A volte sembra che tutto porti verso una durezione e poi, invece, non succede nulla. Prendiamo Wesley Sneijder: un brillante inizio di carriera all’Ajax, poi due anni fa l’approdo al Real Madrid, dove disputa un primo anno strepitoso, per frenare poi nel secondo, complice un infortunio al ginocchio. Questa estate, a causa del mercato “pereziano”, diventa l’agnello sacrificale e su di lui si butta l’Inter. Ma lui nicchia: vorrebbe rimanere a Madrid e giocarsi le sue carte. In fondo, si tratta di un centrocampista duttile, brevilineo e perciò rapido e dotato della “bomba” dalla distanza, ed è ancora giovane. Niente da fare: intanto gli dicono che se ne deve andare,
poi gli tolgono le chiavi dell’armadietto, infine assegnano il suo numero 10 a Lassana Diarra (roba da strappare l’abbonamento al Real, se fossi stato un loro tifoso). Oltre al danno, insomma, la beffa. Ma lui, proprio, di andare all’Inter non ne vuole sapere, anche se, a quanto pare, a Milano arriverebbe anche a guadagnare di più, con tanto di posto da titolare assicurato. Ma non c’è mobbing che tenga, è a Madrid che vuole rimanere. Gli starà antipatico Mourinho, evidentemente. E allora? Allora il portoghese continua a volere un trequartista e si sta avvicinando sempre di più Julio Baptista, uno che, a dirla tutta, aveva iniziato da mediano, a Siviglia si era imposto come centravanti e che, nelle stagioni successive tra Real Madrid, Arsena e Roma non ha particolarmente brillato, dichiarandosi nel frattempo trequartista, nonostante il fisico da mediano, sì, ma di mischia. Fatto sta che, a questo punto, Sneijder è lontano e La Bestia molto vicina, anche se, tra i due, non avrei avuto dubbi. Più di così, per mandarlo via, cosa potevano fare a Madrid?
“Sono molto grato al Milan. Se oggi sono riconosciuto come un giocatore internazionale lo devo al Milan, insieme alla nazionale brasiliana. Mi spiace per quello che è successo, ma questo sarà il mio futuro. Spero che il Milan possa fare tante cose con Leonardo, cui mando un grosso ‘in bocca al lupo’… Florentino Perez va capito: è una questione di politica sportiva. Certo, l’acquisto di Cristiano Ronaldo ha sorpreso anche me perché è avvenuto tutto molto in fretta. Ma una grande squadra ha bisogno di giocatori che
possano risolvere da soli una partita, e Cristiano Ronaldo è quel tipo di calciatore… Spero che Dunga abbia ragione e che io torni ad essere il miglior calciatore del mondo. Per riuscirci devo ricominciare a vincere, e vorrei iniziare da qui: i riconoscimenti individuali arrivano sempre grazie alle conquiste collettive”. Questo, più meno, ciò che ha detto Kakà dal ritiro della Selecao. Ormai un giocatore del Real Madrid, e sembra davvero entusiasta della sua nuova avventura calcistica. Nel frattempo il Milan, per dimenticarlo, cerca di reinventarsi: nessun sostituto, ma importanti variazioni allo spartito degli ultimi anni. Preso Cissokho, i rossoneri puntano sempre Mexes e continuano il corteggiamento a Dzeko. Insomma: solidità difensiva, spinta sulle fasce e gioco aereo… tutti elementi che al Milan sono mancati negli anni di Kakà. D’altra parte un altro come lui non c’è, tanto vale cambiare tutto. E considerando che anche Pirlo e Gattuso potrebbero cambiare aria, il cambiamento potrebbe essere davvero epocale.
Il trasferimento al Real Madrid di Cristiano Ronaldo è praticamente ufficiale. Kakà-Ronaldo nel giro di pochi giorni: nemmeno il più sognatore dei tifosi madridisti se lo sarebbe augurato. Al Manchester United vanno qualcosa come 93 milioni di euro e così è stato abbattuto il record del trasferimento più costoso della storia del calcio, che apparteneva all’affare Zidane, anno 2001. Come quando si ha la “sfortuna” di
morire nel giorno in cui passa a miglior vita qualcuno più famoso di te, il passaggio di Kakà al Real passa quasi in secondo piano. Insomma, a questo punto questo Real Madrid può essere più Galactico di quando lo era per ammissione del suo presidente, guarda caso lo stesso di adesso, cioè Perez. Certo, non è ammassando campioni su campioni che si vince, ma una mano la danno sempre: il Barcelona spettacolare di questa stagione aveva sì Messi-Eto’o ed Henry di punta, e senza di loro non avrebbe fatto scorpacciata di trofei, ma dietro aveva un centrocampo tecnico e ruvido allo stesso tempo e anche una difesa solida. Il Real Madrid che sta disegnando Perez e che sarà Pellegrini a mettere in campo credo giocherà con il 4-3-3: Kakà e C.Ronaldo, due che partendo da lontano sono devastanti, sosterranno un’unica punta, che adesso sarebbe Huntelaar, che potrebbe essere Villa, che a questo punto potrei essere anche io… Più difficile ipotizzare un 4-4-2 elastico, in pratica un 4-2-3-1 con Ronaldo e per esempio Robben larghi e con Kakà dietro una punta di peso. In ogni caso, si prevedono tempi duri per i mediani del Real. Ah, che mediani? Per adesso c’è il solo Diarra, ma già gira il nome di Xabi Alonso. A questo punto, se anche Ibrahimovic prenderà la strada della Spagna, Real Madrid-Barcelona può diventare una partita assurda.
Kakà e Ibrahimovic. Il calcio italiano rischia di perdere in un colpo solo due pezzi da novanta. Ma si sa, il ci sono società che devono tener conto dei bilanci, ed a volte bisogna, anche se tifosi, mettersi il cuore in pace. Lo so bene, e mi ricordo l’estate del 2001 in cui la Juventus vendette Zidane al Real Madrid. Per la Vecchia Signora quella fu un’estate caldissima: via Zidane, Inzaghi e Van der Sar, dentro Buffon, Thuram, Nedved e Sa
las. Solo per citare i grossi calibri. In quel caso la Juve spese più di quanto incassò, cosa che, a rigor di logica, non potrà fare il Milan, se ha venduto Kakà per questioni di bilancio… In ogni caso il brasiliano è insostituibile, ma non vuol dire che al suo posto non arrivi qualcuno in grado di farlo dimenticare. In giro non ci sono altri Kakà: unico nel suo genere, forse si troverà ancor di più a suo agio tra le larghe maglie delle difese spagnole. In ogni caso il Milan ha già in rosa il nuovo potenziale fuoriclasse verdeoro, cioè Pato. Dai piani alti spingono per il rilancio di Ronaldinho, ai margini in questo primo anno rossonero: ma per sopportare e supportare la sua scarsa attitudine al sacrificio ci vorrebbe un centrocampo di mastini. Gira la voce-Adebayor, ideale complemento di Pato, ma basterà a far rimanere il Milan competitivo? Tra l’affare Kakà e la cessione di Gourcuff la società avrà tra le mani quasi 80 milioni, di cui ne potrà spendere la metà. Con Adebayor se ne andrebbero quasi tutti e sinceramente non so se li merita. A questo giro Galliani e Braida non si possono permettere altri Jose Mari, Javi Moreno o Ricardo Oliveira.
Un vero peccato per il calcio italiano il fatto che Kakà, stavolta, se ne andrà davvero. Questo non farà che aumentare ancora il distacco tra la Serie A e i due campionati che adesso ci sono superiori per giro d’affari, spettatori e risultati sportivi, cioè Premier League e Liga. Insomma, per i tifosi del Milan purtroppo gli arabi rimangono un miraggio: di soldi ce ne sono sempre meno, Berlusconi lo sa, Galliani idem, il Real pagherà m
olto Kakà (sui 10 milioni annui più vari benefit) e la società rossonera incasserà una cifra vicina ai 70 milioni. Reinvestiti sul mercato, certo, permetterebbero di comprare due o tre elementi di sicuro valore, anche se sarà difficile dimenticare Kakà, uno che senza dubbio è nella top 5 dei giocatori d’attacco di tutto il mondo. Chi sarebbero gli altri quattro? Messi, C.Ronaldo, Ibrahimovic e uno a piacere tra Torres, Eto’o, Ribery, Benzema o chi per loro. Il fuoriclasse di Brasilia è insostituibile e il nuovo Milan dovrà dunque lavorare di fantasia. A questo punto non capisco come i rossoneri si siano potuti far scappare Gourcouff, che avrebbe fatto comodo… Il nuovo Milan brasiliano di Leonardo, ironia della sorte, partirà senza il verdeoro più rappresentativo. Una doppia delusione per i tifosi: quel giocatore che hanno amato e che a gennaio sventolava la sua maglia dalla finestra di casa, mandando baci e battendosi il petto, era rimasto a Milano solo perchè non gli interessava andare al Manchester City. Ma d’altra parte anche i giocatori sono uomini e dopo sei anni è forse normale voler cambiare, soprattutto se il tuo datore di lavoro ti coprirà d’oro e di nome fa Real Madrid. Un saluto a Kakà e un “in bocca al lupo” al Milan, ne avrà bisogno.
Non è stata una bella partita: da due protagoniste del genere era lecito aspettarsi qualcosa in più. Però era una finale ed è normale che lo spettacolo sia stato sacrificato a favore della disciplina tattica. Il gol di Eto’o dopo dieci minuti poteva però far pensare ad una reazione veemente del Manchester United, che invece è stato per tutta la partita inferiore al Barcelona. Non ha brillato nemmeno Cristiano Ronaldo, Pallone d’Oro in carica, che nella serata di Roma ha idealmente consegnato il titolo a Messi, già suo erede ann
unciato ed autore della rete che ha chiuso la gara. Peraltro con un colpo di testa splendido, da centravanti vero e non, in teoria, nelle corde di chi deve la sua fortuna ad un mancino maradoniano. Era la finale più attesa, e forse è giusto che se la siano aggiudicata i catalani: più belli, più tecnici, più spettacolari. Le due squadre, in realtà, praticano un calcio simile, fatto di possesso palla, velocità e gioco a terra in cui il lancio lungo è sempre l’ultima delle soluzioni. Più tecnico il Barcelona, più “operaio” lo United: forse non è un caso che, per larghi tratti di gara, le due squadre si siano annullate. I Red Devils, però, hanno pagato il fatto di non avere, tra le loro mille risorse, un centravanti di spessore, un rapace: non a caso il match per i blaugrana si è messo subito in discesa grazie ad una zampata di Eto’o. Dunque, l’esordiente Guardiola in questa stagione ha portato in Catalogna Liga e Champions League, ma è anche vero che, appena presa la patente, ha potuto subito guidare una fuoriserie. Ma non si adagi sugli allori: da quel vecchietto che sedeva sull’altra panchina all’Olimpico, beh, c’è sempre da imparare.
Inter, Juventus e Milan vedono tre loro assi in mezzo a voci di mercato. Ibrahimovic, dopo i gestacci al pubblico e il conseguente tentativo di smorzare i toni, sembra sempre più attratto dal Real Madrid. Ha parlato anche il suo procuratore, che ha esaltato il bel gioco del Milan e della Roma che fu, viatico, a suo dire, di campagne europee finalmente vittoriose. Forse andrebbe ricordato a Ibra che il Real, ora come ora, sta attraversando un periodo non eccezionale, ma quantomeno
va dato atto allo svedese di usare scuse inverosimili come fece, a suo tempo, Zidane. E Kakà? Quasi sedotto dal Manchester City, ovviamente vivrà un’altra estate da corteggiato speciale. E c’è di mezzo il solito Real: Perez vuole portare in dote uno tra Ibrahimovic, Kakà e Cristiano Ronaldo… Buffon può realmente andare via dalla Juventus? Sì, il prezzo è più o meno fisaato e si aggira sui 30 milioni, forse meno (il suo procuratore dice addirittura che per 20 può partire). In ogni caso, se lo possono permettere in pochi e nemmeno a farlo apposta, tra le squadre con contante ce ne sono due che potrebbero essere interessate: si tratta del Barcelona e del Manchester United. Valdes non ha appeal e, oggettivamente, è l’anello debole del Dream Team di Guardiola, Van Der Sar invece è ormai agli sgoccioli di una fortunata (tranne che alla Juve, dove curiosamente Buffon fu suo erede) e lunga carriera. Oltretutto, si tratta di due squadroni che non necessitano di molti acquisti, anzi, quindi potrebbero tranquillamente spendere una cifra importante per il portiere bianconero.
Il Manchester United è pronto a blindare Federico Macheda. Secondo la stampa inglese il 17enne attaccante italiano la prossima estate firmerà un nuovo accordo con i Red Devils da 500.000 euro. Attualmente Macheda guadagna circa 1.500 euro al mese più un bonus da 2.000 euro per ogni presenza in Premier League. Ferguson, uno che se ne intende e che non ha paura a lanciare i giovani, scommette su di lui: “Ha qualcosa
di speciale. Ho parlato con la sua famiglia e sono sicuro che manterrà i piedi per terra. Possiede quell’istinto, quella prontezza che devono avere gli attaccanti“. Insomma, un altro esempio di giovane calciatore italiano che, per far fortuna, sceglie di emigrare all’estero. C’è chi sfonda, come Gattuso e Rossi, ma in tanti, è bene dirlo, o tornano presto in patria o fanno carriere normalissime, se non al di sotto delle attese. Mi viene in mente Lupoli, emigrato insieme a Rossi (ma all’Arsenal), ma è solo un esempio. C’è chi, ovviamente, grida sempre allo scandalo, allo “scippo”. E’ bene dire, intanto, che non solo dall’Italia i giovani vanno in Inghilterra, ma anche dalla Spagna…vi dice niente Fabregas? Ma, soprattutto, è una cosa che fanno anche le nostre società, magari facendo “razzia” in paesi meno avanzati, dal punto di vista calcistico e non. Bastava vedere le partite del recente Viareggio per rendersene conto: nelle giovanili, ormai, ci sono quasi più stranieri che italiani. E allora, basta moralismi. In fondo, Macheda adesso trova spazio nel Manchester United, alla Lazio, forse, avrebbe debuttato nel 2012.
