Cose che un anno fa non sarebbero mai state pronosticabili: Krasic è ormai nella storia della Juventus (nel senso che di lui ormai si parla al passato), mentre Pepe ha il posto fisso. Dell’umoralità del serbo ho scritto già, nel frattempo il suo procuratore lo sta dirottando all’estero e Conte non sembra credere per niente in lui. Pepe, invece, si è guadagnato i galloni da titolare in virtù della sua disciplina tattica e del suo spirito di abnegazione. C’è riuscito anche perché la concorrenza non era irresistibile: detto di Krasic, Elia è un altro bocciato, Estigarribia è da ultimi venti minuti e Giaccherini è oggettivamente mediocre, il peggiore dell’intero lotto. Ma Pepe ci ha anche messo qualche gol e giocate interessanti. Sia chiaro, non è Robben ed è inferiore ad un Krasic in giornata-sì, probabilmente avrà un calo a breve, ma al momento è davvero un giocatore prezioso per la Juventus, ed è anche grazie al suo rendimento attuale che la squadra scende sempre in campo con il 4-3-3. Per questo, credo che Prandelli dovrebbe portarlo all’Europeo. Ad oggi è l’unico che potrebbe permettere al ct una variazione sul tema rispetto al solito 4-3-1-2. E’ un’ala e in Italia non c’è nessun fenomeno in quel ruolo: c’è Pepe, facciamocene una ragione. Ma mica deve partire titolare anche in azzurro.
Stavolta niente SuperMario, niente Pazzini, niente di niente. E anche poco Uruguay, a dire il vero. Tuttavia, ai sudamericani è bastato quel gol ad inizio partita per vincere una partita dalla quale era lecito aspettarsi un po’ di più. Perché si trattava di un test importante per i ragazzi di Prandelli: non bisogna dimenticare che, ad oggi, l’Uruguay può essere considerata una delle Nazionali più forti del globo (e davanti non poteva co
ntare su diversi elementi di spicco). Ecco, questa Italia è sembrata intimorita ed incapace di reagire di fronte ad una squadra di livello e ben messa in campo. Contro la Polonia era bastato un ottimo Balotelli, contro certi avversari serve altro. Agli Europei manca ancora molto in termini di mesi, vero, ma di test ne sono rimasti pochi e gli uomini a disposizione sono questi, c’è poco da fare. Se la luce di Pirlo si spegne, l’Italia resta al buio, tanto per dire. Osvaldo sembra poca cosa e, nel complesso, la nostra Nazionale non dispone di fuoriclasse. Quelli ce l’hanno gli altri, non noi. Le cose cambiano, ma non è solo un male nostro, va detto: pensiamo alla Francia, alle prese con un ricambio generazionale pari al nostro. Le favorite sono altre ma, forse, per noi è meglio così. Partiamo a fari spenti e poi chissà, mai dire mai.
Leggo di una Nazionale di centravanti, senza fantasisti o comunque seconde punte, viste le forzate indisponibilità di Rossi e Cassano. Tra l’altro i due ci saranno in Polonia e Ucraina? Entrambi potrebbero farcela, starà poi a Prandelli decidere sulle loro convocazioni. Certo, se pensiamo che in pratica tutte le qualificazioni sono state fatte con loro due lassù, c’è da credere che il ct quei posti li terrà prenotati per loro fino all’ultimo. Tuttavia credo che quello che leggo in giro non sia del tutto vero, perché l’Italia ha com
unque una seconda punta di livello, sempre che ci sia con la testa. O almeno sono io che lo vedo così, più lontano dalla porta: mi sto riferendo a Balotelli. Ormai siamo arrivati alla resa dei conti: out Rossi e Cassano, Mario ha l’occasione per dimostrare davvero chi è. Arriverà agli Europei da quasi 22enne, giusto in tempo per decidere cosa essere: un clamoroso bluff o un grande campione. Ancora alla ricerca del primo gol azzurro, Balotelli i numero li ha, a volte lo frega la testa, ma con un fisico del genere e con i piedi raffinati che si ritrova dovrà prendersi la Nazionale sulla spalle, almeno negli ultimi trenta metri. Anche perché è impossibile che nel frattempo vengano fuori nuove soluzioni: gli uomini di Prandelli sono questi, con buona pace di Di Natale, suppongo.
Nelle foto dei miei ultimi tre interventi c’è Ibrahimovic. Ultimamente ho scritto su di lui e non è detto che lo farò ancora in futuro, o almeno in un futuro lontano. Perchè stavolta il suo mal di pancia potrebbe essere bello tosto. Il gigante svedese è stufo della vita da calciatore: non sente più il sacro fuoco del pallone e vorrebbe più tempo per la vita “vera”, quella che esiste al di fuori del lavoro, quella con i figli e gli affetti. I calciatori sono esseri umani e spesso di questo ci si dimentica. Ibra ha un conto in banca che la maggior
parte degli esseri umani gli invidia, ma ne ha già abbastanza del mondo che lo ha reso famoso e di quel lavoro che lui è riuscito a fare davvero e che milioni di bambini hanno sognato per poi diventare qualcos’altro e non calciatori. Vorrebbe lasciare da top player, Zlatan. Non manca molto all’addio alle scene: una manciata di anni. Sarebbero stati pochi comunque, visto che stiamo parlando di un trentenne, saranno meno del previsto, a quanto pare. A meno che dietro l’ennesimo mal di pancia non ci sia un tentativo di chiedere l’ennesimo ritocco di ingaggio. Voglio essere un po’ romantico e credere che non sia così. E che, all’annuncio dell’addio al calcio, direbbe di no anche ad un Anzhi per un’operazione Eto’o-bis. Posto che non c’è nulla di male nell’andare in Daghestan quando in carriera si è fatto tutto quel che si poteva. Gli manca la Champions League, vero, ma magari se n’è fatto una ragione: non sarà mai un bello di notte, e anche in una vittoria continentale non inciderebbe il suo marchio a fuoco. E allora, meglio salutare prima. Ah, sull’argomento consiglio il bellissimo il pezzo di Garlando sulla Gazzetta di oggi…
Io in Polonia ci sono già stato questa estate, la nostra Nazionale adesso è sicura di andarci l’anno prossimo in occasione dell’Europeo. O magari andrà solo in Ucraina, non si sa. Fatto sta che il biglietto è stato staccato: l’Italia si è qualificata per la manifestazione continentale in programma nel 2012. Si potrebbe dire che in queste due ultime partite è stato ottenuto il massimo risultato, sei punti, con il minimo sforzo, due reti. Sul risultato niente da dire, lo sforzo invece è stato notevole: con le Far Oer Cassano ha segnato
partendo in posizione sospetta (diciamo così) e i nostri avversari hanno colpito due legni. Con la Slovenia siamo passati nei minuti finali dopo una partita giocata a ritmi blandi. Sì, c’è la scusa della scarsa condizione, ma con avversari di questo calibro non basta come alibi. Prandelli vorrebbe far giocare l’Italia come la Spagna, ma noi non siamo la Spagna, e non lo saremo mai. Loro giocano ad un tocco, noi mai. E allora il nostro possesso palla diventa fine a sé stesso, non crea superiorità e rallenta il gioco. Poi torniamo in noi, crossiamo di più, ma in mezzo all’area abbiamo Rossi e Cassano, ed allora è tutto inutile. Ho l’impressione che tra i due uno sia di troppo: per me Cassano, ma siccome non sono due fenomeni, potrebbe anche essere Rossi. Forse è un caso o forse no, ma con Pazzini e Balotelli le cose sono andate un po’ meglio, con qualche chilo e centimetro in più. Poi, vabbè, agli Europei ci siamo andati. Ma era proprio difficile non riuscirci.
Ci sono un paio di spunti interessanti in questo weekend, come la sofferta vittoria dell’Italia contro le Isole Far Oer e la cessione di Ziegler da parte della Juventus, che mi porterebbero ad un sola parola: mediocrità. Per cui, mi preme trattare un argomento venuto fuori un pò prima, ovvero le considerazioni espresse da Sabatini nei confronti di Totti. I
l dirigente romanista ha avuto il coraggio (se così si può dire) di mettere in chiaro quello che tutti sanno da tempo, cioè che Totti, attualmente, per la Roma rappresenta un problema. E lo rappresenta più quando non gioca che quando invece è in campo. Tutto sommato, se è in forma ed in giornata è ancora in grado di fare la differenza, ma quando non lo è si dovrebbe accomodare tranquillamente in panchina. E invece no, nella capitale finora non si potuto. Oggi la squadra è stata rivoluzionata, è cambiata la dirigenza (non più autoctona) e lo staff tecnico (Luis Enrique viene da una scuola, quella del Barcelona, dove non si guarda alla carta d’identità), ci sono forze fresche e sono in tre per il ruolo di punta centrale: Totti dovrebbe fare un passo indietro, accettare di partire alla pari con gli altri. Lo ha fatto Del Piero, rimanendo in panchina mentre giocava Iaquinta, lo potrà fare anche Totti, guardando giocare Osvaldo. Ma lo farà? Se vuole così bene alla sua Roma sì. Il messaggio è stato mandato. Arriverà anche se Sabatini magari non ha Vodafone?
Finito il ritiro di Bardonecchia, la Juventus parte in tournée ma lascia a casa gli indesiderati Felipe Melo e Amauri. In partenza, poi, c’è anche Sissoko. Dalle cessioni di questi giocatori Marotta spera di ottenere un tesoretto da poter poi reinvestire nel mercato in entrata. Rossi, Bastos e Vidal: i nomi sono questi. Tre giocatori per tre ruoli in cui è ovvio che la Juventus cerchi qualcuno. “Pepito” sarebbe il top player promesso da una vita: secondo me non è ancora un grandissimo, ma oggettivamente è il miglior giocatore d’a
ttacco al quale la società bianconera può arrivare, perchè appena si scatena l’asta viene subito fatta fuori. Bastos è invece il tipo di laterale di cui c’è bisogno come il pane, perchè è mancino e non è adattato. Non è Pepe, che deve sempre tornare sul destro, non è Marchisio, totalmente fuori ruolo, non è nemmeno Vucinic, che in fascia sarebbe sprecato. O Bastos o Vargas, lo dico dall’inizio del mercato. Di meglio la Juve non può comprare, e non mettiamoci in mezzo il 4-2-4: è un 4-4-2. Come quello di Delneri, solo un po’ più offensivo. Infine, Vidal. Confesso di conoscerlo poco, pochissimo. Non si tratta di un mediano puro. Tuttavia, da quello che leggo e dal poco che ho visto, mi sembra di aver capito che faccia della dinamicità il suo punto di forza. Così non era per Felipe Melo, ed accanto a Pirlo ci vorrà uno che corra anche per lui. Per quanto se ne parli bene, mi rimane un dubbio sul suo prezzo: prima leggo di dieci milioni, poi di quindici. Ma è in scadenza di contratto nel 2012. Non può costare così tanto… Ma non sono soldi miei: e allora, che lo strapaghino pure. Se arrivassero davvero lui, Rossi e Bastos, sarebbe davvero un Juve competitiva.
Bene. Apprendo da Tuttosport che oggi Marotta ha incontrato il procuratore di Giuseppe Rossi. Magari non è vero, magari l’ha incontrato per caso in strada e si sono presi un caffè. O, magari, cosa più verosimile, è il procuratore di Giuseppe Rossi ma anche di qualche altro scarsone alla Traorè, per esempio. Fatto sta che i nomi corrono e si rincorrono in questo mercato bianconero, mercato per adesso low cost, visto che sono arrivati Pirlo e Ziegler a costo zero. Tutto sommato, Pirlo non potrà far peggio di Aquilani e Ziegler di t
utti quelli che lo hanno preceduto sulla fascia sinistra. Ergo, per adesso va bene così. Ma adesso serve il colpo, quello vero, quello tipo Rossi, che ovviamente non sarà Rossi, perchè sta prendendo la via di Barcelona, che è appena un po’ meglio di quella di Torino. Peggio per lui. Comunque, serve un grosso colpo, uno che faccia fare il salto di qualità: ma dove? Le cose da fare sono tante: un’ala sinistra, ma anche un pezzo da novanta al centro dell’attacco. E non dimentichiamoci che la difesa è stata disastrosa in questa stagione. Intanto, sembra che stiano comprando Inler e non ne vedo tutta questa necessità, a meno che non arrivi ad un costo contenuto grazie a delle contropartite. Per la fascia c’è chi dice Ribery: mi accontenterei di Vargas o di Bastos, che sembrava già preso. E poi, Aguero: magari. Girava voce che la Juve avesse mandato un fax con l’offerta ufficiale all’Atletico Madrid: si erano sbagliati, volevano chiedere Arbeloa al Real, sicuro.
Questa giornata di campionato ha in pratica assegnato lo scudetto al Milan. Oggettivamente, non sembrava il turno ideale per emettere una sentenza del genere, ed invece quel meraviglioso sport che è il calcio ci ha regalato l’ennesima sorpresa. Perchè le partite vanno giocate, sempre. Tutto liscio per il Milan che, va detto, si trovava davanti una Sampdoria vittima delle sue paure (e, in nottata, dei suoi tifosi, che tristezza), adesso risucchiata verso la B. L’Inter, invece, ha continuato il suo periodo nero andando a perdere anche a Parma. Ma il risultato più sensazionale, quello che h
a consegnato il tricolore al Milan, è stata la vittoria dell’Udinese a Napoli. I partenopei dovevano vincere per poter continuare a sognare lo scudetto e rendere perfetta una stagione che comunque rimarrà memorabile. Davanti avevano una squadra d’alta classifica, che però non poteva contare sui suoi due assi Di Natale e Sanchez. Sembrava tutto scritto: bianconeri senza speranza. Ed invece no, perchè evidentemente l’Udinese è un meccanismo che può incepparsi, ogni tanto, ma che quando non lo fa rasenta la perfezione e che sfrutta al massimo le capacità dei propri elementi. Curioso, tra l’altro, che a condannare il Napoli siano stati Inler e Denis: il primo potrebbe essere uno dei colpi del mercato estivo dei partenopei, mentre invece il secondo ha già giocato all’ombra del Vesuvio ed ha segnato il classico gol dell’ex. Il Milan ringrazia sentitamente.
In attesa di sapere cosa ci regalerà la giornata di campionato, ci terrei a soffermarmi su una questione di calciomercato che mi sta particolarmente a cuore, ovvero il possibile addio di Buffon alla Juventus. Si parla tanto della Roma, adesso solo della Roma, direi, visto che il Manchester United, che saluterà Van der Saar, sembra orientato verso una soluzione più giovane e, magari, in questo momento più affidabile. Buffon sostituì l’olandese in bianconero, non lo farà di nuovo adesso. Potrebbe rimanere alla Juve, ma voci sempre
più insistenti lo vorrebbero in giallorosso, con dieci anni di ritardo. Eh sì, perchè nell’estate del suo approdo a Torino, anche la Roma neoscudettata lo voleva, ma poi scelse il ben più economico ma comunque promettente (anche se la sua carriera lo ha smentito) Pelizzoli. Non credo che al momento Buffon sia il portiere più forte del pianeta, non so nemmeno se valga la metà di quello che parò tutto in Germania, so però che nella tempesta di Calciopoli fu il primo a dire che non avrebbe abbandonato la nave. E per questo meriterebbe rispetto, se dopo cinque anni da quei giorni decidesse di andarsene. Tuttavia, non credo che il suo sostituto possa essere Storari, un onesto portiere, e per giunta di un anno più vecchio di lui. Con qualche acciaccio in meno, forse, ma se con Buffon stiamo parlando di uno dei primi cinque portieri della storia del calcio, con Storari al massimo si può parlare del miglior dodicesimo del campionato. Se se ne dovesse andare, preferirei vedere Buffon all’estero. Per non vederlo, appunto. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, insomma. E poi, perchè dovrebbe andare nella capitale? Con tutto il rispetto, hai scelto la Juve, non te ne sei andato nemmeno in B, e poi la molli per la Roma?
