La terza giornata di campionato non fa altro che confermare quello che avevano detto le prime due: la Juve si conferma una squadra solida, con tutte le credenziali per vincere lo scudetto, l’Inter una formazione che ha operato bene sul mercato e che gioca ancora il ruolo di favorita, mentre il Milan, invece, è una compagine umorale e troppo legata alle lune dei suoi giocatori. In testa, insieme alla Juventus, a sorpresa ci sono le due genovesi: il Genoa sommerge di gol il Napoli (4-1) e dà continuità a quello di buono che aveva fatto la passata stagion
e, la Sampdoria, invece, corsara a Bergamo, è la vera rivelazione del campionato e dimostra di non essere solo la coppia Cassano-Pazzini. Tornando al Genoa, disastroso il Napoli, che prima va in vantaggio, “stranamente” con Hamsik, ma che poi si fa rimontare e superare nettamente dai rossoblu. Ai piani alti, una Fiorentina non eccezionale ma volenterosa supera il Cagliari 1-0 grazie al primo gol in campionato di Gilardino, mentre mette in cascina i primi punti la nuova Roma di Ranieri. Su un campo tradizionalmente ostico, i giallorosso disputano in effetti una partita tutt’altro che memorabile, andando in svantaggio a causa del gol di Maccarone, che si beve Mexes, il peggiore in campo. Ma il calcio è strano, ed è proprio lui a segnare il pareggio, poi Riise con una bomba su punizione completa l’opera. Ma la sensazione è che Ranieri debba lavorare parecchio per poter far bene. Un applauso infine a Di Natale, che realizza un tripletta col Catania e che, dopo sole tre giornate, ha già messo a segno sei reti. Complimenti!
La regola di questi giorni è quella di stilare un bilancio dell’anno appena passato e anche Roberto Donadoni non si esime dal farlo. L’ex commissario tecnico dell’Italia, a spasso dai fallimentari Europei austro-svizzeri, non le manda certo a dire: “Il mio bilancio personale è positivo (quello sportivo chissà), ma non mi piace il calcio italiano di oggi. E’ illogico, con isterismi, superficialità e troppa maleducazione. Sono convinto che soli davanti a uno specchio in tanti la pensano come me, ma poi fa comodo agire diversamente“. Donadoni non risparmia nemmeno i giornalisti: “Mi dispiacciono i giudizi dati senza conoscere bene le situazioni. Manca equilibrio e questo si può vedere dal modo in cui alcuni hanno parlato della Juventus: pri
ma elogiata per la sua partenza, poi giudicata una squadra rotta al suo interno per alcune sconfitte e infine di nuovo team dell’anno“. Ecco, su questo in effetti potrei essere d’accordo, ma si sa che nel calcio è così: in un solo giorno si può passare dalle stelle alle stalle. L’ex ct azzurro ha poi continuato: “Anche se chiaramente all’Europeo tutti vanno per ottenere i risultati, per me è stato il culmine di due splendidi anni alla guida della Nazionale. Fosse entrato il rigore di Di Natale oggi si direbbero cose diverse, ma non ho rimpianti. Il riconoscimento me lo danno i complimenti e gli attestati di stima che ho ricevuto in seguito“. Con i se e con i ma, ovviamente, non si va lontano. L’Italia è uscita ai quarti contro la Spagna, la squadra che avrebbe vinto l’Europeo, quindi niente di scandaloso. Ma non ci fu gioco, non ci fu nulla. Tre reti incassate da un’Olanda che viaggiava il doppio di noi, uno sbiadito 1-1 con la Romania e infine la vittoria contro la Francia anche grazie ad una punizione deviata. Insomma, che Donadoni sia stato allontanato o che comunque si sia fatto da parte lui non la trovo una cosa ingiustificata. E chissà cosa avrebbe detto del calcio italiano se fosse ancora su quella panchina. Ma, buon per lui, lo sta cercando il CSKA Mosca.
Che spettacolo il posticipo di ieri sera. La Juventus doma il Milan e risponde all’Inter, che nel pomeriggio aveva faticato più del dovuto contro il Chievo ultimo della classe. I bianconeri partono forte con un rigore di Del Piero, risponde Pato, replica subito Chiellini. Poi inizia l’Amauri-show. Prima sale in cielo per incornare su un cross di De Ceglie, poi scaccia le paure juventine, causate da un gol di Ambrosini, tenendo in scacco l’intera difesa rossonera con classe e potenza e ins
accando alle spalle del povero Abbiati. Al momento del suo acquisto ero scettico, soprattutto per l’importante spesa sostenuta, adesso mi ricredo perchè ci troviamo davanti ad un attaccante completo. E’ maturato tardi, ma lo ha fatto bene. In più, è decisivo come nessun altro: ha portato, con i suoi gol, 11 punti in classifica. Ma la sedicesima di andata è stata spettacolare su tutti i campi: record di segnature, rimonte risucite ed altre sfumate, vittorie sofferte, goleade, c’è stato di tutto. L’Inter si fa riprendere dal Chievo per poi gioire con Ibrahimovic, la Roma supera il Cagliari solo all’89°, la Lazio sotto a Udine di tre gol riesce a pareggiare…per non parlare della bellezza delle reti realizzate: già detto di Amauri, Stankovic che finalizza una meravigliosa azione dell’Inter, ma anche il secondo di Ibrahimovic, il siluro di Conti alla Roma, la rovesciata di Perrotta, i pallonetti in serie di Gilardino, il duetto Quagliarella-Di Natale. Che la Serie A stia tornando ad essere il campionato più bello del mondo?
