Ci sono tutti?

Filed under: Nazionale by: Matteo Innocenti

Dopo aver eliminato tanti rami secchi che in Sudafrica avevano dimostrato di non poter più essere presentabili a certi livelli, Prandelli ha chiamato per la prima volta in azzurro altri elementi, tra cui Matri. E’ bastata una maglia a strisce bianche e nere per renderlo degno della chiamata? Penso che non sia così: il neo juventino raccoglie adesso frutti che era normale non raccogliesse tempo fa. All’epoca delle ultime convocazioni aveva appena iniziato questo campionato, e nella stagione precedente era andato per la prima volta in doppia cifra in A, segnando 13 reti. Gilardino, per dire, nel 2004 non fu convocato dopo averne messe a segno quasi il doppio. C’è anche un nuovo oriundo, Thiago Motta. Non sono contro questo tipo di soluzioni, quando queste abbiano un senso. Anni fa non c’era in Italia un’ala destra come Camoranesi, il centrocampista dell’Inter forse non è così indispensabile. Allargando il discorso, manca qualcuno a Coverciano? Mi viene subito in mente Balzaretti. L’esterno del Palermo è per rendimento il miglior terzino sinistro del campionato. Facilità di corsa, capacità di arrivare sul fondo e di mettere dentro palle invitanti. Ebbene, non è bastato. Cassani sì e lui no, il che non ha molto senso. La sua zona di competenza, in compenso, sarà occupata da Chiellini, che da centrale è un ottimo elemento (sempre che abbia accanto a sè qualcuno che guidi la difesa, perchè è un “5″, uno stopper si sarebbe detto un tempo), ma che sulla fascia sinistra, finchè ci ha giocato con regolarità, era solo uno dei tanti. Per il resto, gli uomini sono questi: a centrocampo ci sono piedi buoni, quando si tratterà di partite serie, forse qualcuno farà spazio ad almeno un portatore d’acqua.

Vogliono fare gli americani

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

E presto li faranno davvero. La rivoluzione yankee della Roma è appena iniziata. Era inevitabile che finisse così, con il club in mano straniere. La squadra giallorossa, più della Lazio, nell’immaginario collettivo rappresenta una città famosa in tutto il mondo. Le bellezze di Roma hanno sedotto tantissimi americani, la bellezza della curva sud pare ne abbia sedotto uno in particolare, Thomas Di Benedetto, l’imprenditore di Boston, a capo della cordata statunitense, riimasto folgorato dal tifo dell’Olimpico durante lo scorso Roma-Inter. Sarà proprio lui, italo-americano, il nuovo presidente della società giallorossa. Società che, a quanto pare, potrebbe vivere presto una rivoluzione: a partire dal ruolo di Montali, passando per un ritorno di Baldini, fino al possibile allontanamento di Ranieri, che non sembra avere molto appeal agli occhi made in Usa. Per la panchina della Roma si fanno i nomi di Ancelotti, dell’odiato ex Capello, c’è anche il sogno Guardiola. Agli americani, però, sembra piaccia molto l’attuale allenatore del Porto, Villas-Boas. Considerato il nuovo Mourinho, Di Benedetto si accontenterebbe di lui, considerato che quello vero è inavvicinabile. Con nuovi capitali, comunque, la Roma si candida ad occupare un posto ancora più di rilievo nel nostro campionato: dall’ultimo scudetto sono passati dieci anni, la squadra è stata competitiva, ma mai abbastanza. Anche se l’anno scorso c’era mancato davvero poco. Confermare i campioni che ci sono, ingaggiarne altri: la formula è semplice, ma il risultato finale non è mai assicurato.

Simbolo di un calcio che fu

Filed under: Nazionale, Vecchie glorie by: Matteo Innocenti

Oggi se n’è andato un monumento del nostro calcio: Enzo Bearzot, ct dell’Italia Campione del Mondo nel 1982. Malato da tempo, si è spento a Milano all’età di 83 anni. Il Friuli ci ha regalato tanti allenatori di valore, in molti hanno vinto con squadre di club, lui lo ha fatto con la squadra di tutti, la Nazionale. Ci è rimasto a lungo su quella panchina, più di chiunque altro, più del mitico Pozzo e di chi gli è venuto dopo di lui: 104 volte ct, record difficilmente superabile. Ha portato l’Italia a disputare tre Mondiali: se il titolo arrivò al secondo tentativo, gli azzurri più belli si erano visti quattro anni prima in Argentina. All’epoca non ero nato, e non c’ero nemmeno per il Mundial. In Messico, nell’86, peccò di gratitudine e portò con sè qualche bollito di troppo, un po’ come Lippi quest’anno. I due hanno in comune hanno un titolo Mondiale: Bearzot poteva contare su più campioni, ma in Spagna toccarono in sorte avversari terribili, va detto. Gli azzurri fecero quadrato, si strinsero, vinsero. Lui ci mise del suo. Certo, con i campioni. E con presidenti della Repubblica che giocano a scopone. In quella foto, famosissima, ci sono Bearzot, Pertini, Causio, Zoff. C’è soprattutto un calcio più semplice, un pezzetto del quale se n’è andato giusto oggi.

Non si erano tanto amati

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E allora, a questo punto, è giusto che se ne vada. Anche se sotto sotto sta aspettando di essere allontanato. Dietro allo sfogo di Rafa Benitez si nascondono (si fa per dire) mesi e mesi di disagio ed, evidentemente, di incomprensioni. Quando fu scelto dall’Inter accettò, oltre al lauto stipendio di Moratti, anche l’eredità pesantissima di Mourinho, l’uomo capace di tenere in mano lo spogliatoio e di far correre i campioni come dei gregari qualsiasi. Questo lo sapeva: forse, però, non si immaginava l’anomalo immobilismo sul mercato estivo. I continui infortuni stanno sì condizionando la resa dell’Inter, ma questo accade perchè la rosa è esattamente quella dell’anno scorso, ma con Balotelli in meno. Una stagione in più nelle gambe si fa sempre sentire, figuriamoci con i tanti ultratrentenni che attualmente vestono di nerazzurro. Benitez l’ha detto: desidera nuovi innesti, quelli che non sono arrivati in estate. Probabile, però, che se li goda qualcun’altro. Secondo le ultime voci sarebbe Spalletti, pronto a rientrare dalla sua fortunata campagna di Russia. In ogni caso, se non adesso, il divorzio ci sarà a fine stagione e sancirà la fine di un rapporto nato male e proseguito peggio. I panni sporchi si lavano in casa, Benitez ha deciso invece di fare la lavandaia in mondovisione. Poteva evitare, così come Materazzi poteva fare a meno di scaricarlo e di dire che quello che quello che farà non riguarda i giocatori. Anche se, in fondo, è esattamente la verità: Benitez è già un ex.

Azzurro a caso

Filed under: Nazionale by: Matteo Innocenti

Unica attenuante il fatto che, ancora una volta, si trattava di una Nazionale sperimentale, almeno quella del primo tempo. Ma questa nuova Italia di Prandelli non riesce ad ingranare, nonostante l’abbondante presenza di piedi buoni a centrocampo, o forse è proprio per questo motivo che ieri sera è costantemente andata in affanno. Diamanti dietro le punte, poi Aquilani, Mauri e Ledesma: forse bello da vedere, forse, ma chi rompe il gioco avversario? La Romania è sembrata più in forma ed ha fatto e disfatto la partita, con Marica che è andato in gol nella stessa porta, ma per squadre diverse. Nazionale sperimentale, dicevo: il problema è che ormai per vestire di azzurro un giocatore ci vuole davvero poco e mi sto riferendo a Diamanti. Nessuno discute il suo mancino, ci mancherebbe altro, ma stiamo parlando di un 27enne (giovane per fare qualsiasi altra professione, ma per uno sportivo non è un’età da “primo pelo”) che in carriera ha frequentato a lungo le serie minori, che è andato in Inghilterra senza sfondare, per poi ripartire da Brescia quest’anno. Dove l’unico vero acuto è stata la rete alla Juventus nel turno infrasettimanale della settimana scorsa. Troppo poco, a mio avviso. Anche la naturalizzazione di Ledesma, poi, non mi sembrava necessaria: buon giocatore, da tempo in Italia, ma serviva davvero? Pirlo, Aquilani, Montolivo, D’Agostino, De Rossi: di gente che può far girare la palla, tutto sommato, ne abbiamo già. Già c’era stato Amauri, assolutamente inadeguato a certi livelli. Ecco, cerchiamo di non farci prendere la mano perchè Camoranesi era un caso particolare: in Italia non c’era davvero uno con le sue caratteristiche.

Ridateci l’Europeo!

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Citando i tifosi della Juventus, Euro 2012 era un manifestazione che poteva “andare” all’Italia, che aveva avanzato la sua candidatura a paese ospitante. Invece, come tutti i calciofili sanno, l’Europeo di calcio si disputerà in Polonia e in Ucraina. Questa soluzione mi ha da sempre lasciato qualche dubbio: in fondo si tratta di due paesi confinanti, però è come se l’Italia avesse deciso di organizzare qualcosa con la Francia o con la Svizzera. Che infatti, per esempio, due anni fa aveva ospitato l’Europeo, ma insieme all’Austria. Una sorta di “vicinanza”, al di là di quella geografica, che poteva riguardare anche la manifestazione del 2000, svoltasi in Olanda e Belgio. L’Ucraina, che ne so, l’avrei vista bene con la Bielorussia, per dire. Ma non è di queste finezze che si parla oggi: i giornali sportivi hanno sparato titoloni sulla corruzione che avrebbe portato all’assegnazione di Euro 2012. Ha parlato l’ex tesoriere della federcalcio cipriota, Spyros Marangos: “Prima del 18 aprile 2007 - giorno in cui Polonia-Ucraina ottennero 8 voti contro i 4 dell’Italia - ho notato strani movimenti“. In pratica, i due paesi i 2 paesi avrebbero corrotto 4 membri dell’Uefa. Numero non indifferente, considerati appunto i 4 voti di scarto che hanno separato l’Italia dall’organizzazione del Campionato Europeo. Che andava fatto là, ad ogni (è proprio il caso di dirlo) costo. Vediamo come andrà a finire, in attesa che spuntino, magari, testimoni credibili. Fatto sta che in Italia siamo sì bravi a fregare gli altri, ma in questo caso potremmo aver fatto la figura dei dilettanti…

Ok Casiraghi, basta così

Filed under: Nazionale by: Matteo Innocenti

All’indomani dell’arresto di Ivan il Terribile, farei ancora un ulteriore passo indietro per parlare di qualcos’altro di terribile che è successo al nostro calcio. E stavolta non sugli spalti, bensì in campo. E non in Italia, ma in Bielorussia: ovviamente mi riferisco alla disfatta dell’Under 21, sconfitta 3-0 dai padroni di casa e adesso fuori dall’Europeo di categoria e, soprattutto, dalle Olimpiadi. Primo imputato, Pierluigi Casiraghi: come giocatore mi stava simpatico, faceva parte della mia Juventus di inizio anni Novanta ed era grande protagonista sulle pagine di Juve Squadra Mia (ah, nostalgia canaglia), ma come allenatore, beh, meglio stendere un velo pietoso. A parziale scusante, il fatto che, effettivamente, il materiale umano convocabile non fosse eccezionale. Ma questo non può giustificare il pesante passivo patito contro i modesti bielorussi e soprattutto i grandi affanni dell’Under 21 negli ultimi anni. Chi al suo posto? Si fanno i nomi di Zoratto, Zola e Ballardini. C’è chi ha sparato un Bergomi a caso: più credibile la pista che porta a Rocca, attualmente ct dell’Under 20, selezione che in Italia non ha nessun peso, purtroppo, mentre il resto del globo guarda sempre con interesse il Mondiale di categoria. Basta esperimenti, non è più il caso, meglio affidarsi a qualcuno in grado di insegnare calcio e non a freschi ex calciatori, magari incapaci di allenare. Per ripartire in fretta, chi meglio di Kawasaki?

Il calcio non ha perso

Filed under: Nazionale, Pallonate by: Matteo Innocenti

Perchè quello che è successo ieri sera a Genova c’entra come me con la fisica nucleare, tutto qua. Assalto al pullman della Serbia, reti tagliate, vetrate rotte, bengala in campo, minacce, insulti, bandiere bruciate ed infine botte alla polizia come se piovesse. C’era una partita di calcio in mezzo a tutto questo o, meglio, ci sarebbe dovuta essere, ma i serbi arrivati a Marassi sono tutt’altro che tifosi di calcio. Basta poco per capirlo: la loro Nazionale adesso va verso il 3-0 a tavolino e a pesanti sanzioni. Peccato per Stankovic e soci, perchè pagheranno loro e tutti i tifosi per nefandezze compiuti da degli imbecilli che hanno in testa solo la violenza. Mi correggo: non si tratta di imbecilli, ma di veri e propri criminali, magari paramilitari provenienti dalle frange più oltranziste del nazionalismo serbo. C’è chi li definisce ultras: io preferisco cerebrolesi. La situazione, poi, poteva essere gestita meglio: innanzitutto facendo adeguati controlli al’entrata ma, si sa, siamo pur sempre in Italia. Poi, il tira e molla dell’Uefa, ridicolo. Come pensavano di poter giocare e per quali motivi di ordine pubblico hanno rimandato la decisione così a lungo? Serviva l’arbitro per capire che non era il caso di giocare? Peccato, perchè così facendo è stata data questa soddisfazione a quel branco di delinquenti, ma non si poteva fare altrimenti. O forse sì: almeno una bella spruzzata con gli idranti ci stava tutta. I giocatori serbi potevano poi evitare certi gesti sotto il settore ospiti. Mentre sto scrivendo a Genova ci sono scontri fuori dallo stadio: dieci i feriti, per ora. Uno è un carabiniere: per lui trauma cranico. Non è bello da dire, ma a questo punto spero che gli altri siano tutti serbi. E che non si tratti di qualche graffio.

La Serbia non deve farci paura

Filed under: Nazionale by: Matteo Innocenti

Viviano, Zambrotta, Bonucci, Chiellini, Criscito, Mauri, Palombo, Pirlo, Marchisio, Cassano, Pazzini. Ecco la formazione che stasera affronterà la Serbia: l’ha resa nota il ct Prandelli ieri sera. Dunque, in avanti spazio alla coppia titolare della  Sampdoria, scelta giusta a mio modesto parere: quando hai convocato due che si trovano così bene, tanto vale schierarli insieme. Pazzini ha le polveri bagnate e dopo le reti in coppa fatica a trovare la via della porta, al punto che tra i due il bomber sembra Cassano, ma la scelta di Prandelli è condivisibile. Per il resto, vedremo un centrocampo a rombo, con Mauri schierato dietro le punte: il laziale ha iniziato benissimo la stagione, ma speriamo si tratti di un esperimento e nulla più, con tutto il rispetto per il giocatore in questione. Dietro, in dubbio Bonucci: potrebbe sostituirlo all’ultimo momento Gastaldello, che così potrebbe essere schierato titolare nello stadio “di casa”. Personalmente sono rimasto deluso dalla Nazionale vista a Belfast: ecco, stasera, davanti ad un avversario sicuramente più temibile (nonostante il 3-1 subito a domicilio dall’Estonia), vorrei vedere una squadra diversa, più cattiva negli ultimi metri. Di fuoriclasse non se ne vedono, di giovani all’altezza, come ha detto Prandelli, nemmeno. Mettiamoci almeno un po’ di rabbia agonistica e mettiamo un’ipoteca sulla qualificazione. Forza, siamo pur sempre l’Italia.

Ora sì che prima no

Filed under: Nazionale by: Matteo Innocenti

Questa sì che è una Nazionale spettacolare, infarcita di talenti che saltano l’uomo e capaci di far svoltare le partite con i colpi tipici dei campioni. Che lezione di calcio che siamo andati a impartire a Belfast in casa di una delle selezioni nazionali più temibili del globo… Depurata quasi totalmente dagli juventini e da un allenatore perfido e anti-italiano che ci ha fatto sbattere fuori dal Mondiale di proposito, la nostra Nazionale non può che presentarsi ai prossimi Europei da grande favorita, poche storie. Cassano è il miglior numero 10 che l’Italia abbia mai visto: finalmente maturo, il talento di Bari Vecchia ci ha già preso per mano ed ha iniziato a segnare e a sfornare assist come solo lui sa fare. Irrisi i difensori nordirlandesi, incapaci di frenarlo, solo sparring partner davanti al fantasista della Sampdoria. Facile umorismo a parte, si è visto un tiro in porta, che io ricordi, e poi altre due occasioni sprecate da Pazzini e Pepe. Poi nulla. Non che un pareggio in Irlanda del Nord sia da buttare via: in fondo, la Serbia, che sembra l’avversario più pericoloso, ne ha presi tre in casa dall’Estonia. Traducendo: in Polonia ed Ucraina ci dovremmo andare lo stesso, ma se questo è il nuovo corso dell’Italia di Prandelli, beh, non sarà molto diverso dal Lippi-bis. Con buona pace di chi fa le suonerie.