La rosa è quasi tratta

Filed under: Calciomercato by: Matteo Innocenti

Un mercato che adesso inizia a diventare interessante, quello della Juventus. Un mercato che, scaturito dalla scelta dell’allenatore, non poteva che essere “pesante”. La rosa della scorsa stagione non aveva esterni di centrocampo, eccezion fatta per l’ormai declinante Camoranesi, unica ala lo scorso anno ed in partenza per altri lidi questa estate. All’esangue Vecchia Signora che ha finito in affanno il campionato serviva una bella trasfusione: forze fresche in quantità. Il restyling era doveroso, e ad essere sinceri poteva anche essere maggiore, se ci fossero stati più soldi. Dopo aver preso Storari, Motta, Bonucci, Pepe e Martinez, ieri la Juve ha aggiunto due tasselli importanti come Krasic, da tempo promessosi alla società bianconera, ed Aquilani, promessa con un grande futuro alle spalle, desideroso di tornare in Italia. Ma non è finita qua: manca ancora un centrale difensivo. Non è ingordigia, è una mera questione numerica. Comunque, Krasic, dicevo. Tra tuti gli esterni in rosa, il serbo sembra l’unico con i galloni del titolare fisso, e con lui vedo di più Pepe. L’estroso (così mi dicono) Martinez partirà spesso dalla panchina, a parer mio. Cosa dire di Aquilani? Sicuramente è un arrivo a sorpresa e per qualità e effettivamente un giocatore che mancava a questa squadra. Non lo definirei un “colpo” di Marotta: il prezzo del riscatto è piuttosto alto, per non parlare dell’iingaggio. Non è assolutamente detto, dunque, che Aquilani rimanga in bianconero. Considerando anche il fatto che torna in Italia per rilanciarsi, ma che tra Marchisio, Sissoko e Felipe Melo non partirà certo titolare fisso. E poi, tra i suoi muscoli di seta e Vinovo, la miscela rischia di essere esplosiva.

Sturm Grazie

Filed under: Europa League by: Matteo Innocenti

Per essere una una squadra volenterosa ma particolarmente operaia, mettiamola così. Perchè gli austriaci meritavano almeno il pareggio, dopo aver creato tanti affanni alla retroguardia della Juventus , che invece passa in trasferta archiviando, in pratica, la questione-qualificazione. 2-1, sul campo dello Sturm Graz, con tutte e tre le reti della partita segnate di testa: ad occhio e croce, i calci piazzati saranno la croce e al tempo stesso la delizia della stagione bianconera che sta iniziando. La Juventus ha ottimi interpreti nel gioco aereo e sembra in grado di far male in queste occasioni: allo stesso tempo, però, potrebbe anche soffrire quando sarà costretta a difendersi. Con l’arrivo di Krasic, i bianconeri aumentano il parco-ali: il serbo sarà titolare e con lui vedo nell’undici di partenza Pepe più che Martinez. Cross, cross e ancora cross. Così giocherà la Juventus, con un Diego ormai confermato che proverà a saltare l’uomo per poi allargare in fascia, anzichè andare per vie centrali. Il brasiliano non è una punta ed il gol non è tra le sue priorità, ma se sta bene, può sempre creare la superiorità numerica. Il suo cambio sarà Del Piero, capace di essere letale sui calci piazzati ed ormai meglio a partita in corso. Questo almeno fino a quando non si stancherà della situazione, ed allora si vedrà se Delneri è un allenatore di polso o meno.

Ricominciamo

Filed under: Champions League by: Matteo Innocenti

Oggi è il grande giorno della Sampdoria: i blucerchiati provano a riallacciare quella storia d’amore breve ma intensa con la Coppa dei Campioni che durò appena una stagione e che finì, bruscamente, con quel destro di Koeman in un giorno di maggio a Wembley nel 1992. All’epoca, gli attuali gemelli del gol doriani, Cassano e Pazzini, andavano ancora alle elementari. Quelli veri, Mancini e Vialli, costituivano la coppia d’attacco più affiatata della loro generazione e la loro intesa andava ben al di là del rettangolo del gioco. Ma tutta quella Sampdoria era infarcita di ottimi giocatori, ed era il culmine di quello che davvero si può definire un “progetto”: se negli anni Ottanta il Napoli ebbe bisogno di un certo Maradona per raggiungere il Paradiso calcistico e il Verona interpretò la stagione perfetta nella stagione del sorteggio arbitrale integrale, nello stesso periodo a Genova il presidente Mantovani costruiva la sua squadra nel tempo, aggiudicandosi prima una manciata di Coppe Italia e poi la (ahimè) defunta Coppa delle Coppe. Nel 1991, poi, arrivò lo storico primo e finora unico scudetto blucerchiato . Altri tempi, altra squadra, davvero. Soprattutto perchè dopo la qualificazione ai preliminari di Champions League l’attuale presidente Garrone non ha investito sul mercato, confermando per intero la rosa dell’anno scorso, cambiando solo la guida tecnica. La Sampdoria non parte da favorita, ma nemmeno da sconfitta annunciata: il doppio scontro con il Werder Brema è indecifrabile, adesso ancora di più vista la cessione di Ozil al Real Madrid. Due squadre operaie che si contendono l’accesso alla competizione europea più prestigiosa: per Cassano e Pazzini l’occasione per avvicinarsi al mito dei gemelli del gol, quelli veri. E chissà che, una volta conquistati i gironi, Garrone non decida di rinforzare la rosa, per avvicinarsi al Presidente, quello con la “P” maiuscola…

Ci sarà da correre anche al City

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Primo conferenza stampa da Citizen per Balotelli, presentato alla stampa inglese dal suo allenatore e mentore Roberto Mancini: niente “Mad”, sia chiaro, l’appellativo “Super” gli è sicuramente più congeniale: “In Italia dicono che sono un ragazzaccio ma non è così“. Il matrimonio con il Manchester City s’aveva da fare, lo ha detto lui stesso, ed ha aspettato tanto per consumare questa unione: ballavano dei milioncini e delle clausole, ma alla fine tutto è bene quel che finisce bene. “Da tanto tempo volevo venire qui, la trattativa è durata molto ma alla fine è andata a buon fine. Ho avuto tante richieste da molti club, ma io ho sempre detto che volevo il Manchester City. E’ un grande club e in più c’è Roberto Mancini“. Classiche frasi di circostanza: il City, con tutto il rispetto possibile, non è un grande club, è una società ricca, quello sì, ma Balotelli era già in un grande club, avviato verso nuove vittorie, oltretutto. Il Manchester City potrà vincere, ma creare la giusta alchimia non sarà certo facile per Mancini. La scelta di Balotelli è stata dettata dalla presenza in panchina dell’allenatore che lo ha fatto esordire: in questo senso, non ci poteva essere soluzione migliore per lui. E’ giovane, ma vuole giocare: la concorrenza in attacco, però, non è che al City sia minore che all’Inter, anzi, e per l’abbondanza di punte e mezzepunte, se Mancini vorrà provare a vincere, dovrà chiedere grandi sacrifici a tutti, come ha fatto Mourinho all’Inter. Ma questo non spaventa Balotelli: “Panchina? Io sono venuto qua per giocare e cercherò di fare possibile per essere sempre titolare”. D’altra parte, Mancini lo ha voluto, difficile lo metta in panchina, anche se non credo che il ruolo ideale di Balotelli sia sulla fascia. Vediamo cosa si inventerà il tecnico di Jesi…


Sir Diego

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OK, lo dice il Daily Mail, quindi la notizia potrebbe anche non avere nessun fondamento. Secondo la versione online del giornale inglese, tra i candidati a succedere a Martin O’Neill sulla panchina dell’Aston Villa ci sarebbe anche Diego Armando Maradona. Potrebbe essere tranquillamente classificata come “bufala”, peccato che l’agente dell’ex “Pibe de oro”, Walter Soriano, stia per incontrare il proprietario del club inglese Randy Lerner e che abbia detto che “Diego ama molto il calcio inglese e intende trasferirsi in Inghilterra per allenare l’Aston Villa“. Nonostante il carisma, che di sicuro non gli fa difetto in Argentina ma magari lontano dalla culla albiceleste sì, Maradona non è esattamente un allenatore di calcio. Può essere un trascinatore, ma non mi sembra certo l’uomo adatto per far fare il salto di qualità ad una squadra. La sua Argentina al Mondiale, per dire, con il potenziale d’attacco che aveva ha fatto il minimo sindacale ai gironi, e poi si è sfracellata contro il primo scoglio vero, quello tedesco. L’Aston Villa è una società ricca di storia, capace anche di vincere la Coppa dei campioni, con un bacino di utenza importante e con una proprietà straniera, cosa ormai non inusuale in Inghilterra. Tuttavia, non riesce a fare il salto di qualità. Un tempo per un argentino era dura stare in Inghilterra, se è vero che Ardiles fu costretto a prendersi un anno sabbatico al Paris Saint Germain. Questo gli fa un gol di mano, poi scarta tutta la squadra e ne segna un altro completando la doppietta più memorabile della storia del calcio, e loro gli darebbero anche una panchina. Come cambia il mondo…

Scambio di lusso

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Devo ringrazie la Juventus ed in particolare Marotta per i continui spunti che mi regala. In attesa di commentare le prossime partite dell’Europa League, il mercato dei bianconeri è, nel bene o nel male, tra i più attivi. Alla rosa di Delneri, però, manca ancora qualcosa: tra i titolari innanzitutto, ma anche per quanto riguarda la panchina. Sempre che Pepe e Martinez si possano considerare titolari… Fatto sta che se gli acquisti sono difficili, le cessioni non sono da meno. Poulsen se n’è andato al Liverpool, continuando così una carriera in piazze di assoluto prestigio nonostante si tratti di un onestissimo medianaccio fin troppo “signorina” per il ruolo che ha, mentre Tiago è stato in pratica regalato per una stagione all’Atletico Madrid. Camoranesi, invece, non andrà al Birmingham City. Per l’oriundo era uscita come possibile destinazione il Milan, magari in uno scambio di lusso con Kaladze. Adesso sembra che le due società stiano intavolando uno scambio con ancora il georgiano coinvolto, ma con Grosso in mezzo, stavolta. Devo dire che, per quanto l’operazione sia tutto sommato inutile, nella sua pochezza ha un senso, almeno per la Juventus: Kaladze sarebbe la quarta scelta al centro della difesa e potrebbe giocare anche a sinistra. Certo, il fatto che nel Milan il georgiano abbia raggranellato la miseria di 17 presenze negli ultimi due campionati non è esaltante, ma se si deve avere un giocatore zoppo a fine carriera, tanto vale averne uno duttile, se non altro. Un po’ come il buon vecchio “Brazzo” Salihamidzic, mai coinvolto in nessuna trattativa, che quando viene chiamato in causa si impegna e lotta, per quello che può. Ma tanto qua, tra un Juventus in fase di lavori in corso ed un Milan diventata la succursale del Genoa, c’è poco da stare allegri (o Allegri, fate voi).

Presidenti allenatori? No, registi…

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A partire dal prossimo campionato, che inizierà tra poco, finalmente, e che vincerà di nuovo l’Inter, ma che non vedo l’ora cominci lo stesso, sarà la Lega Calcio a produrre in proprio le immagini delle partite. Non solo, saranno le varie squadre ad avere in mano la regia delle immagini televisive.Ovviamente per la diretta c’è poco da fare, tuttavia sul replay si può intervenire. Già mi immagino Berlusconi con la cornetta in mano, pronto a chiamare il regista ogni volta che vede i classici (ormai) striscioni della serie “Silvio scuci i soldi”. Oddio, forse starebbe davvero sempre al telefono, troppo, direi. Peccato, perchè potrebbe già farlo, avendo Mediaset. In generale, ogni campo potrebbe avere la sua regia caratteristica: magari Cellino odia gli sputi e non se ne vedrebbero più durante le partite casalinghe del cagliari, oppure Corioni vede come fumo negli occhi gli insulti all’arbitro ed allora a Brescia niente labiali da censura. Anche se già nella scorsa stagione alcuni telecronisti della serie B sono stati scelti direttamente dall’advisor della Lega, non succederà mai niente di tutto questo.Non ci sarà nemmeno una griglia “registica”, come si augurava qualcuno. Rimarrà il buon vecchio replay. Comunque, c’è chi la moviola la vorrebbe in campo, e c’è in rischio che non ce la facciano vedere nemmeno fuori…

Non è cambiato nulla

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Cambiano gli uomini, ma gli effetti sono sempre quelli. Il mercato della Juventus, adesso nelle mani di Marotta, presentato come autentico mago del mercato, somiglia pericolosamente a quello della premiata ditta Blanc-Secco. Quando la Juventus vuole comprare qualcuno, i prezzi si alzano a dismisura, quando invece la società intende vendere, lo fa per cifre irrisorie. Pepe, per il quale è solo stato pagato un “acconto”, è stato valutato una dozzina di milioni, lo stesso dicasi per Martinez. Bonucci addirittura quindici. Non parliamo poi dei possibili acquisti saltati: per Krasic la valutazione del Cska sfiorava i venti, per Dzeko non ne sarebbero bastati più di trenta. Quando arriva a vendere, invece, la Juve trova grandissime difficoltà: certo, gli ingaggi pesanti non aiutano, ma rimango convinto che dalle partenze poteva incassare di più. Poulsen se n’è appena andato al Liverpool per poco più di cinque milioni, Tiago se ne potrebbe andare all’incirca per la stessa cifra. Se a comprare fosse la Juventus, sono sicuro che la loro valutazione avrebbe sfiorato i dieci milioni. Lo stesso accadrà per Diego, che partirà, ormai è certo, e lo farà per una cifra irrisoria rispetto a quella suo acquisto: sei o sette milioni in meno, e non credo che nonostante un’annata sciagurata (per tutti, però), la valutazione di un 25enne possa scendere di così tanto.

Sarebbe un vero peccato

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Ecco, stavolta c’è da arrabbiarsi sul serio. Cioè, almeno io mi arrabbierò tantissimo se succederà. La Juventus, a quanto pare, starebbe per cedere Diego al Wolfsburg. Lo facesse per arrivare a Dzeko potrei anche chiudere un occhio, invece no, il centravanti bosniaco non sarebbe coinvolto nell’affare. Il brasiliano ceduto, dopo appena un anno disgraziato per tutti, per circa 18 milioni: dalla Germania ne offrono 15, la Juventus non ne vuole meno di 20. Una pessima mossa: Diego fu pagato 25 milioni appena un anno fa e credo ancora che sia un ottimo giocatore. Certo, per il 4-4-2 di Delneri è un po’ troppo centrocampista rispetto alla seconda punta che ci vorrebbe (ovvero un Del Piero con dieci anni in meno), ma in quel ruolo si potrebbe comunque adattare. L’alternativa sarebbe Iaquinta, forte ma non eccezionale nel gioco aereo, oppure accoppiare le due torri Amauri-Trezeguet, e qua addio varietà di soluzioni offensive, oppure affidare la maglia da tiutolare ancora a Del Piero, che ormai ha 36 anni. E’ uscito il nome di Giuseppe Rossi, che comunque non si muove per meno di 15 milioni: a quel punto mi tengo Diego, senza nessun dubbio. La Juventus sta mettendo da parte un tesoretto: con le cessioni di Camoranesi, Tiago, Poulsen e Grosso risparmierà sugli ingaggi ed incasserà una come minimo una dozzina di milioncini. Potrebbero bastare, ed invece no, serve anche la cessione di un talento come Diego, valutato poco più di Martinez, tra l’altro. Una sconfitta anche per lui: a 25 anni il conto in banca non soffrirà, ma ripartirà dal punto più basso tra tutte le squadre europee per le quali ha giocato. Ma forse, dietro alla cessione del brasiliano, c’è qualcosa: in realtà è un’astuta mossa per arrivare a Barzagli.

Uno su due

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Due grossi calibri dovevano lasciare l’Inter, ma sono ancora al loro posto, anche se le loro situazioni sono decisamente diverse. Maicon, a quanto pare, rimarrà nerazzurro anche la prossima stagione: l’assalto del Real Madrid al laterale brasiliano c’è stato, sì, ma non è stato così deciso come ci si aspettava. Una società che spende e spande a casaccio, si mette a contrattare sui 5 milioni quando da contrattare ci sarebbe ben poco: qua stiamo parlando di uno che la fascia se la mangia. Se offri 25 e l’Inter chiede 30, lo sforzo va fatto: è per altri che magari bisogna pensarci su. Per Maicon no: strano che Mourinho non si sia impuntato per averlo in squadra. Il mercato è ancora lungo, vero, però le parole di Moratti sono chiare: “Rimane all’Inter. È stato trattato da altre società, come altri giocatori. Lo considero forte, talmente forte che, forse, mi è concesso anche di non venderlo. Ho deciso di ritirarlo dal mercato”. Credo ritenga forte anche Balotelli, ma stavolta gli sembra il caso di vendere. Un presidente che a suo tempo si innamorò di Recoba coprendolo di soldi, non tratterrà il più forte giocatore italiano dei prossimi dieci anni. La trattativa è ancora in una fase di stallo, ma tra mezze dichiarazioni e feste d’addio, Balotelli è virtualmente in Inghilterra. Lo aspetta Vieira, felice del suo arrivo: “Non ho alcun dubbio sulle sue grandi qualità, è un giovane di talento ed un calciatore che ha un grande futuro. Balotelli è un po’ come Craig Bellamy o Carlos Tevez. Certi giocatori fanno del temperamento acceso il loro modo di comportarsi, ma la cosa più importante che un calciatore deve fare è dare tutto per il proprio club. E Balotelli lo fa”. Certo, se fosse stato il Milan avrebbe dato anche di più, ma pazienza.