Cose che un anno fa non sarebbero mai state pronosticabili: Krasic è ormai nella storia della Juventus (nel senso che di lui ormai si parla al passato), mentre Pepe ha il posto fisso. Dell’umoralità del serbo ho scritto già, nel frattempo il suo procuratore lo sta dirottando all’estero e Conte non sembra credere per niente in lui. Pepe, invece, si è guadagnato i galloni da titolare in virtù della sua disciplina tattica e del suo spirito di abnegazione. C’è riuscito anche perché la concorrenza non era irresistibile: detto di Krasic, Elia è un altro bocciato, Estigarribia è da ultimi venti minuti e Giaccherini è oggettivamente mediocre, il peggiore dell’intero lotto. Ma Pepe ci ha anche messo qualche gol e giocate interessanti. Sia chiaro, non è Robben ed è inferiore ad un Krasic in giornata-sì, probabilmente avrà un calo a breve, ma al momento è davvero un giocatore prezioso per la Juventus, ed è anche grazie al suo rendimento attuale che la squadra scende sempre in campo con il 4-3-3. Per questo, credo che Prandelli dovrebbe portarlo all’Europeo. Ad oggi è l’unico che potrebbe permettere al ct una variazione sul tema rispetto al solito 4-3-1-2. E’ un’ala e in Italia non c’è nessun fenomeno in quel ruolo: c’è Pepe, facciamocene una ragione. Ma mica deve partire titolare anche in azzurro.
Premetto: la Juventus, per me, può giocare per lo scudetto. Lo dico, anzi lo ripeto, perché quest’anno la concorrenza sembra tutt’altro che irresistibile. Ma i bianconeri stanno iniziando a perdere troppi punti e a soffrire di “pareggite”. Il calendario, Milan a parte (ma prima o poi le big le devi incontrare), era favorevole e adesso la Juventus ha davanti una manciata di partite che potrebbero davvero dire la verità sul suo valore. Nel 2-2 interno contro il Genoa c’è qualcosa da salvare, ma si è anche trattato del primo vero incontro in cui
i bianconeri hanno subito l’avversario, che dava la sensazione di poter segnare ad ogni contropiede concesso. Quello che adesso mi sembra il principale limite della Juve è l’essere troppo umorale: è capace di esaltarsi in certe occasioni, ma anche di deprimersi facilmente. In certi giocatori in particolare, e mi vengono in mente Krasic e Vucinic. Il 4-2-4 di Conte (che poi è un 4-4-2, si badi bene) permette più soluzioni offensive, ma allo stesso tempo facilita agli avversari la presa del centrocampo. E il Genoa in quel reparto giocava a 5… Se invece la Juve gioca con una sola punta diventa prevedibile davanti e fatica ad essere pericolosa. Conte passava per integralista, adesso rischia di diventare un eterno indeciso: con la scusa della duttilità alla fine c’è il rischio di non riuscire a dare alla squadra una sua vera identità. In una cosa la Juve pare perseguire, però: nel non voler mai buttare via la palla, e pazienza se il palleggio è fine a sé stesso o se viene fatto in zone del campo in cui sarebbe meglio evitarlo. O da Chiellini, che sale più di un terzino vero e che ormai difende peggio di un Bonucci qualsiasi. Ziegler faceva davvero così schifo? Non lo sapremo mai.
La Juventus è ancora in testa (sempre in coabitazione con l’Udinese), ma ha comunque dei problemi da risolvere. Uno su tutti, quello più palese, è rappresentato da Milos Krasic: dov’è finito quel cavallo della scorsa stagione? O almeno quello visto nella prima metà del campionato 2010/11, quello che buttava la palla avanti, girava intorno all’avversario per riprenderla e creava la superiorità numerica? Che fosse umorale (eufemismo) e che per rendere dovesse essere fisicamente al 100% si sapeva e l’ho sempre sostenuto. Il fatto
è che adesso il serbo è un vero e proprio corpo estraneo. E mi dispiace, perché credo che, tra gli esterni della rosa bianconera sia l’unico davvero in grado di fare la differenza. Ma, va detto, non è dotato di grande intelligenza tattica e la partita con il Chievo ne è stata una chiara dimostrazione, semmai ce ne fosse stato bisogno. Sbaglia sempre la posizione del corpo quando entra in possesso del pallone. In più, si accentra, ma così non trova gli spazi in cui esaltarsi. Credo non gli giovi il modulo che Conte sta usando al momento e che, tutto sommato, Krasic debba essere impiegato solo nel 4-2-4 (che poi sarebbe un 4-4-2). Ma il tecnico bianconero si sta confermando integralista, sì, ma del 4-3-3. Che dà più protezione a Pirlo, ma che da un altro punto di vista complica la vita agli uomini di fascia ed all’unica punta, sempre troppo sola. La Juventus non gioca male, ma fatica terribilmente a trovare la porta. Potrebbe essere lo stesso sufficiente per un campionato di vertice, ma basta dare uno sguardo in panchina ed in tribuna per capire come, contro certi avversari, sarebbe meglio osare un po’ di più. E, magari, così anche Krasic ritroverebbe sé stesso.
E così, dopo cinque giornate la Juventus è in testa. E si può ritenere una delle candidate allo scudetto, mi sbilancio. Lo è per demeriti altrui o per meriti propri. I demeriti sono della concorrenza milanese, ovviamente. L’Inter sta vivendo un inizio di stagione che definire travagliato è un eufemismo, il Milan, complici tanti infortuni, non sembra per ora in grado di ripetere il campionato 2010/11. I meriti bianconeri, invece, sono riassunti in una classifica che la vede in testa: niente di eccezionale in termini di punti, che con
il calendario agevole (anche grazie alla prima giornata rimandata: trasferta insidiosa a Udine) potevano anche essere di più. Ma dopo due settimi posti un po’ di entusiasmo ci sta, ma con un occhio al passato. Con Ferrara la Juve era partita a mille all’ora, per poi sfaldarsi alle prime difficoltà, con Delneri era stata tra le prime fino a Natale per poi mettere insieme un intero girone di ritorno da incubo. Il Napoli, a detta di tutti, è da scudetto. Con tutto il rispetto per i partenopei, allora, non vedo perché non debba esserlo anche la Juventus, che non ha nemmeno gli impegni di coppa. La rosa è ampia e di qualità in certi reparti, ma ha delle lacune in altri. Ma questo vale per tutti: la difesa del Napoli in quanto a nomi non è di alto livello, il Milan ha un centrocampo di portatori d’acqua, l’Inter ha perso Eto’o davanti e per il resto si affida a gente come Obi e Nagatomo. La quota scudetto sarà bassa. Ci possono arrivare in tanti.
In giro leggo e vedo commenti positivi dopo il pareggio interno della Juventus. Vero, un punto ottenuto giocando un tempo in inferiorità numerica non è da buttare, ma forse l’ottimismo arriva in seguito ad uno sguardo alla classifica. La Juventus è lassù, non da sola, ma è in vetta. Imbattuta dopo tre giornate, con sei reti fatte e due subite, di cui una a risultato ampiamente acquisito. Della partita con il Bologna c’è da salvare
il carattere mostrato e la voglia di tenere comunque il pallino del gioco, ma continua a vedere due punti persi invece di uno guadagnato. Considerato il calendario, infatti, i nove punti in classifica erano decisamente alla portata. E poco conta come era messa la squadra l’anno passato: sì, probabilmente la Juve della stagione scorsa il match contro il Bologna l’avrebbe perso, ma c’entra poco. La Juve di quest’anno l’avrebbe vinto se non fossero state commesse due o tre sciocchezze. La prima di Vucinic, che si è fatto buttare fuori per un fallo a 70 metri dalla sua porta, la seconda di De Ceglie, che ha regalato una palla gol da una situazione innocua (queste cose le poteva fare anche Ziegler) da cui è nato l’angolo del pareggio arrivato grazie all’approssimativa marcatura di Chiellini su Portanova, ecco la terza. Questo per quanto riguarda quelli che sono scesi in campo. Per il resto, Vidal sembra già essere un tuttofare da mettere sul finire di gara, Quagliarella uno da tenere solo in panchina, così come Elia, che almeno nel frattempo trova il tempo di twittare. Sono troppo critico? Forse. Ma vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Si sa.
Ci sono squadre che azzannano l’avversario, imponendo grandi ritmi, giocando con il cuore, e che rendono al di là di ogni più rosea previsione. E’ il caso del Napoli, che adesso fa sul serio. Non vincerà lo scudetto, non ne ha ancora la forza, ma la Champions League ormai è l’obiettivo reale di questa stagione. Non ci avevo creduto, lo ammetto, ma a questo punto la squadra di Mazzarri ce la può fare. C’è chi come l’Inter, invece, soffre maledettamente e riesce a superare l’avversario con l’aiuto della buona sorte, in virtù di pali colti e
rigori sbagliati dall’avversario. Ovviamente tutto questo considerando la partita di ieri, in cui i nerazzurri hanno avuto la meglio sul Palermo, ma che lascia spazio ai “se” e ai “ma”. Nel calcio, però, queste cose non contano. Conta vincere, in un modo o nell’altro. Ed eccomi alla Juve: questa squadra proprio non ce la fa e la formazione vista ieri sera proprio non poteva fare tre punti. Mi sono sempre chiesto come sarebbe stato tifare per un club da metà classifica: ecco, il destino mi ha accontentato e devo dire che si stava meglio prima. Tuttavia, stavolta non riesco ad essere arrabbiato con chi è sceso in campo. Piuttosto, quella che provo è rassegnazione: i giocatori, proprio, sono in condizioni pietose. Ormai per me è chiaro: complici gli infortuni, che hanno decimato una rosa già non eccelsa, la benzina è finita. E adesso, con le due trasferte di Palermo e Cagliari la situazione potrebbe davvero precipitare. Il quarto posto inizia ad essere un obiettivo proibitivo: l’unica reale speranza è che chi è davanti inizi a rallentare un po’. La vedo dura, anche perchè iniziano ad essere in troppe.
Sembrava Baghdad, era il San Paolo. Di bombe ne sono state tirate, ma erano gli avanzi di San Silvestro e non hanno fatto male a nessuno. Ne ha fatto, e tanto, Cavani. Alla Juventus, ovviamente, che esce a pezzi dal posticipo, con la netta sensazione di aver sbagliato tutto e, forse, di non essere mai davvero scesa in campo. Il Napoli fisicamente sta bene, c’è poco da dire. Il fatto è che per aver ragione dei bianconeri non ha nemmeno dovuto faticare troppo, sono bastati una manciata di cross decenti e la testa di Cavani. Che non è
nemmeno poco a pensarci bene: la Juve di solito certe palle non mette in area e soprattutto non le mette dentro perchè ora come ora uno come Cavani non ce l’ha. Napoli sogna, a Torino invece si leccano le ferite. Di colpe ne hanno tutti, ne ha Delneri in particolare. Se la scelta di schierare le due torri Toni-Amauri (in ricordo dei vecchi fasti targati Corradi-Marazzina?) ha avuto un senso nell’impostazione di gioco-non gioco del “palla lunga e pedalare”, non ha nessuna giustificazione la decisione di mettere in campo Grygera e soprattutto Traorè. La trasferta al San Paolo, insomma, non sembrava l’occasione giusta per fare esperimenti, ma evidentemente Delneri no la vedeva così. Aggiungiamo poi il fatto che la Juventus non aveva in campo nemmeno un mediano vero: la frittata era in agguato e Cavani l’ha preparata proprio bene.
Scrivo così, d’amblè, appena finita Juventus-Parma. Il fatto è che uno aspetta venti giorni, passa tutte le feste aspettando che ricominci il campionato e poi succedono cose di questo genere. Parlo da un’ottica bianconera, ovviamente. Immagino che se fossi un tifoso del Parma sarei contentissimo, ma non è il mio caso. Comunque, l’incontro l’ha deciso Felipe Melo, che è tornato dal Brasile scemo come l’anno scorso, o forse, appunto, ha mandato qua il suo gemello cattivo. Ok, la Juventus aveva anche perso Quagliarella ed era
stato un brutto colpo, ma il calcio in faccia con conseguente espulsione è stata la vera mazzata. Non c’erano gambe, non c’era nemmeno la testa. Hanno sbagliato tutti oggi: anche Delneri, che ha subito tolto Del Piero. Non capirò mai che bisogno ci sia di togliere ogni volta il numero 10 di ogni squadra quando si rimane in dieci, appunto: out Quagliarella, a quel punto di punta rimaneva solo Amauri, che è come dire “Ok, noi gol non lo facciamo, almeno su azione. Per favore non segnate”. Già, Amauri: in due anni solari ha segnato la bellezza di 6 reti in campionato. Eppure è accreditato come “attaccante”. Nel fantacalcio, negli album di figurine, sui siti internet, nell’immaginario collettivo è un centravanti. Ma in base a cosa? Che lo metta in difesa, Delneri. Il fisico ce l’ha. A questo punto, in attacco ci metta Sissoko, oppure Sorensen. Anche Traorè, volendo. Tanto peggio dell’oriundo peggiore della storia non potrebbero fare.
Inter sul tetto del mondo, Milan in vetta al campionato. Se per i nerazzurri c’era una minima possibilità che non fosse così, per i rossoneri, invece, non era in discussione, visto il buon vantaggio che aveva sulle inseguitrici più vicine. La Serie A 2010/11 è la più incerta degli ultimi anni e a vincerla, con ogni probabilità, non sarà una squadra che avrà ammazzato il campionato ad inizio primavera. Il Milan, adesso in testa, soffre di Ibradipendenza: se non gira lui, tutti gli altri ne risentono. Così, lo svedese fallisce diverse facili occasioni
e la Roma passa a Milano per 1-0 grazie al gol dell’ex Borriello, una prima punta di cui i rossoneri avrebbero bisogno, molto più di Cassano, dato ormai in arrivo a Milanello. In classifica continuano a volare Lazio e Napoli, a braccetto al secondo posto dopo aver acciuffato la vittoria nei minuti finali rispettivamente contro Udinese e Lecce. Minuti finali che sono costati due punti alla Juventus, che a Verona aveva sofferto, ma che aveva retto fino al 92°: tra un arbitraggio discutibile e pali colpiti, i bianconeri escono dal Bentegodi con un bel po’ di amaro in bocca, anche perchè con i tre punti sarebbero arrivati a sole tre lunghezze dalla capolista Milan. Ora la sosta, poi inizierà il mercato: se a Torino arriva un centravanti vero, la parola “scudetto” potrebbe non essere più una bestemmia calcistica.
Mi perdoni la Gialappa’s, ma qua da svizzero non può che diventare serbo, quell’ultimo (fatidico) minuto. Lo ammetto, per la prima volta negli ultimi anni per scelta non ho visto la partita della Juventus, ma, per gli spezzoni e le sintesi che ho visto, la vittoria ci stava tutta. Lazio ostica, come da pronostico, e Juve non bella, ma almeno solida e volentersosa. I tre punti sono arrivati all’ultimo assalto grazie alle capacità di
Krasic, la freccia serba capace di scombinare qualsiasi partita con una singola giocata. L’avevo già scritto: quando il buon Milos ti punta, fatti il segno della croce o prega verso la Mecca, fai quello che ti pare, ma lui ti salterà. Sempre che sia in giornata. E ieri sera lo era: nel nostro campionato non c’è un’ala come lui, c’è poco da fare. E’ uno dei grandi acquisti dell’estate scorsa e forse l’unico vero affare della dirigenza bianconera post-Calciopoli. Krasic è devastante: se lì in mezzo ci fosse una punta di livello il suo lavoro sarebbe ancor più apprezzabile. Non so se la Juventus sia l’anti-Milan (sempre che ci possa essere un’anti-Milan), ma i bianconeri stanni dsputando un signor campionato. Merito di Krasic, certo, ma anche merito di Deneri, che sta usando il bastone e la carota, alternandoli nel modo giusto. Avanti così: vediamo a gennaio se Marotta riesce a combinare qualche buon affare…
