Vorrei tornare su un argomento che, da toscano, ho avuto modo di seguire piuttosto da vicino, cioè il recente sfogo di Andrea Della Valle contro i tifosi, o pseudo tali, che hanno contestato l’operato della dirigenza della Fiorentina a seguito della cessione di Melo alla Juve. Ecco una sintesi della sua conferenza stampa: “Basta fucili puntati sul nostro operato, in sette anni qualcosa di buono lo abbiamo fatto. Ai tifosi dico fidatevi di noi, altrimenti qualcuno faccia una raccolta di firme per
mandarci a casa e andremo via. I soldi della cessione di Melo saranno reinvestiti con oculatezza, come richiedono il bilancio ed il momento di crisi internazionale, ma due-tre pezzi importanti arriveranno. Le scritte contro di noi mi hanno amareggiato, ma come potevamo trattenere Melo a 25 milioni di euro? Per lui era l’occasione della vita, per noi una cifra importante, ma la sua cessione non significa annullare il progetto viola. Siamo ancora in Champions, un po’ di credito questa famiglia lo merita”. Tutte parole condivisibili, in minatura la situazione che si è creata al Milan, dove Berlusconi, dopo anni di grandeur, ha ordinato di tirare la cinghia. Corvino non poteva fare un mercato a costo zero ed allora ha deciso la cessione di un pezzo pregiato: la scelta è caduta, comprensibilmente, su Melo, quello con più mercato. Vendere i vari Gilardino, Mutu, Frey e Montolivo avrebbe causato malumore allo stesso modo, ma i soldi che ha portato Melo non li avrebbe portati nessuno. Il brasiliano è sì forte, ma sostituibile: Dzemaili, Ledesma, Inler… sono diversi i nomi abbordabili. In più, avanzeranno diversi milioni per altre operazioni come l’acquisto di un centrale di difesa e di un vice-Gilardino. L’unica cosa che non va è lo stucchevole ritornello del “Progetto”: fare bene autofinanziandosi, ecco qual è l’idea dei Della Valle, il che sarebbe in realtà l’obiettivo di tutti. Niente di particolare insomma. In più, naufragata l’idea di una Fiorentina dei giovani: nella formazione titolare, in età da Under 21, non c’è nessuno.
Non sarà Kakà, ma un altro giocatore importante sta per lasciare il nostro campionato. A differenza del fuoriclasse brasiliano, non per andare al Real Madrid, il non plus ultra delle società calcistiche, bensì in Turchia, nella periferia del calcio che conta. Sto parlando di Vargas, che Corvino starebbe trattando (parole sue) con il Fenerbahce. Pagato una dozzina di milioni l’anno scorso, potrebbe venderlo per una cifra leggermente superiore, considerato il campionato non eccezionale disputato. Plusvalenza minima, inso
mma, ma almeno soldi freschi per le casse viola, desolatamente vuote. Vargas forse non sarà un fenomeno, ma piazzato nel ruolo a lui più congeniale, cioè esterno di centrocampo, nel finale di stagione ha parzialmente legittimato l’ingente spesa sostenuta dai Della Valle la scorsa estate. Al suo posto arriverà l’olandese del Real Madrid Drenthe: in prestito, ma con prezzo dell’eventuale riscatto già fissato. La Fiorentina, insomma, pare avviata verso un 4-4-2, visto che sta continuando a cercare sul mercato anche degli esterni di destra: partirà Semioli, probabile l’arrivo di Marchionni, che alla Juventus pagherà il cambio di modulo. In questo caso l’affare dovrebbe essere una comproprietà. A Firenze soldi ce ne sono pochi e Corvino deve arrangiarsi con prestiti ed affari a costo zero: è il caso di Cruz, scelto come prossima alternativa a Gilardino. Non sarà un giovane da Progetto, ma quando ha giocato si è sempre rivelato affidabile. E, in fondo, fare le nozze con i fichi secchi mica è facile.
Sarà che le mummie, come aveva detto Lippi, potevano slegare le bende, ma quando si è davvero troppo mummie la cosa si fa difficile. Peggio di così non si poteva fare: primo tempo semplicemente imbarazzante da parte dell’Italia e seconda frazione migliore, ma solo per un calo fisiologico dei verdeoro. La formazione, prevedeva un centrocampo di piedi buoni, ma l’esperimento è durato il tempo di prendere tre reti. La difesa è stata per larghi tratti inguardabile, sia nei centrali che sulle f
asce: Cannavaro e Chiellini troppo spesso hanno dovuto fronteggiare i rapidissimi attaccanti brasiliani, lanciati verso Buffon come saette, Zambrotta non è quello del 2006, Dossena invece temo che sia esattamente quello di stasera. La Juve, modesto parere, farebbe meglio a concentrarsi su Grosso. L’attacco è stata la vera delusione, in ogni suo interprete della formazione iniziale: Toni macchinoso, gemello scarso di quello di un paio di stagioni fa, Iaquinta non pervenuto, Camoranesi che si è fatto vedere solo nel secondo tempo. Hanno fatto molto meglio i subentrati come Gilardino, almeno un po’ più mobile di Toni, Pepe, almeno volenteroso, e soprattutto Rossi, che con un paio di bordate ha scaldato i guanti a Julio Cesar. E’ lui l’unica nota positiva di questa spedizione sudafricana. Nessun dramma, ma rumorosi campanelli d’allarme in vista del Mondiale: sarà meglio che Lippi trovi una formazione-tipo ed insista su quella, facendo magari chiarezza in attacco, perchè ora come ora Rossi deve giocare. Ultima nota: inutile portare Santon se poi lo si tiene in panchina, tanto valeva lasciarlo a Casiraghi.
Sottovalutato da tutti, l’Egitto ci ha invece castigato mettendoci in serie difficoltà per la qualificazione alla semifinale. Ora, non che vincere la Confederations Cup sia questione di vita o di morte, sia chiaro, ma uscendo non faremmo certo una gran figura: in fondo, siamo i campioni del Mondo in carica. Il fatto è che mi sembra che nel gruppo azzurro manchi la condizione fisica, cosa che invece non manca agli egiziani, in grado tra l’altro anche di costruire piacevoli trame di gioco. Da noi il calcio di quelle latitudini è, in pratica, sconosciuto, se si escludono le meteore Mido, Said e, soprattutto, Emam, che arrivò in Italia ad
Udine come “lo Zico delle Piramidi”, o forse Baggio, non ricordo (nda: questo articolo è modificato. Ringrazio Lorenzo Mantelli per la preziosa collaborazione, visto che avevo confuso Emam con Ramzi, anche lui transitato da Udine ma marocchino). Eppure l’Egitto, oltre ad aver in pratica pareggiato col Brasile, ha vinto le ultime due edizioni della Coppa D’Africa e suppongo non per caso. Fare meglio delle varie Nigeria, Camerun, Costa D’Avorio, Senegal, e Ghana è quantomeno sintomo di un movimento calcistico di tutto rispetto. Però ciò non toglie che l’Italia potesse e dovesse fare di più. Le occasioni da gol non sono mancate, ma spesso sono arrivate da palle lunghe: la manovra è stata spesso troppo lenta e macchinosa, in particolare Pirlo, modello moviola e insolitamente impreciso. In difesa, poi, la coppia Cannavaro-Chiellini è stata a tratti imbarazzante, e questo per la Juve 2009/2010 non è certo un bel segnale. E’ mancata anche la spinta dei terzini, in particolare da parte di Zambrotta: tanto valeva mettere dentro Santon. In attacco, ho condiviso la scelta di Lippi di schierare inizialmente tre punte di movimento, veloci ed interscambiabili, anche se alla fine questo non ha portato a grandi risultati. Adesso la qualificazione è difficile: bisogna fare meglio dell’Egitto o, in alternativa, superare il Brasile con due reti di scarto. Difficile, ma non si sa mai.
Io sono, nel calcio, una persona molto legata alle tradizioni. Da tifoso bianconero, ancora adesso guardo con malcelato sdegno al nuovo logo della Juventus e a inserti e numeri gialli. Per esempio, ma potrei continuare con la gioia per la maglia di riserva rosa, l’apprezzamento per le maglie celebrative come quella granata dell’Arsenal, Milan e Inter del centenario… Ma le divise che ha l’Italia in questa Confederations Cu
p quanto sono brutte? Che poi non sono brutte nemmeno le magliette, in realtà. E’ il colore dei pantaloncini e dei calzettoni che proprio è inguardabile. Ma, detto questo, qualche riflessione sulla partita: Rossi va fatto giocare. E’ uno che salta l’uomo, ha un gran tiro ed è funzionale al modulo che ormai Lippi ha scelto. Iaquinta sempre prezioso, ma meglio all’ala destra anzichè a sinistra: si è fatto preferire a Camoranesi, fuori forma come sempre quest’anno, ma a valori assoluti schiererei sempre l’oriundo. A centrocampo bene così, bene anche Montolivo, ma ipotizzare il contemporaneo impiego di Pirlo, De Rossi e del viola sarebbe troppa grazia: Gattuso servirà. In difesa a tratti si è ballato perchè paradossalmente la coppia Legrottaglie-Chiellini non è sembrata particolarmente affiatata, ma si è visto un discreto Grosso, quasi in versione Germania 2006. Le indicazioni, insomma, sono buone, adesso c’è l’Egitto, che ieri ha messo paura al Brasile.
L’affare Cristiano Ronaldo mi ha costretto a posticipare ad oggi le mie riflessioni sulla Nazionale dopo l’amichevole contro la Nuova Zelanda. Prendere tre gol da questi avversari, intendiamoci, non è mai un buon segnale, ma in fondo si trattava di una partita che non contava niente e con qualche giocatore a riposo. Le preoccupazioni, dunque, sono più vaste e non riguardano la prossima Confederations Cup, bensì la Coppa del Mondo, in programma tra un anno. La nostra Nazionale ha alcuni punti fermi, mentre in certi ruoli la situazione è decisamente più incerta. Portiere e difesa, co
n la probabile promozione a titolare inamovibile di Santon, sono fatte. Insieme a Chiellini giocherà Cannavaro, che avrà 37 anni: purtroppo di degni eredi non se ne vedono. Per l’altro posto, duello tra i campioni del Mondo Zambrotta e Grosso. A centrocampo non mi discosterei dal canovaccio Pirlo-Gattuso-De Rossi, in attacco, invece, i giochi sono più aperti. Innanzitutto, l’Italia non ha gli uomini per giocare con il 4-2-3-1 visto a Pretoria: Rossi non è un trequartista, ma invece si potrebbe adattare nel 4-3-3 che con molta probabilità Lippi vorrà schierare. Con Gilardino centravanti, sulla destra possono giocare Iaquinta, Camoranesi o Pepe. Da come ha giocato quest’anno, cioè lontano dalla porta, partendo da sinistra, farebbe comodo anche Cassano, ma in Sudafrica, come sappiamo, ci potrà andare solo da turista. In ogni caso, non abbondano i fenomeni, perchè dietro Buffon, Amelia non regala certo sicurezze, come già detto non ci sono centrali in grado di lottare con Cannavaro per un posto da titolare, a centrocampo le uniche alternative sono Palombo e Montolivo, mentre in attacco Toni è in declino. Manca però ancora un anno, chissà che qualche faccia nuova non ci stupisca…
Grande Fiorentina, piccola Roma. Ecco cosa rimane dopo il posticipo di ieri sera: una squadra ancora il lotta per ottenere il quarto posto e piena di entusiasmo dopo una grandissima partita contro una diretta concorrente e un’altra squadra, la Roma, ormai lontanissima dall’Europa che conta e di cui ave
va bisogno visti i conti in rosso. Vargas, due volte Gilardino e Gobbi, ecco i nomi che hanno demolito i giallorossi, a tratti semplicemente imbarazzanti in fase difensiva. La Roma, incredibile o forse no, ha la terzultima difesa della Serie A. Peggio, seppur con una partita in meno, hanno fatto solo Lecce e Bologna. 52 reti subite sono troppe per poter coltivare ambizioni di un certo livello. I giallorossi, nell’arco della stagione, hanno avuto troppi infortuni e questa può essere un’attenuante, ma la società ha anche sbagliato d’estate sul mercato. Per un motivo o per un altro, adesso la lotta per il quarto posto riguarda solo due squadre, il Genoa e, appunto, la Fiorentina, che se giocasse come ieri non avrebbe problemi a centrare l’obiettivo. L’anno scorso i viola se la dovettero vedere con il Milan e risolse Osvaldo rovesciando all’ultima giornata. Quest’anno la corsa non si prospetta meno avvincente. Oggi a Bologna sta al Genoa rispondere.
Corvino ha in mente una mosa per blindare i suoi gioelli: inserire delle clausole rescissorie nei contratti dei giocatori della Fiorentina. In Spagna, ad esempio, è obbligatorio, ma molte volte vengono inserite clausole dai valori oggettivamente spropositati proprio per scoraggiare possibili acquirenti. Poi, magari, l’accordo con chi v
uole comprare si trova, e a prezzi decisamente accessibili. Alla Fiorentina si potrà andare a fare spesa a prezzi accessibili usando la clausola rescissoria, a quanto pare. Eh sì, perchè Corvino vorrebbe “blindare” i calciatori con clausole, a mio avviso, certo non alte. Andiamo a salire: Kuzmanovic potrebbe andaresene per 10 milioni: discreta cifra, però si tratta di un giovane, che non ha brillato quest’anno, è vero, ma che pare avere un avvenire. Tra 10 e 15 milioni la clausola per Vargas e Jovetic: due acquisti che non si sono imposti, vero, ma che poco tempo fa avevano ingolosito società per le quali sborsare una dozzina di milioni non è certo un problema. 15 milioni i soldi necessari per Gamberini, oggi uno dei migliori difensori italiani: qualcuno potrebbe farci un pensierino. Meno di 20 per portarsi a casa Frey, un portiere da top team, Mutu, 30 anni ma ancora decisivo, e Melo, un vero e proprio valore aggiunto in mezzo al campo. Infine, i più costosi: l’eterna promessa Montolivo e Gilardino. Per il primo non so, ma se avessi bisogno di una punta per il Gila 25 milioni li spenderei subito. Insomma, qua Corvino vorrebbe blindare, ma sembrano quasi saldi.
Qualche riflessione a freddo sull’amichevole con il Brasile di martedì sera. Per stare in nazionale ci vogliono gli attributi. Montolivo per ora li tiene nascosti, almeno in azzurro. Poi, non ci si può presentare, nemmeno in amichevole, con Pepe. Non scherziamo, per favore, va bene, c’è il discorso degli equilibri di squadra, forse se lo starà pure meritando, ma potrà giocare contro San Marino, Andorra o la Moldova, non contro il Br
asile. E che Brasile, poi. Calcio alla massima potenza, dal punto di vista tecnico, ma anche atletico: la prima azione splendida, sporcata da una deviazione di Legrottaglie, ma comunque notevole. Il secondo gol ha visto un addormentato Pirlo perdere una palla la limite dell’aria e un Robinho che ha tenuto in scacco l’intera difesa prima di segnare. Buffon, tra l’altro, non è davvero più lui, ma anche lo stesso Pirlo ha giocato a ritmi più bassi del solito, Toni non segna più, Di Natale soffre cronicamente i grandi palcoscenici. Almeno Rossi ha fatto vedere qualcosa e i due esterni Zambrotta e Grosso hanno disputato una partita di livello. L’Italia non ha scuse, è stata una brutta prestazione: molle, impaurita, sottotono, l’Italia dell’estate del 2006 è davvero lontana. Ma, è bene dirlo, il match di ieri non dava nè tre punti nè una qualificazione, si giocava per la gloria. Forse ci servono gli stimoli. Speriamo sia così.
Qualcosa è cambiato, come nel titolo di un celebre film? Non esattamente, anzi, per la lotta scudetto è rimasto tutto come prima. L’Inter riesce a superare la Sampdoria grazie ad un gol di Adriano (che si tratti per lui dell’ennesimo ritorno?) in una partita senza le stelle più luminose: mancavano sia Ibrahimovic che Cassano. Mourinho si arrabbia, viene espulso, ma almeno ricaccia la Juventus a -3. I bianconeri, infatti, nell’anticipo avevano battuto 1-0 la Fiorentina, ma non senza polemiche. Un rigore non concesso e una rete ann
ullata per un fuorigioco inesistente: i viola hanno di che recriminare. Il Milan, poi, è andato a vincere a Bologna dopo lo svantaggio iniziale: Seedorf, doppio Kakà, ma soprattutto Beckham, alla prima segnatura in Serie A. Forse il suo potrebbe essere davvero un buon acquisto e non un’americanata. Nel frattempo, dietro, si fa sempre più interessante la lotta per il quarto posto. La Roma bastona il Napoli a domicilio e lo aggancia, il Genoa raccoglie solo un punto in casa contro il Catania, come già detto la Fiorentina esce sconfitta da Torino, la Lazio crolla all’Olimpico sotto i colpi di uno scatenato Cagliari, e nel frattempo, da dietro, spinge il Palermo. Mi ripeterò, ma questo è un gran bel campionato. Tirata d’orecchie però per Andrea Della Valle: non mi sono piaciute le sue telefonate alle trasmissioni sportive sabato sera. Ha detto che si sente umiliato, che è ora di farla finita e che vuole farsi sentire ai piani alti. Subito dopo, però, ha ammesso di credere nella buona fede degli arbitri. tuttavia, in parole povere, ha parlato di persecuzione nei confronti della Fiorentina. Credo sia meglio essere chiari: stava palesemente parlando di un piano anti-viola. Peccato per questa uscita, è un po’ come tirare il sasso e ritrarre la mano. Ovviamente quando Gilardino segnò di mano a Palermo non si lamentò nessuno: se i Della Valle ci tengono così tanto a moralizzare il calcio, forse farebbero meglio a evitare certe allusioni. In più, se la Fiorentina non ha ancora vinto una partita contro le ”grandi” forse i motivi sono altri.
