L’idea giusta

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La Juventus sfoglia la margherita: Caceres o Guarin? Il fatto è che Conte, per garantire ricambi adeguati (ma anche titolari, perché no?) al suo 4-3-3 avrebbe bisogno di un centrocampista e di un difensore. Il primo dovrebbe essere in grado di dare il cambio a Marchisio e Vidal, ma anche di fare le veci di Pirlo. Il secondo, invece, potrebbe anche guadagnarsi subito i galloni da titolare, viste le lune di Bonucci. Meglio, poi, se si sapesse anche disimpegnare sulla destra, perché Lichtsteiner finirà la benzina e Motta è meglio che non giochi mai. Ecco il perché dei due nomi, Guarin e Caceres, che però causa passaporto non possono arrivare entrambi. A mio modesto parere servirebbe di più il difensore, che è di ottimo livello e che alla Juve sarebbe un cavallo di ritorno. E allora chi per il centrocampo? Il nome buono sul serio è quello di Nainggolan, che è giovane, conosce il campionato e che sa fare davvero tutto. Cellino non lo svenderà mai, ma lo venderà di sicuro. Al suo prezzo, ma lo farà. E la Juve ha diverse contropartite per sbloccare l’affare. Costa una quindicina di milioni che non sono pochi, ma nel recente passato la Juve quella cifra l’ha pagata per dei bidoni (tipo Martinez), cosa che Nainngolan non pare davvero essere. Non ho niente contro Guarin, ma se riuscisse a mettere le mani sul belga e su Caceres farebbe davvero un passo in avanti verso il tricolore.

A metà strada

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Al giro di boa la Juventus è prima. Imbattuta sebbene non imbattibile, ha fatto un punto in più del Milan, tre più dell’Udinese e sei dell’Inter. La squadra che diventerà campione alla fine uscirà da questo quartetto, che per realismo riduco ad un terzetto, perché l’Udinese è forte e collaudata ma non abbastanza da reggere fino in fondo. Per adesso in testa c’è la Juventus, vivace e battagliera com’era da giocatore Conte, ma che deve sempre girare a mille per funzionare e che sbaglia troppi gol. Dal mercato non arriverà un bomber di quelli che stravolgono la squadra e cercherà di far tesoro di Borriello e di altri che daranno una mano a rimpolpare gli altri reparti. Su quel tipo di punta c’era il Milan, che però Tevez al momento non lo ha. C’è Maxi Lopez virtualmente rossonero ma non è proprio la stessa cosa e se la Juve è di Conte, il Milan è di Ibrahimovic come non mai. Ma di lui e di nessun altro e questo potrebbe penalizzarlo. L’anno passato lui, Pato e Robinho ne misero dentro 14 a testa. Oggi Robinho non vede la porta, Pato intravede a malapena il campo e con lo svedese non si prende. La Juventus dipende dallo stato di forma, il Milan da quello di Ibra e un raffreddore se lo può prendere anche lui. Non è poco. Rimane l’Inter, un po’ staccata ma viva, nonostante tutto. Il filotto è di quelli buoni ma prima o poi i nerazzurri freneranno, però nel frattempo sono usciti dal tunnel. Grazie a Ranieri e al suo gioco elementare, non bello da vedere ma efficace. Milito è rinato: adesso c’è da rimettere in campo Sneijder e questo paradossalmente potrebbe essere un problema. Manca una settimana di mercato e poi ne sapremo di più.

L’Inter c’è

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Chi l’avrebbe mai detto che l’Inter sarebbe rientrata nella corsa-scudetto? O meglio, chi avrebbe pronosticato che sarebbe successo così presto? Troppo tardi per poter vincere il platonico titolo di campione d’inverno, ma abbastanza presto per sognare di ricucirsi il tricolore sulla maglietta. A dargli una mano ci ha pensato Abate, che come era già successo in passato ha consegnato a Milito una palla gol che il Principe, va detto, è stato bravissimo a capitalizzare. E così, l’Inter si ritrova a cinque lunghezze dal Milan e a sei dalla Juventus capolista solitaria. Non è stato un bel derby, sia chiaro. Il Milan ha fatto la partita ma senza pungere abbastanza, l’Inter, invece, ha puntato a difendersi bene, concedendo poco e ripartendo. Non a caso la rete è arrivata in contropiede: Ranieri non farà un gioco bellissimo e non è una sorpresa, ma è il tipo di allenatore di cui i nerazzurri avevano bisogno dopo la gestione Gasperini. Rose alla mano il Milan tutto sommato si fa preferire, ma quando schieri Emanuelson trequartista non dai l’impressione di essere una corazzata. Adesso il derby si sposta di nuovo sul mercato: Tevez piace ancora ad entrambi i club a cui farebbe comodo. Tra l’altro, ad aver bisogno di un attaccante di livello sarebbe la Juventus ma qua, davvero, siamo fuori budget.

Uno squallido 0-0. Oppure no?

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Lo possiamo dire: la Juventus è andata a Udine per non prenderle ed in effetti c’è riuscita. Conte ha impostato la partita in quella direzione, rinunciando a fare lo stesso gioco pur di bloccare le ripartenze dell’Udinese che, mi perdonino i suoi tifosi, mi è sembrata ben poca cosa. Ma era pur sempre la seconda in classifica: ergo, il punto raccolto in Friuli non è da buttare via. Tuttavia, rimane l’amaro in bocca per aver creato qualcosa in più e no averlo concretizzato e anche per aver visto in campo una squadra piccola e non una che studia da grande. Perché non è la Juventus a dover cambiare modulo in funzione di quello dell’avversario, ma il contrario. Il timore di farsi prendere il centrocampo dall’Udinese era lecito, però Pepe ha in pratica fatto il sesto del reparto centrale quando fino a stasera aveva fatto il fenomeno in fascia. Poteva rimanerci e poteva giocare Quagliarella, bomber ritrovato ma buono solo per il Novara, evidentemente. Tra l’altro Conte ha aspettato troppo per metterlo in campo, considerando lo stato di Matri. Comunque, la Juventus va in vacanza in testa e questo non è poco. Ma ci va con una condizione in netto calo e, forse, non poteva essere altrimenti. Per questo la sosta arriva nel momento più opportuno: la squadra ricaricherà le pile. Le altre, magari, rimpolperanno la rosa. Buon Natale.

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In effetti la musica non è cambiata nemmeno questa volta e la Fiorentina non ha brillato nemmeno a Siena. In una rievocazione della Battaglia di Montaperti viola e bianconeri hanno collezionato cartellini gialli, ma di gol nemmeno l’ombra. Nell’altro anticipo non è cambiato niente nemmeno per il Milan, capace di dominare le piccole con il minimo sforzo. Ancora Ibra, ancora Nocerino decisivo nell’azione che ha portato al vantaggio. In attesa di Udinese-Juventus, i rossoneri tornano così in testa e, chissà, potrebbero andare in vacanza al prmo posto. Rimangono loro i favoriti e non c’è bisogno di farne mistero: la loro forza consiste esattamente nel fatto che hanno perso e perderanno pochissimi punti con le piccole, mentre la Juventus per avere ragione delle avversarie deve generalmente faticare molto. Diciamo pure troppo: più o meno i bianconeri fanno un gol ogni dieci azioni. Alla lunga questo potrebbe pesare, soprattutto se calasse la condizione fisica, finora eccellente. Non c’è un’apriscatole come Ibrahimovic nella Juventus e non penso proprio arriverà dal mercato. Il Milan vince, dunque, anche senza Cassano, che si è reso protagonista in negativo aggredendo una troupe che aveva appena finito di girare un servizio in quel di Genova. L’attaccante rossonero una calmata potrebbe anche darsela, se non altro per la salute.

La musica non cambia

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La Juventus continua a rimanere in vetta, ma allo stesso tempo il Milan tiene il passo. Pare proprio che la prossima scudettata uscirà da questo duello. Oppure c’è da dare credito a Udinese e Lazio? O, addirittura, potrà reinserirsi nella lotta tricolore anche questa Inter in netta ripresa? Difficile, ma le partite sono tante: per un piazzamento-Champions c’è da considerarla. Per il resto, si vedrà. Mi preme piuttosto dare uno sguardo indietro, nella colonna di destra, dove si trova la Fiorentina. Già, proprio la squadra dei Della Valle, quelli del tavolo della pace (utilissimo), quelli del terzo tempo (durato un mese, forse meno), quelli, più che altro, del progetto. Anzi, Progetto. Mihajlovic non c’è più, proprio come voleva la curva, eppure i viola rimangono laggiù. C’è chi è rimasto ma è scontento, c’è chi è rimasto ma le cui prestazioni si notano più in discoteca che in campo, c’è Boruc che non vale metà Frey, c’è una squadra modesta, va detto, che sta rendendo anche meno del previsto. Al massimo la Fiorentina poteva ambire ad un piazzamento in Europa League: di questo passo farà bene a guardarsi indietro. Delio Rossi non è un mago e il problema non era Mihajlovic: i tifosi volevano il bel gioco, ma adesso servirebbero punti. Ma almeno i Della Valle hanno fatto contenti i tifosi: sono partiti con un allenatore di cui non erano convinti, ingaggiando poi quello che piaceva a chi va allo stadio. Che sarebbe comunque arrivato nel 2012. Bel progetto. Anzi, Progetto. Scusate.

La prima Juve brutta

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Uscire da Roma con un punto non dovrebbe mai lasciare l’amaro in bocca. Eppure non può essere altrimenti, perché quella che la Juventus ha affrontato ieri sera era una squadra a cui mancavano molti elementi: buona parte della difesa e anche a centrocampo c’erano assenze importanti. Ma la Roma ha fatto esattamente la partita che doveva fare: ha corso per tutti i novanta minuti ed ha marcato Pirlo a uomo. Ne ha risentito la precisione nei passaggi, ma questo è successo anche alla Juventus, che si è subito fatta prendere il centrocampo e praticamente non l’ha mai riconquistato. La squadra di Conte si è allora affidata sistematicamente ai lanci lunghi, senza risultati di rilievo. Il risultato finale è stato un pareggio, ma entrambe le squadre in campo potevano vincere. Se è vero che la Roma è passata subito in vantaggio per un incredibile regalo di Vidal, è anche vero che dopo il pareggio poteva subito tornare in vantaggio se Totti non avesse fallito il rigore. Allo stesso modo, la Juventus non è stata bella, ma tutto sommato ha avuto più occasioni ed alla fine ha segnato in una delle meno limpide. Conte dice che non bisogna festeggiare per un pareggio e credo stia dicendo la cosa giusta: la Roma di ieri sera era, uomini alla mano, una squadra da bassa classifica. Ma ci ha messo un grande cuore, va detto.

Risultato storico

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Io non ce l’ho con il Napoli. Ma l’impressione è che, dopo la Roma, quella partenopea sia diventata la squadra di Stato. L’accesso agli ottavi di finale della Champions League viene definito un risultato storico, ma c’è qualcosa che non torna: il Napoli è alla prima partecipazione e, in generale, aveva preso parte solo due volte alla vecchia Coppa dei Campioni. Tra l’altro, agli ottavi c’era già arrivato, non nel 1987, quando uscì ai sedicesimi per mano del Real Madrid, ma tre anni dopo, quando fu poi eliminato dallo Spartak Mosca. Quindi che cosa ci sarebbe di storico in tutto questo? Il Napoli ha il grande merito di aver raggiunto il secondo posto in un vero e proprio girone di ferro, ma cosa dovrebbero dire a Nicosia? Dando uno sguardo più ampio, questa è la Champions League che ha visto più eliminate di lusso: su tutte, le due squadre di Manchester. A me fa più impressione l’uscita dello United, che da quando seguo il calcio ho sempre visto andare avanti senza problemi. Questo sì che è un risultato storico, in negativo però. Il City è uno squadrone, ma ancora senz’anima e con ogni probabilità lo sceicco si consolerà con la Premier League. I giornali inglesi parlano di imbarazzo e vergogna, come se tutto ciò fosse fantascienza, ma io invece voglio sognare un po’ e provo a scorgerci una rinascita del calcio europeo, un calcio in cui tutte le realtà possono dire la loro, com’era un tempo. Quando il Malmoe arrivava in finale, per dire. Ecco come si può avere nostalgia di epoche mai vissute.

L’intoccabile

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Premessa: la cosa più bella del weekend calcistico l’ha fatta in quel di Catania Ibarbo, che con un gol tirato fuori dal cilindro ha regalato tre punti d’oro al suo Cagliari. La potenza esplosiva c’è, ci sta anche che non sia male tecnicamente. Mi dà l’idea di non essere uno che si mangia troppi gol davanti al portiere ma il guizzo ce l’ha e magari il ragazzo si farà. Si è fatto ormai invece Marchisio, sempre più decisivo per le sorti della Juventus, che ha goduto anche di un rigore inventato nel match contro il Cesena (ma va detto anche che, ad onor del vero, i romagnoli dovevano essere in 10 già da tempo) e che ha riconquistato la vetta dove si erano appollaite Milan e Udinese. Per gli uomini di Conte il prossimo impegno sarà contro la Roma. Ecco, appunto, un pensiero per i giallorossi: in tv e sui giornali Luis Enrique è difeso ad oltranza ma ho il sospetto che ciò accada solo perché arriva da Barcellona. Viene visto come l’alfiere iberico del bel calcio in un paese che odia il possesso palla ma che adora il gioco di rimessa. Sono contro gli esoneri dopo una manciata di partite, ma se un tecnico sta facendo male, che lo si dica. Può darsi che la sua Roma giochi bene e che l’abbia fatto anche a Firenze (a dir eil vero nelle sintesi non ho visto un solo tiro in porta ma vabbè…), ma è tornata a casa con tre reti sul groppone. In più, per quanto tra i giallorossi ci siano giocatori di valore, sembra che la squadra sia stata fatta un po’ a caso, con diversi doppioni e qualche ruolo scoperto. Ma forse sono io che mi sbaglio. O magari, semplicemente, in tutto questo Luis Enrique non c’entra.

Un punto, forse tre

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In classifica la Juventus ha guadagnato un punto. Sotto sotto, però, se ne sente anche qualcuno in più, perché il pareggio di Napoli, per come è arrivato, vale quasi come una vittoria. Certo, bisogna ammettere che l’arbitro un piccolo aiuto l’ha dato: Lichtsteiner poteva essere espulso, ad esempio. Ma il carattere c’è, su questo non ci piove. Dodici partite, zero sconfitte e dieci punti raccolti nelle sfide con Milan, Inter, Lazio e Napoli. Non c’è nessuna fuga per adesso, perché tutto sommato, anche se la Juventus è imbattuta ha comunque pareggiato cinque volte, ma i segnali sono confortanti e il fatto di non avere impegni di coppa il suo peso ce l’ha, eccome. E poi, per adesso la rosa di Conte non ha subito infortuni significativi. La squalifica di Marchisio ha portato al ritorno del 4-2-4 abiurato dopo una manciata di partite, segno che l’allenatore non reputa Pazienza un ricambio adeguato. Per questo, dal mercato dovrà arrivare un centrocampista dinamico in grado di fare un po’ tutto: di dare il cambio a Marchisio e Vidal, ma anche a Pirlo. Non farebbe male anche un difensore centrale, visto che con Bonucci c’è sempre il rischio di sbandare un po’ dietro. Per il resto, Conte può essere ottimista: l’amalgama c’è e non serve andare a comprarlo. Il carattere pure e sono sicuro che in questo ci sta mettendo del suo.