Un punto, forse tre

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In classifica la Juventus ha guadagnato un punto. Sotto sotto, però, se ne sente anche qualcuno in più, perché il pareggio di Napoli, per come è arrivato, vale quasi come una vittoria. Certo, bisogna ammettere che l’arbitro un piccolo aiuto l’ha dato: Lichtsteiner poteva essere espulso, ad esempio. Ma il carattere c’è, su questo non ci piove. Dodici partite, zero sconfitte e dieci punti raccolti nelle sfide con Milan, Inter, Lazio e Napoli. Non c’è nessuna fuga per adesso, perché tutto sommato, anche se la Juventus è imbattuta ha comunque pareggiato cinque volte, ma i segnali sono confortanti e il fatto di non avere impegni di coppa il suo peso ce l’ha, eccome. E poi, per adesso la rosa di Conte non ha subito infortuni significativi. La squalifica di Marchisio ha portato al ritorno del 4-2-4 abiurato dopo una manciata di partite, segno che l’allenatore non reputa Pazienza un ricambio adeguato. Per questo, dal mercato dovrà arrivare un centrocampista dinamico in grado di fare un po’ tutto: di dare il cambio a Marchisio e Vidal, ma anche a Pirlo. Non farebbe male anche un difensore centrale, visto che con Bonucci c’è sempre il rischio di sbandare un po’ dietro. Per il resto, Conte può essere ottimista: l’amalgama c’è e non serve andare a comprarlo. Il carattere pure e sono sicuro che in questo ci sta mettendo del suo.

La carica dei 101

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Con la doppietta segnata al Chievo, Zlatan Ibrahimovic ha segnato ha raggiunto e poi superato quota cento gol in Serie A, entrando nel ristretto club, appunto, dei centenari. Per ora sono in 72, in attesa di Mutu e Rocchi, che dovrebbero farcela. Ibra ci ha messo 196 partite, il che vuol dire che in Italia il gigante svedese ogni due partite ne mette una dentro. Una media da centravanti per uno che centravanti non è e che certo non nasce bomber. Dopo le recenti fughe di talenti, ad oggi con ogni probabilità è lui l’unico fuoriclasse del nostro campionato, il solo davvero in grado di spostare gli equilibri con una giocata, con un’intuizione, con un assist tirato fuori dal nulla. Per questo gli addetti ai lavori continuano ad indicare il Milan come il vero favorito: insomma, non c’è un’anti-Juve. Casomai, è la Juve l’anti-Milan. Ma torniamo a Ibra. Come personaggio è particolare, grande con le piccole e piccolo con le grandi. Soffre le nottate europee, mentre detta legge nei campionati. Ma gli va dato atto di una cosa, ovvero di essere migliorato in tutto. Quando arrivò alla Juventus fece bene da subito, ma peccava nel tiro. Con il tempo, in questo fondamentale è diventato superbo. E ha iniziato a segnare con regolarità. Non sarà mai Pallone d’Oro, se ne faccia una ragione. Ma non sarà ricordato come un mezzo giocatore, se lo può consolare.

SP7

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Cose che un anno fa non sarebbero mai state pronosticabili: Krasic è ormai nella storia della Juventus (nel senso che di lui ormai si parla al passato), mentre Pepe ha il posto fisso. Dell’umoralità del serbo ho scritto già, nel frattempo il suo procuratore lo sta dirottando all’estero e Conte non sembra credere per niente in lui. Pepe, invece, si è guadagnato i galloni da titolare in virtù della sua disciplina tattica e del suo spirito di abnegazione. C’è riuscito anche perché la concorrenza non era irresistibile: detto di Krasic, Elia è un altro bocciato, Estigarribia è da ultimi venti minuti e Giaccherini è oggettivamente mediocre, il peggiore dell’intero lotto. Ma Pepe ci ha anche messo qualche gol e giocate interessanti. Sia chiaro, non è Robben ed è inferiore ad un Krasic in giornata-sì, probabilmente avrà un calo a breve, ma al momento è davvero un giocatore prezioso per la Juventus, ed è anche grazie al suo rendimento attuale che la squadra scende sempre in campo con il 4-3-3. Per questo, credo che Prandelli dovrebbe portarlo all’Europeo. Ad oggi è l’unico che potrebbe permettere al ct una variazione sul tema rispetto al solito 4-3-1-2. E’ un’ala e in Italia non c’è nessun fenomeno in quel ruolo: c’è Pepe, facciamocene una ragione. Ma mica deve partire titolare anche in azzurro.

The final countdown

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In un’intervista rilasciata a Sky Sport, Amauri ha confermato quello che già si sapeva: il suo tempo alla Juventus è agli sgoccioli. “Spero che finisca subito questo periodo, sto contando i giorni. Ne mancano 35 all’apertura del mercato, 40-45 giorni al mio addio. A gennaio andrò via dalla Juve, per forza”. Queste le sue parole. A parte che poteva già essersene andato ed ha scelto di restare, ma il fatto è che sono anche e forse soprattutto i tifosi bianconeri a contare questi benedetti giorni che li separano dal tanto agognato addio. Sarà che mi faccio travolgere dall’entusiasmo ma, a metà campionato 2008/09 mi ero davvero convinto che Amauri fosse forte. Ero scettico al momento dell’acquisto a causa del costo eccessivo e di una carriera non esattamente da bomber, ma quei primi mesi alla Juve mi avevano fatto ricredere. Gol, assist, buona tecnica abbinata ad un fisico poderoso che gli permetteva di primeggiare nel gioco aereo: insomma, Amauri sembrava forte davvero. Poi è successo quello che sappiamo. Non so se l’italo-brasiliano sia un brocco o meno, so che nella Juve non può giocare e per questo è giusto che se ne vada. In estate poteva partire di nuovo ma è rimasto a Torino per giocarsi le sue carte o forse per continuare a godersi (come è lecito) il suo contratto dorato. Il suo addio sarà una liberazione, ma non sbaglino i tifosi: la società non è mai stata ostaggio di Amauri, è stata ostaggio di sé stessa.  Se Berlusconi bastava non votarlo, Amauri bastava non pagarlo. Magari se ne sarebbe andato prima, no?

Scende la pioggia

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Niente big match per la Juventus a Napoli. Con la squadra di Mazzarri un po’ affaticata dopo la trasferta di Monaco in Champions League presumo che nessuno, da quelle parti, ne sia particolarmente dispiaciuto. Ma mettiamo da parte la dietrologia, anche se mi piace, e nemmeno poco. Niente partita nemmeno per l’Inter, che dunque non può far altro che rimanere ancorata al fondo classifica. Lassù, invece, continuano ad andare a passo spedito Milan, Lazio e Udinese, grazie alle vittorie ottenute rispettivamente contro Catania, Parma e Siena. Già, il Milan, la squadra che a detta di quasi tutti rimane la grande favorita per lo scudetto. Anche senza Cassano, evidentemente. Inutile ricordare quello che è capitato all’attaccante rossonero, lo sanno tutti. E gli siamo vicini: vero, sarebbe stato meglio rompersi una gamba. Ma il Milan una punta l’avrebbe presa comunque: le ultime voci vogliono Maxi Lopez in arrivo a Milanello, ma rimangono in corsa anche Amauri (a Torino ci sperano, e nemmeno poco), e forse anche Quagliarella (e sarebbe un gravissimo errore da parte della Juventus). Gira anche il nome di Drogba, in declino ma senza dubbio buono per una mezza stagione. Ma la voce più assurda non è per gennaio, bensì per l’estate prossima: Del Piero dirà addio alla Juve (o meglio glielo faranno dire) e potrebbe accasarsi al Milan. Impossibile che accada. Ma d’altra parte vedere il Capitano con un’altra maglia sarà assurdo comunque.

Tre punti, o forse di più

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Non me ne vogliano le squadre impegnate in questa domenica di campionato, ma il grosso era stato fatto di sabato. Tre anticipi con in campo tutte le più serie candidate alla vittoria finale: mi perdoni l’Udinese, ma non credo ce la possa fare. Le altre, invece, ce la possono fare ancora tutte. Anche l’Inter che adesso ha tre squadre dietro e sedici davanti? Non lo so, a dire il vero. Come rosa direi di sì, ma come squadra mi viene da rispondere il contrario. Ieri sera ha giocato con buon ritmo ed intensità una ventina di minuti, ma in vantaggio poi è passata la Juventus, che poi dal 2-1 ha sostanzialmente controllato il match divorandosi le occasioni per chiuderlo. Ranieri ha molto su cui lavorare e il tempo, checché ne dica, inizia a stringere. Bene, benissimo invece la Juve: più squadra, capace di soffrire e di giocare di rimessa quando serviva, anche se fatica ancora troppo nel trovare la rete. I tre punti raccolti a Milano in classifica risultano solo tre, ma in realtà valgono almeno il doppio. Come quelli che porta via il Milan da Roma: belli i giallorossi, concreti i rossoneri. Che sembrano aver svoltato dopo l’indecente primo tempo di Lecce: chissà se non si fosse scatenato Boateng… Ma con i se e i ma non si va da nessuna parte. Nemmeno con la prestazione offerta dal Napoli a Catania, però. I partenopei iniziano a soffrire il doppio impegno. Adesso ci sono il Bayern Monaco e la Juventus: due partite che diranno molto sul reale potenziale del Napoli, ma non solo sul suo.

I love this game

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Uno dei motivi per cui il calcio è lo sport più popolare del mondo credo risieda nella sua imprevedibilità. In una sfida tra una squadra Nba ed una del nostro campionato non ci sarebbe mai sfida, ed ovviamente mi riferisco al basket. Invece nel calcio può succedere di tutto, sia a livello di squadra che di singoli. In particolare mi riferisco alla tripletta messa a segno da Nocerino ieri sera. Premetto una cosa: non si tratta di un ruvido mediano con i piedi alla Gattuso, tutt’altro. L’ho visto giocare per un anno intero nella Juventus e ancora non mi capacito di come lo si possa essere inserito nell’affare che portò Amauri a Torino. Lui si definisce un interno di centrocampo: continuo più a vederlo come un mastino, ma capace di dare del “tu” al pallone. Però tre reti sono un evento raro per una punta, figuriamoci pe runo come lui. Ed invece, come a voler imitare Boateng, contro il Parma il buon Nocerino ha messo la palla in rete ben tre volte. Come se un onesto cestista da quattro o cinque punti nelle mani trovasse la partita perfetta e mettesse a segno, boh, diciamo quaranta punti. Non succede mai. Nel calcio invece può accadere. I love this game.

Una Juve a metà

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Premetto: la Juventus, per me, può giocare per lo scudetto. Lo dico, anzi lo ripeto, perché quest’anno la concorrenza sembra tutt’altro che irresistibile. Ma i bianconeri stanno iniziando a perdere troppi punti e a soffrire di “pareggite”. Il calendario, Milan a parte (ma prima o poi le big le devi incontrare), era favorevole e adesso la Juventus ha davanti una manciata di partite che potrebbero davvero dire la verità sul suo valore. Nel 2-2 interno contro il Genoa c’è qualcosa da salvare, ma si è anche trattato del primo vero incontro in cui i bianconeri hanno subito l’avversario, che dava la sensazione di poter segnare ad ogni contropiede concesso. Quello che adesso mi sembra il principale limite della Juve è l’essere troppo umorale: è capace di esaltarsi in certe occasioni, ma anche di deprimersi facilmente. In certi giocatori in particolare, e mi vengono in mente Krasic e Vucinic. Il 4-2-4 di Conte (che poi è un 4-4-2, si badi bene) permette più soluzioni offensive, ma allo stesso tempo facilita agli avversari la presa del centrocampo. E il Genoa in quel reparto giocava a 5… Se invece la Juve gioca con una sola punta diventa prevedibile davanti e fatica ad essere pericolosa. Conte passava per integralista, adesso rischia di diventare un eterno indeciso: con la scusa della duttilità alla fine c’è il rischio di non riuscire a dare alla squadra una sua vera identità. In una cosa la Juve pare perseguire, però: nel non voler mai buttare via la palla, e pazienza se il palleggio è fine a sé stesso o se viene fatto in zone del campo in cui sarebbe meglio evitarlo. O da Chiellini, che sale più di un terzino vero e che ormai difende peggio di un Bonucci qualsiasi. Ziegler faceva davvero così schifo? Non lo sapremo mai.

Aspettando Krasic

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La Juventus è ancora in testa (sempre in coabitazione con l’Udinese), ma ha comunque dei problemi da risolvere. Uno su tutti, quello più palese, è rappresentato da Milos Krasic: dov’è finito quel cavallo della scorsa stagione? O almeno quello visto nella prima metà del campionato 2010/11, quello che buttava la palla avanti, girava intorno all’avversario per riprenderla e creava la superiorità numerica? Che fosse umorale (eufemismo) e che per rendere dovesse essere fisicamente al 100% si sapeva e l’ho sempre sostenuto. Il fatto è che adesso il serbo è un vero e proprio corpo estraneo. E mi dispiace, perché credo che, tra gli esterni della rosa bianconera sia l’unico davvero in grado di fare la differenza. Ma, va detto, non è dotato di grande intelligenza tattica e la partita con il Chievo ne è stata una chiara dimostrazione, semmai ce ne fosse stato bisogno. Sbaglia sempre la posizione del corpo quando entra in possesso del pallone. In più, si accentra, ma così non trova gli spazi in cui esaltarsi. Credo non gli giovi il modulo che Conte sta usando al momento e che, tutto sommato, Krasic debba essere impiegato solo nel 4-2-4 (che poi sarebbe un 4-4-2). Ma il tecnico bianconero si sta confermando integralista, sì, ma del 4-3-3. Che dà più protezione a Pirlo, ma che da un altro punto di vista complica la vita agli uomini di fascia ed all’unica punta, sempre troppo sola. La Juventus non gioca male, ma fatica terribilmente a trovare la porta. Potrebbe essere lo stesso sufficiente per un campionato di vertice, ma basta dare uno sguardo in panchina ed in tribuna per capire come, contro certi avversari, sarebbe meglio osare un po’ di più. E, magari, così anche Krasic ritroverebbe sé stesso.

Stessa musica

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Quattro sconfitte in sei partite, un allenatore già saltato e il suo sostituto che non riesce a far cambiare passo alla squadra. Sembra il cammino di un club che deve lottare per salvarsi (e che non sarebbe in media per farlo, se la quota è sempre a 40 punti) ed invece è l’inizio di campionato dell’Inter. Via Gasperini, dentro Ranieri: un rivoluzionario per un reazionario, ma la musica è sempre la stessa: i nerazzurri arrancano, soffrono con tutti gli avversari e riescono a perdere con chiunque. Se è vero che in testa non si viaggia a mille all’ora, è anche vero che, di questo passo l’Inter rischia di rimanere troppo indietro per poi poter sognare la rimonta, una volta acquisito un passo regolare. Sempre che arrivi, perché questa squadra sembra davvero pazza, come vuole la famosa canzoncina cantata da Zanetti e compagni. Fatto sta che pare di essere tornati agli anni più bui della gestione morattiana, a una decina di anni fa o giù di lì. E, se gli orfani di Mourinho non si contano nemmeno, adesso iniziano a venire fuori anche quelli di Benitez, presumo. Mentre scrivo sono in campo anche Milan e Napoli: i rossoneri devono provare a rialzare la testa dopo la batosta di Torino e il Napoli, invece, proverà a dimostrare ancora una volta di poter essere in corsa per quel triangolino di stoffa cucito per ora sul petto del Milan. Se le cose all’Inter non cambiano, i nerazzurri dovranno invece iniziare a pensare al 2013…