Punti d’oro

Filed under: Champions League by: Matteo Innocenti

Due punti racimolati in tre partite: due pareggi arrivati nelle trasferte più impegnative e una sconfitta a domicilio insaspettata. Oppure no? L’Inter non ha ancora una sua identità, l’ho già scritto. Non è ancora l’Inter di Gasperini e non è detto che riuscirà ad esserlo, anche perchè di questo passo chissà se il panettone riuscirà a mangiarlo. Zarate non è Eto’o, però: mica è colpa dell’allenatore. Forlan sarebbe stato un po’ meglio ma, si sa, non può giocare in Europa. E l’attacco, a differenza di Palermo, non ha punto. Un po’ di sfortuna, imprecisione sotto porta, poi una dormita della difesa ed un pizzico di egoismo: ricetta perfetta per una frittata. Turca. Bene invece in Napoli, addirittura in vantaggio in quel di Manchester, sponda City. A me Mazzarri piace e non l’ho mai nascosto, perchè ho l’impressione che metta sempre in campo la squadra nel modo giusto. In effetti consiste in questo il mestiere dell’allenatore. Ecco, allora Mazzarri è un grande allenatore: Napoli chiuso a riccio in difesa, esterni attenti ma pronti a ripartire e contropiede sempre in agguato, con quei tre lassù. Ed infatti il gol è arrivato proprio così. Poi, certo, se le traverse contassero almeno mezzo gol il City avrebbe vinto, ma il regolamento non lo prevede. Prevede invece che una squadra segni dopo una manciata di secondi, che si rannicchi e subisca il gioco avversario per altri novanta e che poi segni di nuovo portando a casa un punto. L’ha fatto il Milan a Barcellona, ma nessun tifoso rossonero credo si sia lamentato.

Pessima la prima

Filed under: Serie A by: Matteo Innocenti

Ad esaltare una squadra che alla prima uscita ha funzionato alla perfezione non si fa un torto a nessuno. Per fare processi, invece, ci sarà tempo. Eppure, ci sono due grandi (o presunte tali) che hanno steccato all’esordio in campionato. Ovviamente sto parlando dell’Inter e della Roma. Per ora entrambe assomigliano più a dei cantieri da “lavori in corso” che a delle squadre. L’Inter non è ancora l’Inter di Gasperini ed a distanza di più di un anno è ancora orfana di Mourinho. Il nuovo tecnico non è stato esattamente la prima scelta e i giocatori non sembrano quelli più adatti al suo stile di gioco e l’impressione è che il tormentone sulla posizione di Sneijder durerà a lungo, o almeno finchè ci sarà Gasperini in panchina. Fermo restando che una coppia centrale composta dall’olandese e da Cambiasso non mi risulta essere un’eresia, ma è un mio parere. E poi, diciamolo con sincerità: Forlan e Zarate non fanno Eto’o. Il discorso per la Roma è simile: Luis Enrique non è a Barcellona e, soprattutto, i giocatori giallorossi non sono quelli blaugrana. Anche qua l’equivoco tattico è di casa e se Totti è già un problema, lo sono anche Osvaldo e Borriello lontano dall’area di rigore. Oddio, Osvaldo è pur sempre quello che ha fatto 8 gol in 46 partite in A, quindi potrebbe esserlo anche in area. Detto ciò, il campionato sarà lungo, lunghissimo e ci sarà tempo per mettere le cose a posto, magari rivedendo qualcosa. Alla prossima.

Aspettando Messi

Filed under: Pallonate by: Matteo Innocenti

Non credo ci possa essere discussione: attualmente Messi è il miglior giocatore del mondo. Due Palloni d’Oro ed il terzo in arrivo sono lì a dimostrarlo. Si tratta dell’erede designato di Maradona: anche stesso piede letale, il sinistro. A fare la differenza per adesso è il rendimento con la maglia della Nazionale. Diego trascinò i suoi al titolo mondiale, Leo con l’albiceleste sembra uno dei tanti. Ha tempo per emulare e magari superare Maradona: in fin dei conti, Messi ha solo 24 anni. Però con l’Argentina sembra bloccato, non è mai lui. Non è quello che incanta con il Barcelona, diventa uno dei tanti. Contro l’Uruguay ha saltato spesso l’uomo in velocità, ma poi si perdeva, ogni tanto ha tirato fuori un assist interessante, sì, ma mai un tiro davvero insidioso o una giocata decisiva. Ho come la sensazione che, per non essere accusato di egoismo, con l’Argentina Messi tenti meno l’azione personale e cerchi molto i compagni, forse troppo. Se dovessi dargli un voto dopo il match con l’Uruguay, gli darei 6, non di più: la partita che ha fatto è stata sufficiente. Non sono tra quelli che pensano che se Messi gioca una partita normale debba prendere 5 in pagella, no. Ha due gambe tutti gli altri ed è umano: il 6 rimane 6. Ma da lui è lecito aspettarsi qualcosa in più. E in Argentina stanno aspettando da un bel po’.

Cominciamo bene

Filed under: Pallonate by: Matteo Innocenti

Quando si dice che la salute è tutto. Alla Juventus cambiano i giocatori, cambia la dirigenza, ma da quel punto di vista è sempre la stessa musica. Musica decisamente pessima: si sono già infortunati Manninger e Iaquinta. Se quello del portiere austriaco, destinato ad essere secondo e poi terzo con Buffon (operatosi per non farsi male mai più), è uno stop che non preoccupa, lo fa decisamente di più quello dell’attaccante, perchè dopo un anno passato in infermeria ha ricominciato la stagione allo stesso modo. Un infortunio di Iaquinta non dovrebbe essere grave per una squadra come la Juve, se fosse una Juve vera: ma questa è ancora in costruzione e non è detto che in avanti arrivi qualcuno. Questa squadra è destinata a fare (purtroppo) grande affidamento su Iaquinta e non è un buon segno in generale, se parte rotto è ancora peggio. Nei primi giorni di ritiro si era fatto male anche Del Piero, ma è stata una cosa da poco. Si trovava a Pinzolo. Iaquinta, invece, ha avvertito il riacutizzarsi di un problema patito al Mondiale mentre si allenava a Vinovo: l’ennesimo indizio che Capello, quando lì non voleva stare, forse non aveva tutti i torti. Chi ben comincia è a metà dell’opera: ecco, per questa Juve l’inizio è già in leggera salita.

Sembrava Barcelona-Inter

Filed under: mondiale by: Matteo Innocenti

Dopo la bella prestazione offerta dalla Corea del Nord, ecco subito la vera prima sorpresa del Mondiale: la sconfitta della Spagna contro la Svizzera. Ok, gli elvetici sono tutt’altro che una squadra scarsa, però gli uomini di Del Bosque sono partiti per il Sudafrica da grandi favoriti. Niente è perduto, sia chiaro, ma partire così non aiuta di certo. Come partita, non si può dire che la Spagna non abbia tenuto in mano il pallino del gioco. Però nel gioco del calcio l’obiettivo è segnare e per farlo c’è bisogno di tirare in porta. Sembrava di vedere Barcelona-Inter, con la differenza che la squadra che si difendeva ha anche segnato. In maniera piuttosto rocambolesca, ma l’ha fatto. Il Dna è quello: troppi passaggi in orizzontale non portano a nulla se la difesa è ben schierata e se il cross al centro non rientra tra le variabili d’attacco per la pochezza nel gioco aereo. La Spagna può ancora vincerlo questo mondiale, ma deve alzare i ritmi. Può arrivare lontano anche l’Uruguay, squadra che guardo con simpatia fin da quando con i punti delle merendine presi la sua maglia in occasione di Usa 94 (a cui poi non si qualifico, ma vabbè). Bel Cile, anche, che manda a segno un haitiano. E’ la globalizzazione, bellezza.