Juve-Bulgaria 2-0

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Finalmente l’Italia è andata a segno con giocatori nostri e non grazie ad auto-prodezze avversarie. Nel match che poteva dare la quasi certezza della qualificazione, gli uomini messi in campo da Lippi non hanno fallito, producendo nel primo tempo anche una gran mole di gioco, con scambi in velocità e buoni schemi d’attacco. Non a caso entrambi i gol sono arrivati alla fine di due triangolazioni che non hanno lasciato scampo agli avversari. Certo, la Bulgaria non è una corazzata, ma il gioco espresso nel primo tempo lascia ben sperare, soprattutto dopo quello che si era visto nelle sconsolanti partite precedenti. Il grande motivo di interesse non stava esattamente nell’importanza in vista qualificazione, ma il fatto che, degli undici giocatori messi in campo da Lippi, ben sette fossero juventini. Non credo che il gioco visto ieri sera sia stato un caso: avere sei giocatori (non ci metto Grosso) che si conoscono e che giocano sempre insieme non può che far bene. Per quanto riguarda gli altri, decadente Zambrotta, buona intesa De Rossi-Pirlo: il milanista, alzato sulla trequarti, ha fatto bene, soprattutto perchè è stato libero di muoversi e cercare la palla. Dietro le punte, ma per modo di dire: nel potenziale rombo, Pirlo sarebbe un trequartista fantoccio. Bene anche Gilardino, che ha giocato alla Iaquinta, dando tutto con pressing e giochi di sponda. Insomma: bene il blocco Juve, per il resto, speriamo Lippi azzecchi il contorno giusto…

Milan in confusione

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Due giornate e c’è già il sospetto che mettere Leonardo sulla panchina del Milan sia stato solo un modo che Berlusconi ha trovato per fare la formazione, o almeno per permettersi certe ingerenze. In fondo, uno dell’ambiente rossonero, vuoi per riconoscenza o per amicizia, sarà portato a tollerare maggiormente i continui consigli del presidente. Siamo a inizio settembre e già Berlusconi ha indicato a Leonardo la via del rombo: prima con Ronaldinho vertice alto, poi con il brasiliano seconda punta, visto l’invito a schierare Seedorf. Ironia della sorte, dopo un brillante esordio a Siena, nel derby Ronaldinho è stato impalpabile e Seedorf è stato protagonista nel grottesco episodio dell’infortunio ed espulsione di Gattuso. E poi, ceduto Kakà, il Milan rimane sempre competitivo, anzi, resta il club più competitivo (d’altra parte è quello più titolato al mondo)… Forse Berlusconi sta un po’ esagerando: i tifosi rossoneri, benchè riconoscenti, iniziano a sentirsi presi in giro. Tuttavia ci ha pensato Galliani a rassicurarli: “Non c’è da fare nessun processo. L’umore della squadra non è al massimo, ovviamente le squadre dipendono sempre dai risultati, ma io rimango fiducioso perchè credo di avere una squadra importante in tutti i reparti. Leonardo non è in bilico: siamo una società che storicamente ha esonerato pochissimi tecnici”. Facendo un po’ di ironia direi che è ovvio: come si fa ad esonerare il presidente? Pezzo forte della conferenza stampa, l’annuncio che, grazie alla risoluzione del contratto di Viudez, adesso il Milan potrò acquistare un giocatore extracomunitario (Hernanes?). Peccato che una società con le idee chiare non avrebbe mai tenuto Viudez (e Cardacio) in rosa tutta l’estate, considerando che aveva già ritardato l’esordio di Thiago Silva. Comprare un giocatore a gennaio, se valido, potrà solo giovare al Milan, ma sono dell’opinione che, se c’è da operare sul mercato, meglio farlo d’estate, a stagione, magari, non compromessa.

Diego-show: la Juve c’è

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L’Inter trova la sua prima vittoria, e lo fa addirittura abbattendo il Milan nel derby con quattro reti? La Juventus risponde subito andando a vincere a Roma grazie ai suoi due onerosi acquisti brasiliani. Diego, dopo il buon esordio col Chievo, esplode con una doppietta: la sensazione è che, in Italia, stavolta, sia davvero sbarcato un grande giocatore. Melo, invece, prima fa la diga, poi, al 93°, chiude il match. I bianconeri, dopo la seconda giornata, sembrano già essere gli unici a poter contrastare l’Inter. Se in casa romanista è buio pesto (zero punti), alla Lazio stanno probabilmente festeggiando i primi gol di Cruz e la testa della classifica, dove si sistemano anche le due genovesi. La Sampdoria gode ancora dell’intesa tra i suoi gemelli del gol Cassano-Pazzini, mentre il Genoa, squadra da calcio totale, vince grazie ad un difensore, Moretti. Bene la Fiorentina che contro il Palermo centra la vittoria: vero, deve ancora ringraziare il talento di Jovetic ma inizia ad avere l’impressione che questo, per il giovane montenegrino, possa essere l’anno del botto. Primi punti poi per il Napoli, che abbatte il Livorno al San Paolo grazie a Quagliarella, doppietta da profeta in patria per lui, e ad Hamsik, che continua nella sua abitudine di partire, anno dopo anno, col piede sull’acceleratore. Ora c’è la sosta, il campionato torna tra due settimane.

Il capolavoro di Mourinho

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Di fronte alla prima delle “coalizzate” Mourinho ha compiuto la sua impresa più bella da quando allena in Italia. Vincere un derby è già un piacere, farlo con quattro reti dopo una settimana di polemiche (più create da lui che da altri, ad onor del vero) deve essere da estasi. In più, l’Inter ha giocato davvero bene, esprimendo esattamente il gioco perfetto per gli interpreti messi in campo. Gioco veloce e palla a terra, gran movimento e scambi nello stretto: così facendo i nerazzurri hanno realizzato due reti (sontuosi gli assit di Milito), quando è stata scelta la palla lunga Eto’o ha bruciato la difesa del Milan procurandosi un rigore ed infine l’Inter ha giocato anche la carta della botta da fuori: se Sneijder, ottimo all’esordio, c’è andato vicino, Stankovic ha fatto centro. Lezione di calcio, sorpasso e Milan con cinque reti al passivo dopo due turni: come bilancio non c’è male. Per i rossoneri una serata davvero storta: sono stati in partita solo per il primo quarto d’ora. Complice anche la “follia” di Gattuso e un’incomprensione al momento del suo cambio, poi ritardato, dal 2-0 per l’Inter è stata poco più che accademia. Per Leonardo una dura lezione sul campo, ma non solo di tattica: ha sbagliato nella gestione dei suoi uomini, cosa che un allenatore di una grande squadra non dovrebbe fare. E ora, dopo i trionfalismi per la vittoria di Siena, è già buio, e c’è bisogno, al più presto, di riscatto.

Pato col Diavolo

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E se Berlusconi avesse ragione? Se fosse davvero Ronaldinho l’uomo in grado di prendere il Milan per mano e portarlo in alto? Se bastasse una rondine per far primavera, potrei subito dare ragione al Premier… invece ci andrei cauto. La prestazione del Gaucho è stata positiva, ha avuto dei lampi eccezinali, tra cui ovviamente i due assist per Pato e Flamini, ma si trattava pur sempre della prima partita di campionato (squadre ancora imballate, situazione da work in progress) e l’avversario era, con tutto il rispetto, il Siena. Chi sembra sul serio poter prendere il posto di Kakà nel cuore dei tifosi rossoneri è, senza dubbio stavolta, Pato. Ieri due reti, dopo le 9 in mezza stagione nel 2007/2008 e le 15 della scorsa annata fanno già 26 in 55 presenze, numeri impressionanti, se si considera che non ha ancora compiuto 20 anni. Deve agire vicino alla porta, c’è poco da fare, e il posizionamento di Ronaldinho dietro le punte non potrà che giovargli: in ogni caso stiamo parlando di uno che diventerà un grandissimo del calcio mondiale. Detto del Milan, ieri ha giocato anche la Fiorentina: 1-1 a Bologna, reti di Mutu e Osvaldo che, ironia della sorte, da quando era a Bologna non aveva ancora trovato il gol: lo ha fatto contro la sua ex squadra. D’altra parte è una delle leggi non scritte del calcio, quella del gol dell’ex, dico. Oggi il resto delle partite: l’Inter anticipa alle 18.

Come mettere le mani avanti

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Notizione ieri sera: finisce il CDA della Juventus e cosa ne viene fuori? Che gli investimenti saranno concentrati su due giocatori: un terzino destro ed un centrocampista centrale. Bene, niente che non si sapesse, quello che invece mi ha turbato è il fatto che Galliani (e qua cambio argomento, come ho cambiato pagina cercando al notizia) ha detto che il prossimo anno l’obiettivo è arrivare tra le prime tre in campionato e andare più avanti possibile in Europa. Fossi un tifoso rossonero sarei preoccupato. Cioè, ancor più preoccupato, perchè immagino che un po’ lo sarei già: ceduto Kakà, non tutti i soldi incassati saranno reinvestiti. L’allenatore è un’incognita, potrebbe partire anche Pirlo, la squadra è ancora vecchia, come centrali difensivi non può bastare Thiago Silva e, soprattutto, non arriva il grande “botto” davanti. Dzeko è già della serie dei “vorrei ma non posso”, Adebayor è forse già più possibile, ma ha un costo comunque importante. Dichiarare già da ora che l’obiettivo è il podio, beh, è tirare i remi in barca un po’ troppo presto. Siamo già a “Arriviamo terzi ? Ve l’avevamo detto” e al “Abbiamo vinto lo scudetto? E dire che non partivamo in prima fila“. Credo che una squadra come il Milan, cioè la più titolata al mondo, come direbbe Galliani, non possa e non debba mai correre accontentandosi di “zero tituli”, come direbbe Mourinho.

Lippi, leggi qua!

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Da una chiacchierata notturna possono nascere diverse idee per la Nazionale. Non avendo il numero di Lippi non posso comunicargliele (e magari avrebbe persone più competenti da ascoltare), quindi mi accontento di scriverle qui. Il 4-3-3 è, ad oggi, il modulo più adattto per la Nazionale. Difficile poter giocare con un 4-4-2 classico: è un modulo praticamente in disuso in Italia (lo abbandonerà anche la Juventus) e questo ha portato alla progressiva estinzione dei centrocampisti di fascia. L’ultimo esemplare degno di nota è Camoranesi, tra l’altro oriundo e che pare però avviato sul viale del tramonto. Oggi va di moda il 4-3-3: logico che ci sia una vasta disponibilità di seconde punte riadattabili sulle fasce, ma troppo offensive per essere considerate centrocampisti esterni. Personalmente farei giocare Rossi e Cassano: tanto un gol a partita ormai lo prendiamo, a questo punto tanto vale provare a farne uno in più. Ma tanto il barese non sarà mai convocato: a quetso punto, nel ruolo, vedrei bene Balotelli o, al limite, Quagliarella. Se poi tornasse su buoni livelli, ben venga Camoranesi, ma la vedo dura. Di punta, bene Gilardino, direi che Toni ormai ha fatto il suo tempo. Dentro uno tra Pazzini o Amauri: il secondo è brasiliano, non ha nulla di italiano, lo so. Ma in giro non c’è nessuno della sua stazza e con le sue caratteristiche. Centrocampo: forse sarebbe il caso di mettere da parte Pirlo a favore di un incontrista puro, più dinamico, ma non accadrà mai. Dietro, infine, mi sembra che Grosso dia ancora garanzie, ma terrei comunque pronti Motta e Santon per entrambe le fasce. I centrali, poi, hanno un anno per milgiorare la loro intesa: questo è un punto a vantaggio. Infine Buffon. La speranza è che qualche miracolo torni a farlo. Sicuramente Lippi si sarà segnato tutto.

Italia, buona la prima

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Io sono, nel calcio, una persona molto legata alle tradizioni. Da tifoso bianconero, ancora adesso guardo con malcelato sdegno al nuovo logo della Juventus e a inserti e numeri gialli. Per esempio, ma potrei continuare con la gioia per la maglia di riserva rosa, l’apprezzamento per le maglie celebrative come quella granata dell’Arsenal, Milan e Inter del centenario… Ma le divise che ha l’Italia in questa Confederations Cup quanto sono brutte? Che poi non sono brutte nemmeno le magliette, in realtà. E’ il colore dei pantaloncini e dei calzettoni che proprio è inguardabile. Ma, detto questo, qualche riflessione sulla partita: Rossi va fatto giocare. E’ uno che salta l’uomo, ha un gran tiro ed è funzionale al modulo che ormai Lippi ha scelto. Iaquinta sempre prezioso, ma meglio all’ala destra anzichè a sinistra: si è fatto preferire a Camoranesi, fuori forma come sempre quest’anno, ma a valori assoluti schiererei sempre l’oriundo. A centrocampo bene così, bene anche Montolivo, ma ipotizzare il contemporaneo impiego di Pirlo, De Rossi e del viola sarebbe troppa grazia: Gattuso servirà. In difesa a tratti si è ballato perchè paradossalmente la coppia Legrottaglie-Chiellini non è sembrata particolarmente affiatata, ma si è visto un discreto Grosso, quasi in versione Germania 2006. Le indicazioni, insomma, sono buone, adesso c’è l’Egitto, che ieri ha messo paura al Brasile.

Verso il 2010

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L’affare Cristiano Ronaldo mi ha costretto a posticipare ad oggi le mie riflessioni sulla Nazionale dopo l’amichevole contro la Nuova Zelanda. Prendere tre gol da questi avversari, intendiamoci, non è mai un buon segnale, ma in fondo si trattava di una partita che non contava niente e con qualche giocatore a riposo. Le preoccupazioni, dunque, sono più vaste e non riguardano la prossima Confederations Cup, bensì la Coppa del Mondo, in programma tra un anno. La nostra Nazionale ha alcuni punti fermi, mentre in certi ruoli la situazione è decisamente più incerta. Portiere e difesa, con la probabile promozione a titolare inamovibile di Santon, sono fatte. Insieme a Chiellini giocherà Cannavaro, che avrà 37 anni: purtroppo di degni eredi non se ne vedono. Per l’altro posto, duello tra i campioni del Mondo Zambrotta e Grosso. A centrocampo non mi discosterei dal canovaccio Pirlo-Gattuso-De Rossi, in attacco, invece, i giochi sono più aperti. Innanzitutto, l’Italia non ha gli uomini per giocare con il 4-2-3-1 visto a Pretoria: Rossi non è un trequartista, ma invece si potrebbe adattare nel 4-3-3 che con molta probabilità Lippi vorrà schierare. Con Gilardino centravanti, sulla destra possono giocare Iaquinta, Camoranesi o Pepe. Da come ha giocato quest’anno, cioè lontano dalla porta, partendo da sinistra, farebbe comodo anche Cassano, ma in Sudafrica, come sappiamo, ci potrà andare solo da turista. In ogni caso, non abbondano i fenomeni, perchè dietro Buffon, Amelia non regala certo sicurezze, come già detto non ci sono centrali in grado di lottare con Cannavaro per un posto da titolare, a centrocampo le uniche alternative sono Palombo e Montolivo, mentre in attacco Toni è in declino. Manca però ancora un anno, chissà che qualche faccia nuova non ci stupisca…

Milan Crack

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Da altre parti del mondo si fanno meno ritiri, si fanno allenamenti più leggeri, etc etc, mentre da noi bisogna spremere i muscoli, perchè pare che così si ottengano buoni risultati, ma più che altro i giocatori tendono a farsi male, invece di arrivare in fondo alla Champions. A tal proposito, una clamorosa notizia filtra da Milanello. Il fondatore e responsabile di MilanLab, Jean Pierre Meersseman, sfinito da polemiche, pressioni interne e critiche esterne, vorrebbe lasciare l’incarico. Peccato, perchè aveva fatto un sacco di cose buone in questi anni. Sì, per le altre squadre. La società preme perché resti al suo posto. In fondo Milan Lab è stato dal 2002 uno dei fiori all’occhiello della società rossonera, insieme al fatto di essere la squadra più titolata al mondo (cosa, peraltro, largamente opinabile). A questo punto a Braida e Galliani non rimane altro che affrontare questa spinosa situazione. Fossi in loro, lo lascerei andare e chiuderei tutto, magari a doppia mandata. Quest’anno dalla parti di Milanello è stata un’ecatombe, così come a Vinovo e Trigoria. Insomma, il Milan, per avere gli stesi numerosi infortuni di Juventus e Roma, non ha certo bisogno di un laboratorio speciale. Ecco cosa dice la pagina ufficiale: L’obiettivo di Milan Lab è ottimizzare i risultati della squadra attraverso una metodologia volta a migliorare le prestazioni degli atleti, a prevedere il rischio di infortuni, e quindi a supportare il processo decisionale dello staff tecnico e del management del Club nella gestione delle risorse umane. La metodologia di MilanLab è finalizzata alla tutelare il benessere psicofisico del singolo calciatore. L’integrità psicofisica dei campioni è il patrimonio più prezioso di una società di calcio. Da ciò dipende il rendimento sul campo della squadra, e quindi il successo sportivo ed economico della Società. Si, è ora di chiudere tutto.