La partita del girone

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

Oh, finalmente rieccoci, dopo un girone, alla partita più importante. Almeno del mio campionato. Ovviamente sto parlando di Juventus-Inter: più di un semplice incontro di calcio, più o meno uno scontro tra ideologie, una sorta di guerra santa del pallone. Un girone fa la partita di Milano dette fiducia ai bianconeri, che avevano iniziato maluccio il campionato e che riuscirono ad uscire indenni dal Meazza. Adesso potrebbe accadere la stessa cosa: per adesso il 2011 della Juve è stato deludente, una vittoria contro i rivali storici darebbe, oltre a tre punti pesanti, una spinta al morale non indifferente. Non c’è niente in palio, anche quest’anno il Derby d’Italia non decide nulla: le due squadre che scenderanno in campo corrono per obiettivi diversi ed appena due mesi fa questo non era scontato. Poi la Juve è scoppiata e l’Inter ha mandato via Benitez. Entrambe le squadre hanno avuto problemi a causa dei numerosi infortuni: adesso le infermerie si sono svuotate e i tecnici possono lavorare al meglio delle loro possibilità. Leonardo, tra l’altro, ha uno spogliatoio che lo segue, a differenza di ciò che era successo con Benitez. Delneri, invece, anche con mezza squadra fuori non si è mai smosso dal suo 4-4-2, anche quando non aveva uomini adatti. Chissà che non si inventi qualcosa adesso: intanto mette in campo il doppio centravanti. Basterà questo per fare male all’Inter? Chissà, tra poco più di un giorno lo scopriremo. Come dite? Da adesso a Juve-Inter ci sono altre nove partite di campionato? Questo lo dite voi.

In his shoes

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Questo mercato di gennaio non fa che intristirmi. Vedere l’Inter che si porta a casa Pazzini è stato un colpo al cuore: non che il mio conterraneo sia un fenomeno, però tra i possibili attacacnti accostati alla Juventus era quello che mi piaceva di più. Pazienza. Qua il divario con le prime aumenterà sempre di più, facciamocene una ragione. Però basta parlare di Juve: parliamo di Inter. Giusto prendere Pazzini: dietro Eto’o e Milito (che era da vendere in estate) non c’era nessuno. Ma, piuttosto, mettetevi nei panni di Benitez. Ok, vi starebbero un po’ larghi, ma mettetevici lo stesso. Davvero, preso in giro da Moratti, che lo ha ben stipendiato, va detto, ma che non gli ha comprato nessuno e che invece lo fa adesso con Leonardo. Voglio dire, avere Pazzini e Ranocchia in più non sarebbe stato certo male per Benitez, a cui è toccato anche dover dare minuti ad un Coutinho oggettivamente impresentabile, ancora, per il nostro calcio. Nei panni di Benitez, o nelle sue scarpe, come dicono a Liverpool, ci si sentirebbe un po’ presi per i fondelli: i soldi c’erano, ma il capo non li voleva scucire. Noi bianconeri, invece, siamo tranquilli: con Branescu, Sorensen, Magnusson e Piazon nel 2020 vinciamo tutto. E poi, ora che l’Inter ci ha fregato Pazzini, ripiegheremo su Rooney. Pazienza.

Percorso netto per Leo

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C’era un tempo in cui comparivano allenatori che rivoluzionavano il calcio. Ma ormai, nel 2011, tutto è stato fatto e la categoria, con ogni probabilità si è estinta. Rimangono quelli che migliorano le loro squadre, quelli che svolgono il compitino e quelli che peggiorano le cose. Ecco, Benitez nella sua esperienza interista è appartenuto al terzo gruppo. Non c’è dubbio che Moratti lo abbia spinto in quella direzione, ma anche lo spagnolo non è esente da colpe. Se ne farà una ragione, immagino, o forse se l’è già fatta. Sarebbe bastato rimanere nel limbo del compitino, ma non c’è riuscito. Sarebbe bastato proseguire il lavoro di Mourinho ma lo spogliatoio non l’ha mai seguito, cosa che non sta accadendo con il suo successore Leonardo. Da quando c’è lui i nerazzurri non hanno sbagliato un colpo: ad impressionare positivamente è soprattutto la quantità di reti segnate. Dopo le reti del centrocampo, ieri sera sono andati a segno i terminali offensivi Eto’o e Milito, che nell’ultimo periodo latitavano. Per ora, Leonardo si può collocare nel gruppo intermedio. Il tempo dirà se la ripresa dell’Inter è dovuta a lui o al semplice fatto che alla nave che stava andando alla deriva bastava cambiare il timoniere. Il Milan non è irraggiungibile, soprattutto considerando le due partite da recuperare: sei punti un po’ più che virtuali. Insomma, se l’Inter si ricompatta sul serio, mantenere la testa non sarà facile per chi adesso comanda la classifica. L’anti- Milan, insomma, sono già i nerazzurri. E chissà che, presto, non diventi il Milan l’anti-Inter.

Strassera mi butto

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E’ proprio l’anno del Milan: senza Ibra non è la stessa cosa, soffre, il Cagliari “rischia” di passare cogliendo un palo, poi a risolvere la partita ci pensa Strasser. Che, tra l’altro, è un “figlioccio” di Kallon, ex interista. Proprio lui, Strasser, che in un allenamento fu preso scherzosamente (oppure no?) a calci da Ibra, ha tolto le castagne dal fuoco quando Ibra non c’era. Lo zampino nel gol ce lo mette Cassano, che lo pesca solo al limite dell’area, solo e un po’ in fuorigioco, va detto. Ma anche questo fa pensare che sia l’anno del Milan: tutto torna. Chissà se l’Inter riuscirà a recuperare terreno e a riproporsi come candidata allo scudetto: di sicuro la squadra vista ieri sera potrebbe farcela. Attacco ancora stitico, ed ecco che le reti arrivano dal centrocampo, anche grazie ad un Thiago Motta versione goleador di razza. Due partite in meno, sei punti virtuali: gli ostacoli si chiameranno Fiorentina (senza Mutu) e Cesena (con Mutu si dice, pazzesco). Per il Napoli era la prova della maturità, ma se al Meazza l’impresa era oggettivamente proibitiva, tra due giorni si presenterà subito l’occasione di rifarsi contro la Juventus. Per i bianconeri e per gli uomini di Mazzarri l’ultima dell’andata sa di crocevia della stagione, ma sembra impossibile che dalle due esca una seria candidata al tricolore. Lo scudetto non volerà via da Milano, tranne clamorose sorprese.

Se ne vanno sempre i migliori

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Che al Milan conoscano il potere della comunicazione non è un mistero e soprattutto non è una sorpresa, vista la proprietà. Il calciomercato stenta a decollare, anzi, va proprio male? Niente paura: Galliani vola in pompa magna in Spagna per fare shopping e non ne fa mistero: la stampa subito inizia a sbrodolare ricordando tutte le volte in cui il Milan aveva fatto spesa in terra iberica. Incredibilmente, un articolo che lessi ai tempi dell’acquisto di Ibrahimovic non faceva che esaltare gli acquisti “spagnoli” di Galliani. Omessi Josè Mari, Javi Moreno e Redondo, Ricardo Oliveira fu citato perchè tutto sommato troppo recente, e Rivaldo fu catalogato come “grande colpo”. C’è stato poi lo slogan “Il Milan ai milanisti”. Peccato per l’ingaggio di Allegri… ma c’è subito il cavillo di un’apparizione non ufficiale. In una società in cui Rivera non c’è, Baresi è rimasto in ruoli di non primissimo piano e Maldini non trova posto, Leonardo era riuscito ad ergersi a bandiera rossonera. Ronaldinho, poi: nelle sue prime (e quasi ultime) stagioni nel Milan il suo rendimento era stato più volte esaltato. Tanti assist, ok, qualche gol, ma il rendimento era stato complessivamente altalenante. Non penso di esagerare se dico che il Ronaldinho del Milan era il 30% di quello del Barcelona. Eppure sembrava intoccabile, l’uomo attorno al quale costruire la squadra, quello che poteva farla vincere di nuovo. E c’era chi lo riteneva il più grande rossonero di sempre. Appena sei mesi dopo, il brasiliano (triste, adesso) se ne torna in patria con molta mestizia, in silenzio, quando ancora la gente sta smaltendo i bagordi di San Silvestro, e lo fa dopo aver visto il campo con il binocolo, sostituito da Cassano. Come a dire: state a vedere come salviamo l’uomo d’oro del calcio italiano. Grande mossa. Occhio, non sto mica dicendo che fanno male, eh.

Se non vedo non credo

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C’era un tempo in cui Inter e Milan si scambiavano giocatori per amabili motivi economici. Le plusvalenze fioccavano e di ragioni tecniche non ce n’erano, anche se qualche volta capitava che una squadra (il Milan) rifilasse il pacco all’altra (l’Inter). Gli anni passano, le abitudini cambiano, almeno a livello di prima squadra. Sotto, qualcosa si muove ancora. Fatto sta che oggi le due società sembrano scambiarsi i giocatori, solo che prima li fanno passare per altri lidi. Sembrerebbe proprio così, se sono vere le ultime voci che vorrebbero i nerazzurri interessati a Kakà, dopo che in estate il Milan aveva fatto rientrare in Italia Ibrahimovic dopo il non troppo felice passaggio al Barcelona. Fantamercato? Chissà. Dopo il sempre più probabile ingaggio come allenatore di Leonardo tutto è possibile. L’affare sull’asse Milano-Madrid, infatti, sarebbe stato avviato su suo input. Lui, brasiliano, vorrebbe, si dice, allenare Kakà, che non ha avuto a disposizione nell’unico anno trascorso sulla panchina del Milan. La chiave per mandare in porto la trattativa c’è, l’Inter ce l’ha in casa e si chiama Maicon. Mi trovo d’accordo con San Tommaso: se non vedo non credo. Nè per Leonardo, finchè non è ufficiale, nè per Kakà. L’uomo che affacciato alla finestra giurava eterno amore al Milan sventolando e baciando la maglia a favore di tifoso (e telecamera), proprio lui. Che tristezza se si vestisse davvero di nerazzurro. So che si tratta di cose completamente diverse, ma era meglio quando a cambiare casacca erano Helveg, Domoraud, Brncic, Domoraud, Simic e Coco.

Non c’è più con la testa

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Nel post di due giorni fa c’è la prova evidente che io di calcio capisco poco, ma, come diceva qualcuno, francamente me ne infischio e vado avanti. Benitez, a quanto pare, adesso rischia sul serio. Capello, Spalletti, Trapattoni. Simeone, Leonardo, Rijkaard, Zenga: i nomi del suo successore già si sprecano. Tra traghettatori o meno, il tecnico spagnolo sembra avere comunque i giorni contati. Deciderà molto il turno di Champions League, ma a questo punto il fatidico panettone Benitez potrebbe mangiarlo, sì, ma da disoccupato, seppur di lusso. Lo spagnolo non è Mourinho: non è quel sergente di ferro in grado di far correre tutti i campioni come i più umili dei gregari, e sembra aver perso lo spogliatoio. L’Inter, dopo anni di dominio quasi incontrastato, all’improvviso si trova attardata in classifica, a -9 dalla vetta. Come ho già scritto, Benitez avrà sì le sue colpe, ma nel rendimento modesto dell’Inter non possono non contare gli infortuni in serie. In campo ci vanno i giocatori, ma quando si chiamano Coutinho, Biabiany, Obi e Alibec, allora ogni avversario diventa duro da superare. In più, a Verona ha trovato un palo a porta vuota in apertura di partita e un Sorrentino versione Buffon 2006. All’infermeria piena adesso si aggiungerà anche la squalifica di Eto’o, unico uomo in più di questa Inter.  Gambe molli, gioco che non c’è, marcature approssimative e tanta paura di sbagliare con la palla tra i piedi: il futuro prossimo dell’Inter sembra sempre più nero, altro che nerazzurro.

Mai dire mai

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Il segreto di Pulcinella: non è che Leonardo abbia lasciato la panchina del Milan perchè sedotto da sirene brasiliane o perchè si vedeva meglio con altre vesti più “dirigenziali”. No, lo ha fatto per “ragioni di incompatibilità di carattere e di stile con Berlusconi“. Insomma, la grande famiglia rossonera, quella in cui tutti si vogliono bene, forse non è quella che il padrone di casa vuole dipingere. D’altra parte a Berlusconi piace fare la formazione e si è sempre sentito un allenatore mancato: non a caso, sta già provando a farla anche ad Allegri, che già alla prima conferenza stampa era passato, per così dire, in secondo piano. Ed era quella della sua presentazione. Leonardo intanto si guarda in giro: con la squadra che aveva ha raccolto il massimo. A differenza di Ferrara, anche lui messo sulla panchina di una grande a digiuno di esperienza di allenatore, almeno non ha fatto disastri e sogna di poter lavorare in Inghilterra. E all’Inter? Leonardo ha chiosato con il più classico dei “mai dire mai”: prima Inter e Milan si scambiavano brocchi (anche Brocchi, e comunque l’Inter ogni tanto ci metteva dentro uno forte), poi i rossoneri si sono dedicati a vecchie bandiere finite, fino all’approdo di Ibrahimovic al Milan di Ibrahimovic, uno che può fare la differenza. L’Inter potrebbe un giorno vendicarsi con Leonardo e chissà, dicono, che prima ancora non lo faccia con Kakà, proprio per gentile concessione di un ex, Mourinho, che invece al Milan non ci andrà mai, essendo troppo innamorato, ha detto, della famiglia Moratti. Ma vuoi mettere con quella Berlusconi?

Tecnico che vieni, tecnico che vai

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Si è appena chiusa la stagione, almeno per le squadre di club, che già si pensa a chi mettere in sella l’anno prossimo. Giustamente, dico io, perchè non ha senso iniziare il mercato senza sapere chi sarà la guida tecnica. La Juve è a posto (si fa per dire) ed ha scelto Delneri: adesso sarà dura trovare interpreti adatti per il suo modulo. L’Inter, invece, sta salutando già con malinconia ed un pizzico di veleno l’uomo che l’ha riportata in cima all’Europa, il tecnico che ha unito il gruppo con la sindrome dell’accerchiamento, quel Josè Mourinho che, ad appena 47 anni è già uno degli allenatori più vincenti di tutti i tempi e che proverà a rimpolpare il suo palmares con il Real Madrid, dove si aspettano subito la decima Coppa dei Campioni (o Champions League per i moderni, fate voi). Chi al suo posto? Credo davvero Benitez, che ha rifiutato la Juventus anche perchè sapeva di potersi accasare all’Inter. Difficile raggiungere Capello, improbabile Guardiola: il suo calcio mal si adatterebbe alla muscolarità nerazzurra. Tempo di scelte importanti anche al Milan, dove hanno deciso che per allenare basta anche aver fatto una tournée. Creato il precedente, l’erede di Leonardo sarà Allegri. Giovane, bravo, dovrà provare a vincere con una squadra che con ogni probabilità non sarà all’altezza. A Cagliari ha fatto bene, lo attende una prova importante al Milan, che ha forzato le eventuali resistenze di Cellino promettendo di lasciare Astori in Sardegna. Non ci voleva poi molto. Infine, ultima delle panchine bollenti, quella viola. La Fiorentina vedrà andar via Prandelli, che comunque non si muoverà da Firenze, dove si trova Coverciano. Diversi i nomi per la sua successione: io dico Marino.

Poi sono quasi finiti

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Milan ai milanisti. Questo è l’ordine che arriva dall’alto in casa rossonera. Si è subito autoescluso Van Basten, che rappresentava l’ipotesi più suggestiva e romantica: vederlo ancora al Milan sarebbe stata una storia da Libro Cuore, visto che quella maglia ha dovuto abbandonarla troppo presto. Invece, almeno a suo dire, è ancora quella maledetta caviglia ad impedirgli di vestire di nuovo rossonero. In realtà, Van Basten in panchina non ha ancora dimostrato di avere quel talento sopraffino che lo aveva caratterizzato da giocatore. Il Cigno di Utrecht, dunque, non volerà fino a Milanello. Avanti le soluzioni interne? Non proprio. Galli era un serio candidato, ma il suo nome non sembra riscuotere in realtà grande successo: in fondo, finora ha solo allenato le giovanili. Tassotti, che ha studiato da vicino il suo ex compagno Ancelotti, non sarà l’erede di Leonardo e qua il sospetto è che, in realtà, sia lui a non voler compiere il grande passo. Stroppa ex rossonero in calzoncini lo è stato, ma anche la sua candidatura riscuote tiepidi consensi. L’unico che ha dimostrato di saper stare in panchina, Rijkaard, non è mai stato considerato, chissà perchè. Allegri può vantare solo pochi minuti in amichevole da giocatore del Milan: questo sembra non essere un currilum abbastanza degno. IL cerchio si stringe: Costacurta, fallimentare finora da tecnico, ma soprattutto quello che oggi sembra il favorito, ovvero Donadoni. Che già era stato accostato senza motivo alla Sampdoria. Non per dir sempre male dell’ex ct dell’Italia, ma cosa ha fatto per meritarsi questa prestigiosa panchina? Ad ogni modo, presto finiranno gli ex rossoneri in panchina: e allora questa buffonata del Milan ai milanisti avrà fine.