Succedono cose strane nel mondo del calcio: Mihajlovic spontaneamente dice no all’Inter e comunica ai Della Valle che intende continuare ad allenare la Fiorentina. Non so come l’abbiano presa i vertici viola, presumo male. Fatto sta che adesso per la panchina dell’Inter rimane solo Gasperini. Uno che, diciamocela tutta, non si strapperebbe i capelli se a fine anno venisse allontanato per far posto a Guardiola. Ma rimaniamo al
presente: il sogno di vedere Zeman sulla panchina dell’Inter è durato poco, perché lo ha ingaggiato il Pescara. E qua mi viene voglia di parlare di uno die grandi misteri del calcio. Ovvero del perchè Zeman continui a godere di ottima stampa. Davvero non riesco a darmi una spiegazione. Nessuno mette in dubbio la bontà di quello che fece a Foggia e, tutto sommato, anche a Roma, su entrambe le sponde. Ma da lì in poi il tecnico boemo ha raccolto solo fallimenti, o comunque risultati nella norma. Eppure, in virtù di fatti risalenti a venti anni fa, a Pescara hanno fatto festa alla notizia del suo arrivo. Perchè con Zeman si gioca bene, ma se è per questo si gioca bene anche con altri allenatori, e magari si riesce anche a vedere una squadra messa in campo come si deve. Per dire: anche Delneri portò il Chievo in A, ma se adesso fosse andato a Pescara qualcuno scommetto avrebbe storto il naso. Nella mia riflessione non c’entrano le denunce di Zeman, sia chiaro. Parlo di calcio, quello giocato. Lui spesso si è nascosto dietro alla tesi del complotto ed a questa tesi io non ho mai creduto. A grandi livelli non lo ha fatto fuori nessuno, lo ha fatto fuori la sua fase difensiva. Che non c’è. Si accontenti del calcio di provincia: visti i risultati, non è poco.
Vederlo in tv, con il sottopancia “Allenatore Juventus”, mi ha fatto uno strano effetto. Positivo, ma strano. Ma adesso Conte è ufficialmente il nuovo tecnico e la società può iniziare a programmare il suo futuro. Di questo ho già parlato e non voglio dilungarmi sulla sequela di nomi apparsi sui giornali: qualcuno arriverà, e arriverà anche un campione, magari, ma quello più avanti. Voglio tornare a Conte: la sua juventinità non basterà, non è bastata a Ferrara, non servirà a lui. Dovranno arrivare i risultati, perchè il popolo bianconero
ne ha bisogno, sfiancato da due anni di cocenti delusioni. Conte sa come si vince e sa cosa sognifica portare quella maglia, disonorata ultimamente troppe volte. Appena riuscirà a calarsi nel suo nuovo ruolo, appena riuscirà a scrollarsi di dosso l’emozione di ieri, sono sicuro farà ottime cose. Su Delneri sono stato sempre pessimista, e i fatti mi hanno dato ragione. Con Conte spero e credo che le cose andranno in maniera diversa e non tanto per lui, ma per il mercato che la dirigenza farà: certo, Delneri non si è rivelato un abile stratega, ma la campagna acquisti era stata fatta male e un po’ a casaccio. Tutti i nomi che vedo girare adesso, invece, sono piuttosto funzionali al modulo di Conte che, ironia della sorte, è quello di Delneri. Forza Capitano.
Deschamps, Ferrara, adesso Conte. Verrebbe da dire che ormai li abbiamo provati tutti, in attesa che Del Piero smetta di giocare e intraprenda la carriera di allenatore. Ogni volta che vedo una bandiera juventina guidare la squadra, mi si stringe il cuore e non riesco, sempre con il cuore, a dire “no”. Con Deschamps anche la testa diceva “sì”: c’era da fare un campionato di B con una rosa da medio-alta Serie A. In più, il francese aveva già un discreto curriculum. Con Ferrara, decisamente, non era così: in più, ven
iva da due anni in cui la Juventus aveva goduto di una guida esperta come Ranieri, e dopo un terzo ed un secondo posto mirava a confermarsi nel ruolo di grande. Sappiamo tutti com’è andata: più o meno come quest’anno. Adesso arriverà Conte, uno che ha fatto bene, sì, ma in B. Non è un integralista, a differenza di chi lo precede sulla panchina della Juventus, e questo non può che essere un bene. E poi, troppo oneroso Villas Boas, troppo complicata la trattativa con Mazzarri. E allora, Conte. A patto che arrivino interpreti all’altezza e compatibili con i suoi schemi. Servono fasce di livello: Ziegler non mi dispiace e con Bastos formerebbe una corsia di sinistra più che buona. A destra rimane Krasic, sperando che riposa un po’ d’estate, e poi chissà. La trattativa per Pirlo sembra cosa fatta: ecco, qua non mi entusiasmo, ma d’altra parte Aquilani non ha fatto fare nessun salto di qualità e Montolivo è una fotocopia dell’ex Roma e Liverpool. E allora, che si risparmi nel mezzo, per cercare di far arrivare un fuoriclasse là davanti. Ce n’è bisogno: lo dice la storia, una storia a strisce bianconere che non merita altre annate a vuoto.
Inter, Juventus e Milan: le tre grandi (almeno secondo i trofei in bacheca) del nosro calcio tra ieri e oggi non riescono ad andare oltre tre pareggi rispettivamente contro Brescia, Cesena e Bari. Le milanesi grandi lo sono anche di fatto. La Juve, invece, rappresenta solamente il ricordo sbiadito di una grande squadra. Partiamo dal primo incontro in ordine cronologico: Eto’o fa, Cordoba disfa, e meno male che Caracciolo non sa battere i rigori. Leonardo sta lavorando bene, ma subisce ancora troppe reti. L’impressione è che il trend,
considerate le poche partite a disposizione, non cambierà. Tuttavia, il tricolore potrebbe rimanere ancora sulle maglie nerazzurre, visto lo stop interno del Milan contro il Bari. Nel classico testacoda, è successo l’impensabile: Bari in vantaggio, Milan che pareggia proprio contro il barese doc Cassano. Con un derby da giocare, tutto può succedere. Può succedere invece davvero poco alla Juventus, ormai vittima di un’involuzione da cui non riesce ad uscire. Delneri non se ne andrà e fa bene: a 60 anni è arrivato su una delle panchine più prestigiose del pianeta, normale che ci voglia rimanere finchè glielo concedono. Ma ormai è palese il fatto che debba essere allontanato. In campo ci vanno i giocatori, ma visto che non si può cambiare un’intera rosa a stagione in corso, che si intervenga sulla guida, almeno. Motta si è fatto cacciare ingenuamente, ma Delneri ha la capacità di non indovinare mai un cambio. In più, continua a dichiararsi soddisfatto di come gioca la squadra. Ieri sera, addirittura, ha parlato di una squadra spigliata, mi pare, e di una buona difesa, perchè contro aveva Bogdani, un “attaccante difficile”, sì, ma per la squadra che lo schiera, aggiungo io. Avanti così. Ma, in fondo, un punto in uno scontro diretto in trasferta non è da buttare.
Non lo avrei mai detto, ma questa Juventus è riuscita a farmi vivere meglio le sconfitte. Ieri sera, al gol di Gattuso, ho provato un senso di indifferenza e questo non mi era mai capitato. Indifferenza, come se a prenderlo non fosse stata la mia squadra, ma un’altra. Dopo Calciopoli mi ero, se possibile, affezionato ancora di più a quei colori per i quali tifavo da una quindicina d’anni. La risalita, l’entusiasmo per un paio di ottimi campionati con Ranieri, t
erminati con il terzo e secondo posto, fino all’anno scorso, quando ero sempre stato vicino alla squadra, nonostante tutto. Ma adesso si sta superando ogni limite. Perchè ci si barrica dietro ad un progetto che non c’è e a scuse che non stanno nè in cielo nè in terra, quando è chiaro che è stato sbagliato tutto dall’inizio, soprattutto sul mercato. Vero, il gol del Milan è arrivato grazie ad una orribile scarpata su cui Buffon non ha fatto il Buffon, ma conta poco. Giusto che in Europa ci vada chi merita. L’Udinese, che fa un grandissimo lavoro di scouting, la Lazio, che spende poco o lo fa solo quando ne vale la pena (vedi Hernanes), il Napoli, che con undici uomini contati riesce ad essere terzo… chiunque, tranne la Juve. Che non ha una, e dico una, nota di merito. Nessuno corre, nessuno lotta, nessuno tira in porta, nemmeno. Clamoroso ieri sera, ma zero conclusioni nello specchio si erano già viste (o, meglio, non si erano viste) anche a Lecce.
Altro big match per la Juventus in questa giornata di campionato: il Milan si presenta a Torino per cercare di mantenere e, chissà, magari anche aumentare il vantaggio sull’Inter in un torneo dal marchio ormai meneghino. Il primo e il secondo posto se li spartiranno le due squadre di Milano. La Juve, grande con le grandi e piccola con le piccole, a volte microscopica, con ogni probabilità sabato sera correrà, lotterà e darà tutto quello che si è tenuta per sè contro Lecce e Bologna. E magari giocherà anche bene. Il carattere c’è, ma
solo quando si tratta di partite di cartello, e così non si va lontano. Delneri potrebbe essere allontanato a fine anno per far posto, con tanti saluti al progetto targato Marotta. In attesa di scoprire cosa succederà ai bianconeri, con una prossima rivoluzione già in vista a fine stagione, c’è da provare a salvare questa. I tre punti servono come il pane, anche se ottenendoli la Juve potrebbe dare una mano all’Inter: chissà se i tifosi da curva tiferanno per la propria squadra o magari un po’ contro… In fondo, con il Milan di rivalità si tratta, ma piuttosto moderata: le due squadre non hanno mai corso per lo scudetto negli stessi anni, eccezion fatta per il periodo cancellato da Calciopoli. Ma non ci saranno calcoli o favoritismi: in campo ci vanno i giocatori e quando davanti hanno certe maglie, viene più voglia di correre.
Credo che per spiegare la vittoria del Bologna sulla Juventus serva elaborare un cocktail. Ci metterei, almeno io, un 40% di Delneri, 30% di Bologna e poi 30% di giocatori bianconeri. Nell’ultimo elemento della bevanda (a me indigesta, va detto) rientrano sia le singole prestazioni che la sfortuna. Mi spiego: il palo colto da Iaquinta, il tiro di Toni salvato sulla linea, le imprecisioni di Matri e Bonucci sono sì episodi avversi, ma se la
fortuna è cieca, la sfiga invece ci vede benissimo. Insomma, la buona sorte bisogna anche cercarsela, magari essendo più precisi e cattivi sottoporta. Detto ciò, complimenti al Bologna e al suo valoroso capitano Di Vaio: non che vincere a Torino sia impossibile, ma questi tre punti vanno ad una squadra che lo merita e questa sconfitta, da juventino che abita nel capoluogo emiliano e che ha vissuto da vicino le vicende societarie dei rossoblu, fa un po’ meno male. Ma non mi passa certo la voglia di essere polemico nei confronti della mia squadra, ed in particolare del suo allenatore. Molte volte ho criticato Delneri, integralista del 4-4-2, perchè non si schiodava mai dal suo modulo prediletto anche quando non aveva gli uomini per metterlo in campo. Ieri sera si voleva smentire ed ha fatto le cose in grande: all’inizio del secondo tempo ha schierato un incomprensibile 4-2-4, come se avesse dovuto rimontare, consegnando il centrocampo al Bologna e confinando Matri all’ala. Poi, quando doveva rimontare, è passato, credo, ad un 3-4-3. Ma, ovviamente, senza nessun risultato. Molto bene. Almeno ha dimostrato di essere eclettico.
Giusto che dai vertici si siano fatti sentire. Il presidente della Juventus Andrea Agnelli, dopo aver commentato con amarezza la sconfitta di Lecce, ieri ha fatto visita alla squadra in quel di Vinovo portandosi dietro Nedved, che forse sarebbe meglio ricominciasse a giocare, perchè farebbe la sua porca figura. Di sicuro sarebbe il miglior esterno sinistro, anche perchè l’unico. Sperando che non abbia preso tro
ppa umidità, apprezzo il gesto del giovane Agnelli, anche se sono consapevole che non sarà la cura di tutti i mali. Almeno, però, le parole del presidente, l’accenno al fatto di non aver nemmeno fatto la doccia sotto la gara ha reso l’idea e spero che gliel’abbia fatta pesare un po’. Mentre mi stavo gustando (si fa per dire) il match al pub, un tipo accanto a me aveva fatto meglio, dicendo più o meno così: “Se questi giocavano da soli facevano 0-0. Siamo riusciti a fargli fare due gol”. Bella davvero. Ad onor del Lecce va detto che in Salento non tutti hanno rimediato brutte figure, anzi. Però, insomma, la prestazione è stata mortificante. Marchisio non crede nemmeno nell’Europa League e Delneri, a quanto pare, traballa su quella panchina. Ma a questo davvero credo poco: c’è un progetto appena iniziato e va seguito fino in fondo. Non siamo mica la Fiorentina.
Squadra corta, concentrata, con giocatori disposti a raddoppiare costantemente le marcature. Insomma, solo con tanto sacrificio Delneri poteva battere Leonardo e c’è riuscito. Certo, c’è voluta anche una traversa colta da Eto’o quando era davvero impossibile farlo, soprattutto per uno come lui che di solito la mette dentro anche ad occhi chiusi. Ma questo, in casa juventina, sono sicuro sembri adesso solo un dettaglio. Due vittorie di fila per i bianconeri, e non succedeva da tempo. E la Champions League ora è un po’ più vicina. Il
Derby d’Italia di ieri sera, tornando al campo, non è stato dei più spettacolari, nonostante sia stato giocato su ritmi piuttosto alti, ma almeno è stato davvero corretto. Così come all’andata, grande fair play in un match che per ovvie ragioni rischia sempre un po’ di assumere le fattezze di una corrida. Tutto sommato un pareggio ci poteva stare, a mio modesto parere, se non altro per il quarto d’ora finale dell’Inter. Un assalto all’arma bianca favorito, va detto, dal fatto che la Juve giocava in dieci a causa dell’infortunio di Matri, o forse in nove, a causa dell’ingresso di Iaquinta. A proposito, complimenti all’ex Cagliari, che almeno ieri sera ha messo dentro la prima palla buona. Poi ne ha sbagliata un’altra clamorosa, ma per fortuna sua l’errore non ha pesato sul risultato. Insieme a lui, bene anche Toni e soprattutto Barzagli. Finchè non è diventato l’uomo in meno, Matri è stato l’uomo in più, a differenza di Pazzini, non pervenuto, e di Eto’o, limitato in maniera ottima per tre quarti del match da Sorensen. Insomma, il mercato di gennaio in casa juventina sta pagando. Lo aveva fatto fino alla partita di Torino anche quello interista: lo scudetto è ancora possibile, per carità, ma dopo ieri sera è un po’ più lontano.
Oh, finalmente rieccoci, dopo un girone, alla partita più importante. Almeno del mio campionato. Ovviamente sto parlando di Juventus-Inter: più di un semplice incontro di calcio, più o meno uno scontro tra ideologie, una sorta di guerra santa del pallone. Un girone fa la partita di Milano dette fiducia ai bianconeri, che avevano iniziato maluccio il campionato e che riuscirono ad uscire indenni dal Meazza. Adesso potrebbe accadere la stessa cosa: per adesso il 2011 della Juve è stato deludente, una vittoria contro i rivali storici darebbe, oltre a tre punti pesanti, una spinta al morale non indifferente. Non c’è niente in palio, anche
quest’anno il Derby d’Italia non decide nulla: le due squadre che scenderanno in campo corrono per obiettivi diversi ed appena due mesi fa questo non era scontato. Poi la Juve è scoppiata e l’Inter ha mandato via Benitez. Entrambe le squadre hanno avuto problemi a causa dei numerosi infortuni: adesso le infermerie si sono svuotate e i tecnici possono lavorare al meglio delle loro possibilità. Leonardo, tra l’altro, ha uno spogliatoio che lo segue, a differenza di ciò che era successo con Benitez. Delneri, invece, anche con mezza squadra fuori non si è mai smosso dal suo 4-4-2, anche quando non aveva uomini adatti. Chissà che non si inventi qualcosa adesso: intanto mette in campo il doppio centravanti. Basterà questo per fare male all’Inter? Chissà, tra poco più di un giorno lo scopriremo. Come dite? Da adesso a Juve-Inter ci sono altre nove partite di campionato? Questo lo dite voi.
