Miniciccioli

Filed under: Calciomercato by: Matteo Innocenti

All’estero hanno fatto mercato con i botti, quelli belli della festa paesana. Da noi no, ma non poteva essere altrimenti: di soldi ce ne sono (relativamente) pochi e di sceicchi nemmeno l’ombra. L’anno scorso andava di moda il prestito con riscatto obbligato o meno. In questa sessione di mercato si sono aggiunti i bonus. Fatto sta che da noi i campioni non arrivano più, casomai se ne vanno: in un mese la Serie A ha perso Eto’o, Sanchez e Pastore. Il Milan ha arricchito la rosa dal punto di vista numerico, ma titolari in grado di fare la differenza non ne ha presi. Niente Mister X, insomma, anche se Aquilani e Nocerino faranno comodo in un centrocampo agée. Il colpo di mercato dell’Inter è stato trattenere Sneijder: sono arrivati Forlan, ottimo attaccante ma di 32 anni, e Zarate, l’incostanza fatta giocatore. La Juventus alla fine il top player non l’ha preso, e non è arrivato il difensore centrale che serviva, in compenso si ritrova con una rosa sconfinata e mal assortita, tra giocatori fuori rosa (Amauri, Iaquinta e Grosso) o indigesti a Conte (Bonucci, Ziegler e Pepe). Interessante la nuova Roma, che nel rush finale ha messo Gago, Kjaer e Pjanic nel motore. C’è un po’ troppa gente per il ruolo di centravanti, vero, ma se Luis Enrique riuscirà a gestire bene la situazione potrebbe venir fuori qualcosa di interessante. Anche se dubito mangerà il panettone. Sul finire di mercato la Lazio non si è mossa, idem l’Udinese, la Fiorentina che pareva in disarmo alla fine ha trattenuto Gilardino e Vargas e lo stesso ha fatto il Genoa delle tante scommesse con Palacio. Diaspora, invece, a Palermo. Tra un po’ si gioca: era l’ora.

Tanto ritiro per nulla

Filed under: Pallonate by: Matteo Innocenti

C’è chi dubita dell’utilità del ritiro precampionato: di sicuro dal punto di vista climatico stare un po’ in altura permette di godere di un po’ più di freschino. Che poi il lavoro fatto lassù abbia effetti scientifici sulla stagione, beh, su questo non ci giurerei nemmeno io. Piuttosto, sono certo che il ritiro serva soprattutto ad una cosa: a prendere confidenza l’uno con l’altro, a fare gruppo, a lavorare tutti insieme su schemi magari nuovi di un allenatore, appunto, nuovo. Ecco, a questo serve davvero il ritiro precampionato, ormai troppo spesso sacrificato sull’altare dei facili incassi fatti in giro per il mondo. Ci si ritrova in montagna, e poi dopo una settimana si parte. E poi magari ci si ritorna. Non ha molto senso ma si fa così da qualche anno. Questo non aiuta a cementare il gruppo e a far entrare nelle teste dei calciatori quello che vuole il mister. In alcuni casi sarebbe proprio necessario lavorare tutti insieme fin dall’inizio. Mi viene in mente il caso della Juventus, reduce da un’annata disatrosa. Nuovo tecnico, Conte, e squadra un po’ tutta da rifare. L’allenatore, tra l’altro, sembra sia un maniaco degli schemi. Eppure, la squadra è a Bardonecchia e ancora non ha a disposizione un’ala sinistra, che dovrebbe essere un po’ uno dei tasselli fondamentali del suo gioco. Dovrebbe essere lì accanto a lui, ad imparare e a prendere appunti (nel cervello). E nemmeno se ne parla, di questa benedetta ala sinistra.

Ancora Zeman

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Succedono cose strane nel mondo del calcio: Mihajlovic spontaneamente dice no all’Inter e comunica ai Della Valle che intende continuare ad allenare la Fiorentina. Non so come l’abbiano presa i vertici viola, presumo male. Fatto sta che adesso per la panchina dell’Inter rimane solo Gasperini. Uno che, diciamocela tutta, non si strapperebbe i capelli se a fine anno venisse allontanato per far posto a Guardiola. Ma rimaniamo al presente: il sogno di vedere Zeman sulla panchina dell’Inter è durato poco, perché lo ha ingaggiato il Pescara. E qua mi viene voglia di parlare di uno die grandi misteri del calcio. Ovvero del perchè Zeman continui a godere di ottima stampa. Davvero non riesco a darmi una spiegazione. Nessuno mette in dubbio la bontà di quello che fece a Foggia e, tutto sommato, anche a Roma, su entrambe le sponde. Ma da lì in poi il tecnico boemo ha raccolto solo fallimenti, o comunque risultati nella norma. Eppure, in virtù di fatti risalenti a venti anni fa, a Pescara hanno fatto festa alla notizia del suo arrivo. Perchè con Zeman si gioca bene, ma se è per questo si gioca bene anche con altri allenatori, e magari si riesce anche a vedere una squadra messa in campo come si deve. Per dire: anche Delneri portò il Chievo in A, ma se adesso fosse andato a Pescara qualcuno scommetto avrebbe storto il naso. Nella mia riflessione non c’entrano le denunce di Zeman, sia chiaro. Parlo di calcio, quello giocato. Lui spesso si è nascosto dietro alla tesi del complotto ed a questa tesi io non ho mai creduto. A grandi livelli non lo ha fatto fuori nessuno, lo ha fatto fuori la sua fase difensiva. Che non c’è. Si accontenti del calcio di provincia: visti i risultati, non è poco.

La sceneggiata

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Tanto tuonò che poi alla fine non successe niente: Mazzarri rimarrà sulla panchina anche nella prossima stagione. Poi sarà esonerato alla prima crisi che la squadra affronterà. Si accettano scommesse: quando i matrimoni continuano per forza, poi si sciolgono di nuovo alla prima difficoltà. Perchè qualcosa si è incrinato, ed a Napoli più che un’incrinatura sembrava una frattura. Composta, diciamo così. La mia personale sensazione è che Mazzarri, conscio del fatto che meglio di così a Napoli non avrebbe mai potuto fare, volesse mollare all’apice, per magari andarsi a sedere sulla panchina della Juventus. Tanto, peggio di Ferrara, Zaccheroni e Delneri non avrebbe potuto fare. Allo stesso tempo, De Laurentiis ne ha approfittato mettendolo spalle al muro e facendo ricadere su di lui le colpe per una situazione poco chiara, contattando poi Gasperini, un allenatore che comunque, credo, sarebbe andato bene alla piazza. Il presidente viene dal mondo del cinema e si vede: sguardo fiero/truce in tribuna, non disdegna la sceneggiata, che c’è stata, anche se è durata poco. Adesso tutte le panchine “nobili” hanno un proprietario: eccetto quella della Roma. Sarebbe libero Ancelotti, ma pare si sia innamorato di Londra, e poi bisogna vedere cosa ne pensano gli americani del suo ingaggio. Occhio a Gasperini: sedotto e abbandonato dal Napoli, non lo vedrei male al posto di Montella. Comunque, sarebbe meglio di Pioli.

Mica male

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Come giornata di campionato non è stata affatto male. Ok, dipende dai punti di vista, perchè chi ha visto la propria squadra subire quattro reti potrà archiviarla tra le domeniche nere. Ci sono stati risultati di rilievo, che sono arrivati con punteggi pesanti. Il Milan ha asfaltato (o asfalpato) l’Inter nel derby ed ha fatto tre passi verso lo scudetto. Il Napoli però ha tenuto duro vincendo al San Paolo una partita da batticuore: 4-3 alla Lazio, sempre in rimonta, sorpassando l’Inter e rimanendo nella scia dei rossoneri. Altro derby, quello siciliano: quattro reti quattro del Catania al Palermo, e Cosmi esonerato. Era la prima volta che i tifosi rosanero tornavano sotto l’Etna, era dai tempi dell’omicidio di Raciti: forse avrebbero preferito essere rimasti a casa. Crollo dell’Udinese a Lecce, crollo che però non fa molto male, viste le contemporanee sconfitte dei diretti rivali. Tra cui c’è la Roma, battuta a domicilio da una delle più belle Juventus della stagione. In altri tempi un risultato del genere mi avrebbe dato, da tifoso bianconero, una gioia immensa. Adesso sono passato alla soddisfazione moderata. Eh vabbè, pazienza. La fine del campionato si avvicina, e la situazione è ancora totalmente fluida: certo, stiamo già assistendo a qualche incontro con il finale già scritto, però tutto sommato è un torneo che si lascia vedere.

Tutto da rifare

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Non lo avrei mai detto, ma questa Juventus è riuscita a farmi vivere meglio le sconfitte. Ieri sera, al gol di Gattuso, ho provato un senso di indifferenza e questo non mi era mai capitato. Indifferenza, come se a prenderlo non fosse stata la mia squadra, ma un’altra. Dopo Calciopoli mi ero, se possibile, affezionato ancora di più a quei colori per i quali tifavo da una quindicina d’anni. La risalita, l’entusiasmo per un paio di ottimi campionati con Ranieri, terminati con il terzo e secondo posto, fino all’anno scorso, quando ero sempre stato vicino alla squadra, nonostante tutto. Ma adesso si sta superando ogni limite. Perchè ci si barrica dietro ad un progetto che non c’è e a scuse che non stanno nè in cielo nè in terra, quando è chiaro che è stato sbagliato tutto dall’inizio, soprattutto sul mercato. Vero, il gol del Milan è arrivato grazie ad una orribile scarpata su cui Buffon non ha fatto il Buffon, ma conta poco. Giusto che in Europa ci vada chi merita. L’Udinese, che fa un grandissimo lavoro di scouting, la Lazio, che spende poco o lo fa solo quando ne vale la pena (vedi Hernanes), il Napoli, che con undici uomini contati riesce ad essere terzo… chiunque, tranne la Juve. Che non ha una, e dico una, nota di merito. Nessuno corre, nessuno lotta, nessuno tira in porta, nemmeno. Clamoroso ieri sera, ma zero conclusioni nello specchio si erano già viste (o, meglio, non si erano viste) anche a Lecce.

La miglior difesa

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Il campionato è ufficialmente riaperto. Ma chi è a questo punto la grande favorita per la vittoria finale? Se si guarda la classifica, in un ideale podio dovrebbe rientrare il Napoli. E il terzo gradino forse i partenopei potrebbero davvero aggiudicarselo, sempre che non cali la loro la strepitosa condizione fisica. La panchina è corta, Mazzarri sta spremendo i suoi uomini, che la loro facilità di corsa duri fino alla fine è piuttosto inverosimile. Ma le partite passano e il Napoli tiene: applausi a Mazzarri e al suo staff, se tutto questo dovesse durare ancora a lungo. La difesa schierata contro il Cesena metteva i brividi, almeno a nomi. Lo stesso si può dire per quella del Milan: complici gli infortuni, Allegri in questo periodo non sta certo schierando una difesa da tricolore. Ma alla fine un po’ di incertezza dietro ce l’ha anche l’Inter che ha sì messo un Ranocchia nel motore, ma che soffre ancora terribilmente quando viene attaccata. Tre gol ieri dalla Roma, che non è l’ultima della classe, ma si tratta pur sempre di tre gol presi in casa. Dall’infortunio di Samuel, unico fuoriclasse tra i centrali di difesa, qualcosa che non va c’è. Aggiungiamoci l’assenza di Lucio e si spiegano molte cose. Chi sta lassù in alto, in classifica, subisce reti in discreta quantità, cosa inusuale per il nostro campionato. E allora, vale il detto “La miglior difesa è l’attacco”, che mai fu più vero. Visto che i reparti arretrati ballano comunque, meglio sbilanciarsi e provare a segnare di più.

I frutti del mercato

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I tre punti servivano come l’aria alla Juventus, che a Cagliari, pur soffrendo, ha centrato la vittoria. Complessivamente i bianconeri non hanno giocato malissimo, ma hanno palesato le solite amnesie difensive e per buona parte del secondo tempo hanno sofferto la dinamicità di Cossu, al quale il lento Sorensen concedeva sempre il cross. Classico gol a difesa ferma, con un Chiellini ancora colpevole, e un altro “quasi gol” del Cagliari, sempre su azione di calcio piazzato. La rete non è stata annullata, visto che l’arbitro ha fischiato per una trattenuta appena è stato calciato il pallone, questo va detto. Fatto sta che un giocatore avversario era stato libero, ancora una volta, di battere Buffon di testa da pochi metri, come Migliaccio in settimana. Almeno ieri la Juve ha fatto tre gol e a realizzarli sono stati due acquisti del mercato di gennaio, Matri e Toni. Due gol dell’ex, insomma. L’ex punta del Cagliari non è un centravanti classico, si muove molto e di conseguenza non sempre è lucido davanti alla porta. Tuttavia, anche ieri ha sbagliato la prima occasione nitida dopo pochi minuti e lì non poteva essere stanco: più freddezza davanti alla porta, questo serve da parte di Matri. La prima occasione va concretizzata: non si sa mai che non ne ricapitassero altre… Quanto a Toni, il suo gol è stato una sopresa, sia per la dinamica, sia pe ril fatto che in quel momento la Juve non aveva in campo nessun uomo di fascia. Delneri non mi aveva convinto con i suoi cambi, ma forse sono costretto a dargli un po’ di ragione. Ma solo un po’. Tra l’altro, assist di Barzagli: il difensore acquistato a gennaio è stato, tra Palermo e Cagliari, il più positivo della retroguardia bianconera. Bene così.

Vale tutto

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Nel nostro campionato non v’è certezza. Questa, paradossalmente, è l’unica che abbiamo. Eh sì, perchè il Napoli inchioda a Verona, il Lecce fa il colpaccio a Parma dopo aver fatto le barricate per novanta minuti, il Cagliari appena privatosi di Matri espugna Marassi e il Milan, fermato dai pali, in casa non riesce ad avere la meglio sulla Lazio, così come la Roma davanti ai propri tifosi fa solo un punto contro il Brescia. Ma passiamo alle dolenti note, almeno per me. La Juventus ha perso e questa non è più una notizia. Almeno stavolta c’è stata la reazione che altre volte non era arrivata e a mio modesto parere, ci stava almeno il pareggio. La squadra dei primi venti minuti meritava di perdere sonoramente e infatti lo stava facendo, quella che si è vista fino alla metà del secondo tempo ha attaccato a testa bassa, senza molta qualità, ma ha creato tanto. E ha sprecato, va detto. E’ mancata la freddezza sotto porta e le sue grandi colpe se le deve assumere anche Delneri, che non ha voluto pareggiare (almeno, di nuovo) la partita. Perchè non si può togliere Matri (sprecone, ma c’era sempre) e Aquilani (stanco morto) per mettere Martinez e Sissoko quando c’è da sferrare l’assalto. Non si può togliere un centravanti e un centrocampista dai piedi buoni per mettere un’ala e un mediano. O forse si può. Visto che si può non fischiare certi rigori, forse si può fare tutto nel nostro calcio.

Dove si fa benzina?

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Ci sono squadre che azzannano l’avversario, imponendo grandi ritmi, giocando con il cuore, e che rendono al di là di ogni più rosea previsione. E’ il caso del Napoli, che adesso fa sul serio. Non vincerà lo scudetto, non ne ha ancora la forza, ma la Champions League ormai è l’obiettivo reale di questa stagione. Non ci avevo creduto, lo ammetto, ma a questo punto la squadra di Mazzarri ce la può fare. C’è chi come l’Inter, invece, soffre maledettamente e riesce a superare l’avversario con l’aiuto della buona sorte, in virtù di pali colti e rigori sbagliati dall’avversario. Ovviamente tutto questo considerando la partita di ieri, in cui i nerazzurri hanno avuto la meglio sul Palermo, ma che lascia spazio ai “se” e ai “ma”. Nel calcio, però, queste cose non contano. Conta vincere, in un modo o nell’altro. Ed eccomi alla Juve: questa squadra proprio non ce la fa e la formazione vista ieri sera proprio non poteva fare tre punti. Mi sono sempre chiesto come sarebbe stato tifare per un club da metà classifica: ecco, il destino mi ha accontentato e devo dire che si stava meglio prima. Tuttavia, stavolta non riesco ad essere arrabbiato con chi è sceso in campo. Piuttosto, quella che provo è rassegnazione: i giocatori, proprio, sono in condizioni pietose. Ormai per me è chiaro: complici gli infortuni, che hanno decimato una rosa già non eccelsa, la benzina è finita. E adesso, con le due trasferte di Palermo e Cagliari la situazione potrebbe davvero precipitare. Il quarto posto inizia ad essere un obiettivo proibitivo: l’unica reale speranza è che chi è davanti inizi a rallentare un po’. La vedo dura, anche perchè iniziano ad essere in troppe.