Anche i ricchi piangono

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Da qualche parte ho letto che questo è il Milan più forte degli ultimi 15 anni. Considerando che quello dello scudetto di Zaccheroni era ben poca cosa e che le formazioni con cui Ancelotti ha vinto erano tutt’altro che trascendentali, può anche essere la verità. Eppure, prima degli ultimi giorni di mercato, il Milan era considerata una squadra in disarmo, una sorta di succursale del Genoa. Poi, il solito stucchevole teatrino: dopo aver pianto miseria per un’intera estate, Galliani vola in pompa magna a Barcelona già sicuro di cocludere l’affare, ma crea la lunga attesa e torna a casa con Ibrahimovic. Il Presidente ha voluto così, dirà: serviva un grande acquisto. Come da Milan, presentazione in pompa magna a San Siro: d’altra parte al formula “panem et circenses” vale da più di due millenni, anche se qua, a dire il vero, c’erano solo i secondi. La moderazione non è contemplata e chissà che non ci siano presto nuove elezioni. Fatto sta che la premiata ditta Silvio-Adriano non si ferma qua e porta a Milano un altro giocoliere, quel Robinho così fumoso ma a tratti devastante, uno che non fa della continuità esattamente il suo piatto forte. Con questi due acquisti, il Milan passa da squadra derelitta a unica e vera anti-Inter: certo, la difesa scricchiolerà ancora, visto che le fasce sono sconsolanti e Nesta è un 34enne con gli acciacchi di un pensionato. Il centrocampo potrebbe reggere e davanti giocheranno in tre, a dirla tutta. Ma l’aver messo accanto a Pato e al miglior giocatore mai esistito due come Robinho e, soprattutto, Ibrahimovic non può che rilanciare le ambizioni rossonere. Chissà chi giocherà là davanti… l’unica certezza è che, almeno su azione, il Milan non farà mai gol di testa.

Potere operaio

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Tra comprare arbitri e comprare stranieri, rimango convinto che la cosa migliore sia comprare buoni giocatori che te le fanno vincere, le partite. La Juventus, nel dubbio, compra quasi esclusivamente italiani: se fosse andato in porto anche l’acquisto di Borriello, la squadra bianconera sarebbe stata in tutto e per tutto la Nazionale. Senza Balotelli, Cassano, Pazzini, De Rossi, Gilardino e Pirlo. Ovvero l’Italia senza quelli forti, o prersunti tali. Anche così, tuttavia, è prevedibile un prossimo blocco bianconero, con annesse polemiche in caso di nuove figuracce. Questa Juventus dove può arrivare? Non più in alto del terzo posto: la qualificazione alla Champions League sarebbe un successo. Nonostante il passivo sul mercato, infatti, la squadra sembra addirittura indebolita: quella della stagione precedente non aveva uomini per il 4-4-2 e per comprarne in quantità è stata tralasciata la qualità. E’ davanti la vera differenza con quelle che saranno le prime della classe: mentre il Milan si portava a casa Ibrahimovic e Robinho, la Juventus vendeva Diego per prendere Quagliarella, mantenendo praticamente inalterata la quota-gol, e poi non riusciva ad acquistare Borriello, comunque non un fuoriclasse. Per tutta l’estate Marotta ha provato a prendere Dzeko: segno che un centravanti serviva, eppure alla fine non è arrivato. Ed ora, con i cross dalle fasce, l’unico che fa del gioco aereo la sua specialità è Amauri, reduce da una stagione da 5 reti e già infortunato. Trezeguet sarebbe ancora servito come il pane, ma è stato ceduto all’Hercules per risparmiare poco più di un milione. Alla Juventus la classe operaia va in paradiso: il mercato ha portato un’accozzaglia di giocatori giovani e meno giovani provenienti dalla media e bassa classifica, ed alcuni di loro nemmeno titolari nelle loro squadre. Marotta dovrebbe essere un mago del mercato: che faccia sparire i dubbi die tifosi bianconeri, allora.

L’Inter va già forte

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Quasi completa la rosa della Juventus, appunto: manca un difensore centrale ed il nome buono sembra essere quello di Bocchetti. Nel giro della Nazionale, arriverebbe a Torino per fare il terzo centrale dietro a Chiellini e Bonucci. In altri tempi, non ci sarebbe stato nulla di strano. Adesso, un po’ lo sembra, con questa Juventus derelitta. Ma il blasone e soprattutto il denaro fanno miracoli: sono comunque piccoli segnali di ripresa bianconeri. L’affare non è fatto, per carità, sono solo voci, a differenza di quello che riguarda Ibrahimovic, vicino al Milan. Non è chiara l’eventuale forma di pagamento, che dovrebbe essere una sorta di opera di carità del Barcelona. Sinceramente non capisco tutta questa necessità di disfarsi dello svedese, che non ha fatto il fenomeno nel suo primo anno in Catalogna, ma che i suoi gol li ha fatti. E poi, appena un’estate fa fu strapagato e rischia di andarsene per un tozzo di pane (si fa per dire). Per il Milan sarebbe davvero un colpaccio: riuscire a inserire un top player in questi tempi di vacche magre sarebbe straordinario e darebbe un po’ di pepe ad un campionato che sembra già avere il marchio nerazzurro. L’Inter di benitez anche ieri sera ha dimostrato la sua forza: ha giocato a ritmo ridotto, ha sonnecchiato un po’, poi ha colpito più volte, facendo malissimo all’avversario. Ibrahimovic e il Milan, se non altro per la cabala: lo svedese vince lo scudetto da sette stagioni consecutive. Gli anti-interisti si aggrappano anche a questo.

Werder speranza

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La Sampdoria adesso si aggrappa a quella zuccata di Pazzini, a quella torsione eccezionale da vedere in slow motion che ha dato un po’ di senso alla partita di ritorno. Del preliminare di Champions League di ieri sera rimane però tanto, troppo Werder Brema. Più esperienza internazionale, più abitudine alle sfide europee, più fisico. Forse, un pizzico in meno di tecnica, ma se l’unico distributore di giocate come Cassano per una sera è fuori servizio, allora questo fattore non poteva contare. Eppure la squadra tedesca non è più quella degli anni passati: appena un paio di stagioni fa, per esempio, poteva contare su un Diego versione Bundesliga, su un Ozil in rampa di lancio e su un Frings con qualche acciacco in meno nelle gambe. La Sampdoria, invece, è quella dell’anno scorso, eccezion fatta per Curci, che ha preso il posto di Storari: in pratica, nessun guadagno. Una squadra che l’anno scorso si è insinuata nelle pieghe di un campionato balordo per la Juventus e troppo stancante per la Fiorentina impegnata in Champions, avendo la meglio sul Palermo, più attrezzato, come rosa. Avesse raggiunto la Champions, Zamparini uno tra Cavani e Kjaer lo avrebbe tenuto, credo. E magari avrebbe investito per migliorare una rosa superiore a quella della Sampdoria. Garrone, invece, ha confermato tutti. Probabilmente non basterà e dopo un anno di sacrifici per raggiungerla, dopo averla sognata a lungo, la Samp saluterà la Champions League.

Ci sarà da correre anche al City

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Primo conferenza stampa da Citizen per Balotelli, presentato alla stampa inglese dal suo allenatore e mentore Roberto Mancini: niente “Mad”, sia chiaro, l’appellativo “Super” gli è sicuramente più congeniale: “In Italia dicono che sono un ragazzaccio ma non è così“. Il matrimonio con il Manchester City s’aveva da fare, lo ha detto lui stesso, ed ha aspettato tanto per consumare questa unione: ballavano dei milioncini e delle clausole, ma alla fine tutto è bene quel che finisce bene. “Da tanto tempo volevo venire qui, la trattativa è durata molto ma alla fine è andata a buon fine. Ho avuto tante richieste da molti club, ma io ho sempre detto che volevo il Manchester City. E’ un grande club e in più c’è Roberto Mancini“. Classiche frasi di circostanza: il City, con tutto il rispetto possibile, non è un grande club, è una società ricca, quello sì, ma Balotelli era già in un grande club, avviato verso nuove vittorie, oltretutto. Il Manchester City potrà vincere, ma creare la giusta alchimia non sarà certo facile per Mancini. La scelta di Balotelli è stata dettata dalla presenza in panchina dell’allenatore che lo ha fatto esordire: in questo senso, non ci poteva essere soluzione migliore per lui. E’ giovane, ma vuole giocare: la concorrenza in attacco, però, non è che al City sia minore che all’Inter, anzi, e per l’abbondanza di punte e mezzepunte, se Mancini vorrà provare a vincere, dovrà chiedere grandi sacrifici a tutti, come ha fatto Mourinho all’Inter. Ma questo non spaventa Balotelli: “Panchina? Io sono venuto qua per giocare e cercherò di fare possibile per essere sempre titolare”. D’altra parte, Mancini lo ha voluto, difficile lo metta in panchina, anche se non credo che il ruolo ideale di Balotelli sia sulla fascia. Vediamo cosa si inventerà il tecnico di Jesi…


Scambio di lusso

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Devo ringrazie la Juventus ed in particolare Marotta per i continui spunti che mi regala. In attesa di commentare le prossime partite dell’Europa League, il mercato dei bianconeri è, nel bene o nel male, tra i più attivi. Alla rosa di Delneri, però, manca ancora qualcosa: tra i titolari innanzitutto, ma anche per quanto riguarda la panchina. Sempre che Pepe e Martinez si possano considerare titolari… Fatto sta che se gli acquisti sono difficili, le cessioni non sono da meno. Poulsen se n’è andato al Liverpool, continuando così una carriera in piazze di assoluto prestigio nonostante si tratti di un onestissimo medianaccio fin troppo “signorina” per il ruolo che ha, mentre Tiago è stato in pratica regalato per una stagione all’Atletico Madrid. Camoranesi, invece, non andrà al Birmingham City. Per l’oriundo era uscita come possibile destinazione il Milan, magari in uno scambio di lusso con Kaladze. Adesso sembra che le due società stiano intavolando uno scambio con ancora il georgiano coinvolto, ma con Grosso in mezzo, stavolta. Devo dire che, per quanto l’operazione sia tutto sommato inutile, nella sua pochezza ha un senso, almeno per la Juventus: Kaladze sarebbe la quarta scelta al centro della difesa e potrebbe giocare anche a sinistra. Certo, il fatto che nel Milan il georgiano abbia raggranellato la miseria di 17 presenze negli ultimi due campionati non è esaltante, ma se si deve avere un giocatore zoppo a fine carriera, tanto vale averne uno duttile, se non altro. Un po’ come il buon vecchio “Brazzo” Salihamidzic, mai coinvolto in nessuna trattativa, che quando viene chiamato in causa si impegna e lotta, per quello che può. Ma tanto qua, tra un Juventus in fase di lavori in corso ed un Milan diventata la succursale del Genoa, c’è poco da stare allegri (o Allegri, fate voi).

Il gol dell’addio

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Il calcio d’agosto, mi ripeto, va preso per quello che è. Cioè per qualcosa che non conta nulla, che non dà punti, è giusto il tempo degli esperimenti. Tuttavia, per la Juventus la stagione non parte bene: l’auspicato “triplete” accesso all’Europa League-Trofeo Tim-Trofeo Berlusconi è già saltato. Tuttavia, qualcosa di buono si è visto: Diego è sembrato esattamente il giocatore che servirebbe accanto ad una punta di peso, ovvero uno che parte qualche metro dietro e che si inserisce per concludere. Con un Del Piero ormai più incicivo sui calci piazzati che con palla in movimento, la Juventus avrebbe bisogno di uhn giocatore così come del pane, anche considerando la mancanza di un vero regista, peccato che Diego continuerà la sua carriera in Germania. Marotta nicchia, dice che non ci sono i presupposti per la cessione: traducendo, ballano ancora un paio di milioni. Ma quando le differenze sono queste, alla fine gli affari vanno in porto. Peccato, perchè la qualità c’era. Come quella di Ronaldinho, in sovrappeso, forse, ma con i piedi che sono rimasti quelli del 2005. Perchè nel calcio di oggi si può correre tanto, si può essere dei nerboruti mestieranti del pallone, ma le partite, poi, te le fanno vincere i talenti. Sneijder non è un watusso, eppure quella palla ieri sera sembrava telecomandata. Ma Delneri lassù preferisce due torri. Contento lui…

Presidenti allenatori? No, registi…

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A partire dal prossimo campionato, che inizierà tra poco, finalmente, e che vincerà di nuovo l’Inter, ma che non vedo l’ora cominci lo stesso, sarà la Lega Calcio a produrre in proprio le immagini delle partite. Non solo, saranno le varie squadre ad avere in mano la regia delle immagini televisive.Ovviamente per la diretta c’è poco da fare, tuttavia sul replay si può intervenire. Già mi immagino Berlusconi con la cornetta in mano, pronto a chiamare il regista ogni volta che vede i classici (ormai) striscioni della serie “Silvio scuci i soldi”. Oddio, forse starebbe davvero sempre al telefono, troppo, direi. Peccato, perchè potrebbe già farlo, avendo Mediaset. In generale, ogni campo potrebbe avere la sua regia caratteristica: magari Cellino odia gli sputi e non se ne vedrebbero più durante le partite casalinghe del cagliari, oppure Corioni vede come fumo negli occhi gli insulti all’arbitro ed allora a Brescia niente labiali da censura. Anche se già nella scorsa stagione alcuni telecronisti della serie B sono stati scelti direttamente dall’advisor della Lega, non succederà mai niente di tutto questo.Non ci sarà nemmeno una griglia “registica”, come si augurava qualcuno. Rimarrà il buon vecchio replay. Comunque, c’è chi la moviola la vorrebbe in campo, e c’è in rischio che non ce la facciano vedere nemmeno fuori…

Uno su due

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Due grossi calibri dovevano lasciare l’Inter, ma sono ancora al loro posto, anche se le loro situazioni sono decisamente diverse. Maicon, a quanto pare, rimarrà nerazzurro anche la prossima stagione: l’assalto del Real Madrid al laterale brasiliano c’è stato, sì, ma non è stato così deciso come ci si aspettava. Una società che spende e spande a casaccio, si mette a contrattare sui 5 milioni quando da contrattare ci sarebbe ben poco: qua stiamo parlando di uno che la fascia se la mangia. Se offri 25 e l’Inter chiede 30, lo sforzo va fatto: è per altri che magari bisogna pensarci su. Per Maicon no: strano che Mourinho non si sia impuntato per averlo in squadra. Il mercato è ancora lungo, vero, però le parole di Moratti sono chiare: “Rimane all’Inter. È stato trattato da altre società, come altri giocatori. Lo considero forte, talmente forte che, forse, mi è concesso anche di non venderlo. Ho deciso di ritirarlo dal mercato”. Credo ritenga forte anche Balotelli, ma stavolta gli sembra il caso di vendere. Un presidente che a suo tempo si innamorò di Recoba coprendolo di soldi, non tratterrà il più forte giocatore italiano dei prossimi dieci anni. La trattativa è ancora in una fase di stallo, ma tra mezze dichiarazioni e feste d’addio, Balotelli è virtualmente in Inghilterra. Lo aspetta Vieira, felice del suo arrivo: “Non ho alcun dubbio sulle sue grandi qualità, è un giovane di talento ed un calciatore che ha un grande futuro. Balotelli è un po’ come Craig Bellamy o Carlos Tevez. Certi giocatori fanno del temperamento acceso il loro modo di comportarsi, ma la cosa più importante che un calciatore deve fare è dare tutto per il proprio club. E Balotelli lo fa”. Certo, se fosse stato il Milan avrebbe dato anche di più, ma pazienza.

Se fossero così, i giovani…

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Presidente del Settore Tecnico della Figc. Non male per uno che fino all’altroieri se ne stava rintanato nel suo buen retiro, lontano da tutti e da tutti. Dal suo addio al calcio, avvenuto nel 2004, Roberto Baggio non aveva voluto aver nulla a che fare con quello sport che lo ha reso così famoso. C’era stato un flirt con l’Inter, presumo, paradossalmente la squadra nella quale ha inciso meno in carriera (ma Moratti è capace di far diventare un simbolo dell’Inter anche Figo… niente di strano), ma nulla di più. Però Baggio è di tutti, è il campione più nazionalpopolare che l’Italia abbia mai avuto: logico che il suo posto sia in azzurro. “Sogno che il calcio italiano possa tornare ad avere talenti importantissimi. Ma occorre credere nei giovani perché sono il futuro, bisogna dare tutto quello che abbiamo dentro per farli crescere bene”. Questo ha detto al Tg1, e non gli si può dare torto. Non c’è nessuna formula magica: bisogna puntare sui giovani perchè i vecchi prima o poi smettono. Sta nella natura delle cose, anche in quella della vita. In realtà nel calcio si punta sui giovani, solo che non sempre questi giovani sono meglio degli “anziani” che hanno davanti. Se il talento c’è bene, sennò amen. Se fossero tutti come Baggio i giovani giocherebbero sempre in prima squadra.