è di più sacro nel pallone, ovvero la maglia. Oltre al pallone stesso, Jabulani docet. Le maglie della Juve fanno storcere il naso, ad esempio, perchè sono decenti solo se viste da lontano, con quelle zigrinature. In più, quest’anno calzoncini e calzettoni saranno neri, scelta che mi riporta ad anni belli e zidaneschi, ma li preferirei bianchi. Oscena la divisa di riserva, così come quella dell’Inter, con il biscione, buona per andare a ballare nei posti tamarri. Spiacevole, tornando alla Juve, l’uso dei numeri gialli, così come erano davvero brutti quelli dorati al Milan, e alla Fiorentina, soprattutto. Bianco su viola, non sarebbe più semplice? Comunque, le nuove maglie sono in generale sempre più brutte, con la pancia di Adriano sotto ancora di più.
Ha vinto la Spagna, ed è giusto così. Sarebbe stata giusta anche la vittoria dell’Olanda, però. Al termine di un Mondiale tecnicamente scadente si sono piazzate sul podio le tre squadre che hanno meritato di più. La Spagna ha trionfato facendo il grande passo dopo l’Europeo di due anni fa. Lo ha fatto con il suo tipico possesso palla, sfruttando al meglio la capacità di una generazione che ha nella capacità tecnica la sua forza, ed anche il suo punto debole, a volte. In finale ha dato l’impressione di voler entrare in porta con la
palla e per questo ha rischiato. Perchè Robben poteva farle molto male, ma l’olandese capace di inventare tiri impossibili ha sbagliato le occasioni più facili. Onore all’Olanda, comunque: non bella come in passato, ma concreta come poche altre volte. E poi applausi anche alla Germania, così diversa da quella a cui eravamo abituati: più giovane, multietnica, dal gioco a tratti spumeggianti. Non sarà un Mondiale da ricordare, dicevo. Sarà stata un’impressione, ma anche i festeggiamenti finali sono stati in tono minore, nonostante la Spagna fosse alla prima vittoria: saremo stati un po’ tamarri, forse, tra tagli di capelli, cappelli tricolori e la coppa alzata su un tavolino. Però mi è sembrato tutto più bello, o forse me lo sto solo ricordando così.
Marcello Lippi va via dalla Nazionale e in azzurro torna Roberto Baggio: i due non si sono mai presi e l’avvicendamento di questi giorni rimanda a vecchie frizioni. Ovviamente il Divin Codino non tornerà in Nazionale per giocare, cosa che farebbe molto comodo, ma per ricoprire la carica di presidente del Comitato tecnico della Figc: il Pallone d’oro ‘93 vuole “offrire il proprio contributo e l’esperienza acquisita in più di 22
anni di calcio giocato“. Queste le parole del suo procuratore Petrone. Eh sì, perchè Baggio ha ancora un procuratore, ma non so perchè. Ancora nulla di ufficiale, sia chiaro, ma Baggio ha già dato la sua disponibilità al presidente dell’Associazione italiana allenatori, Renzo Ulivieri. Questo perché, secondo lo Statuto, il presidente del settore tecnico viene nominato dal presidente federale d’intesa col presidente dell’Assoallenatori. “E’ certamente un incarico che potrebbe rispondere al desiderio di partecipazione che Roberto Baggio desidera offrire al calcio italiano e alla Federazione“. Quindi, manca solo la firma di Baggio, che oltre ad essere l’ambasciatore del nostro calcio all’estero dovrebbe anche dare una mano con i settori giovanili. In pratica, si tratta della classica operazione-simpatia: via l’antipatico Lippi, dentro il suo grande nemico, un idolo nazionalpopolare che farà un ruolo a caso. Classico del nostro calcio: utilissimo per esempio Paolo Maldini, fondamentale nella corsa a Euro 2016.
Meglio averlo in porta piuttosto che contro, quello sì. Ma Buffon ormai è in fase calante, e lo è da tempo. Dispiace, ma d’altra parte stiamo parlando di un giocatore che è sulla scena dalla metà degli anni Novanta, di quello che per anni è stato considerato all’unanimità il miglior portiere del globo. Adesso, dopo tanti problemi, prova a tornare quello di prima, e per farlo ha aspettato di dover alzare bandiera bianca nella
competizione che nessuno abbandonerebbe di spontanea volontà, il Mondiale. L’operazione che ha affrontato consisteva nell’asportazione di un’ernia del disco lombo-sacrale. 15 giorni di riposo assoluto, poi la riabilitazione. Il rientro in campo è previsto dopo tre mesi, quindi prendendola con calma, in pratica dopo la sosta natalizia. Al suo posto, la Juve ha preso Storari, che per età e curriculum ha pagato piuttosto caro. Basterà per non farlo rimpiangere? Non so, la cosa certa è che, allargando in discorso, tutta l’Italia avrebbe bisogno di un nuovo Buffon, ma che all’orizzonte non ce ne sono. Vada per Storari: deve essere solo un degno sostituto. Ma l’Inter parla brasiliano, la Roma idem, il Milan è indeciso tra Abbiati ed Amelia, a Firenze c’è Frey, De Sanctis è un buon portiere in là con gli anni, l’unica vera speranza si chiama Sirigu, ma si dovrà confermare… Dopo Buffon, c’è Marchetti, troppo poco per una scuola che un tempo, dietro Zenga, faceva stare in panchina Tacconi, e che per un decennio si era divisa tra Zoff e Albertosi.
Oggi rinasce l’Italia (calcisticamente parlando). Dalle ceneri della disfatta targata Lippi-bis passiamo all’era di Prandelli, allenatore che nonha mai vinto nulla in carriera con una squadra di club e che proverà a farlo con la squadra di tutti. Si è appena insediato, eppure già si fanno i nomi di quelli che verranno chiamati dal nuovo ct. Può darsi che la prima Italia di Prandelli sarà meglio dell’ultima di Lippi. Scontato per m
olti, in realtà non è esattamente così: l’ex ct poteva portare Cassano, ma sarebbe cambiato poco. La Nazionale di Prandelli potrà essere migliore per il fatto che i giovani che erano al Mondiale faranno esperienza e che ne verranno fuori altri, però al tempo stesso chi rimarrà avrà altri anni ed acciacchi in più. In generale, un problema c’è già in porta, perchè in Italia non c’è un altro Buffon. Dietro, già vestono idealmente l’azzurro Ranocchia e Santon, talenti che hanno alle spalle mezzo campionato di A, e De Silvestri, promessa da ormai quattro anni, per dire. Nel mezzo, in rampa di lancia Poli, ma se Pirlo sta bene giocherà lui. In attacco, spazio a Cassano, che però l’anno scorso ha fatto panchina nella Samp, a Balotelli, che il giorno prima della maturità va a sparare per Milano con la sciacciacani, e a Rossi, che a fatica va in doppia cifra nella Liga. Si poteva fare meglio, ma come diceva Lippi, di fenomeni a casa non ne aveva lasciati. Magari diventeranno tali, ma per ora andiamoci piano. La vera speranza è che l’Inter faccia giocare i giovani italiani che ha e che ne comprino altri il Milan, la Juventus e la Roma. Perchè solo giocando in certe squadre e disputando partite ad alti livelli si matura davvero.
Uno su due non è male. Parlo del mio pronostico… Dunque, una tra Uruguay e Ghana andrà in semifinale: se succedesse agli africani sarebbe qualcosa di storico, se ci riuscisse la Celeste sarebbe lo stesso un’impresa, visto che i giorni di gloria uruguayano sono, diciamo così, piuttosto datati. Quel francobollo di terra incastrato tra Argentina e Brasile ha prodotto negli anni tantissimi buoni giocatori, ma le vere vittorie risalgono al bianco e nero, ai tempi del Maracanazo. Guarda caso, in semifinale, se ci arrivasse, l’Uruguay potrebbe
incrociare il Brasile, che con ogni probabilità, però, dovrebbe prima superare l’Olanda, una nazionale che sarebbe anche ora lo vincesse, il Mondiale. Comunque, oggi non tocca a loro. Oggi è il giorno della sfida più importante degli ottavi, quella tra Inghilterra e Germania. Il calcio è uno sport che si gioca in undici contro undici e dove alla fine vincono i tedeschi, almeno secondo Lineker, uno che farebbe comodo a Capello lassù in coppia con Rooney. Comunque vada, il Mondiale perderà una dele sue protagoniste storiche”. Stasera, poi, altra esibizione dell’Argentina, squadra infarcita di campioni e dall’attacco mostruoso. Sulla sua strada c’è il Messico, formazione in grado di creare qualche problema, vista la velocità dei suoi giocatori. Il Mondiale entra sempre più nel vivo, e noi siamo già fuori. Tristezza. Ah ultima cosa: complimenti a chi non ha comprato Suarez prima che iniziasse Sudafrica 2010.
C’era una volta una squadra che aveva il miglior portiere del mondo, un difensore centrale insuperabile, due terzini che mangiavano le fasce, un mediano che catturava centinaia di palloni, un regista in grado di inventare gioco in ogni occasione e un centravanti che per buttarlo giù lo dovevi prendere a spallate, se ci riuscivi. Quella squadra regalò alla nazione una gioia immensa. Si muoveva come un blocco unico ed in un mese intero subì solo due gol. In quel gruppo, poi, segnavano tutti. Quella squadra oggi
non c’è più. C’è chi ha abbandonato quella maglia, c’è chi è invecchiato, c’è chi si è perso per strada. Chi è venuto dopo ha avuto più paura, ha avuto le gambe deboli, o per timore o per fatica. Non ci sono più stati gli occhi della tigre, non correva più nessuno, e se succedeva, erano corse a vuoto. Fermi, in attesa che qualcosa succedesse, e disattenti, anche nelle occasioni in cui in controllo della situazione sembrava più facile. L’uomo che li metteva in campo, poi, sembrava avere sempre le idee troppo confuse, quando pochi anni prima riusciva ad azzeccare ogni mossa. Andavano sempre in svantaggio, quelli nuovi. A volte recuperavano, ma non riuscivano mai a vincere: eppure, erano più forti di quelli che avevano davanti. Sembravano tirar fuori energie nascoste, ma solo quando ormai era troppo tardi. Gettarono al vento facili occasioni, e così arrivarono ultimi. Tornarono a casa, a capo chino, consapevoli di non aver onorato quei colori che portavano addosso.
La Germania non brilla, il Ghana nemmeno e dunque come primi passano i tedeschi che, forse, ne avrebbero anche fatto a meno. Passi come primo e rimani fregato. Eh sì, perchè il tabellone adesso prevedere un ottavo di lusso tra Inghilterra e Germania. Affascinante, non c’è che dire: dovessi azzardare un pronostico, proprio io che non ne azzecco mai uno, punterei sui tedeschi. Se non altro, hanno dimostrato di avere un gioco, cosa che gli inglesi ancora non hanno fatto. Forse lo fanno di proposito, per tenere un basso profilo, ma dubito.
Capello, comunque, è riuscito a centrare l’obiettivo minimo dopo aver sudato freddo, anche se i sudditi della regina si aspettano il colpo grosso. Sarà dura, ma un po’ faccio il tifo per loro. L’altro ottavo deciso oggi sarà quello tra Ghana e Stati Uniti: chi passerà, avrà davvero fatto qualcosa di storico. Oltreoceano stanno iniziando ad apprezzare questo sport bislacco che è amato ovunque, anche se per loro rimarrà, giustamente, soccer anzichè football. Donovan e soci sono una squadra fisica, cosa che si può decisamente dire anche dei ghanesi, unica squadra africana rimasta ancora in corsa. Nonostante evidenti limiti tecnici, possono sognare di entrare tra le migliori otto del mondo. In fondo, un intero continente farà un po’ il tifo per loro.
