Per essere una una squadra volenterosa ma particolarmente operaia, mettiamola così. Perchè gli austriaci meritavano almeno il pareggio, dopo aver creato tanti affanni alla retroguardia della Juventus , che invece passa in trasferta archiviando, in pratica, la questione-qualificazione. 2-1, sul campo dello Sturm Graz, con tutte e tre le reti della partita segnate di testa: ad occhio e croce, i calci piazzati saranno la croce e al tempo
stesso la delizia della stagione bianconera che sta iniziando. La Juventus ha ottimi interpreti nel gioco aereo e sembra in grado di far male in queste occasioni: allo stesso tempo, però, potrebbe anche soffrire quando sarà costretta a difendersi. Con l’arrivo di Krasic, i bianconeri aumentano il parco-ali: il serbo sarà titolare e con lui vedo nell’undici di partenza Pepe più che Martinez. Cross, cross e ancora cross. Così giocherà la Juventus, con un Diego ormai confermato che proverà a saltare l’uomo per poi allargare in fascia, anzichè andare per vie centrali. Il brasiliano non è una punta ed il gol non è tra le sue priorità, ma se sta bene, può sempre creare la superiorità numerica. Il suo cambio sarà Del Piero, capace di essere letale sui calci piazzati ed ormai meglio a partita in corso. Questo almeno fino a quando non si stancherà della situazione, ed allora si vedrà se Delneri è un allenatore di polso o meno.
OK, ho sbagliato, pensavo che gli Shamrock Rovers fossero una squadra paragonabile ad una che in Italia fa una bassa Serie B. In realtà somigliano di più ad una da Serie D. Comunque, dopo la sciagurata annata 2009/10, meglio non fidarsi di nessuno, mai. Nel calcio tutto è possibile, anche che la Juventus faccia una stagione come quella passata. Dunque, bene così, 2-0 e qualificazione già certa. Non che nel doppio scontro ci fossero dubbi su chi si sarebbe qualificato, ma così la partita di ritorno sarà un allenamento, che in fase di
preparazione non fa mai male. Qualcosa di buono c’è davvero, in qusto risultato, ed è la buona mole di gioco sviluppata sulle fasce, da Pepe in particolare, che sembra anche in discreto crossatore. La palla in mezzo per il 2-0 l’ha messa Motta: manna per Amauri, che ha nel gioco aereo il suo unico vero punto forte, quello in cui è davvero tra i primi in Italia. L’avversario non era dei più temibili, vero, non aveva a che fare con Samuel, Terry o Vidic, però ha già segnato quasi un terzo delle reti dell’anno passato. Certo, ripartire con Amauri titolare non sarebbe certo il massimo, dopo il fallimento della sua seconda stagione in bianconero. Ma se continuasse come è partito, magari chiuderei un occhio. Ma rimango dell’opinione che la Juve abbia davvero bisogno di un grande centravanti.
Certo, da tifoso juventino avrei preferito partire presto, con un preliminare, sì, ma di Champions League. Invece no, il primo impegno della nuova stagione sarà in Europa League, competizione “calderone”, solo lontanissima parente della Coppa Uefa che fu. Quello era un torneo di assoluto prestigio, difficile da vincere anche più della Coppa dei Campioni, dell’Europa League la cosa veramente eccitante è la sigla tv, chefa molto Giochi senza frontiere. Insomma, volenti o nolenti, stasera inizia il nuovo corso della Juventus. C’è chi avrebbe preferito non qualificarsi direttamente per questa competizione europea: la rosa non permette infatti di lottare, sembra, su due fronti. Può darsi, ma può anche darsi che la Juve non passi il turno. Anche se il campionato irlandese non è favoloso e i migliori elementi giocano all’estero, lo Shamrock Rovers è pur sempre la squadra più titolata d’Irlanda. Inoltre, e questo sarà il problema maggiore, da quelle parti il campionato inizia a marzo e finisce a novembre, dunque gli avversari della Juve dovrebbero essere in forma, mentre i bianconeri, in pratica, sono ancora in piena preparazione. Mai dire mai nel calcio: dopo la batosta con il Fulham, la Juve farebbe bene a non sottovalutare nessun impegno. Perchè forse la rosa non reggerebbe due competizioni fino in fondo, o tre. Però finchè si è in ballo si deve ballare. Pronti, attenti, via. Si parte.
All’Uefa inizia una nuova era, quella del Fair Play finanziario. La prima squadra a subirne le conseguenze è il Mallorca, ufficialmente escluso dalla prossima Europa League. 60 milioni di deficit e pagamenti sospesi: intollerabile. Fuori i maiorchini, dentro il Villareal. La parola chiave è “pareggio di bilancio”: secondo il regolamento ufficiale prevede che un club non possa spendere più denaro di quanto ne guadagni. Q
uesta dovrebbe essere la norma, ma raramente è stato così. In più, sarà tenuto in considerazione il debito accumulato e il monte ingaggio, ed inoltre tutte le scadenze di pagamento dovranno essere rispettate. Le misure entraranno in vigore gradualmente, ma intanto ecco la prima vittima: il Mallorca essenzialmente paga per la sospensione dei pagamenti, oltre al debito accumulato. Come sempre, però, ci si deve lamentare: lo ha fatto Laudrup, l’attuale allenatore, che appresa la sentenza l’ha bollata come ”ingiusta e che punisce meriti ottenuti sul campo“. E la società ha già fatto sapere che farà ricorso ”a qualsiasi livello”. Peccato: si invocano sempre regole più severe, ma quando si rimane vittime di queste regole, allora si contestano. Tutto il mondo è paese, eppure, come ha spiegato Platini, si tratta di una norma che “non punisce i club, ma li protegge“. Ma non capiscono.
Poteva decidersi tutto in questo turno ed invece per l’obiettivo più sostanzioso bisognerà aspettare fino a domenica prossima. L’Inter è stata a lungo Campione d’Italia, ha accarezzato il suo diciottesimo titolo, ha anche un po’ sudato freddo, poi alla fine, una volta incassati i tre punti, se n’è fatta una ragione: se lo andrà a prendere di nuovo a Siena, ospite di una squadra fiera, ma ormai retrocessa. Con la finale di Champions League in programma il sabato successivo, se dovesse servire qualche sforzo supplementare ci sarà comunque modo di recuperare. La Roma, al contrario, sembrava essersi arresa, imbrigliata dal miglior Cagliari degli ultimi mesi. Sotto di un gol, ha rialzato fieramente la testa ed ha abbattuto il nemico grazie ai colpi dell’uomo più criticato (dagli altri) ed amato (dai tifosi giallorossi), cioè il suo capitano Totti. Era però anche la domenica di Paler
mo-Sampdoria: c’era in gioco la Champions League, ed anche in questo caso si scoprirà tutto domenica prossima. 1-1 di rigore, come si suol dire, con firme eccellenti come quelle dei rispettivi cannonieri Miccoli e Pazzini. I doriani, un po’ come l’Inter, avevano accarezzato il sogno di chiudere in Sicilia la pratica, ma non è andata così. Missione compiuta invece per il Napoli, che in un colpo solo si aggiudica il sesto posto e manda l’Atalanta in B: adesso per i bergamaschi c’è anche la condanna della matematica. Merito, il piazzamento definitivo dei partenopei, anche della contemporanea ennesima sconfitta della Juventus, che mestamente si arrende al Parma in una partita non male sul campo, ma pessima sugli spalti: da censura i disordini tra le tifoserie. Peccato: quella che è stata l’ultima apparizione bianconera in casa di Trezeguet meritava di più. Senza considerare che forse anche Buffon potrebbe aver dato l’addio ai suoi tifosi… Se se ne andrà dall’Italia, comunque, lo farà alla Scala del calcio: domenica c’è Milan-Juventus. Scudetti e coppe in quantità ma, con uno scudetto da assegnare, anche una partita che non conterà nulla.
Un programma niente male quello che offre questo turno di campionato. Partiamo dalla capolista: l’Inter, carichissima dopo la qualificazione ai quarti di Champions League e tranquillizzata dal benevolo sorteggio che le ha riservato il Cska Mosca, è la protagonista dell’anticipo di stasera. Un impegno non facile, visto che i nerazzurri vanno a Palermo, in casa di una squadra decisa a proseguire la corsa verso l’Europa che conta. L’Inter ha rimesso in discussione un campionato che sembrava già suo: a sperare che gli impegni
di coppa succhino energie fisiche e mentali è il Milan, attardato di un solo punto in classifica e pronto al sorpasso. I rossoneri affrontano domani il Napoli, in netta flessione dopo i fasti dei primi mesi di gestione Mazzarri. Scontro interessante, quello tra milanesi e partenopei e che, in un modo o nell’altro potrebbe influire sul finale di campionato delle squadre in questione. Il Napoli, in particolare, rischia in caso di sconfitta di perdere il treno buono per la Champions League. Treno su cui vorrebbero accomodarsi in tante: la Sampdoria, ad esempio, che pregusta il sorpasso alla Juventus in caso di vittoria nello scontro di domani sera. Per i torinesi continua il periodo nero, anzi nerissimo dopo il tracollo contro il Fulham. Un successo dei blucerchiati, insomma, è tutt’altro che impossibile. Il Genoa, si potrebbe invece “limitare” all’aggancio ai bianconeri e per sperare di farlo, comunque, dovrà superare lo scoglio Fiorentina. Turno in teoria più tranquillo per la Roma, che affronta l’Udinese: i giallorossi continuano ad avere velleità in ottica tricolore. Sei punti dall’Inter sono ancora tanti e di mezzo c’è pure il Milan, ma sognare, in fondo, non costa nulla.
Stasera la Juventus ha probabilmente raggiunto il punto più basso della sua storia. 113 anni buttati nel cesso al Craven Cottage. Almeno lo ha fatto in uno scenario tipicamente british: dal punto di vista geografico poteva capitare di peggio. Che schifo. Mai vista una roba del genere: in vantaggio di un gol dopo una manciata di minuti, al Fulham servivano quattro reti, senza subirne, per passare il turno. Fantascienza? Per questa Juve no: è capace di realizzare tutti i sogni di chi tifa contro di lei e di far incazzare chi sta dalla sua parte. In pochi giorni sono state compiute delle nefandezze impensabili. Da 3-0 a 3-3 col Siena, poi la disfatta di Londra. I giocatori forse non hanno capito cosa
vuol dire vestire quella maglia, e meno male che ieri sera avevano quella “golden”. Portare addosso quelle strisce verticali bianche e nere significa molto: difendere una storia gloriosa, portare rispetto ai milioni di tifosi che pagano per vedere le partite e per andare al ritiro d’estate, onorare il ricordo di tanti campioni che hanno reso grande questo club. E invece no, niente di tutto questo. In campo ci va gente finita da tempo, giocatori senza palle o pedatori semplicemente troppo scarsi anche per la B. Non c’è Zaccheroni che tenga: questa squadra è da rifare, così non si va da nessuna parte, nemmeno l’anno prossimo. Questa è la stagione più disgraziata di sempre, o almeno è così da quando ho “tatuato” il bianconero sulla pelle e nel cuore: ma non si abbandona la barca che affonda. La si tiene stretta, ancora di più, magari disprezzando un po’ di più l’equipaggio.
Il Milan, dopo aver perso la possibilità di vincere la Champions League, non si accontenta di potersi ancora aggiudicare il campionato: ha già iniziato a guardare all’anno prossimo. Secondo Sportmediaset.it - e già qua prendo atto che la cosa va presa con le molle - i rossoneri starebbero per concludere l’acquisto di un giocatore sudamericano. Un nuovo Cardacio, Viudez o Mattioni (fate voi)? Macchè. Basta imberbi e d
unque inaffidabili pedatori d’oltreoceano. Meglio andare sul sicuro e puntare su uno di esperienza: Mario Yepes, roccioso difensore in forza da due anni al Chievo. Il colombiano pare ormai nelle mani del Milan, che lo ha scelto per puntellare il reparto arretrato: a suo favore, il fatto di avere il contratto in scadenza. Per il resto, non saprei. Yepes sta facendo bene, per carità, ma si tratta di un giocatore, per così, dire, attempato. Ha già 34 anni e non arriverebbe a Milano per fare il titolare, almeno si spera. Quindi per giocare scampoli di partite in campionato e Champions League, oppure la prestigiosa Coppa Italia. Forse sarebbe meglio affidarsi a qualche giovane, ma dopo Favalli tutti possono sentirsi tali. In più, immaginatevi se il Milan vincesse il campionato: Galliani direbbe che sono a posto così, perchè comprare qualcuno di futuribile? Questa operazione mi potrebbe ricordare un po’ quella che portò Paramatti alla Juve. Indimenticabile. A proposito, per chi fosse interessato al calcio minore, stasera i bianconeri giocano con il Fulham.
E così, l’Inter è arrivata al grande scontro, quello che decide la stagione. Cioè, almeno così sembra, visto il gran parlare della partita di ritorno contro il Chelsea. Match importante, ma non fondamentale per il bilancio dell’annata nerazzurra, se posso permettermi di dirlo. In fondo, si tratta pur sempre di un ottavo di finale. Ottavo, il che significa che la strada per il Bernabeu comporterebbe ancora quarti e semifinale. Certo, fare
fuori un avversario tosto e dato tra i favoriti come il Chelsea non potrebbe che giovare all’Inter, però piano con le pagine e i servizi tv spesi… Fuori Real Madrid e Milan, ell’aristocrazia europea rimarrebbero comunque Barcelona, Manchester United, Arsenal e Bayern Monaco. Brutte gatte da pelare comunque. E non credo che Moratti si accontenterebbe del prestigioso traguardo dei quarti di finale. L’Inter può passare il turno, ma c’è interesse anche per quello che sta succedendo fuori. Mourinho, con la solita mania di protagonismo, ha escluso Balotelli dai convocati: mossa pessima, visto che stiamo parlando di un giocatore capace di decidere ogni partita con un guizzo, sempre che ne abbia voglia. Non so quanto potrà far comodo questa azione meramente dimostrativa all’Inter, ma ormai il Mou lo conosciamo tutti… Ad ogni modo, l’accoppiata Balotelli-Raiola promette bene fin da ora.
La ventottesima giornata ha rischiato di essere surreale come un quadro di Magritte: l’Inter era caduta malamente a Catania, dando segni di stanchezza e vulnerabilità e, praticamente, invitando Milan e Roma a riaprire sul serio un campionato che pareva chiuso a doppia mandata ai tempi del giro di boa. Un invito a nozze, a cui stava rispondendo l’immobilità. Prima i capitolini inciampano nella tripletta del compagno Lucarelli, rosicchiando così solo un punto alla capolista. Nel posticipo serale, poi, il Milan arranca contro un
Chievo arroccato benissimo dietro ma sempre pronto a far male con le ripartenze. I rossoneri, poi, ce la fanno, ma solo al 91° e grazie alla giocata di un campione troppo spesso sottovalutato o, ancora peggio, criticato, cioè Seedorf, uno la cui botta da fuori può spezzare l’equilibrio in ogni momento. Potrà essere l’attimo che deciderà il campionato? Possibile, non probabile. Si vedrà. Al surrealismo del campionato contribuisce pesantemente la Juventus: la partita contro il Siena ha tutti i crismi del match da fine stagione, tre tiri, tre gol. E tutto in dieci minuti. Insomma, game, set e match ai bianconeri. Di Torino. Ed invece quelli toscani approfittano dello sciagurato Zdenek (Grygera) e della sua idiosincrasia per Maccarone:prima gli serve un assist in profondità, poi gli lascia tutto lo spazio per permettergli di colpire il palo con conseguente tap-in di Ghezzal, infine lo stende per il rigore del 3-3. E così, la Juve incredibilmente non approfitta della sconfitta esterna del Palermo e nemmeno di quella casalinga del Napoli, castigato al San Paolo dalla Fiorentina, stavolta aiutata dagli arbitri, a dimostrazione che è una ruota che gira. Risale anche la Sampdoria, che nel prossimo turno aspetta la Juventus, mentre lassù, in agguato, c’è anche il Genoa. Tutti insieme appassionatamente.
